Culti

Omegna - Via F.lli Di Dio 64
Nel Tempio di Omegna, il Culto di Domenica 29 Marzo vedrà la partecipazione dei ragazzi del catechismo e quindi sarà alle ore 10,30.

Intra - C.so Mameli 19
Nel Tempio di Intra, il Culto di Domenica 29 Marzo si terrà alle h.11

05/10/2012

Preghiera: quando pregare, come pregare, chi pregare, che cosa pregare?

Dio è creatore ed entra dunque in relazione con l’universo. L’essere umano è particolarmente sensibile a ciò che Dio vuole comunicare. E l’essere umano ha qualcosa in più rispetto a tutte le altre creature: può rivolgersi a Dio. La preghiera è questa relazione tra Dio e l’essere umano e tra l’essere umano e il suo Dio. La relazione tra le persone è già qualcosa di complesso che passa per la parola e per molti altri modi di essere. Vale lo stesso per la nostra relazione con Dio. La preghiera è a volte qualcosa che diciamo a Dio, ma è innanzitutto il fatto di porsi davanti a Dio.

Quando pregare? Alcune religioni propongono di pregare un certo numero di volte al giorno o di pregare in un determinato momento. Cristo ci dice semplicemente che è una buona idea “vegliare e pregare in ogni momento” (Luca 21,36). Si può scegliere di pregare al mattino quando ci si alza, prima dei pasti, andando a dormire o nella natura... Non ci sono regole, salvo che la regolarità è pagante in quanto ci prepara psicologicamente a essere con Dio.

Come pregare? Quando i suoi discepoli gli pongono la domanda, Gesù risponde: “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto” (Matteo 6,6). La solitudine e il silenzio sono quindi elementi importanti. Gesù si ritirava spesso in solitudine, mentre a volte pregava con i suoi discepoli. Ognuno è libero di pregare da solo o con altri, in ginocchio, in piedi, coricato, in un angolino appositamente preparato, sotto la doccia...

Chi pregare? Dio solo, in ogni caso secondo Gesù nei vangeli (assolutamente ogni volta che parla della preghiera dice di pregare il Padre). Preghiamo dunque Dio e, come egli ci propone, preghiamo “nel nome di Gesù Cristo”.

Che cosa pregare? È una questione secondaria, in fin dei conti, perché l’essenziale è pregare. Ma ci sono comunque dei modi di pregare che sono più positivi di altri per la nostra crescita. In particolare, è bene presentare a Dio ciò che si vorrebbe veder succedere (come “Signore, vorrei tanto che mio figlio guarisse”). Ma forse è bene non dare a Dio degli ordini anche se è per domandare una cosa buona (come “Signore, guariscila!”). Si rischia di essere delusi e inoltre Dio non è Babbo Natale e sa ciò di cui abbiamo bisogno meglio di noi stessi (Matteo 6,8).

Se qualcuno è malato, il problema non viene da Dio e noi non dobbiamo cercare di convincerlo che la salute è meglio della malattia (Dio è comunque l’inventore della vita!).

La nostra preghiera può contenere:

Una lode per riconoscere che Dio è Dio, che è lui che sa davvero che cos’è il bene. Lo si può pregare anche se non si sa bene chi egli sia o se se ne dubita.
Un’invocazione: si domanda a Dio la forza perché ci dia pace, ci renda migliori, perché ci aiuti a fare del bene intorno a noi, affinché riusciamo a vedere dove possiamo progredire. Si può pregare perché si vuole avere la fede.

Un’intercessione: una preghiera per gli altri; per domandare a Dio di incoraggiarli, di dar loro la sua pace, la sua forza, la sua felicità.
Ciò che si ha nel cuore: possiamo confidare a Dio le nostre gioie e i nostri dolori, possiamo esprimere i nostri progetti e i nostri rimpianti, come a qualcuno che ci è molto vicino.
Del silenzio, per lasciar parlare Dio. Ma se si sentono delle voci è probabilmente il vicino con il volume della televisione troppo alto. Dio parla al cuore e la sua Parola è più che semplici parole.

Da " Voce Evangelica" Luglio-agosto 2012- Nr.7 -8

02/10/2012

Undicesima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2012: "Islam, cristianesimo, Costituzione: cristiani e musulmani a confronto con la laicità dello Stato"

La Chiesa Evangelica Metodista,
Le Parrocchie Cattoliche del Verbano, 
La Parrocchia Ortodossa Rumena,
La Comunità Islamica del V.C.O., 

promuovono:

INCONTRO DI APPROFONDIMENTO SUL TEMA DELLA GIORNATA
con dott.ssa Maria Bombardieri dell'Università degli Studi di Padova
Venerdì 26 ottobre, ore 21.00
Famiglia Studenti - Il Chiostro (Sala Rosmini), Verbania Intra

TORNEO SPORTIVO DI CALCETTO (a squadre miste composte da ragazzi delle comunità cristiane ed islamica)
Domenica 28 ottobre, 14.30 
Centro Sportivo S. Francesco di Verbania -Pallanza


Appello:

"Islam, cristianesimo, Costituzione: cristiani e musulmani a confronto con la laicità dello Stato"

E’ questo il tema che quest’anno proponiamo all’attenzione delle comunità cristiane e musulmane per l’undicesima edizione della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico.
I motivi che ci spingono a proporre tale tema sono:

1. La nostra Carta Costituzionale, a 65 anni dalla sua promulgazione, è ancora largamente inattuata ed anzi continuamente calpestata nei suoi principi fondamentali  e necessita, quindi, di una sua robusta difesa che si può attuare con la sua conoscenza e con lo stimolare iniziative concrete dal basso per la sua attuazione.

2. L'Islam in Italia, come è sottolineato in numerosi studi sull’argomento,  fa ancora fatica a diventare un “islam italiano”, è ancora un fenomeno legato molto strettamente all'immigrazione, pur essendoci già le seconde e forse anche terze generazioni degli immigrati musulmani arrivati in Italia 40 anni fa, che però sono ancora legati alle loro terre d'origine di cui vivono intensamente come proprie le vicissitudini attuali.

3. C'è, infine, sia tutta la questione della costruzione delle moschee, che sono di fatto bloccate in tutta Italia (vedi ad esempio la vicenda di Genova) , sia la questione dell'intesa, che è del tutto in alto mare e non solo per i musulmani.

Invitiamo così anche quest’anno a celebrare, il prossimo 27 ottobre 2012, la Undicesima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, nella convinzione che sono “Beati quelli che si adoperano per la pace” (Mat 5:9) , perché Dio (Allah) “chiama alla dimora della pace” (Sura 10, 25) perché Lui è “La Pace” (Sura LIX, 23 ), perché il dialogo è lo sforzo sulla via di Dio che ci compete e ci onora.

Con un fraterno augurio di
Shalom, salaam, pace

I promotori della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
Roma li, 28/06/2012

01/10/2012

GRAZIE VERBANIA, ... E ORA IN MARCIA PER IL DIRITTO AL CIBO

Grazie alla collaborazione della cittadinanza ed al lavoro di una cinquantina di giovani provenienti da tutta Italia, anche quest'estate Mani Tese Verbania ha potuto contribuire con 12mila euro al finanziamento di un progetto per la sicurezza alimentare in Burkina Faso ed al progetto "S.O.S. Emilia" per la creazione di un centro aggregativo per minori nelle zone colpite dal terremoto.

Ed ora, anche la nostra città vuole partecipare alla grande mobilitazione internazionale della CAMPAGNA FOOD FOR WORLD PER LA SOVRANITA' ALIMENTARE .

Cos’è la SOVRANITA’ALIMENTARE ? La Sovranità Alimentare è il diritto che va riconosciuto alle popolazioni di ogni parte della terra, di scegliere le proprie politiche di produzione, vendita e consumo di cibonL’obiettivo è quello di garantire un’alimentazione di qualità, il rispetto dell’ambiente, la valorizzazione del lavoro contadino e lo sviluppo delle produzioni e dei propri mercati. Cos’è FOOD FOR WORLD? È la Campagna Europea lanciata da Mani Tese per promuovere il diritto alla Sovranità Alimentare dei popoli. Promuovere questo diritto significa, nel Nord come nel Sud del Mondo, difendere l’agricoltura su piccola scala e i mercati locali; garantire l’accesso alla terra, all’acqua e alle sementi tradizionali; rendere più equo il controllo delle filiere agro-alimentari, correggere gli stili di vita non sostenibili.

L'appuntamento è per tutti DOMENICA 14 OTTOBRE alle ore 16.30 davanti a Palazzo di città a Verbania Pallanza. Qui parte la MARCIA PER IL DIRITTO AL CIBO che attraversa la città per arrivare al Centro di incontro S. Anna; segue buffet (ore 19) e SPETTACOLO TEATRALE a entrata libera "QUANDO MANGIO MI SENTO UN RE" ( ore 21); una performance teatrale che vede protagonisti la comicità di Diego Parassole, l’elegante voce jazz di Cinzia Tedesco e la pittura di Rosalba Falzone, messa in scena per sorridere, riflettere e sostenere, insieme a Mani Tese, la Marcia per la Sovranità Alimentare, un’altra importante tappa del nostro percorso per restituire dignità e diritti alle popolazioni del Sud del mondo

PARTECI ANCHE TU ALLA MARCIA PER IL DIRITTO AL CIBO!

Hanno già aderito:

Comune di Verbania, Comune di Ghiffa, Centro diIncontro S.Anna, Associazione SottoSopra per un’economia Solidale, Il Girotondo, f.o.p Italia gli amici di Caterina, Agesci, Chiesa Evangelica Metodista - Comunità di Verbania e di Omegna, Libera Associazione 21 Marzo, Presidio Giorgio Ambrosoli di Libera, Nonsoloaiuto,Tantevoci Caritas Verbano, Commissione Caritas del Vicariato, Avap, Comitato art. 38, Anpi, Unità pastorale parrocchie di Cavandone, Madonna di Campagna e S. Bernardino, Parrocchie S. Leonardo e S.Stefano, Vicariato del Verbano Cusio Ossola, Banda Rulli e Frulli

Il dialetto racconta le nostre radici e aiuta a conoscere la cultura e i valori del territorio della Basilicata

Villa Giulia Pallanza, sabato 13 ottobre 2012 ore 16.30

Presentazione del libro di Michele Lapetina


Dèmm da ndò n' vìn (dimmi da dove vieni...)
I miei ricordi, tra avvenimenti, fatti e personaggi raccontati in dialetto rapollese
Con la presenza di

Michele Lapetina, Autore
Marco Zacchera, Sindaco di Verbania
Lidia Carazzoni, Assessore alla Pubblica Istruzione della Città di Verbania

Roberto Placido, Vice Presidente Consiglio Regionale
Presidente Federazione Circoli e Associazioni Lucane in Piemonte
Giuseppe Lupo, Docente Università Cattolica di Milano
Giulio Martinoli, Critico d'arte e linguista
Don Roberto Salsa, Parroco di San Leonardo e Santo Stefano
Giuseppe Grieco, Docente Istituto Tecnico "C. Ferrini" di Verbania

Al termine il Caffè Pigalle servirà il rinfresco con prodotti tipici lucani offerti dalle ditte
Cantina di Venosa e Sugerla Market di Lapolla s.n.c. di Potenza

28/09/2012

Il Tempo del creato 2012

Il Tempo per il Creato è celebrato dalle chiese europee ogni anno dal 1° settembre al 4 ottobre. Il tema proposto per quest’anno è il suolo, associato ai beni comuni, la varietà della specie, l’agricoltura nella sua ciclicità e rinnovamento, ma anche la promessa e la speranza. Dall’humus che è la ricchezza del suolo viene etiomologicamente la virtù dell’umiltà.
In Italia, il materiale per la celebrazione è preparato dalla Commissione "Globalizzazione e Ambiente" della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia propone dei materiali per il Tempo.
 
  Il suolo, considerazioni bibliche
Nella narrazione della creazione così come si dipana all’inizio della Genesi il primo attore che si presenta è la luce, che separa il tempo del giorno dal tempo delle tenebre; il secondo gesto creativo separa le acque in modo orizzontale, dando collocazione al cielo; il terzo momento è ancora di separazione, cioè di ordine: “Poi Dio disse: «le acque che sono sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo e appaia l’asciutto». Dio chiamò l’asciutto «terra», e chiamò la raccolta delle acque «mari»” (Genesi 1, 910). La terra, dunque, è il segmento asciutto e solido estratto dal caos e su di essa avviene la produzione di quanto necessario alle forme di vita che via via popolano il creato: “Poi Dio disse: «Produca la terra della vegetazione…» »” (Genesi 1, 11). Anche la terra, come tutto il creato, ha il suo sabato, il settimo giorno del riposo. E infatti sul monte Sinai il Signore parla a Mosè di nuovo di essa: “Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non seminerete e non raccoglierete quello che i campi produrranno da sé, e non vendemmierete le vigne incolte” (Levitico 25,11), tanto più che, aggiunge il Signore, “le terre non si venderanno per sempre; perché la terra è mia e voi state da me come stranieri e ospiti” (Levitico 25,23). È poi nella parabola del seminatore che la terra viene analizzata nelle sue diverse tipologie, rocciosa, fertile per l’agricoltura, antropizzata dalle infrastrutture o colonizzata dalla vegetazione infestante (Matteo 13,123; Marco 4, 120; Luca 8, 415).

Gli ingegneri chiamano suolo qualunque terreno, indipendentemente dalle sue caratteristiche pedologiche; i geologi e gli agronomi invece denominano in questo modo soprattutto lo strato superficiale, che può raggiungere uno o due metri di profondità, adatto allo sviluppo della copertura vegetale. In realtà tutto il terreno nel suo insieme svolge una funzione unitaria insostituibile per governare il ciclo dell’acqua, il ciclo dell’erosione ed in fine l’organizzazione dell’agricoltura e dell’allevamento. Negli ultimi decenni, soprattutto a partire dall’inizio degli anni ’70, si è fortemente accelerato il cosiddetto consumo di suolo, quel processo cioè che modifica in modo profondo il paesaggio naturale. Il consumo di suolo sia agricolo che non, è conseguenza di due tipi di interventi: da un lato l’ampliamento e la moltiplicazione delle infrastrutture come strade, porti, aereoporti ecc. e degli insediamenti abitativi, dall’altro l’espandersi dell’agricoltura industrializzata. Il primo insieme di interventi, quelli infrastrutturali e urbani, ha conseguenze in particolare sul ciclo della acque, perché impermeabilizza superfici in precedenza in grado di assorbire lentamente e in modo distribuito le precipitazioni, restituendole con pari ritmo ai corpi idrici. Buona parte del dissesto idrogeologico che in Italia è molto diffuso e distruttivo è conseguenza di queste modificazioni. Il secondo complesso di modificazioni, quello che porta a ridisegnare vaste aree di terre fertili, è legato soprattutto all’industria chimica, all’ingegneria genetica, all’impiego massiccio dell’irrigazione con la messa in atto di quella che oggi viene chiamato complesso idroagroindustriale. Il risultato di un utilizzo molto massiccio di prodotti chimici (biocidi quali antiparassitari e funghicidi, fertilizzanti ecc.), di mezzi per la lavorazione del terreno pesanti ed energivori, di acqua distribuita per aspersione e conseguente dilavazione dei suoli ha il risultato di impoverire, anche in tempi assai brevi, l’humus delle sue sostanze organiche e di innescare estesi processi di desertificazione. Così il suolo agrario si riduce in valori assoluti, oltre a subire contaminazione inquinante che coinvolge anche le acque di superfice e sotterranee. Va aggiunto che molte ricerche e sperimentazioni hanno ormai ripetutamente dimostrato che un’agricoltura organica nel medio periodo ha livelli di produttività per nulla inferiori a quelli della agroindustria che, viceversa, vede le rese decrescere dopo pochi anni di abbondanti raccolti. Come dice Luca 8,15, da soli i semi che cadono nella buona terra “portano frutto con perseveranza”.

Nel comportamento e nelle scelte dei singoli e delle comunità si pone quindi la necessità di promuovere una cultura e comportamenti volti non solo a ridurre il consumo di suolo, ma anche impegnati a rigenerare aree in precedenza alterate, piccole o grandi che esse siano. Perché cambiare rotta rispetto ai cammini intrapresi è sempre possibile e non vi sono cambiamenti irreversibili.
Teresa Isenburg

Meditazione

E l'Eterno disse: `Ho veduto, ho veduto l'afflizione del mio popolo che è in Egitto, e ho udito il grido che gli strappano i suoi angariatori; perché conosco i suoi affanni; 8 e sono sceso per liberarlo dalla mano degli Egiziani, e per farlo salire da quel paese in un paese buono e spazioso, in un paese ove scorre il latte e il miele, nel luogo dove sono i Cananei, gli Hittei, gli Amorei, i Ferezei, gli Hivvei e i Gebusei.

Esodo 3,7

Siamo sul Sinai. Il Signore, il Dio quadrilittero nella sua misericordia, vede, ascolta e conosce intimamente il dolore che viene dalla oppressione.

Lui che aveva creato l’umanità a sua immagine e che, a sua immagine, le aveva comandato di dominare la terra sapeva che per questa creatura la dimensione del limite era ‘esterna’, affidata alla libertà e alla responsabilità –e infatti proiettata sui due alberi al centro di Eden, e che per essa non c’era un confine ‘naturale’ tra dominio e sopraffazione.

Viceversa in Gen 1,28 il verbo radah (governare) non consente di trascendere tant’è che è usato anche nel Salmo 72,78. Dunque nel passaggio dal primo al secondo racconto della creazione la definizione della consegna all’umanità vede un passaggio di accentuazione –non di sostanzadal servizio alla sovranità come due modi di esercitare la responsabilità in una relazione sì asimmetrica ma cocreaturale. E per ricordare questo la pedagogia ebraica ha istituito lo Shabbat come un antidoto al delirio di onnipotenza.

Ma non è bastato. Il limite allo sfruttamento tra gli umani e della restante creazione non è stato messo in forma di tabù, come è stato per l’incesto e per il cannibalismo ma di patto, sottoposto alla lealtà del contraente più forte.

In questa occasione Dio non solo si addolora ma si mobilita: scende per liberare gli oppressi e per farli salire in un’altra terra, buona e larga. Sembra di vedere in questa immagine un adulto che prende in braccio un bambino inciampato per rimetterlo in piedi in un punto sicuro. Il nome più elevato di Dio è proprio quello che verrà rivelato al v13: io sono colui che c’è, ‘il sarò’, un Dio che coincide con le sue manifestazioni storiche, non una essenza ma una presenza che chiede la collaborazione umana.

La sua mano avrebbe guidato i passi di Mosè. Non erano possibili una rivoluzione o una riconciliazione delle relazioni. La situazione era compromessa, lo schema dei rapporti era irrimediabilmente mortifero. Gli oppressi dovevano sottrarsi, venire via per poter ricostruire la propria umanità ferita, il senso di sè, la progettualità, la dignità. L’Egitto era

diventata una terra malvagia e stretta. Fin peggio di Ninive che si sarebbe convertita in seguito all’annuncio del recalcitrante Giona.
Mosè, che da qualche tempo aveva fatto propria la causa degli oppressi, sul Sinai cerca inutilmente di sottrarsi al conflitto con il potere, rappresentato da Faraone, che sarebbe inevitabilmente scoppiato alla richiesta di lasciar partire Israele. La liberazione incontra resistenze interne ed esterne.

La forza per affrontarle era sicuramente in Dio ma anche nella allettante alternativa da lui promessa: una terra buona e larga dove fluiscono latte e miele, certo abitata da molti popoli. Da una situazione angusta dove gli spazi vitali in tutti i sensi venivano soffocati si poteva uscire! La speranza è il linguaggio della vita, recita il tema della quarta assemblea del Consiglio per la missione nel mondo. La speranza chiama a raccolta per cercare alternative nella visione del mondo, in un mondo dove l’ingiustizia sociale, economica ed ecologica regna impunemente. Il popolo di Dio ha il dovere di esprimere insoddisfazione con scelte di vita smarcate e di misurarsi con queste forze a favore di una esistenza piena per tutta la creazione di Dio, in cui gli aspetti nutrienti della vita vengano enfatizzati. Scegliere la vita vuol anche dire cercare di proteggerla e preservarla.

Gli attributi di questa terra hanno dei richiami un po’ fiabeschi: la fuga dalla terramatrigna verso la terramadre che era già stata promessa ad Abramo, da cui la fame li aveva allontanati. Questa terra si era popolata ma era estesa, c’era ancora posto.
Non una terra sconosciuta ma un ritorno i cui termini sono espressi in maniera figurata dalla prodigiosa capacità di secernere latte e miele.
Il latte ed il miele hanno in comune l’essere prodotti di trasformazione attuati dalle madri nei mammiferi e dalle api. Là dove sono latte e miele ci sono madri e api, corpi che nutrono.
Entrambe sono alimenti legati al nomadismo e fruibili anche in condizioni ambientali scarse: se il pascolo è magro la mucca sopravvive e può dare latte e le api possono produrre miele.

Una terra che offre questi alimenti è una terra di rinascita perché alla nascita sono anche associati. Abbondanza di latte e miele significa anche possibilità di ricominciare, di lavorare la terra da persone libere come liberi e non proprietari sono il latte e il miele: beni comuni non merci!
Latte e miele sono il nutrimento quotidiano e non il cibo dell’abbondanza costituito dal grano, il vino, l’olio o la carne. Ma sono anche un nutrimento possibile in condizioni di conflitto e mobilità forzata come quella che Israele sperimenterà all’arrivo nella terra oltre il deserto. Grano, vino e olio maturano lentamente e hanno bisogno di cura. Presuppongono un tempo di pace.
Latte e miele sono anche legati al culto di Demetra che non solo abbraccia, scalda e nutre ogni essere umano, ma anche pone norme di vita sociale fondate più sul rispetto che sul dominio.

Mosè dunque prospetta all’Israele oppresso una terra dove le necessità materiali minime sono soddisfatte, dove il latte e il miele, come la farina e l’olio della vedova di Sarepta (I Re 17), non si esauriscono. Potremmo dire che l’esperienza della manna (Es 16) ne sarebbe stata una anticipazione.

Nella promessa è quindi contenuta anche una visione sociale ed economica fondata sulla sobrietà, sulla sufficienza e sulla condivisione con altri popoli.
Nel versetto 8 non si dice che quella era la loro terra ma il luogo dove abitavano, ovvero il luogo dove Dio –che è il Luogo del mondofarà giungere anche Israele. In tutto questo testo la definizione geografica non ha rilievo.
Mosè trasmetterà ad Israele questo desiderio e questo dono di Dio che non è solo annuncio di sostegno per la liberazione ma anche un progetto di vita ispirata ad Eden, attraversata da un fiume. Una relazione riconciliata con il suolo che egli aveva maledetto a causa di Adamo: tra adam e adamà –l’uomo e la terraè possibile uno scambio sostenibile per entrambe. La terra se non viene ferita produce latte e miele per tutte le creature.
Antonella Visintin Rotigni

Preghiera
Grazie per i suoli


Grazie Dio, padre e madre, per i suoli,

che ci sostengono e ci nutrono.

Che prestano il terreno, a noi, a tutti i popoli,

a tutti gli animali e a tutte le piante.

Tu sei il nostro suolo e per il nostro bene

Porti dentro di noi il risveglio

(Preghiera dal Perù, 2008)

27/09/2012

Segni dei Tempi


settimanale evangelico di informazione


sabato 29 settembre 2012, RSI LA1, 12.00

lunedì 1 ottobre 2012, RSI LA1, dopo il TG notte (replica)

un programma a cura di Paolo Tognina

Due uomini, due donne

Mentre in Svizzera le coppie omosessuali possono essere registrate, in Italia coppie composte da partner del medesimo sesso non godono di alcun riconoscimento. In entrambi i Paesi, alcune chiese evangeliche hanno introdotto cerimonie di benedizione delle loro unioni

per scriverci
per rivederci in internet

26/09/2012

Incontri del Gruppo Ecumenico Donne

"La Bibbia e gli animali"

1° Incontro:
Mercoledì 10 ottobre 2012, ore 15.00

presso la  Chiesa parrocchiale di Renco a Verbania Intra

24/09/2012

La preghiera di ringraziamento a Dio scaturisce dalla ricononscenza della sua azione nella nostra vita


"Noi ringraziamo sempre Dio per voi tutti, nominandovi nelle nostre preghiere, ricordandoci continuamente, davanti al nostro Dio e Padre, dell'opera della vostra fede, delle fatiche del vostro amore e della costanza della vostra speranza nel nostro Signore Gesù Cristo"  (1 Tessalonicesi 1, 2-3).

Paolo, in apertura della lettera afferma di pregare e di ringraziare continuamente Dio per la fermezza della fede dei Tessalonicesi. Nella preghiera, Paolo esprime la propria gratitudine a Dio che ha permesso ai cristiani di Tessalonica di resistere alle prove.
Con questo l’apostolo vuole insegnarci che, se i credenti riescono a resistere alle situazioni di difficoltà e a vivere la loro fede con fermezza, ciò non è attribuibile ai loro meriti, bensì all’amore di Dio che rimane fedele alle sue scelte. Dio non abbandona i suoi figli amati. Attraverso il Vangelo annunciato dall’apostolo è Dio stesso che è all’opera, producendo nei credenti il volere e l’agire (Fl 2,13).

Il Vangelo fonda l’esistenza umana in un amore offerto; strappa il credente dalla tentazione di arroganza, ma anche dalla paura di non essere capaci di resistere alle prove. I Tessalonicesi hanno saputo resistere nella fede grazie all’opera dello Spirito santo e alle intercessioni continue di Paolo, il quale apprezza il loro radicamento nel Vangelo da lui annunciato, per cui la fama della loro fede si è sparsa in ogni luogo. La fede dei Tessalonicesi non vuole semplicemente suscitare l’ammirazione ma è anche, in modo indiretto, un invito a guardare verso Dio che ama e salva.

Paolo ringrazia Dio per i cristiani di Tessalonica che hanno dimostrato di essere una comunità vivente attraverso l’opera della fede, l’impegno dell’amore e la costanza della speranza.
Se le preghiere di ringraziamento a Dio sono carenti nel nostro contesto è perché, spesso, pensiamo soltanto a ciò che dobbiamo fare, dimenticando un fatto molto importante, cioè, che è sempre Dio ad agire prima di tutto, e che la sua azione è fondamentale. Ringraziare Dio significa riconoscere la sua azione operante nella nostra vita. Grazie a quest’azione di Dio, i Tessalonicesi sono stati fortificati nelle virtù fondamentali: fede, speranza e amore, diventando un esempio per tutte le altre comunità.

La fede operante, che porta frutti, l’amore impegnante, che sa andare oltre il sentimentalismo e dedicarsi al fare, e la speranza perseverante che è uno sguardo rivolto verso l’avvenire, cioè verso il Cristo, in attesa del suo ritorno, sono segni della potenza di Dio all’opera nella storia umana. Apriamoci alla presenza di Dio e lasciamo che operi in noi e faccia di noi dei testimoni credibili per coloro che cercano il senso della loro vita e, forse anche, la possibilità di vivere una fede più attiva.
Past. Jean-Félix Kamba Nzolo


Preghiera:
TI RENDIAMO GRAZIE

Noi ti rendiamo grazie,
Signore Dio onnipotente,
poiché Tu sei Dio degli uomini
e non ti sei vergognato
di essere chiamato nostro Dio.
Tu ci conosci per nome,
Tu tieni tutto il mondo fra le tue mani.
E' per unirci a Te,
noi tuo popolo su questa terra,
che ci hai creati,
che ci hai chiamati a questa terra,
che ci hai creati,
che ci hai chiamati a questa vita.
Sii Tu benedetto,
creatore di tutto ciò che esiste.
Sii Tu benedetto, Tu che ci hai liberati
e ci dai un tempo per vivere.
Sii Tu benedetto,
per la luce dei nostri occhi,
e per l'aria che respiriamo.
Noi ti rendiamo grazie per tutta la creazione,
per le opere delle tue mani,
per tutto ciò che hai fatto in mezzo a noi,
per Gesù Cristo, nostro Signore.
Amen!

(autore anonimo)