Culti

Omegna - Via F.lli Di Dio 64
Nel Tempio di Omegna, il Culto di Domenica 14 Dicembre, si terrà alle h.11, seguirà un pranzo comunitario

Intra - C.so Mameli 19
Nel Tempio di Intra, il Culto di Domenica 14 non si terrà, ma si terrà nel Tempio di Omegna alle h.11
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14/11/2013

Messaggio della X Assemblea del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC)

Aderisci al pellegrinaggio verso la giustizia e la pace

Il nostro Dio è bontà e misericordia:
ci verrà incontro dall'alto,
come luce che sorge.
Splenderà nelle tenebre
per chi vive all'ombra della morte
e guiderà i nostri passi sulla via della pace. (Luca 1, 78-79)

Care sorelle e cari fratelli, vi salutiamo nel nome di Cristo.

1. Ci siamo riuniti nella Repubblica di Corea per la 10a Assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese (30 ottobre – 8 novembre 2013). Provenendo da 345 chiese membro della comunione e da organizzazioni appartenenti al movimento ecumenico, ci siamo uniti in preghiera, abbiamo condiviso vicende delle nostre comunità locali e abbiamo appreso con commozione forti messaggi di lotta e speranza. Ringraziamo per le molte dichiarazioni di impegno rilasciate. Il nostro pellegrinaggio comune ha sviluppato il tema “Dio della vita guidaci alla giustizia e alla pace”.

2. Nella città di Busan, abbiamo camminato insieme lungo una strada di trasformazione: preghiamo che, mentre veniamo noi stessi trasformati, Dio faccia di noi strumenti di pace. Molti di noi hanno visitato altre parti della Corea dove abbiamo constatato le ferite aperte di una società dilaniata da conflitti e divisioni. Quant'è necessaria la giustizia per la pace; la riconciliazione per la guarigione; nonché il cambiamento del cuore perché il mondo sia completamente risanato! Abbiamo tratto incoraggiamento dalle chiese attive ed impegnate che abbiamo incontrato; il loro lavoro porta frutti abbondanti.

3. Condividiamo la nostra esperienza nella ricerca di unità in Corea come segno di speranza nel mondo. Questo non è l’unico paese in cui i popoli sono divisi, nella povertà e nella ricchezza, nella felicità e nella violenza, nel benessere e nella guerra. Non ci è consentito chiudere gli occhi di fronte a queste dure realtà o esimerci dal collaborare all’opera trasformatrice di Dio. In quanto comunione il Consiglio ecumenico delle chiese conferma la solidarietà con la popolazione e con le chiese della penisola coreana e con tutti coloro che lottano per la giustizia e per la pace.

4. Dio nostro creatore è la sorgente di ogni vita. Nell’amore di Gesù Cristo e per la misericordia dello Spirito Santo noi, come comunione dei figli di Dio, operiamo insieme in vista del compimento del Regno. Chiedendo la grazia a Dio siamo chiamati, nella nostra diversità, ad essere giusti amministratori della Creazione di Dio. Questa è la visione del Nuovo Cielo e della Nuova Terra dove Cristo compirà “tutto in tutti”( Efesini 1, 23).

5. Viviamo in un tempo di crisi globale. Dobbiamo affrontare sfide economiche, ecologiche, socio-politiche e spirituali. Nell’oscurità e nell’ombra della morte, nella sofferenza e nella persecuzione, quanto è prezioso il dono di speranza del Signore Risorto! Con la fiamma dello Spirito nei nostri cuori, preghiamo Cristo di illuminare il mondo: che la sua luce orienti l’intera nostra vita verso la cura dell’intera creazione ed affermi che tutte le persone sono create ad immagine di Dio. Ascoltando le voci che spesso ci giungono dagli emarginati, proponiamoci di condividere gli insegnamenti di speranza e di perseveranza. Impegniamoci nuovamente ad operare per la liberazione e ad agire in modo solidale. Possa la Parola di Dio illuminarci e guidarci sul nostro cammino.

6. Vogliamo muoverci insieme. Spronati dalle esperienze vissute a Busan, sproniamo a nostra volta tutte le persone di buona volontà ad impegnarsi con i propri doni ricevuti da Dio a compiere azioni trasformatrici.

Questa Assemblea vi invita ad unirvi a noi nel pellegrinaggio.
Possano le chiese essere comunità di guarigione e compassione e possa la Buona Novella essere seminata da noi in modo che la giustizia cresca e la profonda pace di Dio abbracci il mondo.
Beati coloro che osservano il diritto e agiscono con giustizia in ogni tempo. (Salmo 106,3)


Dio della vita, guidaci alla giustizia e alla pace! 

11/09/2013

CRONACA VERBANO CUSIO OSSOLA
09/09/2013

L’urlo silenzioso di Omegna: “Nessuna guerra può essere per la pace”

Presenti i rappresentanti di varie confessioni religiose, solo tre i sindaci cusiani alla marcia
VINCENZO AMATO
OMEGNA
Il silenzio è tale che quando i bambini e i piccoli scout fanno volare due bianche colombe si sente distinto il battere delle ali. Un volo breve nel cielo di Omegna e poi le colombe si fermano sulla passerella che collega la zattera. 

«Prendiamolo come un segno - dice il parroco don Gianmario Lanfranchini -, la pace deve iniziare qui, da noi». Da Omegna, ma anche da Novara, Verbania, Galliate, Borgomanero, Domodossola e dalle tante parrocchie in cui sabato si è pregato affinché «scoppi» la pace e non la guerra in Siria, in Medio Oriente e nel mondo. Grandi città e piccole comunità come i monasteri di clausura di Ghiffa e dell’Isola di San Giulio. Momenti di riflessione e di incontro che hanno unito credenti e non credenti, uomini e donne di confessioni religiose diverse. Come è successo a Omegna, dove su invito del sindaco Maria Adelaide Mellano, alla marcia silenziosa con oltre trecento persone, hanno preso parte sia i rappresentanti della chiesa cattolica (don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi e il parroco don Gianmario Lanfranchini), sia Brahim Aouragh della comunità islamica cusiana, sia il pastore della chiesa evangelica valdese Jean-Felix Kamba Nzolo.  

«La pace riguarda tutti, non è un fatto di pochi. Non esistono le guerre giuste - ha detto il pastore protestante - ci sono guerre di cui si parla e altre dimenticate come quella che sconvolge il Congo, il mio Paese». C’è tanta gente: unica delusione - che è impossibile non notare - l’assenza di molti sindaci del Cusio, seppur invitati. Due le eccezioni: Mauro Romagnoli di Pettenasco e Angelo Vitali di Massiola. Ci sono però molte famiglie e molti bambini. Così tanti che don Sacco al momento di far volare le colombe li invita a salire sulla piattaforma dove avrebbero dovuto prendere posto i sindaci. Parla Brahim che, forse senza saperlo, ripete le parole della Costituzione italiana: «Bisogna ripudiare la guerra, perché non c’è guerra che giustifichi la pace». «La pace non si impone - dice don Lanfranchini ricordando il Vangelo -, la si dona e viene da Dio». Parole alle quali fa eco il sindaco di Omegna: «La pace si costruisce anche con difficoltà, anche stando uno accanto all’altro e sentendo vicino chi è lontano». 

06/09/2013

Incontri ecumenici di preghiera per la pace

OMEGNA
ore 19.00: In cammino per la pace, da piazza F.M. Beltrami verso il lago: marcia per la pace con interventi e segni di pace.  Tra gli interventi: il Sindaco di Omegna, il delegato delle Parrocchie, il Pastore della Chiesa Evangelica Metodista, un rappresentante della Comunità Musulmana.

VERBANIA
Ore 21.00 presso la Chiesa parrocchiale di Madonna di Campagna

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La Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) accoglie l'invito di papa Francesco alla preghiera per la pace
Aquilante: "La pace riguarda tutti i cristiani, indipendentemente dalla loro confessione"

Roma (NEV), 4 settembre 2013 - “La pace è una questione che riguarda tutti i cristiani, indipendentemente dalla confessione a cui appartengono. Per questo accogliamo con profonda consapevolezza cristiana l'invito di papa Francesco per una giornata di preghiera per la pace”.
Così si è espresso, in un comunicato stampa lanciato ieri, il pastore Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), riguardo alle parole del pontefice che, durante l'Angelus di domenica scorsa, invitava alla preghiera per la pace in Siria anche “i fratelli cristiani non cattolici, nel modo che riterranno più opportuno”. “La nostra riflessione e azione sulla pace – ha proseguito Aquilante – è nel solco di quella tracciata dagli organismi ecumenici internazionali, quali il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), che da tempo premono per una soluzione negoziale del conflitto siriano”.
Entrando nel merito della questione, la pastora Maria Bonafede, responsabile delle relazioni ecumeniche della FCEI, ha richiamato un recentissimo atto del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi approvato venerdì 30 agosto - due giorni prima dell'annuncio di Francesco -, che “condanna fermamente ogni intervento armato da parte di altre nazioni” come metodo per risolvere i conflitti in corso. “Un testo che - precisa Bonafede -, vuole esprimere solidarietà alle chiese cristiane e ai popoli mediorientali vittime di conflitti armati e che richiama i leader religiosi all'impegno per la pace, la fratellanza e la libertà religiosa”.
E' di oggi un comunicato stampa dell'Unione delle chiese libere e della Chiesa apostolica della Campania. "Di fronte alla minaccia di una nuova guerra i cristiani sono chiamati a far sentire la loro voce - si legge nel comunicato -. La pace è una questione che riguarda tutti i cristiani. Siamo chiamati ad essere operatori di pace e in questa profonda consapevolezza accogliamo l’invito del cardinale Sepe, che fa eco all’appello di  papa Francesco per una giornata di preghiera e di pace, a partecipare ad un incontro ecumenico di preghiera sabato 7 settembre alle 19 nel Duomo di Napoli". 

15/02/2012

No al Concordato, no ai cappellani militari

Nel momento in cui l’Italia attraversa un’aspra crisi economica e sociale e chiama tutti a fare sacrifici e a rinunciare a diritti pur legittimamente acquisiti anche la Chiesa cattolica romana deve fare la sua parte.
Riteniamo perciò doveroso che le autorità cattoliche dimostrino la disponibilità a ridiscutere alcuni dei privilegi ottenuti con il nuovo Concordato, stipulato il 18 febbraio 1984, e con successivi accordi economici e normativi direttamente o indirettamente derivanti da quel patto. Sarebbe infatti scandaloso se la gerarchia cattolica non rinunciasse ora ai privilegi concordatari, così come auspicava il Concilio Vaticano II.
In tale contesto, cercando di seguire Cristo nostra pace, noi riteniamo che l’istituto dei cappellani militari, che gli accordi Stato-Chiesa di fatto inquadrano nelle Forze armate, con relative stellette e retribuzioni, strida con la laicità dello Stato e con lo spirito dell’Evangelo di pace che dovrebbe animare sempre ogni attività ecclesiale. Al di là della buona volontà personale, l’istituzione stessa dei cappellani militari – come ci hanno profeticamente ricordato, tra gli altri, don Lorenzo Milani e padre Ernesto Balducci, e il vescovo don Tonino Bello – significa un appoggio simbolico alle armi. E se possiamo comprendere la volontà di assistere pastoralmente i militari, riteniamo che questa funzione non vada assolta da sacerdoti con le stellette e pagati dallo Stato, ma in altro modo, per esempio attraverso le parrocchie nel cui territorio sono stanziate caserme e centri militari o con distacchi volontari di preti o diaconi per le missioni all’estero, pronti a benedire le persone, ma mai le armi.

Da più parti, in questi giorni, si è chiesto che il governo, che vuole caratterizzarsi per una politica di rigore, ridimensioni gli investimenti per la Difesa, in specie per l’acquisto degli aerei F-35, una spesa onerosissima - per noi incompatibile con le esigenze meramente difensive cui la nostra Patria è obbligata dalla Costituzione - che potrebbe lodevolmente essere risparmiata, dirottando invece quell’immenso fiume di denaro per iniziative sociali e per aiutare gli strati più deboli della popolazione.

Speriamo che le comunità cristiane con i loro pastori siano con noi contro l’acquisto degli F-35 e contro le immense spese militari, e per promuovere invece la Difesa popolare nonviolenta.

Imploriamo da Dio il dono della pace, ripetendo a noi stessi e a tutti: “Se vuoi la pace, cerca e prepara la pace”.

Roma, 18 febbraio 2012

28° dalla firma del nuovo Concordato
Promuovono: Cipax, Cdb SanPaolo, Pax Christi Roma aderiscono:
Le Consulte per la Laicità delle Istituzioni

14/05/2011

Preghiera per la pace – Domenica 22 maggio 2011

Lettura biblica: Efesini 2, 14-22

“14 Infatti Cristo è la nostra pace: egli ha fatto diventare un unico popolo i pagani e gli Ebrei; egli ha demolito quel muro che li separava e li rendeva nemici. Infatti, sacrificando se stesso, 15 ha abolito la Legge giudaica con tutti i regolamenti e le proibizioni. Così, ha creato un popolo nuovo, e ha portato la pace fra loro; 16 per mezzo della sua morte in croce li ha uniti in un solo corpo, e li ha messi in pace con Dio. Sulla croce, sacrificando se stesso, egli ha distrutto ciò che li separava.
17 Egli è venuto ad annunziare il messaggio di pace: pace a voi che eravate lontani e pace a quelli che erano vicini. 18Per mezzo di Gesù Cristo noi tutti, Ebrei e pagani, possiamo presentarci a Dio Padre, uniti dallo stesso Spirito Santo.
19Di conseguenza, ora voi non siete più stranieri, né ospiti. Anche voi, insieme con gli altri, appartenete al popolo e alla famiglia di Dio. 20Siete parte di quell'edificio che ha come fondamenta gli apostoli e i profeti, e come pietra principale lo stesso Gesù Cristo. 21È lui che dà solidità a tutta la costruzione, e la fa crescere fino a diventare un Tempio santo per il Signore. 22Uniti a lui, anche voi siete costruiti insieme con gli altri, per essere la casa dove Dio abita per mezzo dello Spirito Santo.”

(versione interconfessionale)

Preghiera per la pace – Domenica 22 maggio 2011
Dio della pace, a cui nulla è impossibile, creatore, redentore, vivificatore: ancora una volta veniamo a Te per implorare la tua misericordia e il tuo perdono. Dacci di poter ricominciare di nuovo e aiutaci a dare un’opportunità alla pace in questo mondo. Sì, vogliamo dare alla pace una possibilità, perché abbiamo mancato tante occasioni, abbiamo impedito tante iniziative e siamo stati a guardare, quando il bene veniva sopraffatto, invece di vincere il male con il bene. Perdonaci, Signore.

Dona nobis pacem. Ti preghiamo, donaci la pace.

Mentre chiediamo il tuo perdono, vorremmo che questo stesso istante diventasse un tempo di pace, in cui rinnovare il nostro impegno di artigiani di pace e di giustizia. Ti rendiamo grazie per il Decennio per superare la violenza, per il lavoro svolto per accrescere la nostra coscienza e il nostro desiderio di pace. Al tempo stesso confessiamo che c’è molto di più da fare se vogliamo davvero dare alla pace una possibilità.

Dona nobis pacem. Ti preghiamo, donaci la pace.

Attraverso il tuo Spirito, ti chiediamo di consacrare alla pace i nostri cuori e le nostre menti e di far sì che le nostre vite stesse siano il punto di partenza della pace, qui ed ora. Aiutaci a cooperare con Te, dando alla pace una possibilità, creando un mondo in cui la pace sia il nostro ethos e la nostra essenza. Donaci la pace, ti preghiamo. Donaci saggezza e coraggio: saggezza per discernere ciò che porta alla pace, e coraggio per essere fedeli e obbedienti a Te.

Dona nobis pacem. Ti preghiamo, donaci la pace.

Dio della pace, a cui nulla è impossibile, facci strumenti della tua pace alla Convocazione internazionale ecumenica per la pace e in ogni luogo, così che possiamo compiere la tua volontà, e dare così alla pace una possibilità. Nel nome del Principe della pace, Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore. Amen.

Preghiera dai Carabi per la Convocazione internazionale ecumenica per la pace


27/02/2010

Marcia della pace di Varese: siamo tutti stranieri

Una Marcia ecumenica della Pace, giunta alla sua nona edizione, che si è svolta nel freddo polare. Ma nonostante la temperatura inclemente, 250 persone hanno marciato per questa iniziativa promossa dalle Chiese cristiane della provincia di Varese, i valdesi, i metodisti, i luterani, i battisti, gli ortodossi, i cattolici.
Un bell’esempio di Chiesa popolare, di partecipazione dal basso, di gente comune che marcia per sensibilizzare tutti sui gradini che portano alla pace, il rispetto dei minori, la salvaguardia dell’ambiente, la difesa degli stranieri, un tema, quest’ultimo, quanto mai d’attualità nel Varesotto, dove detta legge una politica, come quella della Lega Nord, che spesso fa l’equazione tra stranieri e criminali, e mostra una diffidenza insuperabile verso ogni possibile interazione.
La marcia è cominciata da piazza Repubblica, quando alcuni rappresentati delle Chiese, tra cui il vicario episcopale di Varese, monsignor Luigi Stucchi, e la pastora della Chiesa battista, Lidia Maggi, hanno letto un saluto d’inizio. E poi, con le note della suggestiva “We Shall Over Come”, la marcia varesina è partita.
Prima tappa, piazza XX Settembre, una zona dove spesso hanno abitudine d’incontrarsi alcune comunità di stranieri, in particolare le badanti dell’Est. Qui la pastora Lidia Maggi si è soffermata sui più piccoli e i loro diritti. La pastora si è chiesta se “lasceremo ai nostri bambini una chiesa e una città più ospitali rispetto a quelle che abbiamo ricevuto dai nostri padri”. “La nostra eredità saranno spazi più accoglienti e solidali – si è chiesta ancora la Maggi – oppure muri insormontabili”. Una riflessione che ha riguardato tutti i bambini “italiani e stranieri, anche i rom, anche quelli che vengono messi in classi speciali perché non parlano bene l’italiano”.
Nella centralissima piazza Monte Grappa, il vicario episcopale monsignor Stucchi si è invece interrogato sul rispetto dell’ambiente. “Nell’armonia del creato – ha detto Stucchi -, nella comunione tra tutti, nessuno è straniero”. E quasi evocando le tragedie legate ad eventi naturali, il vicario ha ribadito che “se si vuole pace, è necessario custodire il creato, perché se si spadroneggia su di esso, si creano tensioni, si mina la pace”.
Conclusione nella chiesa della Motta, dove la marcia è stata ricevuta, sul sagrato, da una tenda in cui si poteva lasciare un’offerta in favore del Fondo Famiglia-Lavoro del cardinale Tettamanzi.
In chiesa ha preso la parola il pastore della Chiesa Valdese-Metodista Jean-Félix Kamba Nzolo, che è intervenuto sul tema degli stranieri. Dure le sue parole, che hanno stigmatizzato “certi estremismi politici moderni, che riflettono una società in piena crisi”. “E quando c’è crisi – ha continuato il pastore – si individua negli stranieri la causa del proprio malessere”. Ciò che è accaduto in Italia: “si è cercato di fare credere che la causa della insicurezza in Italia fosse da individuare negli stranieri, nei sans papier, nei clandestini”. Ma in realtà “siamo tutti ospitati nella terra che non appartiene a noi, ma a Dio”.

http://www.varesereport.it/?p=18563