Culti

Omegna - Via F.lli Di Dio 64
Nel Tempio di Omegna, il Culto di Domenica 14 Dicembre, si terrà alle h.11, seguirà un pranzo comunitario

Intra - C.so Mameli 19
Nel Tempio di Intra, il Culto di Domenica 14 non si terrà, ma si terrà nel Tempio di Omegna alle h.11
Visualizzazione post con etichetta Chiesa Valdese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Chiesa Valdese. Mostra tutti i post

08/03/2013

I valdesi e metodisti chi sono?

interno aula sinodale
Le chiese valdesi e metodiste sono chiese cristiane che fanno parte della grande famiglia protestante (o evangelica) che vive e confessa la fede cristiana attenendosi all'essenziale, sotto il controllo costante della Bibbia e del suo messaggio. Il protestantesimo storicamente è nato nel Cinquecento come risposta a un forte appello, rivolto all'intera chiesa cristiana, a tornare alla purezza e alla purezza e alla coerenza evangelica riformandosi ed  eliminando abusi ed errori. Su questo invito a riformarsi la chiesa del tempo si divise.
Attorno a teologi come Lutero, Zwingli,  Calvino e altri, molti si raccolsero per realizzare riforme locali, in attesa e nella speranza di un rinnovamento spirituale, sociale ed ecclesiastico che abbracciasse l'intera cristianità. Nacquero così, soprattutto nell'Europa del centro e del nord, diverse chiese protestanti. In altri paesi la Riforma protestante fu soppressa con la forza. La cristianità europea nel suo complesso rimase spaccata in due e la linea di separazione fra l'Europa cattolica e quella protestante fu spesso segnata da una frontiera di sangue.
Solo in epoca recente le chiese hanno imparato a riconoscersi in una comune fede cristiana, anche se le divisioni permangono a tutt'oggi. I protestanti tengono comunque a sottolineare con forza la loro dimensione cristiana ed ecumenica al tempo stesso, e la loro specifica vocazione di chiesa che, aperta al dialogo e alla collaborazione con le altre chiese, mantiene fermo il suo riferimento biblico centrale e la sua struttura di chiesa senza mediazioni né gerarchie.
 In Italia

La forte fioritura protestante della prima metà del Cinquecento non trovò altro sbocco che la scelta tra il rogo e l'emigrazione. La sola eccezione fa quella dei valdesi, che esistevano fin dal XII secolo come dissidenza cristiana di dimensione europea e che nel 1532 erano confluiti nella Riforma diventando una chiesa riformata in senso stretto. I valdesi sopravvissero a sanguinose persecuzioni e ad un tentativo di sterminio totale nel 1686.

Nell’Ottocento
Valdesi e metodisti, insieme alle altre chiese evangeliche che nel frattempo erano sorte in Italia, diedero un contributo al Risorgimento e al rinnovamento spirituale e religioso del paese, creando una rete di comunità dalle Alpi alla Sicilia. Un forte nucleo di valdesi esiste in Uruguay e Argentina e forma un'unica chiesa con i valdesi e metodisti italiani.
Valdesi e metodisti sono in Italia circa 30.000 con un centinaio di comunità e oltre cento pastori, di cui quasi il 20% sono donne. Relativamente poco numerosi, essi sono caratterizzati da una forte motivazione etica e sociale e dallo sforzo di uniformare all'evangelo la loro vita e la stessa organizzazione della chiesa. Insieme alle chiese battiste, luterane, l'Esercito della Salvezza e alcune chiese libere, essi fanno parte della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, che gestisce importanti attività comuni come il Servizio rifugiati e migranti, la rubrica televisiva Protestantesimo, il culto radio della domenica mattina su RAI Radiouno e il servizio stampa Nev.
Valdesi e metodisti

Dal 1979 sono uniti nello stesso Sinodo, e come tali hanno stipulato nel 1984 un'Intesa con lo Stato che ne garantisce la libertà di culto e di azione nei campi dell'assistenza, della solidarietà sociale, dell'educazione e della cultura. Dal 1993 il nome della Chiesa evangelica valdese - Unione dette chiese valdesi e metodiste, è stato incluso fra gli Enti di culto che hanno accesso alla ripartizione dell'8 per mille dell'Irpef. Oltre alle ordinarie attività di culto, di predicazione e di formazione, valdesi e metodisti svolgono attività culturali, di assistenza e di promozione sociale. Sul piano culturale hanno a Roma una Facoltà di teologia, a Torino la Casa editrice Claudiana e Centri culturali nelle principali città. Oltre agli ospedali e a diversi istituti di accoglienza per anziani, bambini, ecc., le chiese valdesi e metodiste gestiscono centri sociali di forte impegno sul territorio, fra cui La Noce (Palermo), Servizio Cristiano (Riesi - CL), Cosa Materna (Portici - NA). Il settimanale delle chiese valdesi, metodiste e battiste è Riforma - L'Eco delle Valli valdesi.

I FONDAMENTI DEL PROTESTANTESIMO
Questi sono schematicamente i principi fondamentali del protestantesimo:
La salvezza per grazia mediante la fede II Dio libero, che si rivolge liberamente agli esseri umani, crea con loro un rapporto diretto e di coscienza che non ha bisogno di mediazioni sacerdotali. "Nel protestantesimo non esistono pertanto sacerdoti; la comunità dei credenti riconosce e valorizza al suo interno diversi carismi e ministeri (pastorale, diaconato, insegnamento...)
La Bibbia come unica fonte di autorità

Dio ha parlato per mezzo dei suoi profeti e in modo unico in Gesù Cristo. La Bibbia è perciò il fondamento primo della fede e della vita cristiana.

La Riforma ha così definito il suo programma: Sola Scrittura, solo Cristo, solo per fede.

La Bibbia, è la sola fonte di conoscenza,
 di orientamento per la Fede;
Gesù Cristo  è l'unica sorgente di salvezza,
di speranza per gli uomini,la sola autorità per la Chiesa; la Fede,cioè l'accettazione del dono di Dio, è l'unica via con cui l'uomo può giungere alla salvezza:

quindi fondandoci sulla Bibbia non rendiamo alcuna venerazione o culto alla Madonna e ai santi, rifiutiamo l'autorità del Papa sulla Chiesa, sui credenti, rifiutiamo il ministero sacerdotale come intermediario fra Dio e gli uomini come detentore del potere sacramentale, riconosciamo due soli sacramenti:

il Battesimo che è segno della nostra morte e resurrezione in Cristo; la Cena del Signore, o comunione, o eucarestia, che è il segno visibile della reale, ma spirituale, comunione con la persona e l'opera vivente di Gesù, della comunione fraterna fra coloro che credono il lui.

Un'etica fondata sulla responsabilità e la libertà
Gesù Cristo non ha insegnato una nuova legge che sostituisca l'antica, cioè nuove regole o precetti., ma chiama uomini e donne ad una libertà che si esercita nella responsabilità: per sé e per il prossimo, per la società e per il creato.

Una chiesa come assemblea dei credenti
La chiesa è la società di coloro che in Cristo sono stati chiamati ad una nuova vita. Essa è un'assemblea di eguali, nella quale l'evangelo viene annunziato e i sacramenti correttamente amministrati. Non ha una sua forma necessaria o fissa, non ha gerarchie ma si amministra da sola sul piano locale, regionale e mondiale, senza ingerenze del potere politico e senza esercitare da parte sua alcun potere.




29/06/2012

Beckwith e la preparazione dei valdesi al Risorgimento italiano


Beckwith, "il Benefattore dei valdesi" .
La fondazione di scuole e l'impegno per l'istruzione.
L'impegno per l'edilizia ecclesiastica e i nuovi templi di Torre Pellice e Torino.
_____________________________



Persa una gamba nella battaglia di Waterloo, il giovane colonnello inglese John Charles Beckwith abbandonò la carriera militare e si dedicò agli studi, in particolari quelli storici, scoprendo, attraverso le pagine di viaggio nelle Valli valdesi di W.S. Gilly, la vicenda dell'antica chiesa riformata del Piemonte, che divenne la sua ragione di vita.


Amato, anche se non sempre assecondato, "benefattore dei valdesi", Beckwith si dedicò senza sosta a fondare scuole e diffondere l'istruzione nelle Valli, a costruire i templi di Torre Pellice e Torino nonché a spingere la classe dirigente valdese a passare dal francese all'italiano, preparandola a immettersi nell'onda del Risorgimento.
Prezzo €14,90
Acquistabile sul sito: http://www.claudiana.it/
http://www.claudiana.it/php/mostrascheda.php?nscheda=9788870169010

17/02/2012

Festa evangelica del 17 febbraio

17 febbraio, per la liberta' di tutti


di Maria Bonafede

Il 17 febbraio ricorre l'anniversario delle "patenti" con cui nel 1848 re Carlo Alberto riconobbe i diritti civili ai valdesi del Regno di Sardegna. Di lì a poco un provvedimento analogo giunse anche per gli ebrei ma, negli anni, è la data del 17 febbraio che si è consolidata come giorno in cui celebrare la libertà religiosa. Pensando che il 17 febbraio del 1600 fu suppliziato Giordano Bruno è facile capire perché questa data sia divenuta una "giornata della libertà di coscienza" celebrata da molti laici e da molti credenti che ne riconoscono il valore culturale e politico.

Anni fa fu anche avanzata una proposta di legge tesa a istituire il 17 febbraio come giornata nazionale della libertà religiosa e di coscienza, e sarebbe un segnale certamente importante che questo Parlamento decidesse di approvarla. Questo è ovviamente il nostro auspicio, ma nutriamo più di qualche dubbio che in questa particolare fase politica si trovi spazio per temi così generali. Eppure sarebbe un bel segnale bipartisan sia perché non si vive di solo "spread" sia perché basta scorrere la cronaca internazionale di queste settimane per verificare come il tema della libertà religiosa e di coscienza sia tutt'altro che superato.

Gli attentati contro le comunità cristiane della. Nigeria, la difficile convivenza religiosa in molti paesi nordafricani compresi quelli della "primavera araba", le tensioni politico religiose in India sono solo alcuni esempi. Ma problemi grandi come case sorgono anche nel cuore dell'Europa: l'involuzione antidemocratica in Ungheria, ad esempio, finisce per ledere gravemente la libertà delle confessioni di fede di minoranza, e per noi evangelici italiani non è di alcuna rassicurazione il fatto che invece i "riformati" mantengano i diritti acquisiti nel tempo.

Il 17 febbraio, infatti, noi valdesi non celebriamo la "nostra" libertà ma vogliamo richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sul tema generale della libertà di credere, di non credere e di credere "diversamente" rispetto alle forme codificate dalle varie tradizioni religiose. Lo facciamo laicamente, convinti di dover richiamare l'attenzione su un tema fondamentale di ogni "patto civile". Lo facciamo pensando alla lunga storia della nostra emancipazione, certo, ma anche ai diritti dei "nuovi italiani" che non hanno cittadinanza, ai problemi di tante comunità di fede prive di un riconoscimento ed anzi guardate con diffidenza e sospetto. Lo facciamo, insomma, nello spirito della Costituzione di un paese laico e pluralista. Più laico e più pluralista di come viene generalmente raffigurato.

10 febbraio 2012

01/09/2011

NEV - NOTIZIE EVANGELICHE -protestantesimo - ecumenismo - religioni
31 agosto 2011 -  settimanale - anno XXXII - numero 33/34


* Sinodo/1. La pastora Maria Bonafede rieletta moderatora della Tavola valdese

* Sinodo/2. Maria Bonafede “Non chiudiamo i ponti. Ma apriamone di nuovi"

* Sinodo/3. A 150 anni dall'Unità d'Italia c'è ancora fame per la Parola di Dio

* Sinodo/4. Approvati una serie di ordini del giorno che hanno per tema i diritti fondamentali

_______________________________________________________

Sinodo/1. La pastora Maria Bonafede rieletta moderatora della Tavola valdese

Il sermone di apertura del Sinodo affidato a Massimo Aquilante, presidente FCEI

Roma (NEV), 31 agosto 2011 – "L'incontro, il dialogo, l'apertura, l'accoglienza: ecco gli elementi fondamentali della nostra predicazione”. Lo ha detto la pastora Maria Bonafede, rieletta per il settimo e ultimo anno moderatora della Tavola valdese, nel suo saluto finale pronunciato venerdì scorso nell'aula sinodale della Casa valdese di Torre Pellice (TO) (vedi notizia successiva). E' qui, nel capoluogo delle "Valli valdesi", che dal 21 al 26 agosto si è svolto il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, presieduto quest’anno dal pastore Giuseppe Platone.

Il Sinodo - massimo organo decisionale dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi composto da 180 pastori e laici in numero uguale - si era aperto domenica 21 agosto con un culto solenne presieduto dal pastore metodista Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Una chiesa di discepoli che testimonia la presenza del Signore in un tempo di crisi: questo in estrema sintesi il messaggio della predicazione di Aquilante, che ha preso spunto da Matteo 9:35-10:1, versetto biblico nel quale Gesù esprime la sua compassione per le folle “stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore”, e invia loro i suoi discepoli. In un'Italia in crisi economica e morale, e in un mondo in piena crisi sistemica, “essere al seguito di questo Signore – ha affermato Aquilante - significa credere che resta sempre aperta la possibilità di realizzare un livello di giustizia e di pace” che testimoni la realtà concreta del Regno di Dio. La compassione di Gesù verso le folle, ha precisato Aquilante, “non è un semplice moto interiore” bensì una precisa scelta di campo, “uno sguardo che si fa progetto di nuovi rapporti umani. Sono i deboli, i non garantiti, coloro che non hanno nemmeno la possibilità di piazzarsi ai nastri di partenza della corsa al benessere, ad essere il prisma attraverso cui valutare il presente e il futuro, e leggere la storia”. In questo senso, “il compito della chiesa non è disegnare la 'società perfetta' e muoversi per realizzarla, né offrire un sistema di valori precostituito che di fatto esclude chi non li condivide; il compito della chiesa è invece essere comunità di discepoli e discepole al seguito di Gesù” che rendono presente alle persone che incontrano la realtà della compassione di Cristo. “Chiesa non si è, staticamente, come istituzione, ma chiesa si diventa, dinamicamente”, ha affermato Aquilante.

Durante il culto, è stato consacrato al ministerio pastorale Francesco Mayer, che ha sottoscritto l’antica confessione di fede del 1655.

Al Sinodo hanno partecipano numerosi ospiti, rappresentanti di diverse chiese evangeliche ed organismi ecumenici dell'Europa e degli USA. Tra questi, il pastore Claude Baty, presidente della Federazione protestante di Francia, e il pastore Setri Nyomi, presidente della Comunione mondiale delle chiese riformate. Dall'Uruguay ha partecipato ai lavori il pastore Marcelo Nicolau, moderador della Mesa Valdense del Rio de la Plata, braccio sudamericano della Chiesa valdese. Presente anche il vescovo di Pinerolo, mons. Piergiorgio Debernardi, membro della Commissione per l'ecumenismo e il dialogo della CEI.

Le elezioni hanno riconfermato alla carica di vicemoderatora Daniela Manfrini; gli altri membri della Tavola valdese (organo esecutivo dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi) sono: Giovanni Anziani, Adriano Bertolini, Giuseppe Ficara, Aldo Lausarot, Ruggero Mica. Decano della Facoltà valdese di teologia di Roma è il professor Yann Redalié. Presidente dell'Opera delle chiese evangeliche metodiste d'Italia (OPCEMI) è Alessandra Trotta. Il Sinodo si è chiuso nel pomeriggio del 26 agosto con un culto liturgico di Santa Cena presso il tempio di Torre Pellice.


Sinodo/2. Maria Bonafede “Non chiudiamo i ponti. Ma apriamone di nuovi"

Roma (NEV), 31 agosto 2011 - “Una chiesa che cambia”: così la pastora Maria Bonafede - nel saluto al Sinodo delle chiese metodiste e valdesi (Torre Pellice, 21-26 agosto) pronunciato dopo la sua rielezione - ha descritto la realtà di questa storica comunità di fede riformata. Un cambiamento profondo, quello cui ha accennato la moderatora, e che incide sensibilmente nella vita delle chiese che ormai sono composte per il 15-20% da immigrati e che crescono soprattutto nelle aree metropolitane. “I cambiamenti possono fare paura – ha affermato Bonafede – e possono destare inquietudini e preoccupazioni. La paura di perdere la nostra identità, di scoprirci diversi da come per anni ci siamo descritti ed interpretati. Ma l'Evangelo a volte ci sorprende ed apre nuovi orizzonti, spazi di testimonianza impensati e forse imprevedibili".

Il Sinodo quest'anno ha posto l'accento sui diritti, ha ricordato Bonafede, e ha approvato una serie di ordini del giorno su temi di stringente attualità (vedi notizie seguenti): un tema a lei molto caro è quello della dignità della persona in materia di bioetica: “Il Sinodo ha espresso un fermo parere contrario al testo di legge in discussione in Parlamento in materia di 'testamento biologico', giudicandolo contrario all’autodeterminazione del cittadino ad esprimere le sue volontà. Riteniamo sia necessario distinguere la vita biologica dalla vita biografica – ha detto Bonafede, precisando in conferenza stampa che - ciò che distingue la vita umana è l’insieme delle esperienze, delle relazioni con le altre persone, delle gioie, dei dolori e delle sofferenze, delle speranze nel futuro, delle attese, degli sforzi per rendere degna e umana la vita”.

Lo specifico della Chiesa valdese resta il suo profondo radicamento nella realtà sociale e culturale italiana, tanto più nell’anno in cui si celebrano i 150 anni dell’Unità nazionale. In questo contesto la moderatora ha sottolineato l'importanza di una “Italia unita e solidale da Nord a Sud”. Non è mancato un cenno alla sfida che il Sinodo ha lanciato alla Tavola valdese, incaricandola di promuovere proprio in concomitanza con questo anniversario una campagna di evangelizzazione tesa alla rinnovata diffusione della Bibbia e all'annuncio del Vangelo.

Concludendo il suo messaggio di saluto al Sinodo la moderatora Bonafede ha lanciato un forte appello al dialogo, anche con quanti non condividono alcune prese di posizione valdesi e metodiste, ad esempio in materia di etica sessuale: “Sbarrare i ponti della comunicazione e del dialogo, anche aspro, non è la soluzione – ha affermato. - Non è il tempo di chiudere i ponti, semmai di costruirne e di aprirne. Viviamo in una società che si chiude, che si frammenta, che fatica a immaginare il suo futuro. La nostra Chiesa può dare una testimonianza diversa, di segno radicalmente opposto. L'incontro, il dialogo, l'apertura, l'accoglienza sono elementi fondamentali della nostra predicazione”.


Sinodo/3. A 150 anni dall'Unità d'Italia c'è ancora fame per la Parola di Dio

La serata del lunedì dedicata all'evento "L'Italia s'è desta"

Roma (NEV), 31 agosto 2011 - Nell'anno che celebra i 150 anni dell'Unità d'Italia, Il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi (Torre Pellice, 21-26 agosto) ha voluto segnare la ricorrenza con un ordine del giorno ad hoc, mettendo l'accento sui diritti sociali e civili. Ribadendo il coinvolgimento con cui le chiese metodiste e valdesi hanno partecipato e partecipano all'importante appuntamento storico, il Sinodo ha ricordato come "il Risorgimento ha aperto alla possibilità della libera diffusione della Bibbia in Italia, e come in questo gli evangelici hanno visto un'opportunità fondamentale per l'edificazione, tramite la conoscenza della Parola di Dio, di individui liberati da condizionamenti", aprendo alla crescita civile, sociale e economica. “A 150 anni di distanza notiamo come nel nostro Paese vi sia ancora fame di questa Parola e tale constatazione deve spingerci a rinnovare l'impegno per la diffusione della conoscenza biblica”, ha affermato il Sinodo, senza dimenticare come proprio quel Risorgimento abbia “prodotto una libertà politica e una libertà di coscienza che per un certo numero di italiani ha significato la libertà di adesione alle Chiese evangeliche”. Per il Sinodo “oggi più che mai siamo chiamati a vivere tale vocazione nella riflessione e nell'impegno sui temi dei diritti sociali e dei diritti civili. Le chiese e tutti i loro membri sono invitate ad esprimere la loro riconoscenza al Signore per la libertà di cui hanno goduto, e per la difesa della quale hanno lottato, impegnandosi affinché tali diritti siano estesi a tutti i soggetti che con noi condividono il presente ed il futuro del nostro Paese”.

In una conferenza stampa su questo tema, svoltasi a margine del Sinodo, il pastore Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), ha sottolineato come questo Centocinquantenario sia anche l'occasione per riflettere sulla crisi economica e morale che l'Italia sta attraversando, “una crisi di sistema e culturale che richiede la ricostruzione del patto di convivenza tra cittadini. Un importante banco di prova della qualità della nostra democrazia è sicuramente la capacità di vivere in una società multiculturale, e di accogliere e integrare i migranti. A questo proposito ricordo che la FCEI ha aderito alla Campagna per i diritti di cittadinanza 'L'Italia sono anch'io'”, che dal prossimo autunno inizierà una raccolta firme per una legge popolare sulla riforma della normativa sulla cittadinanza, e per il riconoscimento del diritto di voto nelle elezioni locali ai migranti regolari. “Un'iniziativa che vede insieme tutti coloro che, indipendentemente dalle diverse provenienze, sono oggi in Italia assetati e affamati di giustizia”, ha concluso Aquilante.

Ed è proprio ai 150 anni che la Tavola valdese ha voluto dedicare la consueta serata pubblica del lunedì con un evento dal titolo “L'Italia s'è desta. Il nostro passato, il nostro futuro”. Gremito per l'occasione il tempio di Torre Pellice, che ha ascoltato le testimonianze di Jean Bilongo, Tana De Zulueta, Mario Miegge, Debora Spini e Moni Ovadia. La serata, moderata da Gian Mario Gillio, ha visto la partecipazione del Quintetto “Architorti” e delle Corali valdesi delle Valli e di Torino, che hanno proposto diversi brani risorgimentali, non ultimo l'inno nazionale che è stato eseguito ben due volte. Soddisfazione per l'evento molto riuscito è stata espressa al termine dalla serata dalla moderatora della Tavola valdese Maria Bonafede: "E' come quando si esce dal culto dopo aver sentito un buon sermone. Sappiamo benissimo che nel frattempo il mondo fuori non è cambiato, ma ciononostante lo vediamo con altre lenti, perché si è rinnovata in noi la fiducia che un altro mondo è possibile".


Sinodo/4. Approvati una serie di ordini del giorno che hanno per tema i diritti fondamentali


Roma (NEV), 31 agosto 2011 – Il Sinodo valdese e metodista (Torre Pellice dal 21 al 26 agosto) ha approvato una serie di ordini del giorno legati tutti dallo stesso filo conduttore: l'inviolabilità dei diritti umani fondamentali.

In particolare preoccupa la situazione della libertà religiosa in Italia, le condizioni disumane in cui sono costretti i detenuti nei penitenziari, la libertà di scelta in materia di assistenza sanitaria, l'emergenza profughi. Approvato anche un atto "ambientalista" sulla necessità di cambiare gli stili di vita a cominciare dalle chiese, mentre è stata riconfermata la storica decisione dell'anno scorso, quella cioè di aprire alle benedizioni di coppie gay.

Sulla libertà religiosa il Sinodo, pur valutando positivamente il voto favorevole del Senato sull'Intesa con l'Arcidiocesi ortodossa d’Italia ed esarcato per l’Europa meridionale, e con la Chiesa apostolica in Italia (ora al vaglio della Camera), ha denunciato il “ritardo nell'iter parlamentare di approvazione delle Intese con la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni (mormoni), l'Unione induista italiana, la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, l'Unione buddhista italiana, le ultime due siglate per la prima volta dal Governo nell'ormai lontano 2000”. Il Sinodo pertanto ha invitato la Tavola valdese a “sostenere nelle sedi idonee l'urgenza dell'approvazione di queste Intese e a proseguire nell'impegno costante e vigile a sostegno della libertà religiosa e di coscienza”.

Di fronte all'insostenibile sovraffollamento degli istituti penitenziari in Italia – 67mila detenuti a fronte di una capienza di 45mila - il Sinodo ha ricordato come la mancanza di risorse non può giustificare delle condizioni detentive che violano i diritti umani. Inoltre ha segnalato il problema delle difficoltà di accesso all'assistenza spirituale soprattutto per i detenuti stranieri, concludendo: "per noi credenti in Cristo, occorre uscire dal torpore e far risuonare dai tetti la parola di Gesù: 'Fui prigioniero e veniste a trovarmi. Quando l'avrete fatto a uno di questi minimi, l'avrete fatto a me'". Pertanto il Sinodo ha invitato la Tavola valdese a "vigilare sulla situazione negli istituti penali italiani e sull'effettivo rispetto della dignità dei detenuti, degli internati e degli operatori carcerari".

In materia di testamento biologico il Sinodo ha espresso la sua "contrarietà all’approvazione dell’attuale legge in discussione in quanto è una legge contro l’autodeterminazione del cittadino ad esprimere le sue volontà", inoltre ha auspicato "una radicale revisione della legge che riconsideri la volontà finale del paziente e la valenza terapeutica di idratazione ed alimentazione", e intanto ha incoraggiato le chiese a "proseguire il loro impegno nella raccolta dei testamenti biologici".

Con un ordine del giorno sull'emergenza profughi, il Sinodo si è rallegrato per "l’accoglienza praticata da alcune nostre chiese, opere ed organismi ecclesiastici" chiedendo alla Tavola valdese di "continuare a dedicarvi attenzione e alla Chiesa tutta di proseguire il proprio impegno". A questo proposito Paolo Naso, coordinatore del progetto "Essere chiesa insieme" della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), in una conferenza stampa ha illustrato il progetto di accoglienza per una quarantina di profughi provenienti dal Nord Africa, fortemente voluto dalla Tavola valdese, coordinato dalla FCEI e finanziato con i soldi dell'8 per mille valdese: "Sembrano piccoli numeri ma bisogna considerare che queste strutture non provvedono solo all'accoglienza, ma anche all'accompagnamento in un percorso di integrazione sociale, di consulenza legale e di apprendimento linguistico”, ha precisato Naso.

Fortemente ambientalista l'ordine del giorno intitolato “Tempo del Creato”, con cui il Sinodo ha ritenuto che sia le chiese, che i singoli credenti, siamo chiamati a “lavorare per la riduzione delle emissioni di CO2 come segno di una conversione”. Il Sinodo pertanto ha invitato le chiese “a proseguire con forza nel cammino di trasformazione dei propri stili di consumo energetico utilizzando tutte le risorse di approfondimento che provengono dalla società e dalle reti ecumeniche”.

A un anno dallo storico atto che aprì alla possibilità, per le singole comunità che lo volessero, di benedire le unioni gay, il Sinodo ha incoraggiato le chiese a proseguire “nel cammino intrapreso, estendendo la propria riflessione ai temi della famiglia e della genitorialità”, “a impegnarsi per migliorare il clima di ascolto reciproco, evitando giudizi squalificanti”, senza tuttavia nascondere il fatto che nelle chiese sono presenti “posizioni e sensibilità molto diverse sull’argomento”. Inoltre il Sinodo, "considerando opportuna una riflessione approfondita su famiglia, matrimonio e coppie di fatto", con un ordine del giorno ha invitato la Tavola a nominare una commissione che ne affronti "i diversi aspetti teologici, ecclesiologici e regolamentari".

Tra i tanti temi affrontati dal Sinodo non sono mancate la diaconia, la cultura, le finanze, la Facoltà valdese di teologia, "Essere chiesa insieme". Approvata anche la ripartizione dell'8 per mille che quest'anno ha registrato un ulteriore incremento grazie all'aumento delle firme alla Chiesa valdese da parte dei contribuenti.

11/08/2011

Valdesi e metodisti. Il 21 agosto al via l'annuale Sinodo

In concomitanza diversi eventi culturali tra cui la serata pubblica dal titolo "L'Italia s'è desta"

Roma (NEV), 10 agosto 2011 - Dal 21 al 26 agosto si svolgerà a Torre Pellice (Torino), capoluogo delle “Valli Valdesi” del Piemonte, il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi. Tra i temi in discussione quest'anno figureranno la primavera democratica nei paesi arabi, le politiche migratorie, "Essere chiesa insieme", il Centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, la laicità dello Stato, l'evangelizzazione. A dare il via a questo significativo appuntamento nell’ambito del protestantesimo storico italiano sarà un culto solenne, che si terrà il 21 agosto alle 15.30 nel tempio di Torre Pellice. La predicazione del culto di apertura è affidata al pastore Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Durante il culto sarà consacrato al ministero pastorale Franco Mayer. Inoltre, il Sinodo dedicherà ampio spazio alla vita delle chiese locali e all'esame della gestione delle numerose opere sociali inserite nell'ordinamento della chiesa. Dovrà approvare la ripartizione dell'Otto per mille che anche quest'anno ha registrato un ulteriore incremento grazie all'aumento delle firme alla chiesa valdese da parte dei contribuenti. L’Assemblea sinodale, a cui partecipano 180 membri con diritto di voto - pastori e “laici” in numero uguale - si concluderà venerdì 26 agosto con l’elezione delle varie cariche amministrative dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi.

Come ogni anno, in concomitanza della settimana sinodale, si svolgono nelle "Valli Valdesi" diversi eventi a carattere culturale e religioso con ospiti del mondo accademico, dello spettacolo, della società civile, delle religioni (vedi appuntamenti). Lunedì 22 agosto la Tavola Valdese organizza a latere del Sinodo, una serata pubblica dal titolo “L'Italia s'è desta. L'Italia di ieri, l'Italia di domani”. Alle 21 nel tempio di Torre Pellice interverranno il sindacalista Jean Bilongo; la giornalista Tana De Zulueta; il filosofo Mario Miegge; la studiosa di filosofia sociale Debora Spini; l'attore e regista Moni Ovadia. Le conclusioni della serata saranno a cura della pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese. Modererà l'incontro Gian Mario Gillio, direttore del mensile Confronti. La serata sarà inframmezzata dal quintetto "Architorti" che eseguirà musiche risorgimentali tratte dal loro CD “Risorgimento con brio”, con la partecipazione delle corali valdesi delle Valli e di Torino.

Tra i numerosi appuntamenti segnaliamo inoltre il V Incontro “presinodale” della Federazione giovanile evangelica italiana (FGEI), organizzato in collaborazione con Radio Beckwith Evangelica (RBE) e che si svolgerà sabato 20 agosto: i giovani evangelici si ritroveranno per discutere sul tema “La democrazia: ideale/virtuale/reale”. Al centro sarà il rapporto tra i processi di democrazia partecipata e il mondo del web: da YouTube a Facebook, dai blog a Twitter, esso ha dato prova di essere un canale importante nella diffusione dei messaggi democratici, in Nord Africa come nella campagna referendaria in Italia. I social network possono influire e contribuire a mutare i processi democratici? Di questo ed altro si parlerà nella Casa Unionista di Torre Pellice insieme a Sergio Velluto.

25/02/2011

La Tavola Valdese ricevuta al Quirinale

Intervento della pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese

In occasione della ricorrenza del 17 febbraio 1848, quando re Carlo Alberto emanò le regie patenti che riconoscevano i diritti civili ai valdesi, e in concomitanza con le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto al Quirinale la Tavola Valdese nelle persone della pastora Maria Bonafede, Moderatore e di Daniela Manfrini, vice Moderatore.
All'incontro hanno partecipato la presidente e il vice presidente dell'Opera per le Chiese metodiste in Italia, il decano della Facoltà valdese di teologia e il presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia.
Riportiamo di seguito il testo del discorso tenuto da Maria Bonafede

Signor Presidente,

Le siamo grati perché ha inteso ricevere questa delegazione all'indomani del 17 febbraio data in cui ricordiamo l’uscita dal ghetto, mentre il nostro paese celebra i 150 anni della sua unità.

Nel 2011 il 17 febbraio acquista un significato particolare che come valdesi e metodisti italiani vogliamo sottolineare: l'Italia unita è lo spazio nel quale da sempre noi valdesi e metodisti ci siamo sentiti chiamati a vivere liberamente la nostra testimonianza di fede.

Liberamente, senza costrizioni o condizionamenti come purtroppo è avvenuto per secoli. I 150 anni alle nostre spalle hanno certamente coinciso con un lungo cammino della libertà religiosa, per noi come per altre confessioni di fede. Alcuni tratti di questo cammino li abbiamo percorsi da soli, altri in compagnia di comunità religiose diverse dalla nostra – prima tra tutte quella ebraica - e di importanti spezzoni della cultura e della politica italiana. Ci permetta di ricordarne le tappe essenziali: l'emancipazione nel 1848; il consolidamento della presenza evangelica nell'età di liberale, la sofferenza negli anni delle leggi speciali e sui “culti ammessi” approvate negli anni del fascismo; le lotte per la libertà religiosa negli anni '50 quando ancora alcune denominazioni evangeliche subivano gravi vessazioni; la battaglia per le intese finalmente approvate nel 1984 e quella, ancora non conclusa, per una piena attuazione dell'articolo 8 della Costituzione e, infine, per una moderna legge sulla libertà religiosa sostitutiva delle norme fasciste del 1920 e 1930.

Le commemorazioni hanno un senso se si guarda al presente e al futuro, non al passato: ed è con lo sguardo rivolto in avanti che anche quest'anno vogliamo ricordare questo giorno che per noi ha significato una prima libertà civile dopo secoli di persecuzioni. Ma guardando in avanti vediamo una strada ancora in salita, in Italia e in troppe parti del mondo. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un'impressionante escalation di violenza contro alcune chiese del medio oriente e del Nord Africa, ma sappiamo bene che l'intolleranza religiosa non appartiene a una confessione soltanto ed attraversa anche il cristianesimo. E mentre alcuni popoli scendono in piazza per rivendicare la loro libertà, proprio perché condividiamo le loro speranze e sosteniamo i loro diritti, ribadiamo che ogni vera libertà civile si accompagna necessariamente a una piena libertà religiosa e di coscienza, per i credenti come per chi non crede o crede in termini non convenzionali.

In questo spirito abbiamo proposto che il 17 febbraio, quando ricorre anche il supplizio di Giordano Bruno, possa essere istituito come giornata nazionale per la libertà religiosa e di coscienza.
Il tema è di scottante attualità in varie parti del mondo, ma non è risolto neanche in Italia.

In uno dei momenti più difficili e deprimenti della vita pubblica italiana, difatti, ci preoccupa il fatto che il Parlamento non trovi il tempo per approvare sei intese che, oltre ad essere costituzionalmente dovute, offrirebbero un'immagine più realistica del pluralismo religioso che si è affermato anche in Italia. L'approvazione di un'intesa non cambia magicamente la percezione che gli italiani hanno del valore del pluralismo religioso e della laicità dello Stato ma, almeno sul piano giuridico, segna però un punto importante a favore della libertà di coscienza e di libera espressione della propria fede.

Allo stesso tempo ci preoccupa la difficoltà a impostare temi di grande delicatezza come quelle legati alla fine della vita o alla fecondazione medicalmente assistita. Su queste materie sulle quali il nostro Sinodo ha ampiamente riflettuto, per noi è importante salvaguardare il fondamentale principio della laicità delle istituzioni e quindi della distinzione tra le competenze dello Stato e quelle delle comunità di fede, compresa quella di maggioranza. Tropo spesso, invece, ci è sembrato di dover rilevare la disattenzione del corpo politico - non sappiamo se per calcolo o per precisa convinzione - a questo supremo principio costituzionale. Il problema ci sta a cuore come protestanti, certo, ma anche come cittadini consapevoli che solo una solida e matura laicità dello Stato può garantire la libertà di chi crede e di chi non crede.

Quelle per la libertà religiosa e la laicità non sono le nostre sole preoccupazioni. Come italiani di fede evangelica abbiamo a cuore l'Italia, e il 17 febbraio è per noi l'occasione di ribadire che il nostro paese ha un disperato bisogno di ritrovare le ragioni del suo patto civile, di ciò che unisce sud e nord, campagne e industria, centro e periferia, giovani e anziani, italiani da generazioni e "nuovi cittadini".

Ha bisogno di trovare il suo progetto, il senso dell'etica pubblica che non può mai prescindere da quella privata, quel nucleo di principi che unisce tutti e tutte al di là delle giuste e necessarie contrapposizioni politiche proprie di ogni democrazia. Anche come credenti, insomma, ci sentiamo legati al destino della città terrena in cui abitiamo: certo, il nostro sguardo non si esaurisce in essa ma ci sentiamo attivamente partecipi del suo destino e delle sue sofferenze.

Confessiamo, signor Presidente, che a volte l'Italia di oggi ci appare un paese stanco, chiuso in se stesso, impaurito, incapace di pensare al futuro perché non sa come affrontare le sfide di oggi.
L' Evangelo non ci dà una soluzione a questa crisi. Ci invita però a perseverare, a gridare il nostro scandalo, ad essere sentinelle vigili, a stare dalla parte di chi soffre ed è emarginato, ad amare la libertà nostra e di tutti, a difendere i diritti della vedova, dell'orfano dello straniero, a preservare la creazione che Dio ci ha affidato. Ci invita anche ad avere fiducia.
E per questo, signor Presidente, continueremo a rendere la nostra testimonianza nella verità che abbiamo conosciuto in Cristo: una verità che ci ha liberato dalle superstizioni, dalla rassegnazione, dalla paura. E nel nostro servizio a questa verità che libera, siamo convinti di potere contribuire al bene del paese. Lo facciamo laicamente, senza chiedere alcun privilegio ma pronti a contribuire al dibattito pubblico sui temi che ci coinvolgono e ci interrogano anche come credenti.
Grazie Signor Presidente, per averci dato la possibilità di esprimere queste nostre preoccupazioni e queste nostre considerazioni.

18 febbraio 2011- Palazzo del Quirinale
Dal sito ufficiale della Chiesa Valdese: http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/index_commenti.php?id=1207

17/02/2011

17 Febbraio e Unità d'Italia

di Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese

Nell’anno in cui l’Italia celebra i 150 anni della sua unità, la data del 17 febbraio acquista un significato particolare che come valdesi e metodisti italiani vogliamo sottolineare: ieri come oggi l’Italia unita è lo spazio nel quale siamo chiamati a vivere liberamente la nostra testimonianza di fede. Liberamente, senza costrizioni o condizionamenti come è avvenuto per secoli. I 150 anni alle nostre spalle hanno certamente coinciso con un lungo quanto incompiuto cammino della libertà religiosa, per noi come per altre confessioni di fede. Alcuni momenti di questo lungo cammino li abbiamo vissuti da soli, altri in compagnia di comunità religiose diverse dalla nostra o di importanti spezzoni della cultura e della politica italiana: l’emancipazione nel 1848; il consolidamento della presenza evangelica nell’età liberale, la sofferenza negli anni delle leggi speciali e sui "culti ammessi" approvate negli anni del fascismo, le lotte per la libertà religiosa negli anni ‘50 quando ancora alcune denominazioni evangeliche subivano gravi vessazioni, la battaglia per le Intese arrivate nel 1984 e quella, ancora non conclusa, per una piena attuazione dell’articolo 8 della Costituzione e per una moderna legge sulla libertà religiosa.
Le commemorazioni hanno un senso se si guarda al presente e al futuro, non al passato: ed è con lo sguardo rivolto in avanti che anche quest’anno vogliamo ricordare questo giorno che per noi ha significato una prima libertà civile dopo secoli di persecuzioni. Ma guardando in avanti vediamo una strada ancora in salita, in Italia e in troppe parti del mondo. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un’impressionante escalation di violenza contro alcune chiese ma sappiamo bene che l’intolleranza religiosa non appartiene a una confessione soltanto e attraversa anche il cristianesimo e il protestantesimo. E mentre alcuni popoli scendono in piazza per rivendicare la loro libertà, proprio perché condividiamo le loro speranze e sosteniamo i loro diritti, ribadiamo che non può esserci vera libertà se non c’è libertà di espressione anche per le minoranze religiose, a qualsiasi confessione appartengano.
Ma lo sguardo su quello che accade dall’altra parte del Mediterraneo o in altri angoli anche più remoti del mondo non deve distrarci dalla nostra realtà italiana. In uno dei momenti più tristi e deprimenti della vita pubblica italiana, ci preoccupa il fatto che il Parlamento non trovi il tempo per approvare sei Intese che, oltre a essere costituzionalmente dovute, offrirebbero un’immagine più realistica del pluralismo religioso che si è affermato anche in Italia. Gli ortodossi sono oltre 800.000, i testimoni di Geova oltre 400.000, induisti e buddhisti all’incirca 200.000, i mormoni e gli apostolici alcune decine di migliaia: l’approvazione di un’Intesa non cambia magicamente la percezione che gli italiani hanno del valore del pluralismo religioso e della laicità dello Stato; almeno sul piano giuridico segna però un punto importante a favore della libertà di coscienza e di libera espressione della propria fede.
Ma quella per la libertà religiosa non è la nostra unica preoccupazione. Come italiani di fede evangelica abbiamo a cuore l’Italia, e il XVII Febbraio è per noi l’occasione di ribadire che il nostro paese ha un disperato bisogno di ritrovare le ragioni del suo patto civile, di ciò che unisce Sud e Nord, campagne e industria, centro e periferia, giovani e anziani, italiani da generazioni e «nuovi cittadini». Ha bisogno di trovare il suo progetto, un suo standard etico sia nel privato sia nel pubblico, un nucleo di principi che unisca, al di là delle giuste e necessarie contrapposizioni politiche proprie di ogni democrazia. Come credenti, insomma, non siamo affatto indifferenti al destino della città terrena in cui abitiamo: certo, il nostro sguardo non si esaurisce in essa ma ci sentiamo attivamente partecipi del suo destino e delle sue sofferenze. A volte l’Italia di oggi ci appare un paese stanco, cinico, lacerato, incattivito, incapace di pensare al futuro remoto perché non sa come affrontare il futuro più prossimo. L’Evangelo non ci dà una soluzione a questa crisi. Ci invita però a perseverare, a dichiarare il nostro scandalo, a essere sentinelle vigili, a stare dalla parte di chi soffre ed è emarginato, ad amare la libertà nostra e di tutti, a difendere i diritti della vedova, dell’orfano dello straniero, a preservare la creazione che Dio ci ha affidato.
Ci invita anche ad avere fiducia. Questo diremo il 17 febbraio, come cittadini e cittadine evangelici e come italiani.
Tratto da http://www.riforma.it/

16/02/2011

17 febbraio: Festa valdese

La sera del 16 febbraio,nelle borgate delle Valli Valdesi si accenderanno i fuochi, i falò di gioia in ricordo della firma delle “Lettere Patenti” con le quali il Re Carlo Alberto concesse (il 17 febbraio 1848), per la prima volta nella storia del Piemonte, i diritti civili alla minoranza protestante valdese e, qualche giorno dopo, anche alla minoranza ebraica.

Con questo atto il Regno del Piemonte poneva fine ad una secolare discriminazione e avviava un processo di modernizzazione che lo poneva al livello degli altri stati europei e alla testa del movimento del Risorgimento italiano.

Celebrare oggi quell'evento non vuol dire solo ricordare un momento del passato, ma soprattutto essere consapevoli che la libertà di coscienza è una delle libertà fondamentali di uno stato democratico come del resto viene anche affermato nella Carta costituzionale della Repubblica Italiana.

La festa, da sempre, non ha un carattere religioso ma civile. Intorno al falò si raduna tutta la popolazione al di là delle differenziazioni politiche, culturali, religiose, per una grande festa popolare.

Impossibile dire quanti saranno i falò che si accenderanno la sera del 16 febbraio sui fianchi delle colline del Pinerolese e sulle pendici dei monti della Val Pellice, della Val Chisone e della Val Germanasca.

«Non si trattava ancora di libertà religiosa ma era un primo passo per far uscire la minoranza evangelica dalla ghettizzazione di fatto nelle cosiddette Valli valdesi: finalmente i valdesi poterono,frequentare l'università e acquistare terreni anche fuori dalle Valli Germanasca, Chisone, Pellice».

19/08/2009

Verso il Sinodo Valdese 2009

Intervista a cura di Paolo Naso

A pochi giorni dall'apertura del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, che si terrà dal 23 al 28 agosto a Torre Pellice (TO), l'Agenzia stampa NEV ha chiesto alla pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese (organo esecutivo dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi), qualche anticipazione sui temi che verranno discussi e qualche valutazione in merito all'otto per mille.

Moderatora Bonafede, quali saranno i temi al centro del dibattito sinodale di quest’anno?
L’agenda dei lavori sinodali la definisce il Sinodo stesso. Detto questo è ovvio che un tema centrale sarà la vita delle nostre chiese. Come sempre il Sinodo discuterà della situazione generale delle nostre comunità, delle loro difficoltà e delle loro speranze. L’anno alle nostre spalle è stato difficile, segnato da una crisi economica che ha colpito molte famiglie. Anche questo è un tema legato alla vita delle chiese: sia perché la crisi si è abbattuta anche su alcuni nostri membri di chiesa, sia perché alcune comunità hanno promosso delle iniziativa di solidarietà; ad esempio nelle Valli valdesi del Piemonte, hanno messo a disposizione delle “borse alimentari” per le persone in difficoltà.
Ma “vita delle chiese” sono anche le iniziative pubbliche promosse dalle nostre comunità. L’anno è stato fortemente caratterizzato dalle celebrazioni del quinto centenario della nascita di Giovanni Calvino, e in tutta Italia valdesi e metodisti hanno promosso iniziative tese a divulgare il pensiero di questo grande riformatore: e mi piace sottolineare che, oltre che importanti convegni di rilievo anche internazionale, sono stati organizzati incontri significativi anche in centri più piccoli o dove la nostra presenza è più modesta: penso, ad esempio, alle conferenze organizzate a Grottaglie (TA) o a Campobasso.
Questo grande sforzo per spiegare l’importanza di Calvino mi pare decisamente importante: non solo per la grandezza del suo pensiero biblico e teologico ma anche perché in Italia è pressoché sconosciuto o interpretato sulla base di logori stereotipi negativi. Per molti, insomma, quella di Calvino non è stata una rilettura ma una vera e propria scoperta della sua rilevanza nel pensiero cristiano e nella cultura moderna.
Infine voglio sottolineare l’importanza, proprio per la vita delle nostre chiese, del contributo di un crescente numero di sorelle e fratelli immigrati provenienti soprattutto dall’Africa. La loro presenza non è più casuale o contingente ma esprime la realtà di un radicamento sempre più significativo ed arricchente.

Discuterete anche di temi di rilievo culturale e politico?
Certamente lo auspico e, del resto, è sempre accaduto. Prendiamo il tema dell’immigrazione: per noi non è solo un tema “pastorale” ma anche una questione squisitamente politica, legata cioè al riconoscimento di fondamentali diritti per coloro che vengono a vivere e a lavorare in Italia. Nei mesi scorsi abbiamo ripetutamente espresso la nostra vivissima preoccupazione per un clima politico che, dietro il paravento della sicurezza, ha scatenato una vera e propria campagna contro gli immigrati culminata nell’approvazione di un pacchetto di provvedimenti che ha come prima conseguenza che per gli immigrati diventa ancora più difficile integrarsi nella nostra società ed accedere a servizi fondamentali come la sanità o la scuola.
Inoltre il Sinodo discuterà proprio “cultura”: lo farà a partire dal rapporto di una Commissione che ha lavorato per due anni sul tema. Per noi non si tratta di una discussione accademica – propria di una Facoltà teologica ma impropria per un Sinodo - ma di una riflessione sulla nostra strategia di presenza nell’Italia di oggi. Per la nostra minoranza protestante, fare cultura significa dialogare con il paese, con le generazioni più giovani, con quanti guardano con interesse e simpatia alla nostra identità di fede. L’impegno culturale è una costante della storia dei valdesi e dei metodisti: in diverse fasi della nostra vita civile – nella tragicità degli anni ’30 e ’40 o nella complessità degli anni ’60 – la sponda culturale ha avuto un’importanza fondamentale per delineare la nostra strategia di predicazione e di testimonianza.
Oggi, in anni difficili e complessi come quelli che stiamo vivendo, abbiamo bisogno di ritrovare solidi ancoraggi culturali per resistere alla forza delle mode, dei richiami identitari, del conformismo religioso e delle campagne mediatiche.

Il 2009 è stato l’anno dell’approvazione della revisione dell’Intesa.
Sì, certo, e per noi è stata una grande soddisfazione perché è dal 2001 che chiedevamo di poter accedere anche alla quota dei fondi Otto per mille non esplicitamente destinati dal contribuente. Ovviamente si tratta di un traguardo molto importante perché tra tre anni avremo la possibilità di potenziare i nostri interventi. Ma raggiunto questo obiettivo il nostro impegno continua: ci sono altre comunità di fede che da anni attendono un’intesa e ci preoccupa che Governo e Parlamento non accelerino l’iter per la loro approvazione. Applicare l’articolo 8 della Costituzione anche a buddisti induisti, testimoni di Geova, ortodossi, mormoni, apostolici non è solo un dovere politico nei confronti di minoranze religiose sempre più rilevanti e significative; è anche un richiamo alla realtà di un paese sempre più pluralista anche sotto il profilo confessionale. Inoltre, sullo sfondo, resta il grande ritardo nella definizione di una legge organica in materia di libertà religiosa e di pensiero: una legge che, in attesa di un'Intesa, potrebbe risolvere una serie di questioni legate alla presenza in Italia di oltre un milione di musulmani. Insomma soddisfatti ma ancora impegnati.

Gli ultimi dati sull’Otto per mille vi attribuiscono oltre 311.000 firme, con un aumento di quasi il 20% rispetto all’anno precedente. Che cosa farete con i soldi che state per ricevere?
Esattamente quello che abbiamo fatto sino ad ora, ovviamente avendo la possibilità di finanziare un numero maggiore di progetti. Il risultato del 2009 che comunque si riferisce alle dichiarazioni del 2006, rafforzando la tendenza alla crescita registrata negli anni precedenti, dimostra che vi è un numero crescente di italiani che apprezza la nostra gestione dell’Otto per mille. L’Otto per mille “alla valdese” si basa su tre principi fondamentali: la massima trasparenza nella destinazione dei fondi; una rigorosa scelta di laicità che ci fa finanziare solo attività sociali, educative e culturali senza destinare neanche un euro al culto; il sostegno a progetti di associazioni ed enti non evangelici.
Ma a mio avviso la buona gestione dei fondi non è sufficiente a spiegare questo risultato: molti italiani, laici, cattolici, in ricerca, destinando a valdesi e metodisti il loro otto per mille esprimono la loro simpatia nei confronti di una piccola comunità di fede che pure non trova spazio nei grandi circuiti dell’informazione o del dibattito pubblico. Insomma credo che, al di là della fiducia per la nostra buona amministrazione, ci sia un interesse anche di natura culturale e spirituale. E forse dovremmo fare di più per rispondere a questa espressione di interesse nei confronti della nostra identità teologica e spirituale.

Non temete che la vostra decisione di accedere anche ai fondi non espressi vi sottragga qualche consenso?
Ogni contribuente deciderà nella sua libertà ma vorremmo che lo facesse sapendo perché abbiamo fatto questa scelta: la gestione dei fondi destinati allo Stato è risultata confusa e priva di chiare finalità. Con le quote Otto per mille allo Stato sono stati finanziati restauri di chiese e operazioni militari all’estero e non ci è sembrato che noi potessimo continuare ad avallare questa strategia destinando ad esso la nostra quota di fondi non espressi.
E comunque garantiamo a tutti che continueremo a destinare i nostri fondi con gli stessi criteri di sempre: l’unica differenza, quando tra tre anni riceveremo anche la quota di quelli non espressi, è che il 50% del totale andrà all’estero mentre attualmente la percentuale investita fuori dall’Italia è del 30%.

Moderatora, lei sta per compiere il quarto anno del suo mandato che potrà essere rinnovato per un massimo di sette anni. Insomma ha già girato il giro della boa di metà corsa. Ci può fare un bilancio di questo periodo?
Ricoprire la carica di moderatore è un’esperienza molto positiva che per me si arricchisce soprattutto nell’incontro con le chiese locali. Viaggio molto, ovviamente, dall’estremo sud della Sicilia all’estremo nord delle Alpi, ed in ogni visita riscopro la forza di tante comunità di evangelici valdesi e metodisti che cercano di dare una risposta alla vocazione che il Signore rivolge loro. Ognuna lo fa con i propri mezzi, la propria creatività, il proprio talento e sempre con una grande passione per l’Evangelo. Certo, non mancano momenti di scoraggiamento e di crisi, ma il quadro generale tiene ed anzi riscontro segnali di crescita incoraggianti e significativi. Penso alla sostanziosa testimonianza delle chiese delle Valli valdesi, e alla crescente presenza di immigrati nelle nostre comunità, al bel lavoro che con pochissimi mezzi abbiamo impiantato nelle zone terremotate dell’Abruzzo, ai nostri rapporti sempre più fraterni con alcune chiese africane. Insomma sono fiduciosa ed ottimista, ma del solo ottimismo che conta: quello che ci viene dall’amore di Dio.
Da Notizie Evangeliche (NEV), 5agosto 2009

16/06/2009

Lago Maggiore letterAltura: Cinquecento anni di resistenza valdese



Domenica 28 giugno, ore 15 presso Società operaia, via De Bonis 36 - Verbania Intra

Eliana Bouchard dialoga con Guido Davico Bonino Letture di Gisella Bein
La forza data dal coraggio delle proprie idee e dell’attaccamento alle proprie tradizioni è elemento caratterizzante del popolo valdese. Per secoli perseguitati, isolati, martoriati – nel fisico e nella mente – ma mai sopraffatti, ancora oggi continuano con orgoglio e risolutezza ad affermare la propria identità e la propria fede. Un popolo fiero che invece di disgregarsi ha creato comunità e fatto dell’unicità una bandiera.In questa atmosfera di lotta comunitaria, la vicenda personale e privata di una donna, caparbia e controcorrente, disposta a tutto pur di non perdersi. Di questo e di altro ancora parleranno Eliana Bouchard e lo storico Guido Davico Bonino. Letture di Gisella Bein tratte dal libro Louise. Canzone senza pause.

16/04/2009

Otto per mille alla Chiesa Evangelica Valdese - Unione delle chiese metodiste e valdesi

La tua firma per l'otto per mille alla Chiesa Valdese è un impegno per i diritti di tutti. A sessant'anni dalla Costituzione italianae dalla Dichiarazione Universale per i Diritti Umani, a quarant'anni dal sogno di Martin Luther King, ce n'è ancora bisogno. Oggi la tua firma serve proprio a questo:oltre 200 progetti realizzati dalle chiese valdesi e metodiste in Italia e nel resto del mondo, per la solidarietà e lo sviluppo, per riaffermare i diritti all'istruzione, alla laicità dello Stato, alla ricerca scientifica, al riconoscimento delle minoranze, all'autodeterminazione della donna...Senza pregiudizi o discriminazioni.

17/02/2009

XVII Febbraio - Festa dei Valdesi

E' da sempre presente nella società umana l'abitudine di segnare il tempo con scansioni precise, date significative: l'inizio dell'anno, festività religiose e in tempi moderni ricordo di avvenimenti del passato che hanno segnato l'identità nazionale, da noi il XX settembre, il 25 aprile, il 2 giugno.
Di recente si è introdotto nei nostri passi una nuova categoria di date significative: i giorni della memoria. Momenti che dovrebbero costituire punti fermi nella presa di coscienza della nostra identità collettiva perché fissano avvenimenti che hanno segnato le generazioni passate, di cui è essenziale mantenere il ricordo.
Mentre le feste nazionali del passato rinnovavano ricordi di vittorie o di gloria (sia pur glorie effimere come tutto ciò che è umano) i giorni della memoria rievocano sofferenze, dolore. Forse perché il nostro secolo è stato segnato da tragedie immani e ha assistito ad un salto di qualità nel male di tipo quantitativo e qualitativo? O perché inconsciamente reagisce all'immagine falsa e irreale del benessere che il consumismo diffonde attorno a noi? Tutti belli, giovani, ricchi, sportivi, aitanti e sorridenti figli però dell'Olocausto e delle foibe?
Anche la nostra piccola comunità evangelica ha elaborato nel corso degli ultimi anni il suo giorno della memoria: la giornata della libertà. A metà febbraio, non a caso, perché la data viene da lontano, ha un secolo e mezzo di vita. Il 17 febbraio, giorno a cui si fa riferimento, ricorda le Lettere Patenti con cui Carlo Alberto, nel 1848, poneva fine a secoli di discriminazione riconoscendo ai suoi sudditi valdesi i diritti civili e politici. Un editto di tolleranza che concedeva libertà molto limitata, per quanto concerne infatti quella religiosa "nulla era innovato" e restavano perciò in vigore tutte le restrizioni dell'età controriformista.
Quella che è stata per decenni la festa dei valdesi è diventata, a ragione, la giornata degli evangelici per due motivi.
Anzitutto per ricordare un problema, quello della libertà, in questo caso religiosa, di coscienza, il fatto che la espressione della religione deve essere libera in una società moderna e il potere civile, lo Stato, non ha alcuna competenza in questo campo e tanto meno ha da privilegiarne una. La libertà religiosa non è l'appendice delle libertà civili ma la matrice, prima c'è la coscienza religiosa poi viene la politica, l'economia, il lavoro e il pensiero.
In secondo luogo per ricordare che la tolleranza è una concessione del Potere, la libertà è una conquista della coscienza. Lo Stato può concedere spazi controllati ma il vivere da uomini liberi, non solo di dire e fare liberamente ma di essere liberi è il risultato di una lunga battaglia. Gli uomini infatti, ed anche quelli che hanno responsabilità nella gestione della comunità civile, dello Stato, troppo spesso portati a identificare la libertà con il proprio interesse sono, per natura, restii a riconoscere la libertà altrui. La liberà religiosa nel nostro paese è stata una lunga conquista che dalle Lettere Patenti del 1848 è giunta sino alla Costituzione del dopo guerra e permane impegno attuale.Un giorno della memoria positivo dunque, quello degli evangelici, che ricorda fatti lontani ma proiettati sul presente, impegni costruttivi, battaglie vinte, pagine ricche di umanità. Memoria non tanto di se sessi quanto di ideali, di conquiste, come il Vangelo.

(Da: http://www.chiesavaldese.org/ )

11/02/2009

Settimana della libertà. I protestanti italiani ricordano le "Lettere Patenti" del 1848

Quest'anno tra i temi: laicità, discipline ecclesiastiche e Calvino
Il 17 febbraio è per antonomasia la data della festa dei protestanti italiani. Una festa civile piuttosto che religiosa perché ricorda la firma, nell'anno 1848, delle Lettere Patenti con cui il re Carlo Alberto estendeva i diritti civili ai suoi sudditi valdesi. La decisione fu accolta dalla popolazione valdese del Piemonte con grande entusiasmo e salutata con una festa attorno a dei grandi falò. La tradizione dei Falò della libertà continua ancora oggi e anche quest'anno se ne accenderanno moltissimi non solo nei luoghi storici della presenza valdese, ma anche in altre località della penisola dove esiste una presenza protestante.
Dalla festa del “XVII Febbraio” è nata la “Settimana della libertà”, dedicata dai protestanti italiani alla riflessione sui temi che riguardano l'impegno nella società. Anche in questo caso sono numerose le iniziative organizzate dagli evangelici in tutta Italia sui temi della libertà di coscienza, della laicità, del pluralismo religioso. Tra le tante, (vedi appuntamenti), segnaliamo l'incontro che si terrà a Roma, il 17 febbraio prossimo, dal titolo “XVII Febbraio, un giorno per la libertà religiosa di tutti. Tolleranza, pluralismo e laicità”, a cui interverranno la moderatora della Tavola valdese Maria Bonafede, lo storico Giorgio Tourn, il giornalista e politologo Paolo Naso e il decano della Facoltà valdese di teologia Daniele Garrone. Altri incontri intrecceranno il tema della libertà con il cinquantenario della nascita del riformatore ginevrino Giovanni Calvino (1509-2009) (vedi notizia seguente).
Anche il consueto volume dedicato alla "Settimana della libertà" prende spunto da questa ricorrenza: pubblicato dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), in collaborazione con l'Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (UICCA) e con la Federazione delle chiese pentecostali (FCP), si intitola “Libertà e disciplina. Nel 500° anniversario di Giovanni Calvino”, ed è curato da Gianni Long, giurista e già presidente della FCEI. “La scelta di questo tema si è imposta per la sua attualità – ha spiegato Long -. In sede organizzativa abbiamo infatti constatato che quasi tutte le nostre chiese stanno ripensando le proprie regole di disciplina, sia per quanto attiene al rapporto tra la Chiesa e le singole persone, sia per la materia dei rapporti tra comunità locali e organizzazione nazionale. La coincidenza con il centenario di Calvino ci è poi sembrata significativa per l'importanza data dal riformatore ai temi trattati”. Sono autori dei diversi saggi del libro: Daniele Garrone, Giovanni Leonardi, Emanuele Fiume, Letizia Tomassone, Gabriella Attilio, Domenico Tomasetto, Tiziano Rimoldi e Franco Becchino. “Uno degli scopi della pubblicazione della Settimana della Libertà – ha concluso Long - è far conoscere tra di loro le chiese che la promuovono: credo che quest'anno questo obiettivo sia stato raggiunto attraverso la descrizione di aspetti essenziali della vita delle diverse chiese”.

Notizie evangeliche (NEV)-11 febbraio 2009)