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Nel Tempio di Omegna, il Culto di Domenica 14 Dicembre, si terrà alle h.11, seguirà un pranzo comunitario

Intra - C.so Mameli 19
Nel Tempio di Intra, il Culto di Domenica 14 non si terrà, ma si terrà nel Tempio di Omegna alle h.11
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16/10/2014

Riforma: lasciarsi ri-formare dall'Evangelo

Riflessioni in vista dell'anniversario della Riforma
di Giorgio Tourn
È invalsa da tempo nelle chiese evangeliche l’abitudine di ricordare la data del 31 ottobre 1517, quando Lutero affisse le sue 95 tesi. Aveva l’idea di avviare un dibattito sulle indulgenze e invece cambiò la fisionomia della cristianità europea. Il movimento di opinione da lui scatenato si conosce ormai come la Riforma. In realtà questa espressione (scritta sempre con la maiuscola) nasce molto più tardi, nella storiografia tedesca ottocentesca che vedeva in quel periodo la nascita della sua identità storica. A questa stessa lettura della storia si devono le espressioni: «i Riformatori», ormai abituale per indicare i personaggi di quell’epoca, e quella altrettanto classica di «Controriforma» per indicare le misure prese dal papato per bloccare l’avanzata del movimento luterano.
Gli storici cattolici del XX secolo hanno obiettato che il profondo rinnovamento ad opera del concilio di Trento non era tanto una presa di distanza dalle posizioni evangeliche (anche se aveva sotto alcuni aspetti anche quel carattere) quanto l’attuazione di una vera riforma per cui, storicamente parlando, si deve usare l’espressione «riforma cattolica» più che Controriforma. E di fatto è così per due motivi.
Anzitutto perché la riforma della chiesa era un progetto coltivato da tempo in tutti gli ambienti del cattolicesimo dell’epoca. Alessandro VI aveva già nominato una commissione per questo, i camaldolesi la chiedevano al papa Leone X, la auspicano i cardinali al quinto concilio del Laterano, la prevede Paolo III, formando una apposita commissione con il fior fiore del collegio cardinalizio, e sarà lui che convocherà il concilio nel 1545.
Tutto questo è perfettamente coerente perché la riforma è un programma di lavoro che accompagna la cristianità dal Medioevo, la chiesa cattolica si è sempre riformata, aggiornata, riassestata, ha sempre revisionato le sue posizioni, non ci è forse accaduto di recente di udire un autorevole prelato usare l’espressione sempre reformanda», che appartiene in realtà alla tradizione calvinista?
Parlare di Riforma cattolica è pertinente per un secondo motivo, complementare. Né Lutero né i suoi amici dello schieramento evangelico avevano come progetto la riforma della chiesa, volevano altro, molto altro. Lo dice molto bene una immagine di Lutero: lo Spirito passa nella storia come un temporale d’estate, bisogna saperlo vedere, dopo è troppo tardi e non torna più.
Alla base di questo paradosso sta l’idea che il rinnovamento della chiesa non è opera del popolo credente e tanto meno dei suoi vertici, ma dello Spirito di Cristo, l’Evangelo che riforma la chiesa quando lo si lascia parlare, e quando non lo si ascolta c’è il rischio che sia come il temporale quando è passato, resti a zappare il campo ma non piove più.
Non è certo un caso che, proprio mentre il papa Paolo III affidava a quattro cardinali integerrimi il compito di mettere ordine nella Dataria (l’ufficio finanziario della curia), Lutero traducesse la Bibbia. Egli e i suoi amici però, in Sassonia, a Zurigo, a Ginevra, hanno dato alla comunità dei credenti una nuova forma; non era quella una ri-forma? Certo, ma in gioco non era la «forma», cioè il modo più rispondente per essere chiesa nel mondo, ma il «ri» cioè la richiesta di fedeltà formulata dall’Evangelo.
Come protestanti dovremo forse riflettere su tutto questo il 31 ottobre prossimo, specie in vista del 2017, anniversario di quel 1517.  

31/01/2013

Anniversari. Il Catechismo di Heidelberg compie 450 anni

Numerosi in tutto il mondo gli eventi dedicati a questo testo classico del cristianesimo

Roma (NEV), 30 gennaio 2013 - Il 2013 segna il 450° anniversario di un testo che può a buon diritto essere annoverato non solo tra i classici del protestantesimo ma dell'intera cristianità. Era infatti il gennaio del 1563 quando venne dato alle stampe il Catechismo di Heidelberg, un piccolo libro che in 129 domande e risposte ha dato forma alla fede di moltissime generazioni di evangelici riformati (i protestanti che hanno seguito la riforma di Calvino e Zwingli) in tutto il mondo. Il suo nome deriva dalla città tedesca, sede di un’importante Università nell’ambito della quale il Catechismo venne composto.

Dall’Europa all’America agli altri continenti, l’anniversario verrà celebrato con mostre, convegni, concerti e concorsi musicali, pubblicazioni e viaggi nei luoghi storici. In particolare la città di Heidelberg sta preparando una mostra dal titolo “Il potere della fede” che si terrà dal 12 maggio al 15 settembre prossimi in contemporanea nel castello e nel museo cittadino, oltreché nella città olandese di Apeldoorn. Per quel che riguarda la Germania, su iniziativa del Reformierter Bund e della piattaforma olandese Refo500, è stato creato un apposito sito che riporta notizie e date dei moltissimi eventi in programma (www.heidelberger-katechismus.net).

Commissionato dal principe elettore Federico III con l’intento di istruire le giovani generazioni e di offrire un sicuro riferimento per la predicazione, il Catechismo si diffuse rapidamente oltre i confini tedeschi, prima in Olanda, poi nel resto d’Europa e oltre, divenendo per calvinisti e presbiteriani ciò che il Piccolo catechismo di Lutero fu per i luterani. In Italia ne è stata recentemente pubblicata una nuova traduzione, commentata dal teologo valdese Paolo Ricca (“La fede cristiana evangelica. Un commento al catechismo di Heidelberg”, ed. Claudiana, pagg. 384, euro 19). “Il secolo XVI – scrive nell’introduzione Ricca – potrebbe essere chiamato il ‘secolo dei catechismi’. Un impulso … dato dalla Riforma protestante, che è stata una grande opera di alfabetizzazione cristiana di base attraverso una predicazione tornata a essere biblica”. Come tutti gli altri catechismi, anche quello di Heidelberg non era solo un compendio di teologia, ma si proponeva di educare alla pietà e di tradurre la dottrina in pratica di vita vissuta. Per questo veniva – e viene tutt’ora, in moltissime chiese riformate – letto e commentato durante il culto domenicale.

A scriverne il testo fu un gruppo di teologi fra i quali emergeva Zaccaria Ursinus. Quest’ultimo era stato allievo del riformatore luterano Filippo Melantone, per poi abbracciare il protestantesimo riformato di Calvino, Bullinger e, soprattutto, Pier Martire Vermigli. Queste diverse influenze – fatta salva la chiara impronta riformata del documento su questioni quali la forma della reale presenza di Cristo nella Cena del Signore - sono riscontrabili nel Catechismo, tanto da poterlo definire un testo “ecumenico”, seppur ristretto all’ambito evangelico.

 Il classico catechismo riformato del 1563


Domande e risposte per l'insegnamento della dottrina riformata

Una sintesi felice di fede, dottrina e pietà

"Una riproduzione geniale della sostanza dell'intera Riforma"

Commissionato nella seconda metà del Cinquecento da Federico III del Palatinato, il Catechismo di Heidelberg è un classico della fede riformata, di cui offre uno dei compendi meglio riusciti.

Illustrando con rara chiarezza che cos’è il cristianesimo, il suo rigoroso discorso teologico è tuttavia animato - cosa assai rara in un catechismo - da un afflato di viva pietà.
Ritraducendolo in toto e commentandone con ampiezza ciascuno dei 129 articoli, il teologo Paolo Ricca ne fa concretamente il proprio "testamento spirituale".

Il libro è acquistabile direttamente sul sito wwww.claudiana.it
http://www.claudiana.it/php/mostrascheda.php?nscheda=9788870166682

22/11/2012

La chiesa cattolica e il Cinquecentenario della Riforma protestante


di Fulvio Ferrario, docente di teologia sistematica alla Facoltà valdese di teologia

Sembra stia diventando un chiodo fisso: il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, torna sul tema della Riforma o, più precisamente, della “divisione” che essa avrebbe determinato nel XVI secolo: "il teologo ed ecumenista Wolfhart Pannenberg afferma che la Riforma ha fallito e il risultato di questo fallimento sono state le sanguinose guerre di religione nel XVI e XVII secolo". Lutero aveva buone intenzioni, ma volerle unire alle "conseguenze terribili della Riforma nella stessa celebrazione festosa, mi sembra molto difficile". Responsabili del fallimento, tuttavia, sarebbero "entrambe le parti"; si potrebbe, dunque, commemorare insieme il Cinquecentenario della Riforma nel 2017 con una "celebrazione penitenziale comune nella quale riconosciamo insieme le nostre colpe". Mi permetto di dirlo con franchezza: un valdese italiano, che apprende da un esponente della curia romana che, ad esempio, la "soluzione finale" del problema protestante in Italia, tentata appunto tra XVI e XVII secolo, sarebbe una "conseguenza terribile della Riforma", ha qualche difficoltà a esprimere un commento sereno.
Dopo aver tirato un profondo respiro, tuttavia, si può forse provare a ragionare pacatamente. Da qualche decennio, Lutero è diventato "buono". Che però esista, in Occidente, un altro modo di essere chiesa, questo no; e se c’è, non è tale "in senso proprio". Sentirselo dire, può non far piacere. In fondo però, che la chiesa della Controriforma la pensi così, non dovrebbe stupire; e che poi in questo contesto sia possibile citare un teologo luterano come Pannenberg, dispiace ancora di più, ma nemmeno questo meraviglia del tutto. Ma vediamo di entrare nel merito.
In un certo senso, anzi, in più di uno, si può certo affermare che la Riforma abbia fallito. Ha fallito in quanto non è riuscita a rinnovare l’intera chiesa, a causa della reazione papale; ha fallito, soprattutto, come fallisce ogni impresa umana, anche la più santa e benedetta, in quanto comunque segnata dal peccato; la Riforma non ha riformato abbastanza e non ha sempre riformato bene; e la chiesa riformata secondo la Parola di Dio può riconoscere tali fallimenti, perché non soffre del delirio dell’infallibilità. Da questo punto di vista, la dimensione penitenziale non deve certo mancare nemmeno nel 2017: ogni trionfalismo sarebbe fuori luogo.
Il contrario del trionfalismo, in questo caso, è un’immensa, infinita gratitudine. Gratitudine a Dio per il dono della Riforma: per il dono di una fede vissuta, per quanto indegnamente, nel segno della libertà; per il dono della Scrittura letta in una comunità di sorelle e di fratelli; per il dono dell’annuncio di un Dio sconsideratamente misericordioso, talmente misericordioso da voler trarre anche me dalla mia fogna di peccato; per il dono di una chiesa rinnovata, dove non ci si interroga sul "ruolo dei laici", ma nella quale i "laici" (e le laiche) sono la chiesa; per il dono di poter vivere l’etica nella responsabilità, sapendo di poter sbagliare, ma tentando appassionatamente di non farlo e rischiando vie nuove, anche a costo di scandalizzare i benpensanti (esistono precedenti autorevoli); per il dono di una teologia che può pensare e parlare con franchezza, senza l’incubo di un’occhiuta sorveglianza di polizia spirituale, che si arroga il monopolio di ciò che essa chiama "servizio alla verità"; per il dono di un ministero che anche le mie sorelle condividono, aiutandomi nel tentativo di uscire dalle pastoie di una mentalità maschilista che soffoca anche i maschi. E’ probabilmente vero che il protestantesimo di questo inizio del XXI secolo attraversa una fase di grave difficoltà: la libertà dell’evangelo gli consente di riconoscerlo senza nascondersi in un gergo chiesastico e falsamente pio e anche di lasciarselo dire dalle gerarchie romane, lasciando tranquillamente aperta la questione se esse abbiamo o meno i titoli per farlo. Ma che oggi ancora esista una chiesa della Riforma, anzi, molte chiese diverse e in comunione (una realtà, questa, che il card. Koch e altri con lui faticano a comprendere e che per questo rimuovono), questo è un dono grande, che si può ricevere solo con commozione e passione di fede, e che cambia la vita, riempiendola di gioia.
Per questo io spero che le chiese protestanti di tutto il mondo sappiano ricordare il quinto centenario della Riforma della chiesa secondo la parola di Dio, nel 2017. Mi si dice che molti ambienti evangelici tengono parecchio a che ciò accada insieme alla chiesa di Roma. Sarebbe bello, io credo, se si potesse, insieme, rendere grazie dal profondo dell’anima al Dio che ha riformato la chiesa aprendole un futuro che milioni di donne e uomini hanno vissuto e possono vivere con passione grande. Non sono sicuro, leggendo le reiterate affermazioni del card. Koch, che lo spirito delle gerarchie romane sia esattamente questo. In tal caso, la gratitudine per la Riforma potrà essere solo la nostra. Senza polemica, senza astio, senza rivendicare, contro altri, alcuna "pienezza" protestante "dei mezzi di grazia". Ricorderemo la Riforma senza celebrarla: essa, infatti, voleva celebrare Cristo soltanto.
(nev-notizie evangeliche 47/12)

24/10/2012

La Festa della Riforma protestante del 31 ottobre


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La Festa della Riforma che cade ogni anno il 31 Ottobre è celebrata nelle chiese luterane e riformate per ricordare la nascita della Riforma protestante. Fu infatti il 31 ottobre del 1517 che il monaco agostiniano Martin Lutero affisse, come era d'uso a quei tempi, delle proposte, popolarmente conosciute come le 95 Tesi sul portone della chiesa del castello di Wittenberg in Germania, con lo scopo di dibattere dal punto di vista teologico sulla dottrina e le pratiche delle indulgenze.

Il fatto non fu un atto di sfida o di provocazione come si è generalmente pensato; Lutero non voleva attuare alcuna separazione dalla chiesa madre, voleva solo discutere pubblicamente, con altri teologi, per far arrestare il fenomeno delle indulgenze, che incideva negativamente sulle finanze dei poveri. Infatti le tesi furono scritte in latino, la lingua della chiesa cattolica. Ciononostante, l’evento creò una controversia tra Lutero e coloro che sostenevano il papa. Quando Lutero e i suoi seguaci furono scomunicati, nel 1520, la separazione fu inevitabile. Da allora si fanno storicamente nascere le correnti cristiane dei Luterani, Riformati e Anabattisti.

10/11/2009

Luino (VA): 5° centenario della nascita di Giovanni Calvino (1509-2009)

La Chiesa Evangelica Metodista di Luino

invita

alla visione del video dal titolo: "Vita e opere di Giovanni Calvino"
Venerdì 13 novembre ore 21 presso la Sala di Culto in Via del Carmine 30.
Seguirà il dibatito

Entrata libera

27/10/2009

Quale riforma con il papa?

di Giorgio Tourn

Ogni anno le chiese protestanti ricordano quel 31 ottobre 1517 quando Lutero affisse le sue 95 tesi a Wittemberg, aprendo il dibattito sulle indulgenze e poi sulla riforma della chiesa. Che la chiesa debba sempre rinnovarsi per esser fedele al Vangelo di Cristo è fuori di dubbio ma di che natura è questo rinnovamento? Si tratta di un riformismo formale, di una nuova forma di vita (ri-forma), di una restaurazione della forma originaria? E in secondo luogo che posto occupa il papa in questo processo?

Il problema della riforma è antico come la chiesa stessa ed è sempre stato sempre presente, in modi più o meno espliciti, nella cristianità. La proposta più radicale e innovativa di riforma è quella che nel XVI secolo seguì la predicazione di Lutero, anche se il monaco agostiniano, nell’affiggere le sue tesi sul tema delle indulgenze e della penitenza, non pensava minimamente ad un progetto di riforma. Poneva solo un interrogativo ai teologi e agli ecclesiastici del suo tempo ma, pur non essendone pienamente consapevole (lo capì dopo), il suo era un interrogativo di fondo: quale è il potere che ha la chiesa nel comunicare la salvezza divina? E’ questa la lettura che si dà del suo gesto e le opinioni che hanno a lungo circolato su di lui: uomo immorale, interessato, fanatico ribelle, sono abbandonate dai più e anche i cattolici riconoscono che si trattò di un pensatore di grande spiritualità e fede.
E’ altresì chiaro ormai che la sua protesta contro le devianze e gli errori della chiesa non era di natura morale ma teologica. L’immoralità e l’ignoranza del clero era al tempo suo un fatto evidente e suscitava l’indignazione e le proteste di tutti i credenti, laici e chierici. Non erano però le amanti di papa Borgia a preoccupare Lutero ma il potere delle chiavi, che la chiesa rivendicava per sé, in particolare al magistero. Chi apre e chiude le porte del Regno, condanna e assolve, la parola del Vangelo o il clero? La questione delle indulgenze non si poneva solo sotto il profilo veniale di un mercato delle realtà spirituali, ma sotto quello teologico di una gestione illegittima del sacro. Con la lucidità e l’intuizione che lo caratterizzano Lutero aveva di conseguenza individuato il problema: non si tratta di purificare e moralizzare la chiesa, e forse neppure di riformarla, ma di restaurarla nella sua forma primitiva, quella che aveva in origine, quando le chiavi le aveva in mano Cristo.
Non si rese conto subito, ma gli divenne chiaro molto presto, che questo significava togliere le chiavi dalle mani dei sedicenti successori di Pietro e riportare la chiesa a prima del papato. Dal tempo della Riforma è trascorso molto tempo e la realtà del papato non è più oggi quella che era allora; Lorenzo Valla ha dimostrato la falsità della Donazione di Costantino e l’infondatezza della pretesa clericale al governo dell’Occidente, i bersaglieri italiani hanno posto fine allo Stato della Chiesa aprendo la breccia nelle mura di Roma. Immutata resta però la struttura di fondo del pensiero romano, e la bandiera pontificia, con le chiavi, continua a sventolare sul Vaticano e sulle nunziature nel mondo.
Ma dall’epoca di Lutero sono stati compiuti passi decisivi in una direzione che egli non prevedeva: sul cammino di una identificazione della chiesa con il papa. Il primo è stato compiuto al (molto più che dal) concilio di Trento, con la definitiva eliminazione dalla cattolicità di ogni ipotesi di ecclesiologia conciliare. Il tormentato cammino dei lavori di quell’assemblea, le tensioni interne, i conflitti hanno visto il progressivo accentuarsi delle decisioni nelle mani dei legati pontifici, e con umorismo si diceva che lo Spirito Santo viaggiava da Roma a Trento. Questo ha significato la trasformazione dei vescovi da pastori delle diocesi e del popolo dei credenti in funzionari di curia. Si può discutere oggi se la dottrina tridentina della giustificazione sia conciliabile o meno con le posizioni luterane, esercizio di pura retorica teologica. ma questo non intacca la rivoluzione giuridica dell’episcopato. Ma dopo Trento Roma ha proseguito il suo cammino in quella direzione e, come gli studi di Paolo Prodi hanno mostrato in modo esemplare, la Chiesa ha realizzato paradossalmente il primo Stato dell’Assolutismo moderno. Il papa re non è un’immagine retorica della polemica anticlericale, non l’ha inventata "l’Asino", il caustico giornale ottocentesco, è un dato di fatto storico. Ma il cammino della teologia papale si conclude nel Vaticano I con il dogma dell’infallibilità. Pur avendone fatto uso, e in modo molto soft, solo nel caso della proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria, il principio permane, affermato in termini espliciti.
In questa luce la chiesa romana del XX secolo ha assunto, rispetto a quella dei secoli precedenti, una identità molto caratteristica: si va identificando in modo sempre più forte con il pontefice. Questo non significa che abbia più potere, sia più autorità (Gregorio VII, Innocenzo III, Pio V restano fuori della norma!) ma la sua personalità diventa sempre più marcata, carismatica, senza confronto con quella dei papi che hanno preceduto Pio IX. Da Pio XII a Benedetto XVI gli uomini che siedono sul seggio di Pietro sono più e altro che l’espressione del papato, ministri che esercitano un mandato, assolvono una funzione; sono personaggi: il diplomatico e il pastore, l’artista e il professore che maneggiano le chiavi di Pietro secondo la loro visione della fede e con questa visione si identifica la chiesa del loro pontificato. E’ un caso che tutti siano in via di santificazione, anzi già santi nella coscienza popolare laddove, se non andiamo errati, bisogna risalire a metà del Cinquecento per trovare san Pio V? Come Maria è l’icona della Chiesa il papa ne è la voce, la presenza visiva, una sorta di epifania. Del tutto inutile e banale perciò cercare di inquadrarli nelle categorie di conservatore-progressista, conciliare-reazionario; da questo punto di vista il Vaticano II più che segnare il cammino della Chiesa definisce un pontificato. La generazione di Lutero e di Calvino avevano usato espressioni estremamente forti a questo riguardo, parlando del papato come dell’Anticristo, e i riformati da parte loro usavano definire i cattolici dei "papisti". Nel linguaggio oecumenical correct non si possono usare, ma è lecito chiedersi se si trattava solo di espressioni poco rispettose dell’identità romana o se piuttosto veniva individuato con questi termini il nodo fondamentale della Riforma, possibile solo con la fine del papato.
Pubblicato il 26 ottobre 2009 sul sito: http://www.chiesavaldese.org/

09/09/2009

LUINO: Mostra e conferenza su Giovanni Calvino



Mostra “Un progetto di società”

Nella ricorrenza del 500° anniversario della nascita di Giovanni Calvino (1509-1564) la Chiesa
Evangelica Metodista di Luino con il patrocinio dell’Assessorato alla cultura, espone nella Biblioteca civica di Luino una mostra preparata dal Centro Culturale di Torre Pellice dal titolo “Un progetto di società”.
La mostra è visitabile negli orari di apertura della biblioteca dal 22 settembre al 10 ottobre, ed è composta da 11 pannelli che raccontano la vita e l’opera del Riformatore di Ginevra. La mostra ha un carattere didattico perché si rivolge a soggetti esterni all’ambiente ecclesiastico e cerca di raccontare Calvino a chi non lo conosce. Si basa su un impianto storico-biografico cercando di far capire il perché ha ancora senso accostarsi oggi a questo personaggio. Le sue tematiche invitano il visitatore ad una riflessione successiva sulle realtà sociali e politiche di oggi.

Conferenza

A 500 anni dalla sua nascita fermiamoci a parlare di Calvino con coloro che ancora non lo conoscono, in modo capace di interrogarci per verificare se le sue tesi possono essere ancora valide per noi oggi oppure rivisitate. Su questa linea sarà la serata di venerdì 2 ottobre ore 21 nella Biblioteca civica di Luino con tema: “il riformatore, la sua eredità, l’attualità del suo messaggio”. Relatore: Paolo Tognina, teologo e giornalista. Riprenderemo il pensiero di Calvino sull’utilizzo del denaro, sulla predestinazione, sull’identità cristiana, sull’etica, sul lavoro, sulla overtà, e su altri temi a lui cari. La Chiesa Evangelica Metodista (Unione delle Chiese metodiste e valdesi) invita la cittadinanza a questo confronto in cui cercheremo di capire chi è questo laico, giurista ed umanista, e quanto abbia inciso nella vita religiosa, pubblica e culturale dell’epoca.

30/03/2009

Mostra in occasione del 5 centenario della nascita di Giovanni Calvino



Dal 25 marzo al 10 di aprile è possibile visitare la Mostra itinerante su Giovanni Calvino, il riformatore prostante, realizzata dalla Fondazione Centro Culturale Valdese che è allestita presso la Biblioteca civica di Verbania, via Vittorio Veneto 138.

La mostra è visitabile nelle ore di apertura della biblioteca:
Lunedì: chiuso.
Martedì-giovedì e venerdì: 9.00-12.30; 14-18,30.
Mercoledì –continuato: 15.00-22.00
Sabato – continuato 9.30-18.30.

27/03/2009

Qual è il significato dell'eredità di Giovanni Calvino per i cristiani oggi?


La seguente relazione è parte del Report of an International Consultation, held from April 15 to 19, 2007 in Geneva. L’intero dossier è consultabile sul sito: http://www.calvin09.org/

Qui di seguito sono state selezionate sette aree tematiche che, a nostro avviso, rivestono oggi un interesse particolare e possono garantire un novello accesso all'eredità di Calvino:
1. L'impegno di Calvino nel proclamare la gloria di Dio. Calvino crede che Dio, creatore supremo e misericordioso di tutti, desideri essere in intima relazione con noi esseri umani. Questo Dio cerca di allietarci abbracciando le condizioni della nostra umana esistenza precisamente al fine di conoscerci e lasciarsi conoscere da noi stessi.
Nella rudezza della mangiatoia, nella nudità e nella rigidità della crocee nei limiti delle parole bibliche, Dio ci incontra e ci riscatta tramite la forza dello Spirito Santo. La gloria di Dio, che sceglie di manifestare se stesso in questo modo, si riflette nella gloria dell'esistenza umana, quando noi cerchiamo di declinare il Vangelo in tutte le dimensioni dell'esistenza. “E poi?”. Gli esseri umani non sono diventati che vanità; sono ridotti a nulla; sono nulla. Tuttavia, come possono essere nulla quando Dio li glorifica? Come possono questi esserenulla se il cuore di Dio è saldo su di loro? Prendiamo coraggio. Sebbene non siamo nulla nello spazio ristretto dei nostri cuori, forse qualcosa di latente giace in questi nostri cuori. O Padre misericordioso, o Padre compassionevole, come poggi il tuo cuore su di noi! Poiché il tuo cuore si trova laddove è il tuo tesoro(Istituzione III.2.25).

2. La determinazione di Calvino nell'anteporre Gesù Cristo al nostro pensare e al nostro vivere. Nel celebrare Cristo che è si è fatto carne della nostra stessa carne, la gloria e la grazia di Dio vengono affermati in mezzo a noi. “Anche se ci separiamo di poco da Cristo, la salvezza svanisce...dove il nome di Cristo non risuona, ogni cosa diviene stantia” (Istituzione II.16.1). La chiesa dipende interamente dalla presenza del Gesù Cristo vivente tramite la forza dello Spirito diDio. Così avviene la comunione degli “amanti di Cristo” (amateurs du Christ, prefazione alla traduzione della Bibbia di Olivetano). Essa non può dipendere dalla tradizione o dalla forza delle strutture esistenti. La critica di Calvino alla chiesa dei suoi tempi è basata su questa ferma convinzione.
3. L'enfasi posta da Calvino sull’opera dallo Spirito Santo per quanto riguarda la creazione e la salvezza. L'azione di Dio è universale e onnicomprensiva. Per Calvino essa è espressione della legge divina su tutte le creature, umane e non.Nulla è al di là della saggezza e della cura amorevole, genitoriale di Dio. Lo Spirito è una forza che dona vita, che sostiene tutti gli esseri viventi. Quello stesso Spirito Santo ci unisce a Cristo ispirandoci nella nostra comprensione della Parola di Dio, illuminandoci e consacrandoci nella fede e raccogliendoci entro la comunione della chiesa. Calvino parla sempre della chiesa, con il suo ministerodella parola e del sacramento, come di una comunità di credenti entro la quale la fede è nata, è stata nutrita e rafforzata tramite l'azione dello Spirito Santo. Quali membri del suo corpo viviamo nella speranza di un rinnovamento delle nostre vite e del mondo intero.

4. L'impegno di Calvino con la Scrittura. Per Calvino la Bibbia è al cuore della vita della chiesa e deve essere letta e studiata da ciascuna creatura di Dio. Deve essere insegnata all'interno della chiesa spesso descritta come madre e scuola della nostra fede. “La nostra debolezza non ci permette di congedarci da questa scuola fino a che non siamo divenuti allievi delle nostre vite” (Istituzione, IV.1.4).L'attenzione vigile di Calvino al contenuto e all'unità dell'Antico e del Nuovo Testamento, la centralità di Gesù Cristo nella testimonianza biblica, il bisogno di lottare con il significato del testo tramite l'aiuto della conoscenza scientifica e storica del suo tempo, e il potere della Parola di Dio di interrogare in maniera sempre nuova ogni generazione rimangono esemplari. La sua esposizione delladottrina cristiana non è mai intrapresa separatamente dalla sua interpretazione della Scrittura, la quale a sua volta ha sempre luogo nell'ambito del lavoro quotidiano della preghiera, della cura pastorale e dell'impegno sociale.

5. La determinazione di Calvino a porre la volontà di Dio in relazione con tutti gli ambiti della vita. L'interesse di Calvino era che la gloria di Dio fosse celebrata e testimoniata a tutti i livelli di vita, che tutta la creazione rivolga un canto di lode a Dio in maniera concreta e vibrante, che la bellezza della volontà di Dio sia resa manifesta nei nostri percorsi di vita, siano essi grandi o piccoli. Calvino ritieneche la legge morale contenuta nella Scrittura ci condanni sia al peccato(ponendoci contro la volontà di Dio) sia ci serva da guida per glorificare Dio in ogni singolo aspetto della nostra vita quotidiana. La Legge, modello del disegno di Dio per il credente, offre uno spazio di feconda crescita umana, uno spazio che è sia accogliente ed inclusivo quanto vincolante e formativo. La Legge pone dei confini e dona ordine alla nostra esistenza di umane creature così che possiamo deliziarci dei buoni doni di Dio rispondendo con gioiosa gratitudine.

6. L'insistenza di Calvino sulla creazione come dono di Dio. La volontà di Dio di far risplendere la creazione è la misura costante della società umana e dell'impegno umano con il mondo creato in tutto il suo mistero e in tutta la sua profondità.Caratteristiche basilari di questa visione sono una fondamentale affermazione dell'eguaglianza umana e la celebrazione della differenza tra gli esseri umani.Essa include una consapevolezza della profonda interrelazione di tutti gli aspetti della creazione, la richiesta agli esseri umani di incarnare queste relazioni e un impegno permanente nell'affermazione della dignità umana. Al cuore di questa visione c'è un impegno compassionevole in favore dell'amore, della giustizia,della cura responsabile e dell'ospitalità verso “le vedove, gli orfani, e gli stranieri”: coloro che sono indifesi, senza patria, affamati, soli, costretti al silenzio, traditi, impotenti, malati, spezzati nel corpo e nello spirito, e tutti coloroche soffrono in questo nostro mondo globalizzato e diviso. “Egli giudicava la causa del povero e del bisognoso, e tutto gli andava bene. Questo non significa forse conoscermi? - dice il Signore”. Calvino chiede che si intraveda Cristo in ogni persona e che veniamo edificati e giudicati dalla sua presenza in loro, sempre proclamando con le nostre parole ed azioni l'integrità del creato quale “teatro dellagloria di Dio”.
7. Il riconoscimento da parte di Calvino che la chiesa è chiamata a discernere, in maniera crescente, la sua relazione con le potenze e i poteri forti del mondo. Il nostro attuale contesto globale include sia varie forme di stato e nazione che la realtà in continuo movimento del mercato globale. Questo prevede, da parte della chiesa, il riconoscimento del proprio impegno per quanto riguarda le lacerazioni in seno alla creazione e la sofferenza umana così come il suo desiderio di predicare in maniera profetica e di tradurre concretamente la buona volontà di Dio nei confronti del mondo. Calvino riconosce altresì che la gloria di Dio può essereproclamata e resa concreta fuori della chiesa e che la comunità cristiana è chiamata a sollecitare l'impegno di tutti gli altri enti di carattere globale sia con umiltà che con audacia di intenti. La chiesa si rende conto che la forma e il contenuto di questo impegno potranno variare a seconda del luogo e del tempo storico, in modi così multiformi come sono multiformi le realtà vissute fedelmente dell’intero creato di Dio.Ciononostante la Chiesa non può che rispondere in maniera obbediente e grata alla Parola di Dio nel presente e, in questo modo, offrire una testimonianza costruttiva a Cristo.

8. L'impegno di Calvino a favore dell'unità della chiesa. Il cospicuo e appassionato impegno di Calvino a favore dell'unità del corpo di Cristo si è giocato all'interno di una realtà ecclesiastica già frammentata. Nel mezzo della divisione egli ha riconosciuto l'unico Signore dell'unica chiesa, sottolineando più volte che il corpodi Cristo è uno, che non vi è giustificazione alcuna per una chiesa divisa e che gli scismi interni alla chiesa sono uno scandalo. Anche la nostra situazione attuale vede le chiese divise e minacce di spaccatura in seno a queste. In particolare vi sono chiese riformate che continuano ad essere caratterizzate da una divisioneinterna così come dall'impegno ecumenico. Il pensiero di Calvino circa la natura della comunità cristiana, la sua volontà di compiere mediazioni per quanto riguarda questioni controverse quali la Cena del Signore e gli instancabili sforzi di costruire ponti ad ogni livello della vita della chiesa, rappresentano una sfida per l'oggi.
Calvino stimola le chiese a comprendere le cause della loro continua separazione e, in accordo con la Scrittura, a battersi per l'unità impegnandosi tramite sforzi ecumenici concreti – tutto ciò per amore della credibilità del vangelo nel mondo e per l'autenticità della vita e della missione della chiesa.

04/03/2009

I 500 anni di Calvino

Di Giorgio Tourn

Quest'anno si celebra il cinquecentesimo anniversario della nascita del riformatore svizzero Giovanni Calvino. Un 'analisi del personaggio, del suo pensiero e della sua influenza sulla cultura del mondo moderno. Pastore valdese, storico e teologo, Tourn ha diretto il Centro culturale valdese di Torre Pellice.

Che Calvino sia una delle figure di rilievo nella storia europea è fuor di dubbio, anche se più di ogni altra oggetto di critiche e incomprensio­ni. L'aver organizzato la Riforma a Ginevra, dandole una forma organica, e preso posizioni rigoro­se contro la Chiesa di Roma lo rende inviso ai cattoli­ci; il fatto che i ginevrini, ispirandosi al suo insegna­mento, abbiano mandato al rogo l'antitrinitario Serveto è per gli spiriti liberi oggetto di condanna senza appello.
Gli aggettivi abitualmente usati per definire la sua opera e il suo pensiero sono sempre negativi: freddo, spietato, dispotico, i suoi referenti sono Robespierre, Lenin, gli uomini del Terrore della dittatura. Questo ha a che fare non con la storia ma con l'ideologia, che, sia essa clericale o laicista, ha bisogno di nemici per salvaguardare la propria identità.
In realtà anche qui, come in tutto quel che concer­ne l'umano, le cose sono molto più complesse. Enun­ciamo in modo sintetico le questioni.
Luterano. Calvino (nato nel 1509) appartiene al­la seconda generazione dei riformatori. Quando a 25 anni, dopo una profonda crisi religiosa, passa dal cat­tolicesimo tradizionale al mondo riformato, sono tra­scorsi quasi 20 anni da quando Lutero ha affisso le sue Tesi, ed egli si trova (l'immagine è sua) come un uf­ficiale di riserva mandato di rinforzo sul campo di bat­taglia. Non solo sotto il profilo strettamente teologico, ma nel profondo della sua esperienza spirituale, egli resterà sempre discepolo di Lutero; questo si può ri­scontrare sotto molti aspetti.
Punto di partenza della riflessione cristiana è per Lutero la sovranità della Parola: la rivelazione non è un sistema di verità da accettare, è l'annunzio della grazia a cui corrisponde la fede, che non è il credo quia absurdum, ma la scoperta del perdono.
Questo si realizza nella giustificazione per grazia, nel fatto cioè che la salvezza è gratuita e l'uomo non ha da realizzarla con le proprie opere, ma da acco­glierla. Da qui nasce la libertà cristiana con cui il cre­dente vive la sua vita al servizio del prossimo, la sua vocazione, che non è l'entrata nello stato monastico ma semplicemente l'obbedienza a Dio nella vita quo­tidiana; dalla giustificazione nasce anche la Chiesa, comunità di credenti salvati da Cristo e non sistema di potere giuridico teologico che si impone alle co­scienze.
Umanista francese. Luterano dunque sì, nel senso di fedele a Lutero, ma a modo suo; Calvino sarà infatti determinato nella sua riflessione da due fatto­ri: una formazione culturale e l'attività a Ginevra.
Calvino è figlio della Francia di Francesco I e del­l'Umanesimo di Erasmo, non ha avuto rapporti con il mondo ecclesiastico, è un laico, addottorato in diritto, e questo determinerà in modo sostanziale il suo mo­do di affrontare i problemi teologici portandolo spes­so a radicalizzare le posizioni.
In secondo luogo la sua riflessione non è frutto di studio accademico, nasce dall'impegno di riforma che egli realizza nella piccola repubblica ginevrina. Gine­vra e i problemi della Riforma lo costringono a pen­sare e scrivere.
Al riguardo vanno ricordati due fatti. La piccola re­pubblica attraversa in quegli anni un periodo di estre­mo travaglio politico istituzionale, accerchiata dai territori sabaudi rivendica la sua autonomia che realiz­za nel 1535 con la cacciata del suo signore, il vescovo della città; in questo contesto di indipendenza Calvi­no inserisce la sua opera.
Assunto nel 1536 per commentare le Scritture, egli avrà sempre un rapporto conflittuale con le autorità, che gli concederanno la borghesia solo alla fine della vita. Egli si è così trovato a ripensare la teologia di Lu­tero, nata nella Sassonia feudale, in un contesto citta­dino borghese e ripensarla non da frate ma da intel­lettuale laico.
Riguardo alla Parola, anzitutto, essa non è per lui solo l'annunzio dell'Evangelo di Gesù Cristo, nella predica e nel sacramento, ma è l'intera rivelazione consegnata nelle Scritture. Questo significa ricupera­re la legge antica come norma di vita, sviluppare l'i­dea di testamento, leggere il testo non in modo tradi­zionale, come un complesso di materiali da utilizza­re per elaborare dogmi, ma in modo umanistico, co­me un documento del passato da interpretare.
Al centro della sua riflessione accanto a Cristo stan­no l'onore e la gloria di Dio: la creatura esiste, opera, pensa in funzione di Dio, non realizza se stessa in una autonomia personale ma nell'obbedienza. Dio non è solo il Padre, è un sovrano.
La giustificazione per grazia, che ne attesta il ca­rattere assoluto, trova la sua espressione compiuta nella predestinazione: la salvezza non è l'offerta d'amo­re di Dio lasciata al libero arbitrio dell'uomo, ma il suo trasferimento nel mondo della grazia con il dono della fede. Dio non propone: dispone; e questo si vede anche nella guida provvidenziale della vita.
La libertà della fede ha come termine di riferimen­to la santificazione del credente, la sua vita non è so­lo ispirata alla riconoscenza, ma alla disciplina; le opere della fede non sono meritorie, ma costituiscono la sua espressione necessaria.
La Chiesa è sì la comunità degli eletti, ma è un or­ganismo strutturato, non è solo uno spazio di libertà e di messaggio, è una scuola di formazione, una militanza; di qui l'importanza della disciplina, dell’ordinamento.
Eredità. Quale è stato l’influenza di questo personaggio sulla cultura del mondo moderno? Il riferimento al capitalismo è tanto inevitabile quanto fuori luogo. Un teologo non può che lasciare le tracce indirette, pensieri, indicazioni che poi si sviluppano; così è stato anche in questo caso.
L’approccio umanistico di Calvino alla Scrittura, nel cui studio si è impegnato, ha certo aperto nuove prospettive nella lettura del testo biblico e così pure la sua concezione della Chiesa, da cui il calvinismo ha tratto l'idea del Sinodo e del concistoro, strutture di governo democrati­co.
Ma forse l'elemento della teologia calviniana destinato ad aprire prospettive più significa­tive è il concetto di vocazione.
Se l'elezione è un atto gratui­to, imputabile unicamente alla libertà divina e alla sua grazia, essa diventa percepibile, si stori­cizza, per il credente, nella vo­cazione. È questo un pensiero destinato a diventare punto di riferimento assoluto per genera­zioni di calvinisti. Il fatto che nella predicazione dell'Evange­lo Dio rivolga l'appello a vivere la fede in obbedienza a Cristo, è per la creatura più che pensiero religioso, è l'atto fondante della sua identità.
A livello sociologico questo si­gnifica che in ogni condizione risponde pienamente a ciò che Dio si attende da lui senza bisogno di un sovrappiù spirituale, non esiste gerarchia nelle attività umane e ogni lavo­ro ha pari dignità: il magistrato e la casalinga, l'ope­raio (l'uomo méchanique) e il mercante.
Questo ha come conseguenza una concezione del lavoro radicalmente nuova, non più la maledizione divina, la condizione di inferiorità del servo a cui con­trappone l'ozio del filosofo e del nobile.
A livello psicologico il carattere personale della vo­cazione implica una consapevolezza della propria re­sponsabilità e della coscienza; l'etica kantiana non è nata fra gli anticlericali libertini, ma nella Ginevra calvinista.
Tutto questo conduceva a riflettere sulla struttura della società, o meglio sui rapporti fra la religione e la polis, la possibilità di una societas christiana che su­perasse la dicotomia cinquecentesca: la Chiesa-Stato romana e la Chiesa di Stato luterana o anglicana; l'i­potesi di una comunità cristiana, che dialoga in pie­na autonomia e parità, con i magistrati, era futuribi­le. Ma i suoi eredi immediati diedero nel Seicento una prima soluzione con la dottrina dello Stato a struttu­ra federale, la politica fondata sulla responsabilità in­dividuale e la pattualità; e quelli più lontani, nel Set­te-Ottocento, con la separazione di Chiesa e Stato nel primo emendamento della Costituzione americana.

da Confronti, n.2 febbraio 2009 (http://www.confronti.net/)

03/03/2009

Giovanni Calvino 500° della nascita

Mostra itinerante su Giovanni Calvino realizzata dalla Fondazione Centro Culturale Valdese dal 25 marzo -10 aprile 2009 Biblioteca Civica di Verbania via Vittorio Veneto 138 Verbania Pallanza

Orario visite:
La mostra è visitabile negli orari di apertura della biblioteca.
Lunedì: chiuso.
Martedì-giovedì e venerdì: 9.00-12.30; 14-18,30.
Mercoledì - continuato: 15.00-22.00.
Sabato - continuato 9.30-18.30.

Giovanni Calvino 500° della nascita

CONFERENZA
In occasione del 5° centenario della nascita di Giovanni Calvino, il Riformatore di Ginevra, la Chiesa Evangelica Metodista organizza con il patrocinio del Comune di Verbania una conferenza dal tema:

"Giovanni Calvino: il riformatore, la sua eredità, l'attualità del suo messaggio"
Venerdì 27 marzo 2009, ore 21 Auditorium S. Anna

via Belgio - Verbania Pallanza

Relatore: Paolo Tognina teologo evangelico e giornalista, direttore del mensile Voce evangelica, redattore della rubrica televisiva protestante TSI Segni dei Tempi" (Svizzera)

11/02/2009

5° centenario della nascita di Giovanni Calvino




CONFERENZA:

La Chiesa Evangelica Metodista organizza con il patrocinio del Comune di Verbania una conferenza dal tema:

Giovanni Calvino: il riformatore, la sua eredità, l'attualità del suo messaggio"

Venerdì 27 marzo, ore 21 presso l'Auditorium S. Anna , via Belgio a Verbania Pallanza.

Relatore: Paolo Tognina, teologo evangelico e giornalista, direttore del mensile Voce evangelica, redattore della rubrica televisiva protestante TSI Segni dei Tempi" (Svizzera).


MOSTRA:

per l’occasione, presso la Biblioteca Civica di Verbania - Via Vittorio Veneto 138, dal 25 marzo-10 aprile sarà allestita la Mostra itinerante su Giovanni Calvino realizzata dalla Fondazione Centro Culturale Valdese.

La mostra è visitabile nelle ore di apertura della biblioteca:
Lunedì: chiuso.
Martedì-giovedì e venerdì: 9.00-12.30; 14-18,30.
Mercoledì –continuato: 15.00-22.00
Sabato – continuato 9.30-18.30.

Per informazioni: tel. 0323 516866, E-mail: metodisti.verbano@gmail.com