Culti

Omegna - Via F.lli Di Dio 64
Nel Tempio di Omegna, il Culto di Domenica 14 Dicembre, si terrà alle h.11, seguirà un pranzo comunitario

Intra - C.so Mameli 19
Nel Tempio di Intra, il Culto di Domenica 14 non si terrà, ma si terrà nel Tempio di Omegna alle h.11
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17/02/2014

Incontro sulla libertà religiosa ad Omegna



Integrazione: religione e convivenza civile


VENERDI 21 FEBBRAIO ORE 20.30
presso Sala Santa Marta 
via Cavallotti - OMEGNA


Intervengono:

don Renato Sacco - Chiesa Cattolica
pastore Jean-Félix Kamba Nzolo-Chiesa Evangelica Metodista
padre Ilie Muntean - Chiesa Ortodossa rumena
on. Franca Biondelli - Partito Democratico
on. Fabio Lavagno - Sinistra Ecologia e Libertà

Incontro promosso dal Comitato Multietnico e l’associazione Amil no profit 

31/01/2014

Nuovo numero dei Quaderni Laici: I grandi maestri del pensiero laico


   Acquistabile sul sito www.claudiana.it  al prezzo di 25,00 €

I pensatori del laicismo e i loro differenti universi culturali
Le diverse laicità  dei pensatori classici e del Novecento italiano
La laicità dello stato come fondamento del diritto di diffondere le proprie fedi al riparo da dispotismo e intolleranza

Per sua intrinseca natura aperta al pluralismo e al confronto, nel corso del tempo la laicità  è stata concepita e perseguita in molti diversi modi: i laici non hanno dogmi da trasmettere, bensí principi e valori da sottoporre alla comune, ininterrotta riflessione.
Riconducibili a universi culturali differenti, i grandi autori "classici" qui presentati - da Spinoza a Bobbio, passando per Locke, Voltaire e Kant, cosí come per Tocqueville, Stuart Mill, Russell, Croce, Salvemini - hanno comunque tutti inteso valorizzare la laicità  come fondamento dello stato e del diritto di ciascuno di diffondere liberamente le proprie fedi al riparo da ogni forma di dispotismo e intolleranza.

06/06/2013

Quaderni laici n.9

Nuove materie scolastiche per la formazione di buoni cittadini ed esseri umani

Prezzo: 15,00 €

Educazione alla cittadinanza, per educare al rispetto dei diritti costituzionali di tutti i cittadini
Educazione sessuale, per educare a una sessualità serena fondata sul rispetto
Storia delle religioni e del libero pensiero, per insegnare diverse visioni del mondo e concezioni etiche.

Nella prospettiva di una moderna didattica laica si rivela essenziale istituire due nuove materie curriculari obbligatorie, Educazione alla cittadinanza ed Educazione sessuale, nonché una nuova materia facoltativa, Storia delle religioni e del libero pensiero, che dovrebbe poi sostituire l’insegnamento facoltativo concordatario della religione cattolica, divenendo obbligatoria.

Uno Stato laico non può infatti abdicare né demandare ad altri la formazione di buoni cittadini, educati al rispetto dei diritti costituzionali di tutti, in primis le minoranze, nonché di esseri umani che conoscano le diverse e possibili visioni del mondo fondate sulle varie religioni o concezioni etiche e capaci di vivere una sessualità serena fondata sul rispetto dei partner.

Dibattito: Monica Lanfranco, Maryam Namazie, Shahrzad Sabry, Wassyla Tamzali
Intervista di Federico Calcagno a Tullio Monti

12/12/2012

False accuse alla laicità

di Eric Noffke, pastore valdese

Per fortuna il discorso del cardinale Scola, pronunciato a Milano in occasione della festa di Sant’Ambrogio, ha suscitato un coro di sdegno: diverse riposte, puntuali ed intelligenti, sono arrivate da alcune delle voci più autorevoli del panorama intellettuale italiano. Giustamente si è visto nelle parole dell’arcivescovo di Milano un ennesimo attacco all’idea di laicità e un inquietante auspicio a tornare al confessionalismo di Stato; il suo riferimento ad un presunto modello americano (che, è stato fatto notare correttamente, in quei termini oggi non esiste neanche più) sembra più uno specchietto per le allodole che una proposta seria. In realtà, in prossimità della campagna elettorale Scola ha voluto mandare ai milanesi tutti, a cominciare dal loro sindaco, il chiaro messaggio che le cose, nell’arcidiocesi di Milano, sono cambiate. Non che avessimo molti dubbi in proposito, ma un discorso come questo ci ripropone la domanda se una certa gerarchia cattolica voglia davvero porsi come interlocutore in un dialogo pubblico o se non abbia piuttosto ragione Paolo Naso quando, sul sito della Chiesa Valdese, parla di “guerra fredda”. In tal caso dobbiamo leggere le parole di Scola come una chiamata alle armi contro lo Stato laico; d’altra parte tutto il lavoro di Comunione e Liberazione non esprime proprio questo progetto?

Che la direzione sia questa ce lo dice prima di tutto il riferimento a Costatino, proprio in apertura del discorso di Scola. Invece di essere magistra vitae, la storia diventa piuttosto un’arma da guerra e altro non potrebbe essere la fuorviante immagine di Costantino eletto a patrono della libertà religiosa. È vero, il suo editto del 313 ha posto la parola fine alle persecuzioni dei cristiani, i quali saranno stati felici di poter professare la loro fede senza la paura di rischiare la vita. Esso, però, è stato il preludio delle persecuzioni degli eretici i quali, tra l’altro, con la loro stessa esistenza accusavano prima l’imperatore, poi il papa re di un uso politicamente e ideologicamente strumentale del cristianesimo. Per non parlare, come giustamente ci fa notare Vito Mancuso su Repubblica, della messa al bando dei culti pagani, ben presto a loro volta oggetto di condanne e vessazioni. Di Costantino e della svolta che impresse alla storia del cristianesimo ci sarà tempo per parlare nel corso dell’anno in maniera storicamente più argomentata e seria. Vederlo evocato in un atto di accusa alla laicità, però, richiama echi inquietanti di tempi che vorremmo lasciarci alle spalle. Dal cesaropapismo allo stato pontificio, la storia è piena dei pessimi esiti della commistione tra Stato e Chiesa. Ad ogni modo, proprio la storia è uno dei campi in cui si combatterà questa guerra, fredda o calda che sia, contro la laicità.

C’è poi un secondo punto che mi pare importante evidenziare: quali sono le fazioni opposte in questo confronto? Se da una parte, infatti, sta una maggioranza della gerarchia cattolica, con le sue spade affilate puntate contro lo schieramento laico e la sua cultura presunta secolarizzata, dove si collocano gli altri? E soprattutto, il mondo evangelico italiano da che parte sta? Quanti, nelle nostre chiese, sono tentati dal frutto polposo, ma avvelenato, della battaglia cattolica per i valori “non negoziabili” in campo etico? Naturalmente è un’illusione immaginare che il mondo evangelico possa assumere una posizione comune; ma non sarebbe una cattiva idea quella di evitare pericolose neutralità o scomode strumentalizzazioni. Siamo davvero appiattiti sull’alternativa tra una laicità alla francese o all’americana, quando nel nostro paese non abbiamo avuto né la Riforma protestante né la rivoluzione francese? Credo che sarebbe il caso di chiarirci le idee in qualche modo, magari proprio partendo dal diciassettesimo centenario dell’editto di Costantino.

Oggi più che mai, dunque, è necessario affermare che le accuse di Scola alla laicità sono false, soprattutto in Italia. Bisogna opporsi con forza a chi, come lui, cerca di riproporre, neanche tanto sotto mentite spoglie, una religione intesa come soffocante cappa liberticida, collaudata macchina di controllo delle coscienze, tesa alla difesa di ben precisi interessi di parte. Ma non basta: dobbiamo pure agire per offrire al nostro paese una reale alternativa evangelica, nel pensiero e nelle opere.
(nev-notizie evangeliche 50/12)

Laicità. FCEI: "Le parole di Scola aggrediscono il principio di laicità"

Il discorso dell'arcivescovo di Milano indice di una "restaurazione"

Roma (NEV), 12 dicembre 2012 - Con un comunicato stampa diffuso lo scorso 7 dicembre la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha preso posizione su quanto pronunciato dal cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, in occasione del tradizionale discorso per la festa del patrono della città, Sant'Ambrogio. Il cardinale, partendo da una riflessione generale sull'anniversario dell'Editto di Milano del 313, ha parlato di un "inizio mancato" in materia di libertà religiosa, per poi passare ad un'analisi contemporanea che vedrebbe una presunta esclusione dallo spazio pubblico delle religioni, esclusione riconducibile alla laicità dello Stato inteso come neutralità nei confronti delle espressioni di fede. Un ragionamento, quello di Scola, che in questi giorni ha suscitato diverse reazioni da parte di opinionisti credenti e non credenti.

Sconcerto per le parole di Scola è arrivato anche da ambienti evangelici. Di seguito la dichiarazione raccolta a caldo dal politologo Paolo Naso, coordinatore della Commissione studi della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), e diffusa lo scorso 7 dicembre a mezzo di comunicato stampa: "Le parole del cardinale Scola nel tradizionale messaggio alla città del 6 dicembre, lasciano sorpresi e sbigottiti perché aggrediscono quel principio di laicità che costituisce, oltre che un caposaldo della nostra Costituzione, l’architrave di ogni modello di convivenza tra fedi diverse nello spazio pubblico. L’arcivescovo di Milano va persino oltre il tradizionale appello di questo pontificato per una 'sana laicità' e denuncia 'una cultura fortemente connotata da una visione secolarizzata dell’uomo e del mondo, priva di apertura al trascendente' e che, se fatta propria dallo Stato, 'finisce inevitabilmente per limitare la libertà religiosa'. Scola è fine intellettuale e, se usa parole così nette ed esprime giudizi così perentori, è chiaro che ha un obiettivo preciso: a noi pare che intenda richiamare il suo gregge al fatto che il pastore è cambiato, che il tempo di Martini e Tettamanzi è ormai finito e con esso quello spirito di pluralismo, di laicità e di dialogo che per una lunga stagione hanno caratterizzato il cattolicesimo ambrosiano. Ruvidamente, come ruvide sono state le parole udite dalla Cattedra di Sant’Ambrogio, potremmo definirla 'restaurazione'".

Il pastore della chiesa valdese di Milano, Giuseppe Platone, che è anche segretario del Consiglio delle chiese cristiane del capoluogo lombardo (CCCM), per parte sua ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Il cardinale Scola ci ha crudemente messi di fronte al fatto di trovarci, sul tema della libertà religiosa, su posizioni lontane, contrapposte, che in prospettiva rischiano di rendere il cammino ecumenico ancora più faticoso di prima. Non siamo comunque di fronte a degli ultimatum o diktat ma a posizioni, teologicamente e culturalmente diverse che possono (e forse desiderano) un confronto leale, senza scomuniche ma anche senza sconti. Dopo quindici anni di un cammino che ha visto cadute e energici rialzamenti, il CCCM, alla vigilia dell'anniversario della 'svolta costantiniana', è di fronte ad una sfida seria che deve trovare la sua risposta nella fedeltà all'evangelo del Cristo che ha dato tutto se stesso senza prendere nulla per sé. Come dire che le religioni, che camminano tutte con le gambe di credenti e di cittadini, imparino a fare un passo indietro per il bene comune".

15/03/2012

CineLaico promosso dalla Consulta laica e dall'Arci VCO

Film
“LE INVASIONI BARBARICHE”
di Denis Arcand
Venerdì 23 marzo 2012, ore 21
Circolo ARCI “ Franco Ferraris”  in Via Manzoni - Omegna

Le invasioni barbariche è un film canadese del 2003, scritto e diretto da Denys Arcand, vincitore di numerosi premi tra cui l’Oscar al miglior film straniero, dedicato delicato tema dell’eutanasia.

La serata sarà preceduta da una breve presentazione della Consulta laica del VCO e della richiesta da presentare all'Amministrazione comunale di Omegna per sollecitare l'istituzione del registro dei testamenti biolgici.

15/02/2012

Vademecum per chi non sceglie l'insegnamento della religione cattolica

Al fine di garantire una corretta informazione in merito alla scelta se avvalersi o meno dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole e soprattutto di vedere concretamente garantite le 4 opzioni (compresa quella delle materie alternative) a disposizione di chi non intenda avvalersene, si pubblica questo breve Vademecum informativo complessivo su tutta la vicenda dell'insegnamento della religione cattolica (IRC) e dell'ora alternativa.


Si ricordi che IRC:


- è un insegnamento confessionale cattolico, in quanto gli insegnanti sono selezionati dalla curia, con titoli di studio conseguiti presso istituti riconosciuti dalla Santa Sede e non con concorsi pubblici.
- si tratta di una condizione di privilegio nei confronti di una confessione, sia pure la più numerosa nel paese, che spesso si traduce nella presenza di una forte simbologia cattolica in una scuola che dovrebbe essere laica e pubblica.
- è una materia pienamente facoltativa (Nuovo Concordato del 1984; sentenze che la Corte Costituzionale ha emesso sulla questione: n. 203/1989, n. 13/1991, n. 290/1992 e relative circolari applicative): avvalersi o non avvalersi dell’IRC(insegnamento della religione cattolica) è una libera scelta. L’art. 9 della legge n. 121 del 1985, che recepisce il neo-Concordato del 1984, dispone che il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’IRC è garantito a ciascuno e che tale scelta non può dare luogo ad alcuna forma di discriminazione.
- la scelta va fatta all’atto dell’iscrizione ed «ha effetto per l'intero anno scolastico cui si riferisce e per i successivi anni di corso nei casi in cui è prevista l'iscrizione d'ufficio, fermo restando, anche nelle modalità di applicazione, il diritto di scegliere ogni anno se avvalersi o non avvalersi dell'Irc» (Intesa tra la CEI e il MPI :Punto 2.1 del DPR 751/85; DL 297/94 artt..310-11,Testo Unico sulla legislazione scolastica). La scuola deve ogni anno fornire un'adeguata e tempestiva informazione per garantire la possibilità di modificare o confermare la scelta: quindi i genitori o gli studenti che intendono cambiare la scelta per l'anno scolastico successivo devono notificarlo espressamente alla scuola entro gennaio-febbraio, mesi delle iscrizioni.
Se non ci si avvale dell’IRC ci sono quattro diverse possibilità, che le scuole sono tenute a garantire tutte:


1) “attività alternative” all’IRC (indicate nei moduli delle scuole come “attività didattiche e formative”) . Per la difficoltà di gestire l’orario degli insegnanti, per la carenza di fondi, per i tagli al personale, le scuole tendono a non attivarle. Ma, se sono richieste (anche da un solo studente, così come per l’IRC), la scuola è tenuta ad organizzarle. Sono deliberate dal Collegio dei docenti,sentito il parere di alunni e genitori, e prevedono un programma e un docente apposito, oltre alla valutazione del profitto sotto forma di giudizio (escluso dalla media dei voti). Occorre chiarire che l’attività alternativa è dovuta e, qualora non ci fossero i docenti, si deve procedere alla chiamata di un incaricato, come si farebbe per qualsiasi altra disciplina. Le attività sono finanziate con i fondi di appositi capitoli di spesa stabiliti ogni anno, regione per regione, con la Legge Finanziaria ("Spese per l'insegnamento della religione cattolica e per le attività alternative all'insegnamento della religione cattolica, con esclusione dell'IRAP e degli oneri sociali a carico dell'amministrazione").


2) studio individuale: la scuola deve individuare locali idonei ed assicurare adeguata assistenza.


3) libera attività di studio e/o ricerca senza assistenza di personale docente. La scuola è comunque tenuta a garantire la sicurezza e la vigilanza.


4) non essere presente a scuola: chi non ha scelto l’IRC non ha alcun obbligo, e quindi non è tenuto ad essere presente a scuola durante l’ora di IRC.. Naturalmente i genitori degli allievi minorenni devono dichiarare per iscritto che consentono ai figli di assentarsi dalla scuola in quelle ore. Questa possibilità è stata inizialmente definita dalla circ. min. 9/1991 applicativa delle sentenze della Corte costituzionale n.203/1989,n.13/1991 per le quali chi non segue l’insegnamento della religione cattolica è in uno "stato di non obbligo".
Non obbligo significa non essere costretti a nulla contro la propria volontà. (ad es. non si può essere trasferiti in classi diverse dalla propria, non si può essere costretti a stare in classe durante l’IRC, non si può essere costretti a scegliere l’uscita dalla scuola se non è una libera scelta, non si può essere costretti a fare un’attività alternativa se non si è liberamente scelta quell’opzione).
Ovviamente l'insegnante di RC non deve partecipare agli scrutini di chi non si avvale. Per chi si avvale, il DPR 202 /1990 al punto 2.7 recita : “nello scrutinio finale, nel caso in cui la normativa statale richieda una deliberazione da adottarsi a maggioranza, il voto espresso dall’insegnante di religione cattolica, se determinante, diviene un giudizio motivato iscritto a verbale”, ciò al fine di evitare promozioni (o bocciature) determinate soltanto dalla scelta dell’IRC. Tale norma vale anche, allo stesso modo, per i docenti di materia alternative.
Anche se questa disposizione non dovrebbe dare adito a interpretazioni controverse, vi sono sentenze discordanti emesse da Tribunali Amministrativi Regionali. Che il giudizio motivato, trascritto a verbale, non sia rilevante sul piano del computo effettivo dei voti è chiaramente affermato nella Sentenza n. 780 del 16 ottobre 1996 emessa dalla prima sezione del TAR del Piemonte, oltre che dalla limpida interpretazione del ministro P.I. on. Giancarlo Lombardi, in carica nel 1990.

COMPORTAMENTI ILLEGITTIMI


Sulla base di quanto detto e in rapporto alla laicità della scuola pubblica, alcuni comportamenti tenuti dalla scuola sono illegittimi.


Ad esempio:


• non organizzare le attività previste e scelte in alternativa all'IRC.
• consegnare moduli che non prevedono rigorosamente le 4 opzioni.
• convincere i genitori a cambiare la scelta espressa.
• impedire di cambiare la scelta da un anno all'altro.
• impedire all'allievo di uscire dalla scuola durante l'ora di religione e/o fissare l'IRC in un orario che impedisca l'uscita da scuola (in particolare nella scuola materna ed elementare).
• utilizzare l'ora di religione per altre attività scolastiche
• fare propaganda religiosa all'interno della scuola (visite pastorali, pellegrinaggi, benedizioni...)
• valutazione in pagella dell'IRC e/o delle attività alternative.
• richiesta di pagamento per usufruire delle attività alternative. A tale proposito in una nota del 7 marzo 2011 del ministero dell’Economia e delle Finanze concordata con il MIUR si evidenzia che :
Al riguardo, poiché a seguito della scelta effettuata dai genitori e dagli alunni, sulla base della normativa vigente, di avvalersi dell'insegnamento delle attività alternative, le stesse costituiscono un servizio strutturale obbligatorio, si ritiene che possano essere pagate a mezzo dei ruoli di spesa fissa.
Non avvalersi dell’IRC è un tuo diritto: esigi che sia pienamente rispettato!

ORA ALTERNATIVA ALL’IRC: UN DIRITTO CHE DEVE ESSERE GARANTITO

La C.M. n. 9 del 18 gennaio 1991, sulla base degli accordi di revisione del Concordato stipulati nel 1984 fra lo Stato italiano e la Santa Sede ed in ottemperanza alla sentenza della Corte Costituzionale n°13/1991, chiarisce il carattere pienamente facoltativo della frequenza dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. In particolare, stabilisce per coloro che non intendono avvalersi di tale insegnamento la possibilità di scegliere fra quattro differenti opzioni: non presenza a scuola durante le ore di IRC, studio assistito da parte di personale docente, studio non assistito nei locali dell’istituto scolastico, attività didattiche e formative (meglio note come “ora alternativa”).


Il mondo laico, com’è noto, rifiuta in linea di principio la presenza all’interno della scuola pubblica di un insegnamento di natura confessionale (non si tratta infatti di una storia delle religioni o del fatto religioso) impartito da docenti scelti dalle autorità ecclesiastiche ma pagati dallo Stato italiano con i soldi di tutti i contribuenti (si noti, fra l’altro, che i tagli previsti dai nuovi quadri orari legati alla riforma “Gelmini” risultano ancor più consistenti se si tiene conto che in essi viene conteggiata anche l’ora di religione, la quale, essendo facoltativa, non dovrebbe essere computata nell’offerta formativa). Negli ultimi anni il dibattito si è fatto particolarmente vivace e si è intrecciato con quello più ampio sull’opportunità di introdurre nella scuola pubblica un insegnamento del fatto religioso o di storia delle religioni (e non solo di quella cattolica) non confessionale e fondato su criteri di scientificità; e, in caso di risposta affermativa, sull’alternativa fra l’ipotesi che tale insegnamento venisse diluito all’interno delle discipline già esistenti e quella che esso fosse una disciplina pienamente autonoma con tanto di docenti, voto e orario specifici. In effetti, sono stati praticati alcuni esperimenti miranti a introdurre tale insegnamento proprio nell’ambito dell’ora alternativa. Si tratta di tentativi interessanti e da incentivare, ma è importante ribadire che in nessun caso essi devono portare ad indebolire l’assoluta facoltatività dell’IRC, ed in particolare l’effettiva possibilità di scegliere di non avvalersi di alcun insegnamento ad esso alternativo.


Resta il fatto che attualmente il problema principale è quello di garantire l’effettiva agibilità di tutte le scelte previste dalla normativa. In particolare, appare preoccupante il fatto che negli ultimi anni è diventato sempre più difficile per studenti e famiglie ottenere l’attivazione dell’ora alternativa; cosa che appare assai grave sia in linea di principio che per le sue concrete conseguenze. Innanzitutto, infatti, l’esigibilità di un diritto garantito dalla legge deve essere difesa da tutti i laici, anche da coloro che non nutrono particolari entusiasmi per l’ora alternativa. In secondo luogo, mentre nelle scuole superiori la non attivazione dell’ora alternativa si traduce perlopiù nell’uscita da scuola, la situazione è ben diversa nel caso della scuola primaria e media inferiore. E’ quanto emerge un’indagine promossa dalla Consulta Torinese per la Laicità delle istituzioni, dal Comitato Torinese per la Laicità della Scuola, dal COOGEN, dalla FNISM Torino, dal CIDI Torino, dall’Associazione “31 ottobre”, dalla CUB Scuola e dal Gruppo di Studi Ebraici Torino. Dai dati raccolti risulta che in molte scuole l’ora alternativa non viene attivata, anche a fronte di un numero di richieste non sempre irrilevante. Soprattutto nelle scuole primarie il risultato concreto è che durante le ore di IRC i bambini non avvalentisi vengono spesso parcheggiati in altre classi o invitati ad essere presenti come uditori alle lezioni di religione; quando non sono gli stessi genitori, timorosi di vedere i propri figli abbandonati a se stessi, a preferire da ultimo farli frequentare l’IRC.


Il pretesto addotto dai dirigenti scolastici per non attivare l’ora alternativa è che le scuole, a maggior ragione in questo periodo di tagli dei finanziamenti, non sarebbero in grado di sostenerne i costi. In realtà i decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze stanziano ogni anno cifre cospicue per il pagamento sia dei docenti di IRC a tempo determinato, sia degli insegnanti di ora alternativa: in particolare, a livello piemontese sono disponibili ogni anno circa 38 milioni di euro ripartiti fra i vari ordini di scuola. Pertanto non c’è alcun bisogno che i dirigenti scolastici raschino il fondo di bilanci di istituto sempre più dissestati; è sufficiente che, a fronte di richieste di ora alternativa, richiedano i fondi necessari disponibili a livello regionale.
Insomma, la situazione è in grande movimento e va tenuta costantemente sotto controllo, per evitare abusi e inadempienze e l’associazionismo laico è pronto a continuare la propria battaglia anche su questo terreno, al servizio dei diritti degli studenti, delle famiglie e della laicità della scuola.


Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni


Comitato Torinese per la Laicità della Scuola


Associazione “31 ottobre per una scuola laica e pluralista promossa dagli evangelici italiani”


CIDI Centro Iniziativa Democratica Insegnanti


CGD Coordinamento Genitori Democratici Piemonte


COOGEN Coordinamento Genitori Nidi, Materne, Elementari, Medie


CUB Scuola


FLC-CGIL Torino


FNISM Federazione Nazionale Insegnanti


Gilda degli insegnanti


Gruppo di Studi Ebraici


MCE Movimento di Cooperazione Educativa


UIL Scuola

Siti su cui puoi approfondire l’argomento:


29/11/2011

Rassegna cinematografica a cura della Consulta Laica e l'Arci Verbania

Arci VCO e Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni promuovono una mini – rassegna cinematografica ad ingresso gratuito incentrata sulle tematiche dei diritti civili, del multiculturalismo, della laicità (la presentazione dei film sarà curata da Augusto Bruni). Gli incontri si prefiggono lo scopo di approfondire le tematiche menzionate attraverso la visione e il confronto tra i partecipanti.

Il primo film:  “ PERSEPOLIS” di MARJANE SATRAPI
Venerdì 2 dicembre 2011 - Circolo Arci "Luigi Zappelli" in Via Roma a Verbania Intra ore 21,00


Presentato al festival di Cannes 2007, Persepolis è un film d'animazione dal contenuto autobiografico, tratto dall'omonima Grafic Novel (genere che inizia a trovare un'eco di pubblico sempre maggiore,). Marjane Satrapi, autrice, sceneggiatrice e regista (insieme a Vincent Paronnaud) della pellicola, vive in prima persona la situazione iraniana e la racconta tramite una regressione sulla propria infanzia e adolescenza. Persepolis rappresenta la vita di una giovane iraniana, testimone in prima persona dei cambiamenti sociali e storici che ha attraversato l'Iran a partire dai primi anni '80. Un Iran dalle due facce, socialmente a pezzi, abitato da persone provate da un governo che si appella alla religione per effettuare un controllo asfissiante sulla popolazione, travisandone probabilmente i principi e radicalizzandoli in maniera spesso assurda.

04/11/2011

Consulta del VCO per la laicità delle Istituzioni invita all' Incontro con Mina Welby



COMUNICATO STAMPA


“Fine vita e libertà di scelta: Sindaci, candidati sindaco, amministratori e forze politiche si esprimano”

Il 9 Novembre, all’incontro con Mina Welby che si terrà presso la Libreria Margaroli, la “Consulta del VCO per la laicità delle Istituzioni” rilancerà (oltre alla proposta di costituzione di un “TAVOLO PER LA LIBERTA’ DI SCELTA” aperto ai cittadini, alle associazioni, alle forze sociali e politiche) la proposta di istituzione dei Registri Comunali e Provinciali per i Testamenti Biologici e le Dichiarazioni Anticipate di Volontà. E’ una iniziativa che si contrappone alla pessima proposta di Legge Calabrò e ad un vento proibizionista e confessionale che pretende di sostituirsi al libero arbitrio individuale. Chiediamo ai Sindaci del VCO (o ai candidati Sindaco), agli amministratori, ai consiglieri comunali, alle forze politiche di esprimersi pubblicamente. Dichiarando la loro posizione relativamente alla proposta di adozione dei RTB, senza ambiguità ed equilibrismi. E chiediamo ai giornalisti della informazione locale di fare la loro parte e interrogare i rappresentanti delle istituzioni locali su questo tema.


Per la “Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni”


Jean-Félix Kamba Nzolo (coordinatore)
Fabio Ruta (segretario organizzativo)


Consulta del Verbano-Cusio-Ossola per la Laicità delle Istituzioni
http://www.consultalaicadelvco.blogspot.com/
E-mail: consultalaica.vco@gmail.com
http://www.facebook.com/group.php?gid=111042662265442&ref=ts#!/group.php?gid=111042662265442

06/07/2011

Novità Claudiana - Laicità dall'unità a oggi


Le cinque lezioni magistrali sulla laicita del Premio Laico dell'Anno "Adriano Vitelli"

Carlo Augusto Viano, Gian Enrico Rusconi, Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà e Giulio Giorello.
 Estratti dai principali documenti sui rapporti tra Stato e Chiesa cattolica dall'Unita d'Italia alla revisione del Concordato
Le cinque lezioni magistrali sulla laicità proposte in questo numero di "Quaderni Laici" sono state tenute, dal 2007 a oggi, in occasione della consegna del Premio Laico dell'Anno "Adriano Vitelli" – promosso dalla Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni – da Carlo Augusto Viano, Gian Enrico Rusconi, Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà e Giulio Giorello.


Nel centocinquantenario dell'Unità d'Italia, la sezione "Documenti" – curata da Massimo L. Salvadori – presenta una raccolta di estratti dai principali documenti sui rapporti tra Stato e Chiesa cattolica: dal discorso parlamentare in cui, nel 1861, Cavour lanciò la celebre formula "Libera Chiesa in libero Stato" al discorso di Craxi sulla revisione del Concordato del 1984, passando per testi e interventi di Pio IX, Leone XIII e Pio XI, Sturzo, Croce, Mussolini, De Gasperi, Calamandrei, Nenni e Togliatti.
Integra il volume un saggio di Ermanno Vitale.
 
http://www.claudiana.it/php/mostrascheda.php?nscheda=9788870168754

24/03/2011

Crocifisso in aula. Disappunto del mondo protestante per la sentenza CEDU

"Un'occasione persa per la laicità dello Stato", "Il crocifisso non è un simbolo di dominio".

Roma (NEV), 23 marzo 2011 - Non è piaciuta ai protestanti l'assoluzione dell'Italia da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) nel caso Lautsi sull'affissione del crocifisso nelle aule scolastiche. L'Agenzia stampa NEV - in seguito alla pronuncia della sentenza del 18 marzo, che ha ribaltato quella emessa in prima istanza dalla CEDU nel novembre 2009 - ha raccolto le reazioni a caldo di luterani, battisti, avventisti, valdesi e metodisti.

La pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese (organo esecutivo dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi) ha accolto con "grave disappunto" la sentenza, che "conferma l'ambiguità e la contraddittorietà della normativa italiana sulla materia: da una parte non si ha il coraggio di affermare che il crocifisso è obbligatorio, mentre dall'altra si teme di dispiacere le gerarchie vaticane non sciogliendo un nodo che si trascina ormai da decenni da una Corte all'altra. Valdesi e metodisti italiani restano convinti che l'esposizione del crocifisso nelle sedi istituzionali violi il principio supremo di laicità dello Stato e di pluralismo culturale e confessionale. Come credenti ci preoccupa che un simbolo della fede cristiana venga imposto come espressione di una cultura e di una civiltà. Per parte nostra né il crocifisso, né la nuda croce possono essere imposti come simboli di una tradizione, ma possono essere soltanto il contenuto di una predicazione e di una testimonianza liberamente rese".

Il pastore Ulrich Eckert, vice decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), ha dichiarato: "Per i luterani, il crocifisso o la croce è il simbolo più alto che riassume il dono che Dio fa di sé all'umanità. Non esigiamo che il crocifisso venga esposto in luoghi pubblici in quanto simbolo di fede, ma non siamo contrari alla sua esposizione come simbolo di un richiamo alla tradizione viva della fede cristiana. E' però fondamentale rispettare la richiesta di toglierlo ove qualcuno se ne veda disturbato, proprio per evitare l'uso di questo simbolo di amore e di solidarietà come simbolo di dominio. Siamo contrari all'uso del crocifisso come segno di affermazione di una presunta supremazia della fede cristiana nella società pluralistica, democratica e quindi ispirata a criteri di giustizia, uguaglianza e laicità. Guai a chi spera di concentrare il difficile e importante compito di un'autentica testimonianza delle fede nel Signore Gesù Cristo sull'affissione di simboli".

Per il pastore Raffaele Volpe, presidente dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI) "ora che la Grande Camera della Corte europea ha assolto l'Italia, per noi protestanti non resta altro da fare che tornare alla grande corte della nostra coscienza. Davanti a questo tribunale noi conserveremo la nostra posizione che riteniamo non solo buona, ma anche giusta. Lo faremo attraverso la nostra testimonianza, la nostra civile disobbedienza, nel nome del Dio che professiamo, ma anche nel nome della ragione".

L'avventista Dora Bognandi, segretario nazionale dell'Associazione internazionale per la difesa della libertà religiosa (AIDLR), ha dichiarato: "E' una sentenza alla Ponzio Pilato: in pratica la Corte di Strasburgo se ne lava le mani. Ancora una volta si è dimostrato che spesso si sceglie di non dispiacere il più forte. Un'occasione persa per aiutare il nostro paese a scegliere la via della laicità".

Amareggiata anche l'Alleanza evangelica Italiana (AEI), che in un comunicato diffuso il 21 marzo riassume le ragioni che non permettono di accettare il "crocifisso di stato". Per l'AEI l'esposizione di questo simbolo, peraltro tipicamente cattolico romano, come viene sottolineato, "rappresenta ancora oggi un modo efficace di 'marcare il territorio' e affermare la propria egemonia nei confronti di tutti gli altri". Pertanto deplora il fatto che "il crocifisso sia strumentalizzato per finalità di potere che nulla hanno a che fare con la laicità dello Stato e il significato della croce".

Crocifisso in aula. Il rammarico della Federazione delle chiese evangeliche

La sentenza della Corte europea per i diritti umani di Strasburgo non realizza lo Stato laico.


Roma (NEV), 23 marzo 2011 - A poche ore dalla pubblicazione della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) di Strasburgo nel caso Lautsi contro l'Italia sul crocifisso nelle aule scolastiche, lo scorso 18 marzo la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha diffuso il seguente comunicato stampa:

"La FCEI si rammarica che il 'caso italiano' sia stato ancora una volta occasione di una normativa eccezionale, che non realizza pienamente uno Stato laico, in cui tutti possano riconoscersi, senza discriminazione di credo religioso o altro (art. 3 della Costituzione Italiana). I crocifissi continueranno a essere presenti nelle aule scolastiche e nei tribunali, ma per le minoranze che hanno ricevuto i diritti civili e di culto poco più di 150 anni fa, come le chiese evangeliche, questi crocifissi non rimanderanno a una comune appartenenza o cultura italiana.
Essi appariranno invece, come sono, retaggio di una società dominata dalla cultura cattolica e dai suoi simboli. Pur conoscendo, a livello ecumenico, che le forze migliori della chiesa cattolica si propongono di costruire insieme una società di convivenza multireligiosa e interculturale, invitiamo ad approfondire il confronto sui temi della laicità e in particolare di una presenza plurale nella scuola pubblica".

Nella sentenza della CEDU, che definisce il crocifisso quale "simbolo passivo", si legge tra l'altro: "se è vero che il crocifisso è prima di tutto un simbolo religioso, non sussistono tuttavia nella fattispecie elementi attestanti l’eventuale influenza che l’esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli alunni. Inoltre, pur essendo comprensibile che la ricorrente possa vedere nell’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai suoi figli una mancanza di rispetto da parte dello Stato del suo diritto di garantire loro un’educazione e un insegnamento conformi alle sue convinzioni filosofiche, la sua percezione personale non è sufficiente a integrare una violazione dell’articolo 2 del Protocollo n° 1", quello cioè riferito al diritto fondamentale all'istruzione. Inoltre la CEDU considera che "non è suo compito prendere posizione in un dibattito tra giurisdizioni interne", dato che in Italia "il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione hanno delle posizioni divergenti sul significato del crocifisso e che la Corte Costituzionale non si è pronunciata sulla questione". Con questa decisione la Grande Camera della CEDU a grande maggioranza (15 giudici contro 2) ha ribaltato quanto reso il 3 novembre 2009 in prima istanza all'unanimità dai 7 giudici della Camera (vedi NEV 44 e 45/09).

17/02/2011

La nascita dell'Italia e l'affermazione dei diritti di libertà

di Adriano Prosperi, saggista e storico

Quest’anno la tradizionale ricorrenza della “Settimana della libertà” con cui gli evangelici italiani celebrano la concessione dei diritti civili da parte di Carlo Alberto ai valdesi del suo regno si incontra con la celebrazione del 150° anniversario della nascita della nazione italiana. E questo vale a ricordarci che fu nel segno della libertà religiosa che si ebbe il preludio dell’affermazione dell’unità nazionale. E’ un dato storico che conferma la validità di un principio affermato da un grande storico, giurista e testimone civile, Francesco Ruffini (uno degli undici professori che non giurarono fedeltà al regime fascista): il principio che dice che la libertà religiosa è la prima libertà, senza la quale le altre non nascono e non si sostengono. La libertà di religione si intreccia dunque con quella religione della libertà che secondo Benedetto Croce fu il lievito dei movimenti e delle speranze ideali della storia europea dell’800. E fu “la sincera fede di Cavour nella libertà” che “generò quel suo programma di rapporti tra Stato e Chiesa sintetizzato nella formula “libera Chiesa in libero Stato”: così si espresse Arturo Carlo Jemolo in un disegno dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia che è ancor oggi un testo capitale della nostra cultura storica.

Come ben sappiamo, quei principi di libertà e di distinzione tra fede religiosa e vincolo di appartenenza alla nazione e di rispetto delle sue leggi non ebbero vita tranquilla. E’ stato un lungo e complicato percorso quello che ha visto continue oscillazioni tra il rispetto della libertà religiosa dei cittadini e l’impulso a ristabilire diversità di diritti tra una religione promossa a culto ufficiale dello Stato e i molti e diversi culti definiti come semplicemente “ammessi”. Quando la legge delle Guarentigie collocò sullo stesso livello di gravità le offese al sovrano e quelle al pontefice romano si dovette tutelare con un apposito comma la libertà di discutere di materie religiose, al fine di evitare quell’accusa di “lesa maestà” che per secoli aveva equiparato il dissidente di religione al rivoluzionario e al ribelle politico.

I lunghi secoli della Controriforma hanno radicato nel costume e nella cultura ufficiale italiana una forma di ossequio formale al culto cattolico romano e una sostanziale indifferenza e ignoranza religiosa che riappaiono spesso come un vero “costume di casa”. Ma la svolta dell’Unità italiana conserva intatto il suo valore di spartiacque tra tutta la storia italiana precedente e quella successiva: un valore che ci possiamo rappresentare al vivo ricordando quante cose cambiarono allora nelle leggi e nelle pratiche sociali del paese. Basterà un semplice episodio a raffigurarci al vivo la portata di quella svolta: un grande avvocato destinato a luminosa carriera di studioso e di criminalista, Francesco Carrara, riuscì a salvare la vita di alcuni imputati di sacrilegio nella Lucca preunitaria con l’artificio di prolungare abbastanza la durata del processo fino al momento in cui con l’Unità italiana decadde quel mostruoso codice lucchese che aveva restaurato antiche e durissime norme elaborate a tutela dell’unico culto consentito. E non fu certo per caso che Francesco Ruffini conducesse le sue ricerche su alcuni eretici italiani del ‘500 mentre pubblicava uno stupendo libro di solida dottrina e di vibrante passione civile nelle edizioni di Piero Gobetti nell’anno 1926: un libro che si apriva con la domanda:”Il popolo italiano continuerà a godere di quelle libertà costituzionali che lo Statuto gli garantiva... o ne sarà a un tratto spogliato?”. Sappiamo quale fu la risposta della storia. E sappiamo anche che l’alleanza del regime fascista con la Chiesa cattolica aprì una ferita profonda nelle coscienze e lasciò una pesante eredità alla Repubblica italiana con quel concordato che modificava i rapporti tra le varie confessioni religiose presenti sul territorio della nazione.

Oggi nel bilancio che la ricorrenza imposta dalla “religione laica” dei centenari ci obbliga a fare, va riconosciuto alle minoranze religiose storicamente presenti e attive in Italia il merito di avere sempre combattuto per conquistare per sé e per tutti gli italiani il diritto alla libertà religiosa. La ricostruzione della partecipazione attiva dei protestanti alle lotte del Risorgimento e alla vita politica e culturale della nazione italiana nel suo primo cinquantennio quale fu portata avanti dalle appassionate ricerche di un Giorgio Spini storico e uomo di fede metodista, ha rivelato un panorama ricco di presenze fondamentali della nostra cultura, senza le quali l’inserimento dell’Italia nel contesto delle nazioni moderne sarebbe stato assai più lento e difficile di quello che di fatto è stato e l’elenco delle nostre istituzioni culturali – scuole e biblioteche, libri e riviste, circoli e luoghi di memoria – risulterebbe assai più povero.

Oggi è nel contesto di un mondo contemporaneo dove le guerre di religione divampano ancora ma lontano dai nostri confini, che possiamo guardare alla nascita dell’Italia unita come a un momento di svolta decisivo sulla via dell’affermazione dei diritti di libertà. Se nei secoli di storia del nostro paese precedenti alla nascita dell’Italia unita la lotta per la libertà religiosa fu a lungo un fatto di ristrette minoranze e di testimonianze individuali di fede e di passione, i 150 anni della nazione unita hanno radicato in profondità il costume della tolleranza e reso sempre più raro e insolito il pericolo dell’aggressione contro i diversi e i dissenzienti, mentre le presenze di religioni e di confessioni nel corpo della nostra società si vanno sempre più moltiplicando. Tutto questo permette di guardare con fiducia alla augurabile crescita dei diritti di libertà e al costume del rispetto dovuto a ogni scelta religiosa che non leda i diritti altrui. Ma se è doveroso celebrare quei lontani inizi della nazione italiana sotto la bandiera ideale dei diritti di libertà, non per questo ci si deve nascondere che nessun diritto si mantiene se non c’è una coscienza civile desta e pronta a resistere ai tentativi di sopraffazione comunque mascherati: e la realtà italiana di un regime di diritti costituzionali che ha accolto nella Carta fondamentale i Patti Lateranensi è anche la realtà di un paese che vede, come scriveva ancora Arturto Carlo Jemolo, la perenne tentazione di un “confessionismo statale” capace di alterare in concreto e di rendere meno efficace il diritto della libertà religiosa. Per questo bisogna essere grati a coloro che mantengono viva e attuale la tradizione risorgimentale della lotta per una corretta interpretazione e una concreta e sempre più ampia attuazione del principio cavouriano di “libera Chiesa in libero Stato” (nev-notizie evangeliche 07/11).

07/12/2010

Scuola. Il TAR conferma il ricorso FCEI e annulla parte del regolamento sulla valutazione

La sentenza: "Discriminatorio il trattamento riservato ai docenti di attività alternative all'IRC”

Roma (NEV) 1 dicembre 2010 - A seguito del ricorso presentato da diverse associazioni laiche e religiose (la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), la Tavola valdese, l'Unione delle comunità ebraiche, il CIDI, la Consulta romana della laicità e altre) lo scorso 15 novembre il TAR del Lazio ha giudicato discriminatorio il regolamento di valutazione di cui al DPR n° 122/2009 in base al quale, a differenza dei docenti di religione cattolica che possono partecipare allo scrutinio finale, i docenti di attività alternative possono soltanto fornire preventivamente ai docenti del Consiglio di classe elementi conoscitivi sull'andamento didattico-disciplinare degli studenti. La sentenza ha messo in evidenza il trattamento diverso e quindi discriminatorio riservato ai docenti di attività alternative all'insegnamento della religione cattolica (IRC): "un conto è fornire preventivamente al Consiglio di classe elementi conoscitivi, un conto è presenziare e porsi in posizione dialettica nell'ambito dell'organo consiliare". Il peso del credito formativo a favore degli studenti che si avvalgono dell’IRC era stato riconosciuto da un decreto del ministro Fioroni e confermato successivamente dal ministro Gelmini. Il TAR del Lazio, con sentenza n° 33433 del 14 ottobre 2010, depositata il 15 novembre 2010, ha annullato il comma 2 dell'art. 4 e il comma 3 dell'art. 6 del regolamento sulla valutazione.

23/09/2010

Il presidente e il cardinale alla Breccia di Porta Pia

di Paolo Naso, politologo, Università La Sapienza di Roma

Strana coppia sulla breccia più famosa d’Italia, quella aperta a cannonate nel 1870 dai bersaglieri del generale Cadorna per entrare a Roma e conquistare la più importante roccaforte dello Stato pontificio. Lo scorso 20 settembre, la presenza congiunta del presidente Napolitano e del Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone proprio in quel diaframma che costituì il massimo punto di frattura tra lo stato nazionale e la chiesa cattolica ha giustamente posto alcuni interrogativi sul significato di questo anniversario.
Per qualcuno è la memoria della fine del potere temporale della Chiesa, una fine salutare per essa stessa, finalmente liberata dall’onere di esercitare un governo civile incoerente con la sua missione eminentemente spirituale. Per altri è invece la data in cui celebrare un’Italia laica – per qualcuno anticlericale - negli altri giorni dell’anno destinata a finire in un cono d’ombra, costretta in un angolo dal conformismo di un confessionalismo cattolico accettato e riconosciuto anche da chi cattolico non è. Per altri ancora è il giorno che segnò l’inizio di un decadimento morale e civile del paese che, distruggendo il potere della Chiesa cattolica, in realtà combatté la sua stesa anima e si perse in quel modernismo di valori e di comportamento che, nei decenni, ha portato l’Italia a un livello di secolarizzazione tra i più acuti del mondo.
Per i protestanti italiani, il XX settembre segnò l’apertura di uno spazio di presenza e di testimonianza sino ad allora assolutamente precluso: attraverso quella breccia essi provarono a introdurre a Roma e in Italia la Bibbia, la loro cultura della libertà e della responsabilità, l’idea della separazione tra lo Stato e le confessioni religiose, il sogno di un’Italia moralmente e spiritualmente rigenerata.
Ma oggi, che cosa significa andare a Porta Pia il 20 settembre? L’inedita compresenza, pochi giorni fa, del presidente Napolitano e del cardinale Bertone, che significato ha avuto e che messaggio ha inteso lanciare al paese?
Secondo la lettura più accreditata, è stata l’occasione per chiudere una guerra dei simboli che per anni ha fatto di Porta Pia il tempio dell’anticlericalismo e dello scontro tra lo Stato unitario e la Chiesa cattolica. Con la sua presenza sul “luogo del delitto”, il cardinale Bertone avrebbe insomma lanciato un messaggio, prontamente raccolto, di concordia ed unità nazionale: la Chiesa di Roma – avrebbe inteso affermare – non è contro lo Stato e riconosce che lo Stato non è contro la Chiesa di Roma.
Lettura condivisa ma ovvia almeno dal 1929 e cioè dalla “conciliazione” sancita nel Concordato tra il regime fascista e la Santa sede. Parlare di “svolta” dopo l’incontro a Porta Pia tra il Presidente e il Cardinale ci pare enfaticamente banale.
Il messaggio è un altro: la Chiesa cattolica certamente riconosce lo Stato nazionale, la sua laicità e il nuovo pluralismo che si esprime nella società italiana. Ma nel momento in cui riconosce questa palese realtà ribadisce la sua presenza, rivendica il suo ruolo e la sua funzione civile. I tempi della sdegnata assenza vaticana dai momenti in cui lo stato laico celebra la sua religione civile sono finiti e, entrato in ombra il sogno ruiniano di un’Italia unita nei simboli e nella tradizione della chiesa maggioritaria, un nuovo corso mostra di accettare la sfida di una presenza cattolica in un contesto fortemente laicizzato, secolarizzato e sempre più pluralista. E’ una svolta, da considerare con attenzione ed interesse, ma che nella sostanza non invalida ciò che il protestantesimo italiano ha spesso affermato in occasione del XX settembre, e cioè la rivendicazione di quello stato laico che per credenti e non credenti costituisce la migliore garanzia a tutela della libertà di espressione e di coscienza di ciascuno. Valeva nella Roma del papa re, crediamo abbia senso anche nell’Italia che non sa garantire il diritto ai musulmani di aprire una moschea, che non riconosce una chiesa di immigrati pentecostali africani, che non mostra alcuna intenzione di approvare un’Intesa con i testimoni di Geova o con i buddisti. Porta Pia non ci rimanda allo scontro medievale tra Guelfi e Ghibellini ma alle sfide dell’Italia multireligiosa e multiculturale di oggi.
(NEV-Notizie evangeliche 38/2010)