Culti

Omegna - Via F.lli Di Dio 64
Nel Tempio di Omegna, il Culto di Domenica 29 Marzo vedrà la partecipazione dei ragazzi del catechismo e quindi sarà alle ore 10,30.

Intra - C.so Mameli 19
Nel Tempio di Intra, il Culto di Domenica 29 Marzo si terrà alle h.11

11/09/2013

CRONACA VERBANO CUSIO OSSOLA
09/09/2013

L’urlo silenzioso di Omegna: “Nessuna guerra può essere per la pace”

Presenti i rappresentanti di varie confessioni religiose, solo tre i sindaci cusiani alla marcia
VINCENZO AMATO
OMEGNA
Il silenzio è tale che quando i bambini e i piccoli scout fanno volare due bianche colombe si sente distinto il battere delle ali. Un volo breve nel cielo di Omegna e poi le colombe si fermano sulla passerella che collega la zattera. 

«Prendiamolo come un segno - dice il parroco don Gianmario Lanfranchini -, la pace deve iniziare qui, da noi». Da Omegna, ma anche da Novara, Verbania, Galliate, Borgomanero, Domodossola e dalle tante parrocchie in cui sabato si è pregato affinché «scoppi» la pace e non la guerra in Siria, in Medio Oriente e nel mondo. Grandi città e piccole comunità come i monasteri di clausura di Ghiffa e dell’Isola di San Giulio. Momenti di riflessione e di incontro che hanno unito credenti e non credenti, uomini e donne di confessioni religiose diverse. Come è successo a Omegna, dove su invito del sindaco Maria Adelaide Mellano, alla marcia silenziosa con oltre trecento persone, hanno preso parte sia i rappresentanti della chiesa cattolica (don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi e il parroco don Gianmario Lanfranchini), sia Brahim Aouragh della comunità islamica cusiana, sia il pastore della chiesa evangelica valdese Jean-Felix Kamba Nzolo.  

«La pace riguarda tutti, non è un fatto di pochi. Non esistono le guerre giuste - ha detto il pastore protestante - ci sono guerre di cui si parla e altre dimenticate come quella che sconvolge il Congo, il mio Paese». C’è tanta gente: unica delusione - che è impossibile non notare - l’assenza di molti sindaci del Cusio, seppur invitati. Due le eccezioni: Mauro Romagnoli di Pettenasco e Angelo Vitali di Massiola. Ci sono però molte famiglie e molti bambini. Così tanti che don Sacco al momento di far volare le colombe li invita a salire sulla piattaforma dove avrebbero dovuto prendere posto i sindaci. Parla Brahim che, forse senza saperlo, ripete le parole della Costituzione italiana: «Bisogna ripudiare la guerra, perché non c’è guerra che giustifichi la pace». «La pace non si impone - dice don Lanfranchini ricordando il Vangelo -, la si dona e viene da Dio». Parole alle quali fa eco il sindaco di Omegna: «La pace si costruisce anche con difficoltà, anche stando uno accanto all’altro e sentendo vicino chi è lontano». 

09/09/2013

La pace è frutto della giustizia trasformatrice. Non c'è pace senza giustizia

"Allora la rettitudine abiterà nel deserto, e la giustizia abiterà nel frutteto. L'opera della giustizia sarà la pace e l'azione della giustizia, tranquillità e sicurezza per sempre. Il mio popolo abiterà in un territorio di pace, in abitazioni sicure, in quieti luoghi di riposo" (Isaia 32,16-18)

di  Jean-Félix Kamba Nzolo

     Il concetto di pace è molto spesso correlato a quello di guerra. La pace in realtà è l'opposto della violenza e non della guerra. La guerra è correlata al concetto di difesa ed è in un certo senso un modo di difesa collettiva.

       La pace intesa nel senso di assenza di guerra non è pace. Invochiamo giustamente la pace quando scoppiano i conflitti armati che fanno decine di migliaia di vittime innocenti, ma non dobbiamo distogliere l’attenzione dalla realtà della quotidiana guerra non combattuta con le armi che continua a mietere le vittime ogni giorno. Parlo dell’ingiustizie e delle discriminazioni a cui assistiamo ogni giorno.

Non può esserci una vera pace senza la giustizia. Pace e giustizia sono un binomio molto ricorrente nella Bibbia. La pace è frutto della giustizia. Il frutto della “giustizia trasformatrice” è la pace e la dignità dell’essere umano, recita un documento ecumenico (1).
      Sarebbe folle pensare che una guerra armata possa portare alla giustizia. Sempre la fine delle ostilità ha aperto nuove spaccature tra vinti e vincitori, ha sempre dato origine a nuove ingiustizie, ha sempre rappresentato il seme di nuove azioni armate:  guerra chiama guerra.
      Di fronte alla tragica realtà dei conflitti armati (Siria, Egitto, Rep. Dem. del Congo ecc…) dobbiamo chiederci cosa significa veramente la pace.
Il concetto biblico “Shalom” non significa solo pace, ma benessere totale, pienezza di vita, lo stato dell’uomo che vive in armonia con la natura, col prossimo, con sé stesso, con Dio.  La società umana è considerata come il riflesso dell'intera creazione che Dio ha destinato al “shalom” cioè a un ordine armonioso, a un equilibrio in cui ciascuno essere umano trova suo posto. Ed è per questo che Dio stesso ama lo straniero e si occupa della sua integrazione (Dt10,18) invitando il popolo d’Israele a fare altrettanto.
      Nel Nuovo Testamento la vera pace è dono della grazia di Dio in Cristo. Non è la pace delle trattative diplomatiche e di compromessi politici che lasciano il tempo che trovano. E' la pace della fede, la pace che nasce spontaneamente dal riconoscimento dell'altro e dell'altra creatura di Dio, come un soggetto che gode dei nostri stessi diritti, come una persona che ha qualcosa da dire indifferentemente se la pensa come noi o meno.
      Cristo Gesù è la nostra pace, la lettera agli Efesini che individua l’effetto primario della pace di Cristo nella riconciliazione avvenuta nel suo nome. Le divisioni e le distinzioni non esistono più per quanto riguarda la posizione di ciascuno dinanzi a Dio.
Essere in Cristo significa essere in pace con Dio e con il prossimo. Una  pace che va salvaguardata data la nostra umana  fragilità. Sono convinto che le parole che Gesù rivolge ai discepoli dicendo "Voi siete sale della terra… Voi siete la luce del mondo... una città posta sulla montagna”  non sono una conferma di quello che essi erano in quel momento, ma sono una vocazione che Gesù rivolge a loro e a noi. Sale della terra e luce del mondo siamo se viviamo secondo le beatitudini: se ci adoperano per la pace.
                L’incontro con l’altro ci coinvolge personalmente, non possiamo delegare altri a rappresentarci e a decidere. Vuole dire che dobbiamo imparare ad assumerci le nostre responsabilità ed essere anche disposti a pagare il prezzo di tutto ciò. Al termine della strada ci può essere una croce, come avvenne per Gesù. Ma non dev’essere una scusa per fermarsi, come non fu per Gesù.
Inviando gli apostoli ad annunziare la Buona Novella, Gesù dice loro: “Quando entrerete nella casa, salutate. Se quella casa ne è degna, venga la vostra pace su di essa; se invece non ne è degna, la vostra pace torni a voi” (Matteo 10, 12-13 ). In questa citazione biblica la pace viene concepita come qualcosa di molto concreto, come qualcosa di vivo, di tangibile, che può andare da un uomo all'altro e, se non trova accoglimento, ritornare a chi la augura. E' anche possibile immaginare attraverso le parole di Gesù le opposizioni che possono riscontrare coloro che si adoperano per la costruzione di un mondo senza violenze.
                 Definire dunque la pace come assenza di violenza significa considerare la non violenza come un modo di vita in cui ogni essere umano vede i suoi diritti rispettati ed è incline a rispettare quelli altrui. In questo contesto la pace risulta un effetto dello sviluppo sociale causato dal pieno godimento dei diritti umani, e perciò diventa un risultato naturale dell'eguale ripartizione tra potere decisionale e fruizione di risorse (2)

"La violenza è fondamentalmente una violazione dei limiti, una trasgressione dello spazio che ogni essere vivente giustamente richiede per lo spiegamento e l’appagamento della sua ragione di vivere. E’ quindi la violazione dell’integrità e dell’armonia delle innumerevoli relazioni che sostengono il tessuto del creato.
La violenza ha un numero incalcolabile di espressioni. A livello personale le forme più odiose sono le umiliazioni e le ferite intenzionali, l’abuso sessuale, lo stupro e l’omicidio, l’abbandono e la fame. A livello di società e di nazioni, la violenza si manifesta negli atti di guerra e di terrorismo,
compresa la “guerra al terrore”, nella triste realtà dei milioni di profughi e di rifugiati, nei bambini costretti a combattere o a prostituirsi, nella disperazione dei contadini che si suicidano per i debiti che non riescono a pagare. La violenza si esprime anche nella violazione delle diversità del mondo naturale, nello sfruttamento sfrenato dei beni comuni come l’acqua potabile e i combustibili fossili, nell’abbattimento delle foreste, nella pesca esagerata in mari e oceani, nello smaltimento scriteriato dei rifiuti e nell’estinzione delle specie" ("Gloria a Dio e pace sulla terra" Convocazione internazionale ecumenica sulla pace- Kingston, Giamaica 17-25 Maggio 2011).

(1) Alternativa Globale: Ambiente, Pace,Economia (AGAPE) Consiglio Ecumenico delle Chiese-Ginevra 2005.
(2) Mario Borrelli, diritti umani e metodologia per la pace. Materiali a cura dell'I.P.R.I, se vuoi la pace educa alla pace, Edizioni Gruppo Abele 1984


Preghiera : 
Che  le mani si congiungano

Fà, o Signore, che le mani si congiungano,
per rendere più umana la terra in cui hai soffiato la vita all'uomo da te modellato: 
Adamo e Gesù il tuo Figlio diletto.
Fà, o Signore, che noi stringiamo la tua mano nera,
affinché la terra porti i frutti della speranza.
Fà, o Signore, che noi stringiamo la tua mano gialla, 
affinché il mondo rimanga giovane 
e ognuno guadagni con dignità il proprio cibo: il suo pane, il suo riso,...
Fà, o Signore, che noi stringiamo la tua mano bianca, 
affinché i germogli che portano gioia 
e giustizia fioriscano su tutti i rami.
Fà, o Signore, che ai crocicchi delle strade, 
noi stringiamo la tua mano rossa, 
affinché gli uomini dell'Africa, dell'Asia, dell'Europa, dell'America e dell'Oceania, 
gli uomini di ogni tempo e di ogni cielo, 
su tutti i continenti, traccino assieme strade di sviluppo 
e coltivino campi di preghiera e di dedizione.
Padre, per mezzo di Gesù, tuo amatissimo Figlio 
che ha lavorato la terra di Palestina, 
ti rendiamo grazie per il tuo amore.
Uniamo le nostre voci a quelle degli angeli, 
per cantarti e proclamare la tua gloria: Santo! Santo! Santo!
Amen.

(Preghiera scritta da Nabil Mouamès – un cristiano del Libano)

Tavola rotonda: femminici, violenze, stalking

Venerdì 27 settembre 2013-ore 21.00 
presso Biblioteca civica di Omegna, Via XI Settembre,9

Promossa dal Centro Evangelico  d’Incontro - Chiesa Evangelica Metodista di Omegna,
con il patrocinio del Comune di Omegna e la collaborazione con l'Unione Donne in Italia (U.D.I.) di Omegna.

Interverranno:

- Maria Adelaide Mellano, sindaca di Omegna;
- Francesca Cozzi, direttrice Istituto Ecclesiastico Evangelico Metodista di Intra.
- Marzia Schinetti, autrice e vittima;
-Silvia Miguidi, referente di Rette antiviolenza della Cooperativa La Bitta- Sportello Donna di Domodossola.
-Dott. Cristiano D’Attino, commissariato di Polizia di Omegna.
Modererà l'incontro Monica Cupia, psicologa della Cooperativa La Bitta-sportello Donna - Servizio antiviolenza di Domodossola.

06/09/2013

Culti di settembre e ottobre

DATA
INTRA Ore 11.00
OMEGNA Ore 9.15
Domenica 01 sett.
Past. Nzolo
Past. Nzolo
Domenica 08 sett.
Past. Nzolo
Past. Nzolo
Domenica 15 sett.
Past. Nzolo
Past. Nzolo
Domenica 22 sett.
Past. Nzolo
Francesca Cozzi – Culto spec. sinodo
Domenica 29 sett.
Francesca Cozzi- Culto spec. sinodo
Assemblea di Chiesa
Domenica 06 ott.
Ore 9.30 Assemblea di Chiesa
A cura del Circuito
Domenica 13 ott.
Culto 150 anni della comunità

Domenica 20 ott.
Armand Daloué
Past. Nzolo
Domenica 27 ott.
Past. G. Anziani
Past. Nzolo
NOVEMBRE
INTRA ore 9.15
 OMEGNA ore 11.00
Domenica 03 nov.
Past. Nzolo
Past. Nzolo
Domenica 10 nov.
Past. Nzolo
Past.Nzolo

Incontri ecumenici di preghiera per la pace

OMEGNA
ore 19.00: In cammino per la pace, da piazza F.M. Beltrami verso il lago: marcia per la pace con interventi e segni di pace.  Tra gli interventi: il Sindaco di Omegna, il delegato delle Parrocchie, il Pastore della Chiesa Evangelica Metodista, un rappresentante della Comunità Musulmana.

VERBANIA
Ore 21.00 presso la Chiesa parrocchiale di Madonna di Campagna

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La Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) accoglie l'invito di papa Francesco alla preghiera per la pace
Aquilante: "La pace riguarda tutti i cristiani, indipendentemente dalla loro confessione"

Roma (NEV), 4 settembre 2013 - “La pace è una questione che riguarda tutti i cristiani, indipendentemente dalla confessione a cui appartengono. Per questo accogliamo con profonda consapevolezza cristiana l'invito di papa Francesco per una giornata di preghiera per la pace”.
Così si è espresso, in un comunicato stampa lanciato ieri, il pastore Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), riguardo alle parole del pontefice che, durante l'Angelus di domenica scorsa, invitava alla preghiera per la pace in Siria anche “i fratelli cristiani non cattolici, nel modo che riterranno più opportuno”. “La nostra riflessione e azione sulla pace – ha proseguito Aquilante – è nel solco di quella tracciata dagli organismi ecumenici internazionali, quali il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), che da tempo premono per una soluzione negoziale del conflitto siriano”.
Entrando nel merito della questione, la pastora Maria Bonafede, responsabile delle relazioni ecumeniche della FCEI, ha richiamato un recentissimo atto del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi approvato venerdì 30 agosto - due giorni prima dell'annuncio di Francesco -, che “condanna fermamente ogni intervento armato da parte di altre nazioni” come metodo per risolvere i conflitti in corso. “Un testo che - precisa Bonafede -, vuole esprimere solidarietà alle chiese cristiane e ai popoli mediorientali vittime di conflitti armati e che richiama i leader religiosi all'impegno per la pace, la fratellanza e la libertà religiosa”.
E' di oggi un comunicato stampa dell'Unione delle chiese libere e della Chiesa apostolica della Campania. "Di fronte alla minaccia di una nuova guerra i cristiani sono chiamati a far sentire la loro voce - si legge nel comunicato -. La pace è una questione che riguarda tutti i cristiani. Siamo chiamati ad essere operatori di pace e in questa profonda consapevolezza accogliamo l’invito del cardinale Sepe, che fa eco all’appello di  papa Francesco per una giornata di preghiera e di pace, a partecipare ad un incontro ecumenico di preghiera sabato 7 settembre alle 19 nel Duomo di Napoli". 

21/08/2013


Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese: "La nostra è una chiesa povera"

Intervista a cura di Gaëlle Courtens

Roma (NEV), 14 agosto 2013 - A Torre Pellice (TO), nelle "valli valdesi", si apre domenica 25 agosto il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi (vedi notizia seguente). In prossimità di questo appuntamento abbiamo chiesto al pastore Eugenio Bernardini, eletto l'anno scorso alla carica di moderatore della Tavola valdese (organo esecutivo dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi), di indicarci i principali temi di cui si troverà a discutere quello che è il massimo organo decisionale della più antica chiesa protestante al mondo.



Pastore Bernardini, quali sono i temi, le preoccupazioni e le speranze che caratterizzeranno il Sinodo di quest'anno? 
Chiaramente il Sinodo è sovrano e deciderà via via quali priorità dare alla discussione in aula. Tuttavia, si può prevedere che quest'anno particolare attenzione verrà data ai temi soprattutto interni alle nostre chiese. Il ché significa affrontare una situazione di crisi economica che sta andando avanti da tempo e colpisce tutte le famiglie di questo paese, da Nord a Sud, e quindi anche le nostre chiese che non usufruiscono di finanziamenti pubblici, ma che si autofinanziano per quel che riguarda le attività di culto.
Naturalmente ogni anno il nostro Sinodo dedica una parte dei suoi lavori ad esaminare questioni che riguardano la società. Da questo punto di vista non mi stupirei se si parlasse di questioni etiche e bioetiche, delle famiglie "al plurale" e del loro riconoscimento, della violenza contro le donne e del femminicidio. Probabilmente si affronterà anche il tema dell'omofobia, un fenomeno che da tanti anni cerchiamo di contrastare anche con un'azione interna, teologica, culturale. Basti pensare alla scelta, votata nel 2010 dal Sinodo, della legittimità delle benedizioni delle coppie omosessuali.
In questo momento di profonda crisi non mancherà il tema, drammatico, del progressivo smantellamento dello Stato sociale. Voglio solo ricordare in Piemonte l'impegno delle chiese per il mantenimento del servizio sanitario pubblico e quindi anche degli ospedali valdesi che, nella zona del pinerolese, è stato anche occasione di impegno ecumenico con la diocesi. Abbiamo di fronte tempi ancora molto difficili e noi cerchiamo di affrontarli sviluppando la nostra azione di solidarietà verso il prossimo in modo molto concreto, ma anche attraverso la responsabilità sociale che le nostre chiese hanno sempre dimostrato per la salvaguardia dei diritti e naturalmente dei doveri, anche in quest'epoca di crisi sociale ed economica.

Il dialogo ecumenico sarà un tema?
Certamente. Inteso come dialogo con tutte le chiese cristiane a cominciare dalle relazioni con il vasto mondo delle chiese evangeliche con cui abbiamo dialoghi molto aperti e approfonditi. E poi abbiamo relazioni anche con i rappresentanti delle altre religioni. Naturalmente c'è anche il dialogo con il cattolicesimo a cui il nuovo papa sta dando delle sferzate di cambiamento, sia sul piano del linguaggio, sia su quello delle immagini, molto importanti.
Al Sinodo avremo, dopo tanti anni, una significativa presenza della Conferenza episcopale italiana (CEI): all'apertura avremo infatti mons. Mansueto Bianchi, presidente della Commissione CEI per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso. Chissà che non sia un primo risultato dell'aria nuova che papa Francesco sta portando a livello centrale.

Quest'anno la Tavola valdese si troverà a gestire 37 milioni di euro dei fondi dell'otto per mille (OPM), una cifra pressoché triplicata rispetto agli anni precedenti, incassata grazie all'accesso anche alle quote non espresse. Cosa significa per voi questo balzo in termini di gestione e di responsabilità nei confronti dei contribuenti? Se ne parlerà al Sinodo?
Sì, credo che il Sinodo lo affronterà in termini molto approfonditi, perché quest'anno, per la prima volta, abbiamo da amministrare le risorse che provengono dalle scelte non espresse e che rappresentano ben il 60% dei fondi dell'OPM. In termini di responsabilità significa fare ancora più attenzione perché i contribuenti sappiano come vengono utilizzati i loro soldi, che per il 50% restituiamo alla società italiana, sostenendo progetti culturali, educativi, sociali, sanitari... l'altra metà dei fondi OPM è destinata a progetti all'estero a sostegno dei grandi temi della giustizia, della pace, della fame. Molti progetti andranno a sostenere la vita dei rifugiati nei campi profughi, in particolare in Siria, e quella delle persone in situazioni di emergenza, che sono tantissime nel mondo. Stiamo anche aumentando i progetti di aiuto nei territori palestinesi. Ci impegniamo a restituire le risorse che vengono dalle tasse degli italiani in modo più a-confessionale possibile.

Il fatto che ci si sia avvicinati a questi numeri davvero eccezionali per una piccola chiesa com'è quella dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi, porterà a fare una riflessione generale sul meccanismo dell'otto per mille?
Più che una chiesa piccola, sottolineerei che siamo una chiesa povera, perché abbiamo scelto di vivere con le risorse che ci vengono fornite dai nostri membri di chiesa, simpatizzanti e amici. Per noi è una scelta di responsabilità e libertà che manteniamo da quando siamo nati otto secoli fa.
Comprendiamo che qualcuno incominci a chiedersi se il meccanismo dell'OPM non possa essere modificato. Una rivisitazione della normativa che veda, per esempio, una riduzione dall'otto al sette o sei per mille, o l'abolizione della ripartizione delle quote non espresse, noi la comprenderemmo e la sosterremmo. Anzi, dopo tanti anni, una rivisitazione della materia tutta sembrerebbe più che giustificata. Senza dimenticare che chi usufruisce dell'OPM è già privilegiato rispetto ad altre confessioni religiose, perché tutelato da un'Intesa con lo Stato. Da quest'anno, questa platea è sicuramente più plurale, ma ancora lontana dalla reale situazione di pluralismo religioso presente in Italia.

E sul fronte della trasparenza dell'utilizzo dei fondi? La normativa vigente non prevede l'obbligo di rendere pubbliche le rendicontazioni.
Noi riteniamo che quello di rendere conto in modo trasparente, preciso, tracciabile l'utilizzo dei soldi pubblici dovrebbe valere per tutti. Per quanto ci riguarda lo facciamo dal primo centesimo che entra all'ultimo che esce, e chiunque può verificarlo sul nostro sito internet. Ogni anno nel mese di luglio tutte le confessioni sono tenute a fare una relazione dettagliata dell'utilizzo dell'OPM al Ministero dell'Interno, relazione che noi mettiamo a disposizione degli italiani.

Alla luce della crisi che attraversa il nostro tempo, come definirebbe oggi, in questa Italia, la vostra missione?
Il mestiere delle chiese è quello di portare a chiunque la speranza di Gesù Cristo che significa la fiducia che un mondo nuovo è possibile, con delle persone rinnovate che sappiano cambiare anche la società. Noi lo facciamo attraverso l'aiuto concreto alle persone, senza tuttavia dimenticare quelle che sono le responsabilità della società e delle istituzioni verso le fasce più deboli e deprivate del nostro paese.

Quale speranza?
La speranza è che la classe politica italiana abbia la capacità di dare delle risposte efficaci in un momento straordinario. Noi siamo preoccupati, perché continua ad esserci prevalentemente troppa attenzione agli interessi di parte, quando invece andrebbero, appunto, messi da parte. Vorremmo più lungimiranza e senso di responsabilità.

25/07/2013

Omofobia e diritti

di Massimo Aprile

Roma, (NEV), 24 luglio 2013 - Proponiamo in anteprima il testo della rubrica “Finestra aperta”, a cura del pastore Massimo Aprile, che andrà in onda a conclusione della trasmissione radiofonica di Radiouno RAI “Culto evangelico” domenica 28 luglio alle 7.35.

L’Italia è da anni in attesa di una legge contro l’omofobia e la transfobia. Tanti sono infatti coloro che hanno patito e patiscono discriminazioni a causa del proprio orientamento sessuale, e tanti sono i parenti e gli amici delle vittime della violenza a cui l’omofobia sovente si accompagna. Mentre questa nota viene registrata non è ancora chiaro quale sarà l’esito parlamentare del disegno di legge “Scalfarotto - Leone”, dal nome dei primi firmatari. Alcuni infatti propongono una moratoria sulle questioni etiche in nome delle più urgenti questioni economiche e comunque pare che siano già stati presentati moltissimi emendamenti.
La proposta di legge così com’è ora tende essenzialmente ad estendere alla questione della identità sessuale della vittima quanto già previsto dalla legge Mancino in materia di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa. Uno dei timori principali di chi si dice contrario a questa proposta di legge, è che essa possa costituire una limitazione e addirittura un ostacolo alla libertà di opinione di chi pensa che l’omosessualità sia un peccato o una perversione. Personalmente, avendo letto il disegno di legge, mi sono convinto che questa preoccupazione sia infondata. Al contrario, penso che sanzionare comportamenti vessatori e discriminatori, che spesso hanno favorito, se non determinato, ad esempio casi di suicidio di giovani adolescenti, sia necessità inderogabile.
Alcuni come accennavo, sostengono che la controversa questione dovrebbe essere rimandata, in nome di ciò che è più urgente e che riguarda il rilancio della crescita economica. Qui, a mio avviso, si evidenzia uno spartiacque. Da una parte, quelli che ritengono che per qualche accidente, riconducibile alla congiuntura internazionale, il nostro Paese stia attraversando una crisi economica epocale che va contrastata, mettendo da parte ogni altra cosa, soprattutto se divisiva della pubblica opinione. Dall’altra parte, quelli, tra cui ci sono anch’io, che credono che la crisi del nostro Paese sia al tempo stesso, oltre che economica, anche culturale. Non si tratta, perciò, di mettere una toppa qui e là, ma di contribuire alla ricostruzione di un tessuto sociale che in questo ultimo ventennio è stato fortemente logorato.
I diritti delle persone, dei lavoratori, come delle minoranze religiose, etniche, di orientamento sessuale, sono aspetti non secondari per uscire dalla crisi. Senza questa rigenerazione che passa per il rispetto dei diritti umani e civili di tutti continuerà quella disaffezione verso la politica, vista come un ambito di discussioni astratte, o peggio, legata, prevalentemente a interessi particolari.
Le chiese cristiane dibattono da molto tempo sul fatto che la pratica omosessuale debba considerarsi o no peccato, ed é prevedibile che la discussione continui anche a lungo. Quello che però ci aspettiamo è che i cristiani tutti sappiano difendere il diritto della persona anche quando non si condivide la sua prassi, se questo non lede la libertà di altri. La legge sulla omofobia, in questo senso, è comunque un traguardo di civiltà.