28/09/2012

Il Tempo del creato 2012

Il Tempo per il Creato è celebrato dalle chiese europee ogni anno dal 1° settembre al 4 ottobre. Il tema proposto per quest’anno è il suolo, associato ai beni comuni, la varietà della specie, l’agricoltura nella sua ciclicità e rinnovamento, ma anche la promessa e la speranza. Dall’humus che è la ricchezza del suolo viene etiomologicamente la virtù dell’umiltà.
In Italia, il materiale per la celebrazione è preparato dalla Commissione "Globalizzazione e Ambiente" della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia propone dei materiali per il Tempo.
 
  Il suolo, considerazioni bibliche
Nella narrazione della creazione così come si dipana all’inizio della Genesi il primo attore che si presenta è la luce, che separa il tempo del giorno dal tempo delle tenebre; il secondo gesto creativo separa le acque in modo orizzontale, dando collocazione al cielo; il terzo momento è ancora di separazione, cioè di ordine: “Poi Dio disse: «le acque che sono sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo e appaia l’asciutto». Dio chiamò l’asciutto «terra», e chiamò la raccolta delle acque «mari»” (Genesi 1, 910). La terra, dunque, è il segmento asciutto e solido estratto dal caos e su di essa avviene la produzione di quanto necessario alle forme di vita che via via popolano il creato: “Poi Dio disse: «Produca la terra della vegetazione…» »” (Genesi 1, 11). Anche la terra, come tutto il creato, ha il suo sabato, il settimo giorno del riposo. E infatti sul monte Sinai il Signore parla a Mosè di nuovo di essa: “Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non seminerete e non raccoglierete quello che i campi produrranno da sé, e non vendemmierete le vigne incolte” (Levitico 25,11), tanto più che, aggiunge il Signore, “le terre non si venderanno per sempre; perché la terra è mia e voi state da me come stranieri e ospiti” (Levitico 25,23). È poi nella parabola del seminatore che la terra viene analizzata nelle sue diverse tipologie, rocciosa, fertile per l’agricoltura, antropizzata dalle infrastrutture o colonizzata dalla vegetazione infestante (Matteo 13,123; Marco 4, 120; Luca 8, 415).

Gli ingegneri chiamano suolo qualunque terreno, indipendentemente dalle sue caratteristiche pedologiche; i geologi e gli agronomi invece denominano in questo modo soprattutto lo strato superficiale, che può raggiungere uno o due metri di profondità, adatto allo sviluppo della copertura vegetale. In realtà tutto il terreno nel suo insieme svolge una funzione unitaria insostituibile per governare il ciclo dell’acqua, il ciclo dell’erosione ed in fine l’organizzazione dell’agricoltura e dell’allevamento. Negli ultimi decenni, soprattutto a partire dall’inizio degli anni ’70, si è fortemente accelerato il cosiddetto consumo di suolo, quel processo cioè che modifica in modo profondo il paesaggio naturale. Il consumo di suolo sia agricolo che non, è conseguenza di due tipi di interventi: da un lato l’ampliamento e la moltiplicazione delle infrastrutture come strade, porti, aereoporti ecc. e degli insediamenti abitativi, dall’altro l’espandersi dell’agricoltura industrializzata. Il primo insieme di interventi, quelli infrastrutturali e urbani, ha conseguenze in particolare sul ciclo della acque, perché impermeabilizza superfici in precedenza in grado di assorbire lentamente e in modo distribuito le precipitazioni, restituendole con pari ritmo ai corpi idrici. Buona parte del dissesto idrogeologico che in Italia è molto diffuso e distruttivo è conseguenza di queste modificazioni. Il secondo complesso di modificazioni, quello che porta a ridisegnare vaste aree di terre fertili, è legato soprattutto all’industria chimica, all’ingegneria genetica, all’impiego massiccio dell’irrigazione con la messa in atto di quella che oggi viene chiamato complesso idroagroindustriale. Il risultato di un utilizzo molto massiccio di prodotti chimici (biocidi quali antiparassitari e funghicidi, fertilizzanti ecc.), di mezzi per la lavorazione del terreno pesanti ed energivori, di acqua distribuita per aspersione e conseguente dilavazione dei suoli ha il risultato di impoverire, anche in tempi assai brevi, l’humus delle sue sostanze organiche e di innescare estesi processi di desertificazione. Così il suolo agrario si riduce in valori assoluti, oltre a subire contaminazione inquinante che coinvolge anche le acque di superfice e sotterranee. Va aggiunto che molte ricerche e sperimentazioni hanno ormai ripetutamente dimostrato che un’agricoltura organica nel medio periodo ha livelli di produttività per nulla inferiori a quelli della agroindustria che, viceversa, vede le rese decrescere dopo pochi anni di abbondanti raccolti. Come dice Luca 8,15, da soli i semi che cadono nella buona terra “portano frutto con perseveranza”.

Nel comportamento e nelle scelte dei singoli e delle comunità si pone quindi la necessità di promuovere una cultura e comportamenti volti non solo a ridurre il consumo di suolo, ma anche impegnati a rigenerare aree in precedenza alterate, piccole o grandi che esse siano. Perché cambiare rotta rispetto ai cammini intrapresi è sempre possibile e non vi sono cambiamenti irreversibili.
Teresa Isenburg

Meditazione

E l'Eterno disse: `Ho veduto, ho veduto l'afflizione del mio popolo che è in Egitto, e ho udito il grido che gli strappano i suoi angariatori; perché conosco i suoi affanni; 8 e sono sceso per liberarlo dalla mano degli Egiziani, e per farlo salire da quel paese in un paese buono e spazioso, in un paese ove scorre il latte e il miele, nel luogo dove sono i Cananei, gli Hittei, gli Amorei, i Ferezei, gli Hivvei e i Gebusei.

Esodo 3,7

Siamo sul Sinai. Il Signore, il Dio quadrilittero nella sua misericordia, vede, ascolta e conosce intimamente il dolore che viene dalla oppressione.

Lui che aveva creato l’umanità a sua immagine e che, a sua immagine, le aveva comandato di dominare la terra sapeva che per questa creatura la dimensione del limite era ‘esterna’, affidata alla libertà e alla responsabilità –e infatti proiettata sui due alberi al centro di Eden, e che per essa non c’era un confine ‘naturale’ tra dominio e sopraffazione.

Viceversa in Gen 1,28 il verbo radah (governare) non consente di trascendere tant’è che è usato anche nel Salmo 72,78. Dunque nel passaggio dal primo al secondo racconto della creazione la definizione della consegna all’umanità vede un passaggio di accentuazione –non di sostanzadal servizio alla sovranità come due modi di esercitare la responsabilità in una relazione sì asimmetrica ma cocreaturale. E per ricordare questo la pedagogia ebraica ha istituito lo Shabbat come un antidoto al delirio di onnipotenza.

Ma non è bastato. Il limite allo sfruttamento tra gli umani e della restante creazione non è stato messo in forma di tabù, come è stato per l’incesto e per il cannibalismo ma di patto, sottoposto alla lealtà del contraente più forte.

In questa occasione Dio non solo si addolora ma si mobilita: scende per liberare gli oppressi e per farli salire in un’altra terra, buona e larga. Sembra di vedere in questa immagine un adulto che prende in braccio un bambino inciampato per rimetterlo in piedi in un punto sicuro. Il nome più elevato di Dio è proprio quello che verrà rivelato al v13: io sono colui che c’è, ‘il sarò’, un Dio che coincide con le sue manifestazioni storiche, non una essenza ma una presenza che chiede la collaborazione umana.

La sua mano avrebbe guidato i passi di Mosè. Non erano possibili una rivoluzione o una riconciliazione delle relazioni. La situazione era compromessa, lo schema dei rapporti era irrimediabilmente mortifero. Gli oppressi dovevano sottrarsi, venire via per poter ricostruire la propria umanità ferita, il senso di sè, la progettualità, la dignità. L’Egitto era

diventata una terra malvagia e stretta. Fin peggio di Ninive che si sarebbe convertita in seguito all’annuncio del recalcitrante Giona.
Mosè, che da qualche tempo aveva fatto propria la causa degli oppressi, sul Sinai cerca inutilmente di sottrarsi al conflitto con il potere, rappresentato da Faraone, che sarebbe inevitabilmente scoppiato alla richiesta di lasciar partire Israele. La liberazione incontra resistenze interne ed esterne.

La forza per affrontarle era sicuramente in Dio ma anche nella allettante alternativa da lui promessa: una terra buona e larga dove fluiscono latte e miele, certo abitata da molti popoli. Da una situazione angusta dove gli spazi vitali in tutti i sensi venivano soffocati si poteva uscire! La speranza è il linguaggio della vita, recita il tema della quarta assemblea del Consiglio per la missione nel mondo. La speranza chiama a raccolta per cercare alternative nella visione del mondo, in un mondo dove l’ingiustizia sociale, economica ed ecologica regna impunemente. Il popolo di Dio ha il dovere di esprimere insoddisfazione con scelte di vita smarcate e di misurarsi con queste forze a favore di una esistenza piena per tutta la creazione di Dio, in cui gli aspetti nutrienti della vita vengano enfatizzati. Scegliere la vita vuol anche dire cercare di proteggerla e preservarla.

Gli attributi di questa terra hanno dei richiami un po’ fiabeschi: la fuga dalla terramatrigna verso la terramadre che era già stata promessa ad Abramo, da cui la fame li aveva allontanati. Questa terra si era popolata ma era estesa, c’era ancora posto.
Non una terra sconosciuta ma un ritorno i cui termini sono espressi in maniera figurata dalla prodigiosa capacità di secernere latte e miele.
Il latte ed il miele hanno in comune l’essere prodotti di trasformazione attuati dalle madri nei mammiferi e dalle api. Là dove sono latte e miele ci sono madri e api, corpi che nutrono.
Entrambe sono alimenti legati al nomadismo e fruibili anche in condizioni ambientali scarse: se il pascolo è magro la mucca sopravvive e può dare latte e le api possono produrre miele.

Una terra che offre questi alimenti è una terra di rinascita perché alla nascita sono anche associati. Abbondanza di latte e miele significa anche possibilità di ricominciare, di lavorare la terra da persone libere come liberi e non proprietari sono il latte e il miele: beni comuni non merci!
Latte e miele sono il nutrimento quotidiano e non il cibo dell’abbondanza costituito dal grano, il vino, l’olio o la carne. Ma sono anche un nutrimento possibile in condizioni di conflitto e mobilità forzata come quella che Israele sperimenterà all’arrivo nella terra oltre il deserto. Grano, vino e olio maturano lentamente e hanno bisogno di cura. Presuppongono un tempo di pace.
Latte e miele sono anche legati al culto di Demetra che non solo abbraccia, scalda e nutre ogni essere umano, ma anche pone norme di vita sociale fondate più sul rispetto che sul dominio.

Mosè dunque prospetta all’Israele oppresso una terra dove le necessità materiali minime sono soddisfatte, dove il latte e il miele, come la farina e l’olio della vedova di Sarepta (I Re 17), non si esauriscono. Potremmo dire che l’esperienza della manna (Es 16) ne sarebbe stata una anticipazione.

Nella promessa è quindi contenuta anche una visione sociale ed economica fondata sulla sobrietà, sulla sufficienza e sulla condivisione con altri popoli.
Nel versetto 8 non si dice che quella era la loro terra ma il luogo dove abitavano, ovvero il luogo dove Dio –che è il Luogo del mondofarà giungere anche Israele. In tutto questo testo la definizione geografica non ha rilievo.
Mosè trasmetterà ad Israele questo desiderio e questo dono di Dio che non è solo annuncio di sostegno per la liberazione ma anche un progetto di vita ispirata ad Eden, attraversata da un fiume. Una relazione riconciliata con il suolo che egli aveva maledetto a causa di Adamo: tra adam e adamà –l’uomo e la terraè possibile uno scambio sostenibile per entrambe. La terra se non viene ferita produce latte e miele per tutte le creature.
Antonella Visintin Rotigni

Preghiera
Grazie per i suoli


Grazie Dio, padre e madre, per i suoli,

che ci sostengono e ci nutrono.

Che prestano il terreno, a noi, a tutti i popoli,

a tutti gli animali e a tutte le piante.

Tu sei il nostro suolo e per il nostro bene

Porti dentro di noi il risveglio

(Preghiera dal Perù, 2008)

27/09/2012

Segni dei Tempi


settimanale evangelico di informazione


sabato 29 settembre 2012, RSI LA1, 12.00

lunedì 1 ottobre 2012, RSI LA1, dopo il TG notte (replica)

un programma a cura di Paolo Tognina

Due uomini, due donne

Mentre in Svizzera le coppie omosessuali possono essere registrate, in Italia coppie composte da partner del medesimo sesso non godono di alcun riconoscimento. In entrambi i Paesi, alcune chiese evangeliche hanno introdotto cerimonie di benedizione delle loro unioni

per scriverci
per rivederci in internet

26/09/2012

Incontri del Gruppo Ecumenico Donne

"La Bibbia e gli animali"

1° Incontro:
Mercoledì 10 ottobre 2012, ore 15.00

presso la  Chiesa parrocchiale di Renco a Verbania Intra

24/09/2012

La preghiera di ringraziamento a Dio scaturisce dalla ricononscenza della sua azione nella nostra vita


"Noi ringraziamo sempre Dio per voi tutti, nominandovi nelle nostre preghiere, ricordandoci continuamente, davanti al nostro Dio e Padre, dell'opera della vostra fede, delle fatiche del vostro amore e della costanza della vostra speranza nel nostro Signore Gesù Cristo"  (1 Tessalonicesi 1, 2-3).

Paolo, in apertura della lettera afferma di pregare e di ringraziare continuamente Dio per la fermezza della fede dei Tessalonicesi. Nella preghiera, Paolo esprime la propria gratitudine a Dio che ha permesso ai cristiani di Tessalonica di resistere alle prove.
Con questo l’apostolo vuole insegnarci che, se i credenti riescono a resistere alle situazioni di difficoltà e a vivere la loro fede con fermezza, ciò non è attribuibile ai loro meriti, bensì all’amore di Dio che rimane fedele alle sue scelte. Dio non abbandona i suoi figli amati. Attraverso il Vangelo annunciato dall’apostolo è Dio stesso che è all’opera, producendo nei credenti il volere e l’agire (Fl 2,13).

Il Vangelo fonda l’esistenza umana in un amore offerto; strappa il credente dalla tentazione di arroganza, ma anche dalla paura di non essere capaci di resistere alle prove. I Tessalonicesi hanno saputo resistere nella fede grazie all’opera dello Spirito santo e alle intercessioni continue di Paolo, il quale apprezza il loro radicamento nel Vangelo da lui annunciato, per cui la fama della loro fede si è sparsa in ogni luogo. La fede dei Tessalonicesi non vuole semplicemente suscitare l’ammirazione ma è anche, in modo indiretto, un invito a guardare verso Dio che ama e salva.

Paolo ringrazia Dio per i cristiani di Tessalonica che hanno dimostrato di essere una comunità vivente attraverso l’opera della fede, l’impegno dell’amore e la costanza della speranza.
Se le preghiere di ringraziamento a Dio sono carenti nel nostro contesto è perché, spesso, pensiamo soltanto a ciò che dobbiamo fare, dimenticando un fatto molto importante, cioè, che è sempre Dio ad agire prima di tutto, e che la sua azione è fondamentale. Ringraziare Dio significa riconoscere la sua azione operante nella nostra vita. Grazie a quest’azione di Dio, i Tessalonicesi sono stati fortificati nelle virtù fondamentali: fede, speranza e amore, diventando un esempio per tutte le altre comunità.

La fede operante, che porta frutti, l’amore impegnante, che sa andare oltre il sentimentalismo e dedicarsi al fare, e la speranza perseverante che è uno sguardo rivolto verso l’avvenire, cioè verso il Cristo, in attesa del suo ritorno, sono segni della potenza di Dio all’opera nella storia umana. Apriamoci alla presenza di Dio e lasciamo che operi in noi e faccia di noi dei testimoni credibili per coloro che cercano il senso della loro vita e, forse anche, la possibilità di vivere una fede più attiva.
Past. Jean-Félix Kamba Nzolo


Preghiera:
TI RENDIAMO GRAZIE

Noi ti rendiamo grazie,
Signore Dio onnipotente,
poiché Tu sei Dio degli uomini
e non ti sei vergognato
di essere chiamato nostro Dio.
Tu ci conosci per nome,
Tu tieni tutto il mondo fra le tue mani.
E' per unirci a Te,
noi tuo popolo su questa terra,
che ci hai creati,
che ci hai chiamati a questa terra,
che ci hai creati,
che ci hai chiamati a questa vita.
Sii Tu benedetto,
creatore di tutto ciò che esiste.
Sii Tu benedetto, Tu che ci hai liberati
e ci dai un tempo per vivere.
Sii Tu benedetto,
per la luce dei nostri occhi,
e per l'aria che respiriamo.
Noi ti rendiamo grazie per tutta la creazione,
per le opere delle tue mani,
per tutto ciò che hai fatto in mezzo a noi,
per Gesù Cristo, nostro Signore.
Amen!

(autore anonimo)

05/09/2012

69. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Alla Biennale un "Premio per la promozione del dialogo interreligioso"

 Alla 69. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (29 agosto - 8 settembre) per il secondo anno consecutivo verrà assegnato il "Premio per la promozione del dialogo interreligioso" conferito da una giuria internazionale nominata da INTERFILM, ombrello europeo delle associazioni cinematografiche protestanti. La giuria - unica nel suo genere in Italia - ha lo scopo di collegare chiese e cinema, culture e religioni, e sarà composta da tre membri: Pina Grosso, da lunghi anni impegnata nell'ambito della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) sul fronte dell'accoglienza di rifugiati e migranti; la pastora Petra Bahr, referente per gli affari culturali del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (EKD); e il teologo svizzero Serge Molla, pastore della chiesa riformata del Canton Vaud (presidente). "Il Premio vuole richiamare l'attenzione su film che rafforzano la mutua comprensione, il rispetto e la pace tra popoli di differenti provenienze, storie e fedi", spiega Gianna Urizio dell'Associazione protestante cinema "Roberto Sbaffi" e regista della rubrica televisiva "Protestantesimo" di RAIDUE, tra le ideatrici del Premio.
Com'è consuetudine, anche quest'anno la "Roberto Sbaffi", insieme a INTERFILM e alla Fondazione Ente dello Spettacolo, propone a margine della Mostra di Venezia un evento-dibattito: il 3 settembre organizza un incontro per rendere omaggio a Theo Angelopoulos, regista di spicco del “nouveau cinéma” greco, morto tragicamente a gennaio lasciando incompiute le riprese dell'ultimo film della sua trilogia "L'altro mare" (The other Sea), dedicato alla crisi finanziaria e all'indebitamento della Grecia e dell'Europa. Parteciperà all'incontro Walter Ruggle, direttore della Trigon-Film Foundation, amico personale di Angelopoulos e distributore dei suoi film in Svizzera.

L'organizzazione INTERFILM è stata fondata nel 1955 da numerose associazioni cinematografiche protestanti in Europa e attualmente comprende membri protestanti, ortodossi e anglicani, ma anche ebrei. INTERFILM, in collaborazione con il suo partner cattolico SIGNIS, organizza giurie ecumeniche nei più importanti festival cinematografici quali Cannes, Montreal, Mosca, Lipsia, Berlino, Locarno. Ad oggi non è stato possibile istituirne una anche a Venezia (www.inter-film.org).

Da Notizie Evangeliche (NEV), 22 agosto 2012

Il rinnovamento del Patto nella liturgia evangelica metodista

Dalla Rubrica «Parliamone insieme» della trasmissione di Radiouno «Culto evangelico» curata dalla Fcei, andata in onda domenica 2 settembre.

di Luca Baratto
La lettera di questa domenica, inviataci da un’ascoltatrice romana, si riferisce a una particolare celebrazione, tipica della tradizione protestante. «Ho sentito parlare – recita la lettera – di una particolare liturgia chiamata Culto di rinnovamento del patto che, se ho capito bene, si celebra soprattutto nelle chiese evangeliche metodiste. Potreste spiegarmi di che cosa si tratta e in che cosa consiste?».

Mi fa piacere rispondere a questa domanda perché mi dà modo di smentire, almeno in parte, l’idea secondo la quale il protestantesimo non dà particolare importanza alle proprie liturgie, avendole ridotte a un’essenzialità che fa del culto una mera cornice della predicazione. Non è così. Esistono delle celebrazioni nate proprio in seno al protestantesimo che riflettono una capacità creativa anche nell’ambito del culto. Il Culto di rinnovamento del patto ne è un esempio.
Esso nasce in Inghilterra per iniziativa di John Wesley, il fondatore del metodismo. Si tratta di un culto che ha profonde radici bibliche. Si richiama infatti all’idea di Patto, una parola che può essere tradotta anche con alleanza o semplicemente con impegno, e che nelle Scritture descrive il legame che unisce Dio agli essere umani.

Il Dio del Patto è quello che si impegna ad accompagnare gli esseri umani nelle loro vicende, a farli partecipi delle sue promesse, ma è anche il Dio che dona la Torah, la legge, affinché il suo popolo possa vivere nella libertà e nella fedeltà. Il Dio del patto è anche il Dio di Gesù, che in Cristo rinnova le sue promesse e estende i suoi doni di salvezza all’umanità intera. Il Culto di rinnovamento del patto rimanda a tutto ciò ed esprime la necessità che alle promesse e ai doni di Dio gli esseri umani rispondano rinnovando la propria fedeltà al Signore, donandogli l’interezza della loro esistenza.

La preghiera che John Wesley formulò per questo culto recita così: «Signore, io non appartengo più a me stesso, ma a te. Impegnami in ciò che vuoi, ponimi a fianco di chi vuoi; che io possa essere utilizzato o messo in disparte, innalzato oppure abbassato; fà che io sia riempito, fa che io sia svuotato; che abbia tutto o che non abbia nulla. Liberamente e di pieno cuore metto tutto a tua disposizione...».

Il Culto di rinnovamento del Patto si celebra solitamente all’inizio di ogni nuovo anno o nelle occasioni più importanti e significative della vita di una comunità: per ricordare a tutti i credenti che credere in Dio significa anche e soprattutto appartenergli nell’interezza del nostro essere.

Sinodo delle Chiese Metodiste e Valdesi - 2012

Si è svolta nei giorni dal 26 al 31 agosto a Torre Pellice (TO) la sessione europea del sinodo metodista e valdese. Nell'ordinamento delle Chiese riformate, il sinodo è l'assemblea a cui spettano tutte le decisioni di carattere teologico, pastorale, disciplinare delle chiese stesse.

GLI ATTORI DEL SINODO

i Deputati

costituiscono, insieme ai pastori, l'ossatura del Sinodo. La maggior parte di essi è eletta dalle singole chiese locali, in proporzione alla grandezza della chiesa. Le chiese più grandi eleggono due deputati, quelle più piccole a rotazione un deputato ogni due o quattro anni. Ci sono poi i quattro deputati eletti dalle assemblee regionali (i Distretti) e quelli eletti dai Circuiti metodisti.

i Pastori

i pastori hanno particolari responsabilità nella chiesa riguardo alla predicazione della parola di Dio, all'insegnamento biblico, all'amministrazione dei sacramenti. Partecipano perciò di diritto al Sinodo, anche se, a rotazione, non tutti hanno diritto di voto (e quindi di decisione). Infatti il numero di pastori con diritto di voto non può mai superare il 50% dei membri del Sinodo, cioè la maggioranza assoluta.

i Diaconi

sono i rappresentanti di coloro che svolgono a tempo pieno nella chiesa funzioni assistenziali o amministrative.

il Seggio

all'inizio della sua riunione il Sinodo elegge un Presidente, un Vice-presidente, un Segretario e due Assessori. Essi formano il Seggio, che ha il compito di gestire le sedute: organizzare l'ordine dei lavori, dare e togliere la parola, dirigere insomma il buon andamento della riunione.

la Tavola Valdese

al termine dei propri lavori il Sinodo elegge la Tavola Valdese, presieduta da un Moderatore. La Tavola ha il compito di mettere in pratica le decisioni sinodali, di rappresentare le chiese fino al Sinodo successivo, di curare gli interessi comuni delle chiese locali. La Tavola deve presentare una relazione della propria attività che sarà esaminata dal prossimo Sinodo. I membri della Tavola in carica, sette, sono componenti di diritto del Sinodo.

le Commissioni Amministrative

Oltre alla Tavola Valdese il Sinodo elegge alcune altre Commissioni Amministrative che sono incaricate di gestire gli Istituti e le Opere di carità (Diaconia), la Facoltà Valdese di Teologia, l'Opera per le chiese metodiste.
Anche i membri di queste Commissioni Amministrative sono componenti di diritto del Sinodo.

le Commissioni d'Esame

composte da quattro membri, hanno il compito di esaminare in dettaglio la relazione preparata dalla Tavola Valdese e dalle altre Commissioni Amministrative, e riportare le proprie considerazioni al Sinodo. La contro-relazione delle Commissioni d'Esame è la traccia principale, il filo conduttore del programma di discussione e confronto per il Sinodo.

senza diritto di voto

partecipano al Sinodo, senza diritto di voto, oltre ai pastori esclusi dal turno di rotazione, anche i componenti delle commissioni di studio, i rappresentanti delle organizzazioni femminili, giovanili, dei predicatori locali, delle chiese battista italiana e metodista britannica.

gli Ospiti

un gran numero di ospiti, in rappresentanza di chiese e organismi ecclesiastici italiani e soprattutto stranieri, partecipano al Sinodo in qualità di invitati, a testimonianza degli stretti legami che la Chiesa Valdese intrattiene con molte chiese sorelle in Italia e nel mondo.