Culti

Omegna - Via F.lli Di Dio 64
Nel Tempio di Omegna, il Culto di Domenica 14 Dicembre, si terrà alle h.11, seguirà un pranzo comunitario

Intra - C.so Mameli 19
Nel Tempio di Intra, il Culto di Domenica 14 non si terrà, ma si terrà nel Tempio di Omegna alle h.11
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09/06/2015

Tutti i numeri della violenza contro le donne

Esce l'ultima ricerca dell'Istat: il fenomeno è sempre grave ed esteso ma aumenta anche il numero di chi reagisce e denuncia

E’ il primo dato assoluto che emerge dalla nuova ricerca, molto attesa, dell'Istat sulla violenza sulle donne. E’ un dato assoluto che però va ragionato sulle molte altre novità che la ricerca, svolta tra novembre e dicembre 2014, evidenzia.
Ma certamente non irrilevanti sono le percentuali interne di questo dato assoluto.
Intanto il 20,2% delle donne (4 milioni 353 mila) denuncia violenza fisica, quasi simile è il dato sulla violenza sessuale: il 21% (corrispondente a 4 milioni 520 mila) e il 5,4% denuncia stupri o tentati stupri.
Cercando di definire le violenze queste si possono identificare in spintonamenti/strattonamenti (11,5%), schiaffi, pugni, e morsi (7,3%), colpi con oggetti che possono far male (6,1%), meno frequenti, ma presenti, forme più gravi come tentativi di strangolamento ustione, soffocamento (1,5%) e la minaccia o uso delle armi (1,7%).
Un quadro che colpisce, soprattutto se accompagnato dai dati su chi commette queste violenze e dove. La ricerca conferma che l’ampia maggioranza della violenza vissuta dalle donne nella loro vita è esercitata da partner ed ex partner. Anche se negli ultimi cinque anni c’è stata una diminuzione della violenza rispetto ai 5 anni precedenti al 2006; una differenza lieve (dal 13,3% all’11,3%) ma sicuramente un segnale di miglioramento da cogliere.
Rimangono invariati i dati che confermano la trasversalità della violenza rispetto alla cultura e status sociale. Anche se la ricerca rivela che le donne che subiscono più violenze fisiche o sessuali nel corso della vita sono le separate e divorziate (51,4%).
Da evidenziare poi la percentuale particolarmente alta delle donne disabili o con problemi di salute che subiscono violenza (36% contro il 31,5%) con un numero più che doppio di stupri rispetto alle altre donne (il 10% contro il 4,7% delle altre). Questo è un dato particolarmente grave su cui riflettere. Si direbbe che la maggiore debolezza di queste donne consente un aumento della violenza fisica, ma soprattutto sessuale.
Ci sono poi i dati sulle donne in gravidanza. Per il 5,9% delle donne che hanno subito violenza in gravidanza, questa è iniziata con la gravidanza stessa. Per chi subiva già violenza prima della gravidanza, nel 23,7% dei casi è diminuita, non sparita! Mentre per 11,3% è aumentata.
In questa marea di dati su cui sicuramente bisognerà ritornare per riflettere e per mettere in atto strategie di contrasto soprattutto culturali, non va dimenticato il grave problema che la violenza in famiglia significa per i figli essere vittime della violenza assistita che lascia gravi segni sulla loro formazione di uomini e donne. Già solo questa considerazione meriterebbe di accendere con decisione i riflettori sulla violenza domestica. Al di là del fatto che la violenza di genere sulle donne è una vera e grave violazione dei diritti della persona.
Ma qualcosa di importante è cambiato ed è la percentuale di donne che si è ribellata a questa violenza. Il 68,6% delle donne che avevano un partner violento in passato, lo ha lasciato e lo ha fatto a causa della violenza subita. E la violenza per il 41,7% dei casi è stata la causa principale della separazione.
E ancora la importante è che le donne giovani sono le protagoniste del cambiamento. Le donne giovani (16-24 anni), rispetto la ricerca del 2006, denunciano meno casi di violenza (passati dal 31,7% al 27,1%). Diminuzione confermata sia per la violenza fisica, che sessuale esercitata sia da partner sia da ex-partner. Si potrebbe valutare che la coscienza femminile sta crescendo ed intacca i livelli di violenza fisica, sessuale e psicologica.
Però ugualmente lo zoccolo duro della violenza non viene intaccato ma, cosa ancora più grave non diminuiscono né le uccisioni di donne, né gli stupri e i tentati stupri e la gravità della violenza è aumentata. Ancora. Un discorso poi a parte meriterebbe i dati, nuovi ed interessanti, sulle donne immigrate, ma anche questo è un tema ampio su cui vale la pena di ritornare in un altro momento.
«La violenza continua ad essere un fenomeno grave, ampio ed esteso – ha affermato Linda Laura Sabbadini, responsabile della ricerca Istat sia del 2006 che del 2014 alla conclusione della conferenza stampa – e anche se è aumentato il numero delle donne che riconoscono la violenza come reato, questa percentuale resta ancora troppo bassa (7% contro il 4,6% del 2006) così come bassa è la percentuale delle donne che denunciano o che si rivolgono ai centri o ai servizi per essere aiutate. Ma la situazione è in movimento e le donne stanno reagendo».

25/07/2013

Omofobia e diritti

di Massimo Aprile

Roma, (NEV), 24 luglio 2013 - Proponiamo in anteprima il testo della rubrica “Finestra aperta”, a cura del pastore Massimo Aprile, che andrà in onda a conclusione della trasmissione radiofonica di Radiouno RAI “Culto evangelico” domenica 28 luglio alle 7.35.

L’Italia è da anni in attesa di una legge contro l’omofobia e la transfobia. Tanti sono infatti coloro che hanno patito e patiscono discriminazioni a causa del proprio orientamento sessuale, e tanti sono i parenti e gli amici delle vittime della violenza a cui l’omofobia sovente si accompagna. Mentre questa nota viene registrata non è ancora chiaro quale sarà l’esito parlamentare del disegno di legge “Scalfarotto - Leone”, dal nome dei primi firmatari. Alcuni infatti propongono una moratoria sulle questioni etiche in nome delle più urgenti questioni economiche e comunque pare che siano già stati presentati moltissimi emendamenti.
La proposta di legge così com’è ora tende essenzialmente ad estendere alla questione della identità sessuale della vittima quanto già previsto dalla legge Mancino in materia di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa. Uno dei timori principali di chi si dice contrario a questa proposta di legge, è che essa possa costituire una limitazione e addirittura un ostacolo alla libertà di opinione di chi pensa che l’omosessualità sia un peccato o una perversione. Personalmente, avendo letto il disegno di legge, mi sono convinto che questa preoccupazione sia infondata. Al contrario, penso che sanzionare comportamenti vessatori e discriminatori, che spesso hanno favorito, se non determinato, ad esempio casi di suicidio di giovani adolescenti, sia necessità inderogabile.
Alcuni come accennavo, sostengono che la controversa questione dovrebbe essere rimandata, in nome di ciò che è più urgente e che riguarda il rilancio della crescita economica. Qui, a mio avviso, si evidenzia uno spartiacque. Da una parte, quelli che ritengono che per qualche accidente, riconducibile alla congiuntura internazionale, il nostro Paese stia attraversando una crisi economica epocale che va contrastata, mettendo da parte ogni altra cosa, soprattutto se divisiva della pubblica opinione. Dall’altra parte, quelli, tra cui ci sono anch’io, che credono che la crisi del nostro Paese sia al tempo stesso, oltre che economica, anche culturale. Non si tratta, perciò, di mettere una toppa qui e là, ma di contribuire alla ricostruzione di un tessuto sociale che in questo ultimo ventennio è stato fortemente logorato.
I diritti delle persone, dei lavoratori, come delle minoranze religiose, etniche, di orientamento sessuale, sono aspetti non secondari per uscire dalla crisi. Senza questa rigenerazione che passa per il rispetto dei diritti umani e civili di tutti continuerà quella disaffezione verso la politica, vista come un ambito di discussioni astratte, o peggio, legata, prevalentemente a interessi particolari.
Le chiese cristiane dibattono da molto tempo sul fatto che la pratica omosessuale debba considerarsi o no peccato, ed é prevedibile che la discussione continui anche a lungo. Quello che però ci aspettiamo è che i cristiani tutti sappiano difendere il diritto della persona anche quando non si condivide la sua prassi, se questo non lede la libertà di altri. La legge sulla omofobia, in questo senso, è comunque un traguardo di civiltà.

10/05/2012

Comunicato stampa del Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni


“RILANCIARE L’EDUCAZIONE LAICA, COMBATTERE L’OSCURANTISMO”

In un paese civile le tesi relative alla omosessualità sostenute nel seminario di studio organizzato da Agesci e dalla redazione di “Scout – Proposta Educativa” avrebbero destato una reazione durissima di tutte le sensibilità democratiche, del mondo accademico, delle associazioni professionali degli psicologi, degli educatori, dei pedagogisti. Delle reazioni indignate si sono manifestate, ma tra loro isolate, quasi fossero un semplice atto dovuto di fronte a esternazioni verso le quali cresce l’assuefazione. Ma quanto traspare dagli atti del convegno non può passare sotto silenzio. L’orientamento discriminatorio nei confronti delle persone omosessuali viene addirittura proposto come offerta “educativa”. Chi ritiene che si debba educare alla eterosessualità ed inviare il giovane omosessuale dallo psicologo si pone invece al di fuori del consorzio civile ed in opposizione alla comunità scientifica, che ormai da decenni ha chiaramente escluso che l’omosessualità sia una patologia. E non può certo vantare le proprie posizioni come se fossero pratiche pedagogiche. La pedagogia e le scienze dell’educazione debbono aiutare gli individui a formare liberamente la propria soggettività, in un percorso di crescita. Le negazione dell’identità sessuale delle persone omosessuali, comporta l’opposizione alla legittima piena realizzazione della sfera emotiva, affettiva del soggetto. Instillare nelle giovani generazioni la persuasione che l’omosessualità sia paragonabile ad una patologia significa iniettare veleno e tossine culturali difficili da debellare. In una società già malata di misoginia, lesbofobia, omofobia, transfobia, bullismo, violenza. Pensiamo che occorra battersi per una politica laica e dei diritti, contro le pulsioni oscurantiste e retrograde. Ma pensiamo che il “fronte” della lotta politica non sia l’unico. Altrettanto importante è risvegliare le sensibilità laiche nel mondo della cultura, del volontariato, del lavoro sociale e dell’educazione. La delega, ormai diffusa, a settori confessionali degli aspetti educativi nuoce al pluralismo della società, che è invece garantito unicamente dalla scuola pubblica e laica. Si impone con urgenza una riflessione per l’intero mondo laico: quella volta al rilancio di una pedagogia dei diritti, fondata sul binomio libertà / responsabilità. Per i molti appassionati della cultura scoutistica, ricordiamo infine che esiste da sempre, anche nel nostro Paese, una alternativa laica e non confessionale allo scoutismo di matrice cattolica e che tale alternativa è costituita dallo scoutismo laico del CNGEI (Corpo Nazionale Giovani Esploratrici ed Esploratori Italiani), che propugna una pedagogia aperta e moderna, sicuramente scevra dalle pesanti incrostazioni ideologiche clericali che talora affliggono la pedagogia di certo cattolicesimo.

Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni, in rappresentanza e a nome di Consulta Torinese, Consulta Milanese, Consulta Napoletana, Consulta Triestina, Consulta della Provincia di Pesaro e Urbino, Consulta Valdostana, Consulta del Verbano-Cusio-Ossola, Consulta di Parma, Consulta di Reggio Emilia.

28/02/2012

Appello per una mobilitazione nazionale contro il razzismo istituzionale e la precarietà


1 marzo 2012:

Il primo marzo del 2010 e 2011 in decine di città italiane lavoratori migranti e italiani hanno scioperato assieme contro il razzismo istituzionale della legge Bossi-Fini, mentre in decine di piazze si sono avuti presidi, cortei e iniziative. Lo hanno fatto autonomamente, trovando il supporto di tanti lavoratori e lavoratrici e di tante RSU. Migliaia di persone hanno manifestato con i migranti, mostrando che anche nella crisi si può lottare insieme per i diritti di tutti. La data del primo marzo è diventata così un punto di riferimento importante: anche quest’anno vogliamo che sia un giorno di mobilitazione e sperimentazione di nuove forme di lotta.

Questo è ancora più importante dopo i pogrom di Rom come quello di Torino e l’uccisione a Firenze di Samb Modou e Diop Mor. Un omicidio razzista che ha visto una grande reazione il 17 dicembre, guidata da migliaia di migranti scesi in strada a Firenze. E’ ora di fare chiarezza e dire che il razzismo non è solo un fenomeno culturale, ma si appoggia su leggi e provvedimenti amministrativi che considerano i migranti come braccia da sfruttare o nemici da combattere.
È così nel contratto di soggiorno per lavoro e nella presenza dei CIE (ex-CPT).
E’ stato così nella sanatoria truffa del 2009 e nella logica dei flussi.
E’ stato così nella creazione dell’emergenza profughi dopo le rivoluzioni in Nord Africa e nel mancato riconoscimento di fatto del diritto d’asilo.
È così per i figli dei migranti che, compiuti 18 anni, devono sottostare alle impossibili regole di un permesso di soggiorno per studio, o diventare subito braccia da sfruttare con un permesso per lavoro.
E’ così nel principio di un permesso di soggiorno “a punti” e nella tassa sul permesso di soggiorno, che vorrebbe scaricare sul salario dei migranti il costo di queste politiche. I migranti pagano le tasse e i costi della crisi come tutti gli altri lavoratori e lavoratrici e la nuova tassa andrà a sommarsi a tutto questo, a quanto già oggi costa rinnovare il permesso e ai 30 euro che si devono inspiegabilmente pagare alle Poste.
Se non si punta a cambiare radicalmente questo stato di cose che produce gerarchie e clandestinità, denunciare il razzismo diventa un gesto ipocrita.

La condizione migrante non è separata da quella di tutti gli altri, ma con la sua specificità mostra tendenze e dinamiche che ci coinvolgono tutti, in particolare sul terreno del lavoro. D’altro canto la condizione dei migranti è diversa da quella di tutti gli altri, perché solo per i migranti la precarietà e la crisi economica possono portare alla detenzione amministrativa e mette a rischio il permesso di soggiorno. Fuori da ogni retorica della solidarietà, quindi, riconosciamo che la clandestinità politica dei migranti e il razzismo istituzionale hanno reso tutti più insicuri. Per questo vogliamo scendere nuovamente in piazza assieme e allargare la mobilitazione contro una precarietà sempre più diffusa.
Le lotte portate avanti dai migranti in questi anni hanno insegnato che non ci possono essere miglioramenti reali senza il protagonismo diretto. Lo sciopero del primo marzo ha fatto vedere in più che è possibile scioperare al di fuori delle logiche tradizionali, che la lotta sui posti di lavoro può unire là dove le leggi e la precarietà dividono.
Nella crisi economica e di fronte a leggi che producono razzismo e divisioni, vogliamo rilanciare un movimento che porti a cambiare questo stato di cose. Per questo lanciamo una mobilitazione diffusa su tutto il territorio, con iniziative articolate in base alle diverse possibilità e capacità, che non si esaurisca nella data del primo marzo, nello spirito della Carta dei Migranti approvata a Gorée (Senegal) e sulla base di alcuni principi condivisi:

• Per l’abrogazione della legge Bossi-Fini, la cancellazione del contratto di soggiorno per lavoro e la chiusura di tutti i CIE in Italia e in Europa;
• Per la cittadinanza immediata ai bambini nati in Italia;

• No al permesso a punti e a nuove tasse sul rinnovo del permesso di soggiorno;

• Per una regolarizzazione generale di chi non ha un permesso di soggiorno, senza truffe e senza produrre altre gerarchie, per il riconoscimento di fatto del diritto d’asilo senza ritardi, lungaggini e discrezionalità;
• Contro la precarietà, e per un welfare non basato sullo sfruttamento e l’esclusione di alcuni;
• Per costruire insieme uno sciopero di tipo nuovo ancora più grande, capace di unire e cambiare questo stato di cose.

Per adesioni: primomarzo2010comitati@gmail.com

COMUNICATO STAMPA - PRIMO MARZO 2012


VIA LA PATENTE AL RAZZISMO: I PUNTI SONO FINITI
Il primo marzo del 2010 e 2011 in decine di città italiane lavoratori migranti e italiani hanno scioperato assieme contro il razzismo istituzionale della legge Bossi-Fini avviando così un protagonismo diretto sui temi politici nodali per la nostra società, dimostrando come si possa lottare insieme per i diritti di tutti.
Il razzismo non è solo un fenomeno culturale, ma si appoggia su leggi e provvedimenti amministrativi che considerano i migranti come braccia da sfruttare o nemici da combattere: uno stato di cose che produce gerarchie e clandestinità.
La condizione migrante, infatti, non è separata da quella italiana, ma con la sua specificità mostra tendenze e dinamiche che coinvolgono tutti, in particolare sul terreno del lavoro. Ma al contempo è diversa perché solo per i migranti precarietà e crisi economica possono portare a una detenzione amministrativa che mette a rischio il permesso di soggiorno e le scelte di vita relative a un processo migratorio costruito in anni di lavoro, impegno, rimessa in discussione dei propri parametri culturali e modi di vita.

Nella crisi economica e di fronte a leggi che producono razzismo e divisioni, vogliamo rilanciare un movimento che porti a cambiare questo stato di cose. Così, anche quest’anno per il primo Marzo, richiamiamo a una mobilitazione diffusa su tutto il territorio nazionale nello spirito della Carta dei Migranti approvata a Gorée (Senegal), sulla base di principi condivisi che difendono la libera circolazione delle persone e l’esercizio di una piena cittadinanza fondata sulla residenza e non sulla nazionalità. In tal senso intendiamo avviare un percorso che non si esaurisca nella data del primo marzo, ma unisca le persone in un filo giallo sovranazionale, cancellando le frontiere culturali che ancora ci limitano. Ciò è ancora più importante in Italia dopo i pogrom di Rom come quello di Torino e l’omicidio razzista a Firenze di Samb Modou e Diop Mor, che ha visto una grande reazione il 17 dicembre.

• Per l’abrogazione della legge Bossi-Fini, la cancellazione del contratto di soggiorno per lavoro e la chiusura di tutti i CIE in Italia e in Europa;
• Per la cittadinanza immediata ai bambini nati in Italia;
• No al permesso a punti e a nuove tasse sul rinnovo del permesso di soggiorno;
• Per una regolarizzazione generale di chi non ha un permesso di soggiorno, senza truffe e senza produrre altre gerarchie, per il riconoscimento di fatto del diritto d’asilo senza ritardi, lungaggini e discrezionalità;
• Contro la precarietà, e per un welfare non basato sullo sfruttamento e l’esclusione di alcuni;
• Per costruire insieme uno sciopero di tipo nuovo ancora più grande, capace di unire e cambiare questo stato di cose.


Adesioni: primomarzo2010comitati@gmail.com,
Per informazioni a stampa, radio e tv
primo.marzo.ufficio.stampa@gmail.com Telefono ufficio stampa: 342 7265787 per interviste inviare e-mail di richiesta all’ufficio stampa poi chiamare: 366 5044328

PRIMO MARZO 2012



Modalità di piazza:


Il colore di riferimento di Primo marzo è tradizionalmente il giallo, scelto per la sua neutralità politica e perché è considerato il colore del cambiamento.
Ogni piazza italiana, a seconda delle modalità scelte dai gruppi locali, sarà riempita di foulard, spille, nastri, palloncini gialli e le bandiere per chi è costretto al lavoro in casa, come badanti o collaboratrici domestiche. Sono inoltre previsti eventi a tema, interventi di migranti e flash-mob in cui simbolicamente si taglierà un lungo nastro giallo indicando così la rottura dei confini e l’abbattimento delle frontiere. Nelle scuole s’invitano i ragazzi ad indossare indumenti gialli.
Vi invitiamo, quindi, a usare già da oggi un braccialettino o un nastrino di questo colore come segno di riconoscimento.
In molte città italiane sono attivi comitati locali che lanceranno a breve i numerosi eventi sul territorio.


Seguiranno:
Convocazione di conferenza stampa nazionale;
Programma delle iniziative locali;
Convocazione per il convegno sul Razzismo istituzionale, Bologna 18 Febbraio;
Convocazione per la Formazione dei giornalisti sui Cie e i Cara, Bologna 18 Febbraio.


02/02/2012

L'Italia sono anch'io. Il 4 e 5 febbraio ultimo D-Day nazionale di raccolta firme

Le organizzazioni promotrici della Campagna respingono le provocazioni di Beppe Grillo.

Roma (NEV), 1 febbraio 2012 – Ancora un mese utile per la raccolta firme della Campagna “L'Italia sono anch'io”, promossa - tra gli altri - dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Sabato 4 e domenica 5 febbraio avrà luogo l'ultimo D-Day nazionale di raccolta firme prima della presentazione in Parlamento delle due proposte di legge di iniziativa popolare a favore dei diritti di cittadinanza. I comitati territoriali proseguiranno tuttavia a raccogliere le firme a livello locale ancora fino ai primi di marzo. Da nord a sud, da est a ovest della penisola sono numerose le comunità battiste, metodiste e valdesi impegnate nei comitati territoriali, a fianco di tanti altri soggetti della società civile, religiosi e non.
La Campagna prosegue nonostante le recenti polemiche in seguito alle dichiarazioni di Beppe Grillo che aveva definito “senza senso” la raccolta di firme per lo ius soli, finalizzata al "solo obiettivo di distrarre gli italiani dai problemi reali”. La risposta delle organizzazioni promotrici della Campagna non si è fatta attendere: “ciò che appare 'senza senso' è negare la legittimità e l'opportunità di una battaglia di civiltà”, si legge nel comunicato stampa congiunto. “Il consenso incontrato dalla Campagna – prosegue il comunicato – dimostra che esiste nel Paese una coscienza civile diffusa, che non considera affatto irrilevanti il tema dei diritti, della tutela delle minoranze, dell'uguaglianza e della giustizia sociale, principi peraltro sanciti dalla Costituzione”.
In questi giorni i temi della Campagna hanno fatto breccia nel dibattito pubblico, tanto da essere riproposti, tra gli altri, dal direttore della "Repubblica" Ezio Mauro nel suo editoriale del 28 gennaio "I diritti dei nuovi figli d'Italia". Particolare attenzione è stata dedicata dal sito Repubblica.it, che ha pubblicato diversi contributi, lanciando un'iniziativa attraverso la quale poter inviare delle foto a sostegno dei contenuti e del valore de "L'Italia sono anch'io" (www.repubblica.it/solidarieta). Inoltre, “Blob, di tutto di più”, rubrica di Rai3 di informazione e satira, ha mandato in onda il 21, 22 e 29 gennaio scorsi delle puntate speciali dal titolo “L'Italia dentro” sui temi promossi della Campagna (www.blob.rai.it).(http://www.litaliasonoanchio.it/)
La Campagna "L'Italia sono anch'io" promuove due proposte di legge di iniziativa popolare riguardanti rispettivamente le norme di accesso alla cittadinanza per le persone di origine straniera nate o residenti in Italia, e il diritto di voto amministrativo per i migranti residenti da cinque anni. Per presentare le proposte di legge in Parlamento servono entro i primi di marzo 50mila firme, per ogni disegno di legge .

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ALCUNI DATI SULLA PRESENZA STRANIERA IN ITALIA
 
(Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes 2011)
Al 1° gennaio 2011, i cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia hanno raggiunto 70.317 milioni con una incidenza sul totale della popolazione pari al 7,5%(secondo i dati Istat).
La stima elaborata dal Dossier Caritas fa salire a quota 4.968.000 i cittadini stranieri regolarmente residenti, includendo anche coloro che ancora non sono iscritti in anagrafe.
Rispetto all'anno precedente l'aumento è stato pari a 335.258 unità e quindi il numero di
stranieri regolarmente presenti in Italia negli ultimi due anni è rimasto sostanzialmente
costante. Per spiegare questo fatto va tenuto presente che nel 2010, a fronte di quasi
600.000 nuove presenze tra regolarizzati e nuovi ingressi, oltre 500.000 persone hanno perso il diritto al soggiorno.

DATI DEMOGRAFICI

Su una popolazione straniera di 4.570.317 milioni, il 51,8% delle persone straniere
regolarmente presenti in Italia sono donne. Se nel complesso della popolazione straniera
esiste un sostanziale equilibrio di genere, all'interno delle singole collettività ci sono forti
differenziazioni. Per esempio l'immigrazione dall'Ucraina si caratterizza per una spiccata
prevalenza femminile (79,8%) mentre quella dal Senegal è prevalentemente maschile
(75,6%).
Sul totale della popolazione straniera, i minori rappresentano quasi il 22% (993.238). Su
quasi un milione di minori stranieri residenti in Italia oltre 650.000 sono nati in Italia
(ovvero il 14,2%). Nel corso del 2010, i nuovi nati da genitori entrambi stranieri sono stati quasi 80.000 mila, con una crescita del 1,3% rispetto all'anno precedente.
L'età media degli stranieri (31,8 anni) continua ad essere bassa rispetto a quella degli italiani (43,5 anni). Gli stranieri si ripartiscono come segue: il 21,7% sono minori, il 75,9% sono in età lavorativa e il 2,4% sono ultra 65enni.

AREA DI PROVENIENZA

Al 1° Gennaio 2011, oltre il 50% delle persone straniere regolarmente residenti in Italia
proviene in ordine decrescente da Romania (968.576), Albania (482.627), Marocco
(452.424), Repubblica Popolare Cinese (209.934) e Ucraina (200.730), che rappresentano i 5 gruppi nazionali più numerosi.
Continua ad aumentare la presenza di cittadini provenienti dall'Asia centro-meridionale:
India (121.036mila), Bangladesh (82.451mila) e Pakistan (75.720mila).
Il continente africano è prevalentemente rappresentato da cittadini provenienti dai paesi
dell'Africa Settentrionale: Marocco (452424mila), Tunisia (106.291mila), Egitto
(90.365mila) e dall’Africa Occidentale.
I paesi più rappresentati dell'America centro-meridionale sono il Perù (98.603mila) e
l'Ecuador (91.625mila).

DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA
La popolazione straniera continua a distribuirsi sul territorio italiano in modo
disomogeneo, sia nel complesso che a livello di singole collettività. Nel corso del 2010 è
cresciuta sensibilmente la presenza straniera nel Mezzogiorno ma l’86,5% degli stranieri
risiede ancora prevalentemente nelle regioni del Nord (61,3%) e del Centro (25,2%). Il
9,6% nelle regioni del Sud e il 3,9% nelle Isole. La regione con il maggior numero di
stranieri continua ad essere la Lombardia (1.064.447) seguita dal Lazio (542.688), dal
Veneto (504.677) e dall’Emilia Romagna (500.597).

ACQUISIZIONE DELLA CITTADINANZA ITALIANA

Nel 2010 le concessioni della cittadinanza italiana sono state 40.223, un numero
pressochè invariato rispetto al 2009 (40.084).
Nel 2010, l'ottenimento della cittadinanza per matrimonio (21.630) ha superato quello per residenza (18.593). Il maggior numero di acquisizioni di cittadinanza ha riguardato
cittadini di origine marocchina (6.952). Da sottolineare che la maggioranza delle acquisizioni è stata ottenuta dalle donne (23.684, 58,9%). Le donne continuano a prevalere sugli uomini nell'ottenimento della cittadinanza per matrimonio (15.365),
mentre gli uomini prevalgono sulle donne nell'ottenimento della cittadinanza per residenza (13.311).

SCUOLA E UNIVERSITÁ
Nell’anno scolastico 2010/2011, gli alunni di cittadinanza non italiana che hanno frequentato la scuola italiano hanno raggiunto quota 709.826, registrando un aumento del 5,4% rispetto all'anno scolastico precedente.
La maggiore concentrazione di alunni stranieri continua a registrarsi nelle scuole elementari e medie inferiori, anche se negli ultimi anni la presenza nelle scuole dell'infanzia e nelle scuole medie secondarie è cresciuta.
Le nazionalità maggiormente presenti nelle classi sono quelle romena (126.441) e
albanese (99.421) seguite da quella marocchina che supera le 90.000 unità.
La caratteristica che contraddistingue la scuola italiana è la molteplicità delle nazionalità di provenienza degli alunni stranieri, ognuna portatrice di specifici bisogni formativi.
Da sottolineare la netta differenziazione nella scelta della scuola superiore tra studenti
italiani e stranieri: questi ultimi nel 77.6% dei casi scelgono istituti tecnici e professionali.
Nell’anno accademico 2010/2011, gli studenti stranieri iscritti all’Università risultano
essere 61.777, il 3,6% del totale degli iscritti. Tra gli studenti universitari stranieri il
59,3% è rappresentato dalle donne. L'Europa è il principale continente di origine degli
stranieri che studiano in Italia (con l'Albania che continua a mantenere il primato degli
iscritti) seguita dall'Asia (con i cinesi che sono diventati il secondo gruppo per iscritti). Il Centro Italia continua ad accogliere il maggior numero di studenti stranieri. Le facoltà più scelte continuano ad essere Economia, Medicina e Chirurgia, Ingegneria e Lettere e
Filosofia.

IL MONDO DEL LAVORO
L'impatto della crisi economica globale ha avuto ripercussioni significative sui lavoratori
stranieri, il cui tasso di occupazione è continuato a scendere.
Nel 2010, il numero di lavoratori stranieri occupati è arrivato a poco più di 2 milioni,
continuando a collocarsi nelle professioni non qualificate.
Rispetto agli italiani negli ultimi due anni di crisi i lavoratori stranieri hanno risentito anche di un deterioramento delle condizioni di lavoro (sottoccupazione, distanza tra titolo di studio e e tipologia di lavoro svolto, livelli salariali più bassi).

APPARTENENZA RELIGIOSA DEI MIGRANTI IN ITALIA
Secondo il Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, al 31 dicembre 2010 tra i
4.570.317 stranieri residenti in Italia si stima che vi siano:
• 2.465.000 cristiani (53,9%);
• 1.505.000 musulmani (32,9%);
• 120.000 induisti (2,6%);
• 89.000 buddhisti (1,9%);
• 61.000 fedeli di altre religioni orientali (1,3%);
• 46.000 che fanno riferimento alle religioni tradizionali (1,0%);
• 7.000 ebrei (0,1%);
• 83.000 appartenenti ad altre religioni (1,8%).
A questi vanno aggiunti 196.000 stranieri (4,3%) classificabili come atei o non religiosi,
in prevalenza provenienti dall’Europa e dall’Asia (Cina in particolare).
I cristiani al loro interno sono così suddivisi:
• 1.405.000 ortodossi;
• 876.000 cattolici;
•204.000 protestanti;
• 33.000 di altre comunità cristiane.
Nel 2010 i cristiani sono aumentati dl 4% per l'incremento dei protestanti e degli
ortodossi, i musulmani dello 0,9% e i fedeli di religione orientale solo dello 0,4%.
Ripartizione dei gruppi nazionali:

•ortodossi: Romania 841.000, Ucraina 168.000, Moldavia 122.000, Macedonia 49.000 e Albania 42.000;
• cattolici: Filippine 109.000, Polonia 105.000, Ecuador 84.000, Perù 80.000,
Albania 77.000, Romania 71.000, Macedonia 49.000, Albania 42.000, Brasile
34.000, Francia 25.000 e circa 20.000 per Rep. Dominicana, Croazia e Colombia;
• protestanti: Romania oltre 50.000, Germania e Regno Unito 15.000, Ghana,
Nigeria e Perù 10.000, Filippine e Brasile 7.000;
• musulmani: Marocco 448.000, Albania 364.00, Tunisia 106.000, Senegal 75.000, Pakistan 73.000, Bangladesh 71.000, Macedonia 30.000, Algeria 25.000, Kosovo
21.000;
• religioni orientali: diverse collettività asiatiche.

16/12/2011

Comunicato stampa: Giornata di Azione Globale contro il Razzismo e per i Diritti dei Migranti, Rifugiati e Sfollati il 18 dicembre 2011


Il 18 dicembre del 1990 l’assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie. Dieci anni dopo l’ONU ha dichiarato il 18 dicembre Giornata Mondiale del Migrante. La dichiarazione richiama l’attenzione degli stati sulla salvaguardia dei diritti dei lavoratori immigrati, indipendentemente dal loro status giuridico nel paese in cui risiedono. Purtroppo,  fino al 2011, una gran quantità di paesi non ha ancora ratificato la Convenzione; tra questi ci sono i paesi dell’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Canada.

I dati forniti dalle Nazioni Unite attestano che nel mondo ci sono 175 milioni di persone
migranti. Nonostante il contributo che loro forniscono ai paesi in cui scelgono di vivere, spesso sono vittime di abusi, di discriminazione ed di sfruttamento sui posti di lavoro.

Per questa ragione molti attivisti ritengono urgente dare una risposta unitaria e globale dei migranti nel mondo e di coloro che difendono i loro diritti perché globali sono le politiche persecutorie applicate da Stati e governi.

Nel 2010 il Forum Sociale Mondiale delle Migrazioni lanciò un appello per la realizzazione di una Giornata di Azione Globale contro il Razzismo e per i Diritti dei Migranti, Rifugiati e Sfollati il 18 dicembre 2011. L’appello fu poi ratificato al Forum Sociale Mondiale nel 2011 ribadendo la libertà di circolazione e il diritto a scegliere dove stabilirsi, la chiusura dei centri di identificazione ed espulsione dei migranti e l’annullamento di tutti gli accordi e i programma che violano i diritti i umani alle frontiere.

Attivisti di diversi paesi hanno risposto a questo appello e finora sono state programmate iniziative in Argentina, Belgio, Brasile, Cameroun, Canada, Spagna, El Salvador, Francia, Guatemala, Italia, Mexico, Niger, Perù, Svizzera, Stati Uniti e Uruguay.

Questo lavoro si è unito allo sforzo della Carta Mondiale dei Migranti, votata a Gorée (Senegal) nel febbraio 2011. In questa Carta si sottolinea il ruolo fondamentale che possono giocare i migranti come attori sociali e politici per la costruzione di una cittadinanza universale.

Per maggiori informazioni sulle iniziative che si realizzeranno nel mondo potete consultare il sito web www.globalmigrantsaction.org. Lì troverete i contatti delle organizzazioni che nei diversi paesi stanno partecipando a questa storica campagna per globalizzare la difesa dei diritti dei lavoratori migranti, rifugiati ed sfollati e per sconfiggere il razzismo.

Contatti: info@globalmigrantsaction.org


15/12/2011

L'Italia sono anch'io. Il 17 e 18 dicembre in tutte le città banchetti per la raccolta firme

Mobilitazione contro il razzismo. Al braccio un segno di lutto per i senegalesi uccisi a Firenze

Roma (NEV), 14 dicembre 2011 - Prosegue la raccolta firme per la Campagna "L'Italia sono anch'io". Sabato 17 e domenica 18 dicembre 2011, in occasione della Giornata internazionale dei diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, avrà luogo il 3° D-Day nazionale di raccolta firme per le due proposte di legge di iniziativa popolare riguardanti rispettivamente le norme di accesso alla cittadinanza per le persone di origine straniera nate o residenti in Italia, e il diritto di voto amministrativo per i migranti residenti da cinque anni. Per presentare le proposte di legge in Parlamento servono entro la fine di febbraio 50mila firme, in calce ad ogni disegno di legge.

Attraverso i comitati locali costituitisi per la raccolta firme la Campagna coinvolge centinaia di associazioni sul territorio, tra cui numerose chiese evangeliche che concretamente stanno attivandosi a favore della raccolta organizzando anche iniziative ad hoc (vedi appuntamenti). La Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) - molto impegnata su questo fronte anche in occasione della sua recente visita al Quirinale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - figura infatti tra i membri del Comitato Promotore della Campagna. Da nord a sud, da est a ovest della penisola sono 35 le comunità battiste, metodiste e valdesi impegnate a fianco di tanti altri soggetti della società civile, religiosi e non.

I comitati locali in tutta Italia sfiorano la soglia delle cento unità. Molti di loro hanno aperto una pagina su facebook e le informazioni sulle varie iniziative locali viaggiano anche attraverso i social network. Sul sito della Campagna (www.litaliasonoanchio.it) è possibile trovare la postazione dei vari banchetti nelle città dove poter firmare, nonché la lista dei comitati locali a cui fare riferimento per le adesioni.

In seguito ai recenti atti di violenza xenofoba contro i rom alle Vallette di Torino e contro la comunità senegalese di Firenze, il Comitato promotore della Campagna, che con un comunicato stampa congiunto ha espresso una ferma condanna per questi drammatici episodi di razzismo costati la vita a due persone, ha chiesto a tutti di indossare in quelle giornate un segno di lutto al braccio (vedi notizia seguente).


I promotori a fianco dei rom di Torino e delle vittime di Firenze

Il 3° D-Day sarà dedicato alla lotta al razzismo e a tutte le discriminazioni

Roma (NEV), 14 dicembre 2011 - Il Comitato promotore della Campagna "L’Italia sono anch’io" - in un comunicato stampa diffuso oggi - ha espresso una "ferma condanna dei drammatici episodi di razzismo avvenuti domenica scorsa a Torino e ieri a Firenze con la morte di due cittadini senegalesi". Il comunicato così prosegue: "Siamo preoccupati e indignati per l'escalation di violenza che segna un imbarbarimento delle relazioni umane e sociali in questo paese, di cui sono vittime innanzitutto i cittadini stranieri. E’ necessario passare dalla denuncia all'azione politica. Per questo, come promotori della Campagna, ci auguriamo che, depositate le firme, venga immediatamente calendarizzata dal Parlamento la discussione sulle due proposte di legge, arrivando al più presto a garantire quei diritti di cittadinanza troppo spesso negati alle persone di origine straniera.

Sabato 17 e domenica 18 saremo presenti in molte piazze italiane per una raccolta straordinaria di firme. Le due giornate saranno dedicate alla lotta contro il razzismo e contro tutte le discriminazioni. A Torino e Firenze parteciperemo alle iniziative di piazza promosse dalle associazioni locali perché simili episodi non si ripetano più.

Invitiamo le tantissime realtà che organizzeranno iniziative in quelle giornate a indossare un segno di lutto al braccio, in ricordo delle due vittime di Firenze. Tutti dobbiamo essere consapevoli che quanto successo non può essere derubricato a gesto isolato di un folle, o, nel caso di Torino, ad atti di bullismo. Bisogna invece prendere atto che il germe del razzismo non è stato sconfitto, odio e pregiudizi prendono ancora troppo spesso la via della violenza mettendo a rischio la civile convivenza di tutti.

Ma c’è anche un’Italia diversa, che alla paura e all’insicurezza del futuro risponde non con la chiusura nichilista ma cercando risposte insieme ai tanti, italiani e stranieri, che credono ancora nella possibilità di costruire un mondo migliore, in cui ingiustizia, odio e violenza siano espunti per sempre dalla storia".

La Campagna nazionale è promossa da 19 organizzazioni della società civile: Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni, Tavola della Pace e Coordinamento nazionale degli enti per la pace e i diritti umani, Terra del Fuoco, Ugl Sei e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio (http://www.litaliasonoanchio.it/).

29/11/2011

Rassegna cinematografica a cura della Consulta Laica e l'Arci Verbania

Arci VCO e Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni promuovono una mini – rassegna cinematografica ad ingresso gratuito incentrata sulle tematiche dei diritti civili, del multiculturalismo, della laicità (la presentazione dei film sarà curata da Augusto Bruni). Gli incontri si prefiggono lo scopo di approfondire le tematiche menzionate attraverso la visione e il confronto tra i partecipanti.

Il primo film:  “ PERSEPOLIS” di MARJANE SATRAPI
Venerdì 2 dicembre 2011 - Circolo Arci "Luigi Zappelli" in Via Roma a Verbania Intra ore 21,00


Presentato al festival di Cannes 2007, Persepolis è un film d'animazione dal contenuto autobiografico, tratto dall'omonima Grafic Novel (genere che inizia a trovare un'eco di pubblico sempre maggiore,). Marjane Satrapi, autrice, sceneggiatrice e regista (insieme a Vincent Paronnaud) della pellicola, vive in prima persona la situazione iraniana e la racconta tramite una regressione sulla propria infanzia e adolescenza. Persepolis rappresenta la vita di una giovane iraniana, testimone in prima persona dei cambiamenti sociali e storici che ha attraversato l'Iran a partire dai primi anni '80. Un Iran dalle due facce, socialmente a pezzi, abitato da persone provate da un governo che si appella alla religione per effettuare un controllo asfissiante sulla popolazione, travisandone probabilmente i principi e radicalizzandoli in maniera spesso assurda.

23/11/2011

Gli evangelici al Quirinale. Napolitano: "E' una follia che chi nasce in Italia da genitori stranieri non sia cittadino italiano"

Roma, 22 novembre 2011- Notizie Evangeliche (NEV)


Il fatto che non esista una legge che garantisca la cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia da genitori immigrati è "una follia e un'assurdità". Lo ha dichiarato questa mattina il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel corso dell'udienza con una delegazione della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ricevuta in Quirinale.

La questione dei diritti di cittadinanza è stata introdotta dal pastore Massimo Aquilante, presidente della FCEI, che nel saluto rivolto al presidente Napolitano ha citato la Campagna "L'Italia sono anch'io", della quale la FCEI è uno dei 19 enti promotori. Facendo riferimento alle due leggi di iniziativa popolare promosse dalla Campagna - lo ius soli e il voto nelle consultazioni elettorali locali per gli immigrati - e ricordando che una vera politica di integrazione è impensabile senza questi fondamentali diritti, Aquilante ha auspicato che "il Parlamento vorrà recepire le due proposte entro il termine della presente legislatura".

Su questo punto il presidente della Repubblica ha espresso la sua convinzione che "oggi si apre un campo di iniziative più ampio che in passato". Anche se dopo la tempesta - come ha detto Napolitano - il mare è ancora mosso, il Presidente della Repubblica si è tuttavia detto convinto della maggiore obiettività e costruttività da parte delle forze politiche. Un clima che apre anche per il Parlamento maggiore spazio per intervenire in questioni come quella della cittadinanza, ma anche su altri temi, come "quello dei rapporti fra lo Stato italiano e le singole comunità religiose". Questo l'augurio espresso dal capo dello Stato, che ha sottolineato la necessità della "piena consapevolezza del rilievo sociale e pubblico delle confessioni religiose".

Al presidente Aquilante è seguito l'intervento della professoressa Elena Bein sull'idea di laicità in una società multiculturale e multireligiosa. "Lo Stato democratico laico - ha detto Bein - non rimuove a priori le diversità dallo spazio pubblico, anzi le valorizza, promuovendo l’interazione tra fedi, valori, tradizioni differenti, ed è neutrale nel senso di garantire, come arbitro imparziale, che tutte le concezioni possano partecipare al dibattito, impedendo al tempo stesso che una prevarichi sulle altre".

Il professor Mario Miegge ha invece tracciato un percorso storico incentrato sull'emancipazione di valdesi ed ebrei - cioè il riconoscimento dei loro diritti civili - avvenuto nel Piemonte sabaudo nel 1848, una data simbolo del Risorgimento italiano. "Le chiese e comunità che fanno parte della FCEI - ha affermato Miegge nel suo discorso - sono da sempre e prioritariamente impegnate nella lotta a favore della libertà religiosa, di coscienza e di culto. E intendono riaffermare il nesso inscindibile tra libertà religiosa e cittadinanza".

Al termine della cerimonia al Presidente Napolitano è stato fatto dono di una copia anastatica della "Bibbia di Olivetano", pubblicata per la prima volta nel 1535 a Serrières, presso Neuchâtel. Pietro Olivetano è autore della prima traduzione protestante della Bibbia in francese finanziata dai valdesi, dopo la loro adesione alla Riforma ginevrina nel 1532. La Bibbia si apre con una prefazione dello stesso riformatore Giovanni Calvino.

14/10/2011

18 ottobre - Giornata europea contro la tratta di esseri umani



Il 18 ottobre di ogni anno ricorre la Giornata Europea Contro la Tratta degli Esseri Umani.
Anche per questo anno, vi proponiamo un dossier monografico per informare e sensibilizzare su questa drammatica e gravissima violazione dei diritti umani che coinvolge a vari livelli uomini, donne e minori.
Il dossier contiene alcuni materiali sul tema della tratta a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo. E' uno strumento che intende offrire spunti di riflessione per discutere su questi temi all'interno delle vostre realtà locali.

Quest'anno oltre al presente Dossier Monografico, troverete allegato il booklet “Combattere la tratta per lavoro forzato in Europa”, pubblicazione finale del progetto europeo “Combating trafficking in Human Beings. Going Beyond!” che il Servizio Rifugiati e Migranti della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia ha portato avanti da dicembre 2008 a marzo 2011 in qualità di partner della Churches' Commission for Migrants in Europe (CCME).
Il progetto ha analizzato il fenomeno della tratta per sfruttamento lavorativo, allo scopo di individuare e sviluppare le capacità della società civile nel supportare le vittime della tratta a scopo di sfruttamento lavorativo per metterle in condizioni di conoscere i loro diritti e di poter accedere alla giustizia.
Nell'ambito del progetto sono state portate avanti delle ricerche che hanno interessato i seguenti paesi: Cipro, Grecia, Irlanda, Italia, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania e Spagna.

Per chi fosse interessato ad un approfondimento le ricerche in lingua inglese sono disponibili presso i nostri uffici oppure sono scaricabili al seguente indirizzo http://www.ccme.be/areas-of-work/anti-trafficking-in-human-beings/national-reports-goingbeyond/

Il Servizio Rifugiati e Migranti, che da diversi anni si occupa e interessa al tema della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo in Italia e in Europa, invita tutti e tutte ad impegnarsi in prima persona per diffondere una cultura e una politica del rispetto della dignità umana.

Roma 13, ottobre 2011
Servizio Rifugiati e Migranti
Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia

 
LOTTA ALLA TRATTA DEGLI ESSERI UMANI IN ITALIA:

A CHE PUNTO SIAMO

Introduzione.

Oggi migliaia di esseri umani nel mondo vengono trafficati da organizzazioni criminali, venduti e scambiati come merci e sfruttati per produrre profitti: vi sono coinvolti soprattutto donne e minori, per lo più nel mercato del sesso, nell'accattonaggio, nel mercato della pedofilia e della pornografia, nel traffico di organi e nel lavoro gravemente sfruttato.
Il traffico di esseri umani è una delle forme più gravi e brutali di violazione dei diritti umani, una delle più violente e drammatiche forme di sfruttamento, è a tutti gli effetti una
forma di schiavitù moderna perché le persone sono private della loro libertà e costrette a subire forme di violenza fisica e psicologica molto pesanti.
Questa nuova forma di schiavitù, rispetto alla schiavitù storica, presenta caratteristiche
radicalmente diverse: in primo luogo è illegale ed è condannata dalle convenzioni internazionali, mentre un tempo era lecita o almeno tollerata, fino alla sua abolizione nel 1888.
Un dato comune alle due forme di schiavitù è invece il carattere economico del fenomeno.
Oggi il commercio delle persone per fini di sfruttamento costituisce un mercato globale ed illegale che rende alle organizzazioni criminali diversi miliardi di dollari l'anno, introiti inferiori soltanto al traffico di stupefacenti e di armi. Inoltre la schiavitù moderna nasce e si sviluppa su una domanda ed un'offerta inesauribili: il corpo umano.
Dal punto di vista dei trafficanti, la principale caratteristica che differenzia la persona oggetto di tratta dalle altre merci (armi, droga, sigarette...) è il fatto che la “merce umana” è dotata di volontà e di parola, e quindi deve essere controllata attraverso la violenza, l'inganno ed il ricatto. Oggi il corpo umano viene sfruttato ed usato con forme brutali molto diversificate: oltre allo sfruttamento sessuale e lavorativo, vi sono altre forme aberranti di uso del corpo come il traffico di organi: a volte parti del corpo vengono prelevate senza il permesso della persona interessata o con un consenso estorto o con il ricorso a metodi violenti.
Le zone di reclutamento dei “nuovi schiavi” sono i Paesi poveri, soprattutto quelli che hanno subito un crollo rapido e imprevisto delle condizioni di vita, per esempio in seguito ad un mutamento di regime, all'incertezza politica ed economica, al coinvolgimento di molti Paesi nelle guerre.
La criminalità organizzata a livello internazionale si è posta come un'azienda, o meglio come una società di servizi in grado di garantire, dietro grossi compensi, il viaggio per l'Italia o l'Europa. La criminalità organizzata, in assenza di politiche migratorie adeguate si propone non solo di offrire un servizio, ma ha assunto il ruolo paradossale di “dispensatrice di speranze”, in altre parole, è diventata lo strumento principale per realizzare un sogno, quello di raggiungere un paese che agli occhi dei migranti, rappresenta un investimento di vita per il futuro.
Dunque, il traffico di esseri umani risponde ad un bisogno elementare che è quello diemigrare per cercare di migliorare la propria esistenza: il trafficante garantisce un ingresso per vie illegali nel paese di destinazione scelto dai migranti. La sua funzione può essere assimilata a quella di una agenzia di viaggi, a un tour operator molto efficiente che assicura l'arrivo nel paese di destinazione. In molti casi, la persona si rivolge spontaneamente alle organizzazioni che gestiscono il traffico ed in seguito, durante le fasi del viaggio, il comportamento del trafficante diventa violento e subentrano la coercizione e la prevaricazione, principalmente verso donne e minori. Se a volte il rapporto tra migrante e trafficante si esaurisce nel tempo necessario a compiere il trasporto, nella tratta il rapporto tende ad essere molto lungo, come nel caso dell'indebitamento o addirittura a tempo indeterminato, come nei casi di rapimento e inganno. In ogni caso si crea un rapporto perverso tra la vittima e colui che viene visto all'inizio come un benefattore e poi si trasforma in un carnefice che tende a prolungare il più possibile il rapporto con la vittima per ottimizzare i guadagni.
L'espressione tratta di esseri umani indica, dunque, il fenomeno criminale che consiste nel reclutamento, trasporto e successivo sfruttamento di esseri umani per fini di lucro.
A livello internazionale queste organizzazioni criminali sono sempre più definite come le “nuove mafie”. La collaborazione tra mafie straniere ed italiane si è andata sempre più rafforzando negli ultimi anni perché la capacità delle organizzazioni criminali risiede proprio nella capacità di lavorare in rete creando nei singoli Paesi, sia di transito che di destinazione, strutture snelle e specializzate, mentre i vertici tendono a rimanere protetti nei Paesi di origine.
Il fenomeno del traffico riguarda l'intero pianeta ed ha caratteristiche ancora in parte non del tutto riconoscibili ed è in costante evoluzione. Ha raggiunto dimensioni enormi e preoccupanti.
Nonostante la grande attenzione che il fenomeno ha suscitato negli ultimi anni, non esistono ancora fonti sufficienti per individuare con precisione i dati internazionali, né per quello che riguarda i dati numerici, né per le modalità utilizzate dalle organizzazioni criminali. Tale difficoltà è dovuta al carattere “mutevole” del fenomeno: cambiano rapidamente i soggetti, i flussi, i mezzi, le destinazioni. I trafficanti hanno una grande capacità di mimetizzarsi ed adattarsi ai contesti ed ai cambiamenti. Se cambiano le legislazioni preventive e repressive dei Governi, il mercato delle persone si adatta con una sorprendente flessibilità.
Da un po’ di anni è diventato un fenomeno allarmante anche in Europa, soprattutto in seguito ai mutamenti politici dell’Est, dove la delicata situazione sociale ed economica rende oggi donne e minori le categorie più vulnerabili ed esposte allo sfruttamento: lavorativo (lavoro domestico, edile, agricolo), sessuale (prostituzione femminile e minorile), accattonaggio, vendita di organi.
Le vittime della tratta spesso sono giovani senza prospettive di futuro nei luoghi di origine, attirate da false promesse di un lavoro ben retribuito all'estero. In molti casi non sanno quale sarà la loro futura occupazione, né le condizioni di vita che verranno loro imposte; in altri casi sono più o meno consapevoli del tipo di lavoro che li aspetta. Spesso, soprattutto per i minorenni, le organizzazioni criminali ricorrono al sequestro ed una volta giunti nel paese di destinazione, le vittime senza documenti di identità e risorse finanziarie, senza conoscere la lingua e senza punti di riferimento dipendono totalmente dai loro sfruttatori. Allo stesso tempo non nutrono alcuna fiducia nelle istituzioni perché provengono da paesi con regimi poco democratici, dove la corruzione è assai diffusa e in più temono ritorsioni nei confronti dei loro familiari rimasti in patria.

Alcuni dati

Dati certi sul fenomeno della tratta non sono disponibili. Per le sue stesse caratteristiche il fenomeno non si presta ad essere completamente inquadrato in dati statistici e molto rimane sommerso.
A livello nazionale, il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri non pubblica i dati sulle vittime di tratta dal 2008: non sappiamo qual è l'andamento generale degli aiuti che si fanno alle vittime e soprattutto quali siano le nazionalità più coinvolte, a parte la Nigeria (che rimane sempre quella più coinvolta) e la Romania.
Per l'Organizzazione Internazionale per il Lavoro (OIL) sono oltre 12 milioni, secondo il
Rapporto del Dipartimento di Stato USA oscillano tra 4 e 27 milioni in tutto il mondo.
Nel mondo, stando ai dati diffusi dall'ultimo Rapporto di Save the Children:
· 2,7 milioni di vittime di tratta nel mondo, di cui l'80% è costituito da donne e bambini/e
· 32 milardi di dollari il giro di affari.

In Italia:

· 14.689 vittime di tratta inserite nei progetti art. 18 tra il 2000 e il 2008
· tra 19mila e 24mila il numero delle persone che si prostituiscono in strada.
· la prostituzione indoor si stima 3 volte superiore a quella in strada.
· 1,2 milioni di minori vittime di tratta interna e internazionale.
Il fenomeno della tratta dei minori è allarmante e in crescita, sempre pù nascosto e all'interno di luoghi chiusi e per questo difficilmente accessibile agli operatori. Anche sulla prostituzione in strada è diventato più difficile intervenire perchè sempre più soggetta ad un controllo molto forte da parte degli sfruttatori o dei “pari”, cioè ragazzi e ragazze vicini per età e provenienza alle vittime. Questo rende sempre più diffcile l'aggancio e il contatto anche su strada.
La maggior parte dei minori vittime proviene dalla Romania (46% anche per la facilità di
giungere in Italia), dalla Nigeria (36%), dall'Albania (11%) e dal Nord Africa (7%).
La prostituzione indoor (appartamenti, night, centri massaggi, ecc.) è un fenomeno sommerso di notevoli proporzioni che comporta uno sfruttamento più pesante, e dove la capacità degli operatori di raggiungere le vittime è molto limitata.

Un approfondimento sull'art. 18 del Dlgs 286/98.
Per quanto riguarda le legislazioni specifiche dei singoli Paesi, guardiamo al caso italiano, sia perché ci interessa più da vicino, sia perché rappresenta una innovazione positiva nel panorama europeo ed internazionale.
Il nostro legislatore è stato precursore in ambito internazionale nell'affermare normativamente in primo luogo la centralità dei diritti umani e della dignità delle vittime, prevedendo per le vittime un percorso sociale di reinserimento e riabilitazione oltre al percorso giudiziario.
L’art. 18 è importante perché dà la possibilità alle donne vittime di tratta di ottenere un
permesso di soggiorno per “protezione sociale” se decidono di uscire dal giro della prostituzione.
La vittima ha due possibilità di accedere alla protezione:
•- se accetta di entrare in un programma di riabilitazione ed integrazione sociale
•- se accetta di testimoniare contro i suoi sfruttatori.
La portata innovativa dell'art. 18 sta nel fatto che per la prima volta in Europa viene superata la logica premiale e si riafferma la logica che i diritti umani fondamentali sono incondizionati ed inderogabili. Le vittime sono innanzitutto soggetti ed in quanto tali portatori diritti umani fondamentali, al di là se accettano o meno di collaborare con la giustizia. Spesso, le vittime hanno paura di testimoniare per paura di ritorsioni: avere la possibilità di essere protette, in quanto esseri umani, è uno degli strumenti più efficaci per combattere il fenomeno.

Tale percorso sociale, inoltre, responsabilizza le vittime in chiave processuale, se decidono di testimoniare e denunciare i loro sfruttatori, perché il recupero della dignità della persona passa anche attraverso la riparazione morale e materiale che la condanna dei trafficanti può rappresentare, contribuendo alla riaffermazione dei valori della legalità nelle società.
L'art. 18 è una norma coraggiosa nella sua impostazione ma accidentata nella prassi, perché la sua corretta applicazione, compresa l’erogazione dei fondi destinati ai progetti di inserimento, è spesso disattesa ed arbitraria.
In molti casi, ad esempio, le donne non hanno la possibilità di ricevere informazioni sui loro diritti come vittime della tratta e non hanno occasione di incontrare organizzazioni che possano difendere i loro diritti.
In Europa l’approccio oggi più diffuso è quello che vede la vittima solo come strumento giudiziario: alla donna si dà un diritto, un permesso di soggiorno temporaneo, perché serve come testimone contro i criminali, poi viene mandata via, spesso rimpatriata nel paese di origine dove sarà con molta probabilità ripresa dalle organizzazioni criminali e tornerà nel giro.

Risorse e finanziamenti

I tagli economici che sono stati fatti ai fondi destinati al contrasto della tratta degli esseri umani vanno in una triplice direzione:
· sono stati tagliati circa 2 milioni di euro che servivano a finanziare il numero verde anti-tratta. Il NUMERO VERDE ANTITRATTA 800 290 290 fu istituito nel 2000 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari Opportunità. Sospeso per mancanza di fondi nel 2005 è stato riaperto nel gennaio 2007. In dieci anni ha assicurato assitenza sociale ad oltre 14mila persone e consentito l'attivazione di denunce, arresti e condanne di criminali e sfruttatori.
Il 1° agosto 2010 sono state chiuse 14 delle 15 postazioni locali del numero verde antitratta che erano attive 24 ore su 24.
E' rimasta attiva solo la postazione nazionale gestita dal Comune di Venezia (con una spesa di circa 300mila euro) che prima faceva da primo filtro alle telefonate e le smistava in base alla
provenienza e alle postazioni locali che curavano i rapporti con le associazioni locali e le forze dell'ordine e garantivano una operatività sul territorio. La rapidità dell'intervento è, infatti, un fattore importantissimo per le vittime. Il preavviso alle associazioni di soli 10 giorni ha smantellato un tassello importante del sistema di aiuto alle vittime di tratta e alla lotta alla criminalità. Hanno perso il lavoro 80 operatori specializzati ed è stato l'ennesimo regalo alle organizzazioni criminali. Le postazioni locali non avevano solo una funzione di ascolto e informazione, ma costituivano un elemento essenziale per le reti territoriali (terzo settore, servizi sociali e forze dell'ordine) e per questo erano in grado di attivare risposte.
· Hanno tagliato il fondo art. 18 che serviva a co-finanziare i progetti: era di 5milioni di
euro (ossia il 70% del budget a carico del Dipartimento delle Pari Opportunità, più l'altro 30% - ossia circa 1,7milioni a carico degli Enti locali). Al riguardo il Dipartimento delle Pari Opportunità ha tagliato 2milioni e mezzo (dunque la metà di 5milioni e di conseguenza si è dimezzato anche il co-finanziamento degli Enti locali). L'intero budget da 7milioni di euro è diventato di circa 3,5milioni.
· Azzeramento del fondo art. 13: hanno accorpato l'art. 13 della legge 228/2003 con l'art. 18 accorpando anche i rispetti fondi. Per l'art. 13 c'erano circa 3milioni di euro e sono stati tagliati.

Il tutto non supera i 4milioni di euro. Nel 2000 il Governo italiano aveva stanziato 8 milioni di euro per l’attuazione dell’articolo 18 del Testo Unico. L'art. 18 resta come caposaldo della lotta anti-tratta ma è quasi del tutto sterilizzato dal Pacchetto sicurezza (artt. 10bis e 14 in particolare) che di fatto ne ha limitato l'agibilità. Le vittime sono in genere senza permesso di soggiorno e dunque vanno aiutate per questo. Ma il pacchetto sicurezza dice che se uno straniero non ha documenti deve pagare una sanzione (5/10mila euro) o essere espulso (art. 14, se non può pagare). In queste condizioni tutto è difficile.

Il ruolo delle chiese

La tratta di esseri umani necessita per la sua complessità di un approccio interdisciplinare. Il fenomeno coinvolge infatti diversi attori (organizzazioni criminali, vittime, forze dell’ordine, operatori sociali, associazioni, clienti) e deve essere gestito attraverso strumenti diversificati e complementari. In particolare:
- le politiche internazionali
- le legislazioni specifiche
- gli interventi sociali specifici a favore delle vittime di tratta
- il coinvolgimento delle società civile e delle chiese
Il traffico di esseri umani è un fenomeno criminale e globale che interessa tutti i paesi:
origine, transito e destinazione.
Le chiese hanno un ruolo nel sostegno alle vittime a diversi livelli:
- creare sensibilità all’interno delle chiese evangeliche rompendo il silenzio che spesso legittima la violenza anche all’interno dei luoghi che noi abitualmente frequentiamo (posto di lavoro, scuola, chiese, ecc).
- mettere in rete le diverse iniziative delle chiese;
- fare pressione politica per promuovere a livello europeo e nazionale una legislazione giusta ed efficace che sia anche in grado di rimuovere le cause del fenomeno;
- lavoro sul campo;
- cura pastorale e sostegno individuale: spesso le donne vittime entrano nelle chiese, e anche se non raccontano la loro storia, sentono il luogo come “protetto” e si avvicinano con fiducia;
- iniziative di formazione di operatori/trici;
- ruolo dei clienti: una parte di essi si rivolge alle prostitute perché si trova in una situazione di forte disagio (ansia, disperazione, emarginazione, solitudine, difficoltà familiari e relazionale, ecc.). Spesso i clienti telefonano al numero verde o si rivolgono alle organizzazioni per capire come aiutare la ragazza. Dunque, spesso i clienti frequentano luoghi “normali” e possono diventare “strumenti” per la fuoriuscita delle vittime dal circuito della prostituzione forzata.
Lavorare all’interno delle chiese per una cultura ed una teologia dell’accoglienza e dell’amore verso tutti e tutte per combattere il pregiudizio e rompere tabù che spesso “condannano” le vittime.
Settembre 2011
Franca Di Lecce
Direttore – Servizio Rifugiati e Migranti
Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia

I MINORI STRANIERI VITTIME DI TRATTA

Alla vigilia della Giornata Onu in ricordo della Schiavitù e della sua Abolizione, che ricorre il 23 agosto di ogni anno, Save the Children ha pubblicato il dossier “I piccoli schiavi invisibili” dedicato al tema della tratta e dello sfruttamento dei minori.
Il dossier è il risultato di una rilevazione realizzata in 15 Regioni italiane in collaborazione con l’associazione On the Road-Consorzio Nova.

Di seguito vi proponiamo la versione integrale del comunicato stampa diffuso da Save the Children.
22 agosto 2011
Tratta e sfruttamento: Save the Children, migliaia i minori vittime di sfruttamento sessuale, che sempre più spesso avviene al chiuso. Persistente lo sfruttamento in accattonaggio, lavoro e attività illegali Non arretra ma anzi sembra consolidarsi il fenomeno della tratta e dello sfruttamento dei minori(1), a scopo sessuale ma anche di accattonaggio, in attività illegali o nel lavoro.
Uno sfruttamento che coinvolge migliaia di minori, per lo più stranieri: ragazze rumene, nigeriane, albanesi, nordafricane ma anche maschi rumeni, magrebini, egiziani, afgani e Rom rumeni e della ex Jugoslavia.
Per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale, si stimano fra i 1.600 e i 2.000(2) i minori sia femmine che maschi coinvolti in prostituzione su strada. Una porzione significativa rispetto alla prostituzione adulta stimata fra le 19.000 e le 24.000 unità(3). E crescente e allarmante è lo sfruttamento sessuale indoor, nel chiuso di appartamenti: sarebbe 3 volte superiore a quello su strada, con una presenza di minori pari a circa il 10% sul totale degli adulti coinvolti(4). Nascoste agli occhi di tutti, le giovani vittime sono difficilmente raggiungibili da parte degli operatori sociali e di chi voglia aiutarle ad uscire da una vita da incubo.
Sono alcune delle principali linee di tendenza del fenomeno della tratta e sfruttamento dei minori, secondo il nuovo dossier di Save the Children “I piccoli schiavi invisibili”. Diffuso alla vigilia della Giornata Onu in Ricordo della Schiavitù e della sua Abolizione (il 23 agosto), il dossier contiene anche i risultati di una rilevazione sulla tratta e sfruttamento sessuale dei minori realizzata in 15 Regioni italiane in collaborazione con l’associazione On the Road-Consorzio Nova attraverso questionari e interviste a operatori, che hanno basato le loro conclusioni sui dati relativi ai minori intercettati nelle loro attività di unità di strada o di accoglienza, dal maggio 2010 al maggio 2011(5).
“Nonostante i molti passi avanti fatti, anche a livello legislativo, sia sul versante della lotta al traffico e allo sfruttamento di minori che della identificazione e aiuto delle vittime, rileviamo con preoccupazione una resistenza e persistenza del fenomeno”, commenta Raffaela Milano, Responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children Italia. “Lo sfruttamento avviene sempre di più al chiuso, anche a seguito degli interventi di contrasto da parte delle forze dell'ordine. Per le minori vittime, questo comporta il rischio di subire uno sfruttamento ancora più feroce e invisibile, anche agli occhi degli operatori sociali che vogliano aiutarle. “Per altro verso”, prosegue Raffaela Milano, “le tecniche di assoggettamento si sono affinate. Gli sfruttatori hanno per esempio scoperto la forza del controllo tra “pari”, avvalendosi dei minori stessi per esercitare il controllo sui loro compagni”.
“A questo quadro”, spiega ancora, “bisogna aggiungere il fatto che dietro la gran parte di queste minori ci sono situazioni di grande povertà, bisogno ed emarginazione su cui fanno leva le organizzazioni criminali. E' il caso per esempio delle donne e ragazze nigeriane di cui rileviamo un aumento degli arrivi via mare da Lampedusa proprio in queste ultime settimane. Non si può escludere che fra di esse ci possano essere vittime di tratta, anche in ragione del fatto che, come le stesse Nazioni Unite documentano, sono quasi 6.000 ogni anno le nigeriane che vengono portate in Europa per essere sfruttate. Save the Children sta monitorando con attenzione la situazione delle minori non accompagnate”.
La tratta a scopo di sfruttamento sessuale La rilevazione di Save the Children e On the Road conferma che il gruppo di minori principalmente vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale è costituito da ragazze provenienti dalla Romania (46%) e dalla Nigeria (36%) seguite da ragazze albanesi (11%) e del Nord Africa (7%). Le minori rumene, in quanto cittadine comunitarie e in possesso di documenti, giungono in Italia in modo abbastanza agevole, spesso con la promessa di un lavoro, insieme a fidanzati o comunque a persone di cui si fidano. Una volta in Italia l’assoggettamento può avvenire in due modi: con la violenza o, al contrario, attraverso uno pseudo- legame affettivo.
Questa seconda forma è costruita ad arte dallo sfruttatore che fa percepire alla minore
l’esperienza della prostituzione come funzionale ad un progetto comune di coppia. Si stabilisce così un vincolo psicologico difficile da rompere. Nell’assoggettamento delle ragazze entra in gioco, sempre più spesso, il ruolo del controllo fra “pari”: lo sfruttatore cioè può decidere di imporre a una coetanea delle ragazze il compito di esercitare per suo conto il controllo sulle giovani, le quali hanno in genere più reticenze a ribellarsi a quanto dice “una di loro”, poiché questo significherebbe essere escluse dal gruppo.
Le ragazze nigeriane costituiscono il secondo gruppo numericamente più consistente di vittime di tratta e sfruttamento. Giungono in Italia con falsi documenti e generalità, insieme alla propria sfruttatrice, fatta passare come una sorella o parente, via mare o in aereo, spesso avendo già subito violenza nel proprio paese o durante il viaggio. Per quanto riguarda l’ingresso via mare, in particolare a Lampedusa, si è registrato un incremento consistente di arrivi dalla Nigeria: fra aprile-agosto sono approdati sull’isola 4.935 migranti nigeriani, di cui 984 donne, 194 minori non accompagnati e 89 minori accompagnati persone, con un picco massimo nella prima metà del mese di agosto, momento in cui sono arrivati secondo le stime di Save the Children, circa 2.170 migranti nigeriani, di cui 388 donne, 89 minori non accompagnati (prevalentemente adolescenti
femmine) e 23 minori accompagnati. In varie parti d’Italia, tanto gli operatori che operano sulla strada, tanto quelli che operano all’interno dei centri per migranti segnalano l’alta probabilità chetra le migranti nigeriane in arrivo vi siano vittime di tratta e sfruttamento. Save the Children ha già individuato alcuni potenziali casi che sono in fase di approfondimento.
Le giovani nigeriane costrette a prostituirsi nel nostro paese, sono sottoposte a un ferreo controllo da parte delle connazionali durante l’attività di prostituzione alla quale sono costrette e convinte anche attraverso riti tradizionali, con cui si vincolano a ripagare un debito molto elevato maturato con il viaggio. A differenza delle ragazze rumene, spesso il loro guadagno consiste solo nel vitto e nell’alloggio. La paura di essere fermate dalle forze dell’ordine ed espulse se riconosciute maggiorenni, le spinge a lavorare in luoghi isolati, il che rende molto difficile il loro “aggancio” da parte dalle associazioni che vogliano aiutarle ad emergere dalla situazione di sfruttamento. Lo sfruttamento sessuale di minori maschi. Ad essere coinvolti in sfruttamento sessuale, particolarmente nelle grandi città italiane come Roma e Napoli, sono adolescenti Rom, di età fra i 15 e 18 anni. Risultano essere di recente arrivo e con un vissuto legato alla strada. Alcuni di essi lavorano come lavavetri di giorno ai semafori per poi prostituirsi durante la notte, in luoghi della città conosciuti per la prostituzione maschile, o nei pressi di sale cinematografiche con programmazione pornografica, saune e centri massaggi per soli uomini.
Accanto ai minori Rom sono coinvolti nella prostituzione anche minori maghrebini e rumeni. I rimi in genere finiscono nel “mercato del sesso” per arrotondare lo stipendio guadagnato di giorno ai semafori. Per i secondi invece la prostituzione è la principale fonte di guadagno. In genere i minori maschi che si prostituiscono si muovono per lo più in gruppo e sottostanno a dei leader che sono anche quelli che procurano loro clienti particolari disposti a pagare cifre consistenti, per poter godere di prestazioni di lungo periodo. Questa pratica registrata solo su Roma e Napoli, è nota come “affitto”: nel periodo specificato il minore vive infatti con il cliente.
La prostituzione “al chiuso” in appartamento, night, centri massaggi.
E’ un fenomeno sommerso ma di notevoli proporzioni e che comporta uno sfruttamento più pesante, visto il controllo esercitato dagli sfruttatori sulle vittime e la limitata capacità delle operatori delle organizzazioni che operano su strada di raggiungerle. La presenza di minori, in particolare, è sempre più spesso attestata ed in significativa crescita come emerge ad un’analisi attenta delle riviste di annunci espliciti di vendita di sesso a pagamento da cui si evince la giovanissima età di molte prostitute. Si stima che la prostituzione indoor sia 3 volte la prostituzione su strada e che i minori in essa coinvolti siano almeno il 10%. Le ragazze vittime tendono a negare la loro minore età temendo – condizionate dagli sfruttatori – di poter essere arrestate.
Tratta e sfruttamento nell’accattonaggio Sono principalmente di etnia Rom e provengono dai paesi della ex Jugoslavia e dalla Romania, i minori coinvolti nell’accattonaggio. Ma si registra una presenza anche di minori provenienti dal Marocco, dal Bangladesh e dall’Africa subsahariana. Nelle regioni dell’Italia meridionale mendicano anche ragazzi italiani. Per quanto riguarda il genere, le femmine sono più numerose dei maschi perché la tradizionale divisione dei ruoli nei gruppi Rom, ancora seguita da molti, vuole che i ragazzi, dopo i 14 anni, si dedichino alla raccolta del rame. Alcune delle adolescenti Rom sono madri e mendicano con i neonati in braccio.
Minori egiziani e afgani: due gruppi a rischio. 5.850 minori supportati da Save the Children.
Sono minori che - giungendo in Italia da soli, “non accompagnati” - sono esposti al rischio di subire sfruttamento. Sono 6.340(6) i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia:
Afganistan, Tunisia, Egitto e Marocco i principali paesi di provenienza.
I ragazzi egiziani giungono in Italia con un forte determinazione a lavorare per contribuire al proprio sostentamento e a quello delle famiglie che, d’altra parte, pagano ai trafficanti (“smugglers”) cifre notevoli – anche fino a 8.000 euro - per garantire loro il viaggio verso il nostro paese. Alla ricerca dunque spasmodica di un lavoro i minori egiziani – come rilevato da Save the Children attraverso le sue attività di protezione di almeno 5.850 minori migranti non accompagnati fra il 2010 e il 2011 - possono finire in circuiti di sfruttamento lavorativo, per esempio nel settore ortofrutticolo con “guadagni” giornalieri di pochi euro, o cadere vittime di organizzazioni criminali per essere sfruttati nello spaccio di sostanze stupefacenti. L’Italia si conferma un paese di transito per i minori afgani, spinti a partire dall’Afganistan o dal Pakistan o dall’Iran, dove spesso le loro famiglie decidono di rifugiarsi per sottrarsi alla guerra. Pur di raggiungere la meta – cioè il più delle volte i paesi del Nord Europa – sono disposti a tutto:  vivere su strada, fare lavori pericolosi e non retribuiti fino anche a prostituirsi o compiere attività llegali.
Le raccomandazioni di Save the Children “In relazione alla sempre maggiore complessità e spesso invisibilità della tratta e sfruttamento dei minori, è necessario che tutti gli attori coinvolti nel contrasto al fenomeno e nel sostegno ai minori operino in coordinamento e sinergia”, commenta Raffaela Milano. “Per questo è cruciale adottare una strategia e un piano nazionale di lotta alla tratta, che ancora non vede la luce ormai da troppo tempo. E' poi necessario elaborare delle linee-guida per la presa in carico e l'assistenza alle vittime di tratta, con particolare attenzione ai minori e affinare gli strumenti per l'identificazione delle vittime. Save the Children a riguardo ha redatto un manuale che ha portato a conoscenza di tutti gli operatori del settore. Occorre anche Potenziare il sistema nazionale antitratta, attraverso una dotazione finanziaria che assicuri il rafforzamento dei servizi, tra cui le case di fuga, le unità mobili e il coinvolgimento di operatori altamente qualificati e di mediatori culturali, al fine di proteggere le vittime in modo adeguato, conquistando la loro fiducia e garantendo il loro ascolto. L’ottica è quella di un approccio integrato che assicuri la protezione dei minori e degli adulti che sono vittime di tratta e grave sfruttamento oltre che il contrasto alla criminalità. Per quanto riguarda in generale l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, è necessario definire tramite una apposita previsione di legge l’istituzione di un sistema nazionale per la loro protezione che assicuri un’accoglienza adeguata, diffusa sul territorio nazionale, con risorse certe dedicate ed una chiara definizione dei livelli di responsabilità tra Stato centrale, Regioni e Comuni. Bisogna infine lavorare anche con i paesi e le comunità di provenienza delle vittime o potenziali vittime, attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione. Save the Children ha per esempio avviato un progetto in Egitto e in Italia che prevede una serie di azioni tese a informare le famiglie e le comunità di provenienza di questi minori migranti sui rischi della migrazione e sulle sue prospettive”.

Per ulteriori informazioni

Ufficio stampa Save the Children Italia,
Tel. 06 48070023;


Note

1 Un minore vittima di tratta è ogni persona al di sotto dei 18 anni che è reclutata, trasportata, trasferita, ospitata o accolta a fine di sfruttamento, sia all’interno che all’esterno di un paese, anche senza che vi sia stata coercizione, inganno, abuso di potere o altra forma di abuso. Per sfruttamento si intende il trarre un ingiusto profitto dalle attività (o da un’azione) altrui tramite una “imposizione” che si basa su una condotta che incide significativamente sulla volontà dell’altro o che fa deliberatamente leva su una capacità di autodeterminazione della vittima sensibilmente diminuita. In particolare il grave sfruttamento può includere: sfruttamento sessuale incluso lo sfruttamento della prostituzione altrui e altre forme di sfruttamento sessuale quali la pornografia e i matrimoni forzati; lavori o servizi forzati incluso il conseguimento di profitti da attività illecite e l’accattonaggio;

schiavitù o pratiche analoghe e servitù; adozioni illegali; asportazione di organi
2 Stima dell’Associazione On the Road
3 Fonte: rilevazione Comune di Roma-Parsec, 2008-2009
4 Fonte: Stima dell’Associazione On the Road, sulla base sia dei riscontri delle unità di strada e dei propri operatori, sia sulla base delle stime globali sulla prostituzione adulta su strada di cui quella dei minori costituisce circa il 10%
5 L’approfondimento si è svolto nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2011 attraverso la somministrazione a 32 organizzazioni non profit e istituzioni pubbliche impegnate nel settore della tratta di un questionario semistrutturato e la realizzazione di interviste aperte a operatori e testimoni chiave del settore. 15 le aree regionali coinvolte: Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna. 121 i minori entrati in contatto con gli operatori e le organizzazioni interpellate, fra il maggio 2010 e il maggio 2011.
6 Fonte: Comitato per i Minori Stranieri, agosto 2011.
*Fonte: Save the Children Italia - La versione integrale di “I piccoli schiavi invisibili” è scaricabile all’indirizzo:

Tratto dal dossier monografico del Servizio Rifugiati e Migranti (SRM) della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI)