Culti
Omegna - Via F.lli Di Dio 64
Nel Tempio di Omegna, il Culto di Domenica 29 Marzo vedrà la partecipazione dei ragazzi del catechismo e quindi sarà alle ore 10,30.
Intra - C.so Mameli 19
Nel Tempio di Intra, il Culto di Domenica 29 Marzo si terrà alle h.11
17/02/2016
17 febbraio: una testimonianza per i diritti di tutti
È consuetudine che la sera del 16 febbraio nei villaggi e nelle borgate delle Valli valdesi si accendano dei fuochi di gioia in ricordo della firma delle "Lettere Patenti" con le quali il Re Carlo Alberto concedeva per la prima volta nella storia del Piemonte i diritti civili alla minoranza valdese e, qualche giorno dopo, anche alla minoranza ebraica.
Celebrare oggi quell'evento non vuol dire solo ricordare un momento del passato, ma soprattutto essere consapevoli che la libertà di coscienza è una delle libertà fondamentali di uno stato democratico come del resto viene anche affermato nella Carta costituzionale della Repubblica Italiana. Libertà e fratellanza sono insiti nell'accensione del falò, "fuoco della libertà", simbolo gioioso di comunione e dialogo tra popoli, culture e fedi diverse.
La festa, da sempre, non ha un carattere religioso - sebbene i valdesi siano oggi ancora riconoscenti al Signore per la libertà ottenuta - ma civile. Intorno al falò si raduna tutta la popolazione al di là delle differenziazioni politiche, culturali, religiose, per una grande festa popolare.
Il 17 febbraio, o la domenica più vicina, celebrando un solenne culto di ringraziamento, le chiese valdesi e metodiste ricordano il riconoscimento dei diritti civili e politici ai valdesi avvenuto nel 1848. Questo giorno tuttavia rievoca anche un evento tragico e particolarmente significativo per il nostro paese: il 17 febbraio 1600 a Roma fu arso al rogo Giordano Bruno, filosofo, mistico e uno dei più tenaci sostenitori della libertà di coscienza.
Unendo il significato di questi due eventi storici la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI) da diversi anni propone la settimana intorno al 17 febbraio come “Settimana della libertà”, promuovendo incontri e iniziative di solidarietà con chi soffre per la mancanza di libertà religiosa o per la violazione dei diritti umani.
17 febbraio: una testimonianza per i diritti di tutti
CARLO ALBERTO
per grazia di Dio
re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme,
duca di Savoia, di Genova, ecc. ecc., principe di Piemonte, ecc. ecc.
Prendendo in considerazione la fedeltà ed i buoni sentimenti delle popolazioni Valdesi, i Reali Nostri Predecessori hanno gradatamente e con successivi provvedimenti abrogate in parte o moderate le leggi che anticamente restringevano le loro capacità civili.
E Noi stessi, seguendone le traccie, abbiamo concedute a que’ Nostri sudditi sempre più ampie facilitazioni, accordando frequenti e larghe dispense dalla osservanza delle leggi medesime.
Ora poi che, cessati i motivi da cui quelle restrizioni erano state suggerite, può compiersi il sistema a loro favore progressivamente già adottato, Ci siamo di buon grado risoluti a farli partecipi di tutti i vantaggi conciliabili con le massime generali della nostra legislazione.
Epperciò per le seguenti, di Nostra certa scienza, Regia autorità, avuto il parere del Nostro Consiglio, abbiamo ordinato ed ordiniamo quanto segue: I Valdesi sono ammessi a godere di tutti i diritti civili e politici de’ Nostri sudditi; a frequentare le scuole dentro e fuori delle Università, ed a conseguire i gradi accademici.
Nulla è però innovato quanto all’esercizio del loro culto ed alle scuole da essi dirette.
Date in Torino, addì diciassette del mese di febbraio, l’anno del Signore mille ottocento quarantotto e del Regno Nostro il Decimottavo
14/02/2016
Forza e coraggio
Le parole di 1°Pietro 2:9 che abbiamo ascoltato durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ci ricordano la vocazione comune a tutti i battezzati.
Siamo chiamati a essere un popolo consacrato, cioè messo da parte per il servizio di Dio nel mondo, nell’azione in favore della giustizia e della pace.
Abbiamo il compito di vivere e di testimoniare l’amore di Dio al mondo. Un compito anche questo non facile a causa delle nostre fragilità. Ricordare questo è importante, perché la chiesa è costituita da persone che hanno i loro pregi e difetti, limiti e doni. E la costruzione di una comunità più fraterna può diventare un compito arduo. Per questo, abbiamo anche noi bisogno di forza e coraggio per costruire una comunità di chiesa più fraterna e più impegnata per camminare e essere chiesa insieme.
Past. Jean-Félix Kamba Nzolo
07/02/2016
Ricordando Febe Cavazzutti
La Chiesa Evangelica Metodista di Omegna tramite il sottoscritto vuole ricordare la figlia del Pastore Gaspare Cavazzutti (che nel lontano 1892 fondò la Chiesa in questione, ad Omegna) con le belle parole del Pastore Ruggero Marchetti:
"Care sorelle e cari fratelli,
Nelle nostre piccole chiese, alcuni fratelli e forse più spesso alcune sorelle (e penso qui anche a Florestana Piccoli Sfredda, mancata poco più di anno fa) sono conosciute anche da chi non ha mai avuto il dono di averle incontrate personalmente. Febe Cavazzutti Rossi, è stata una di queste “presenze privilegiate”. Il ruolo che ha saputo rivestire nella sua chiesa di Padova e più in generale nelle nostre chiese in Italia, le cariche che ha ricoperto nel mondo metodista internazionale, il suo impegno ecumenico, le pubblicazioni che ha curato, il suo essere così profondamente metodista, e per questo profondamente evangelica e profondamente cristiana, la sua personalità così ricca di doni, e energica ed aperta al tempo stesso... tutto questo ha fatto sì che nei nostri ambienti bastasse dire “Febe” per aggiungere subito dopo, in maniera quasi automatica “Cavazzutti Rossi”... E dir così non era ricordare solo un nome e due cognomi, ma tutta una storia, una testimonianza.
Adesso Febe è ritornata a Dio che l'ha pensata prima ancora che nascesse e l'ha chiamata alla vita e ce ne ha fatto dono per questi ottantacinque anni. E ci ha lasciato un'ultima bellissima testimonianza del suo modo di vivere la fede nella comunità: non ha voluto essere salutata in un apposito servizio funebre, ma nel corso del culto ordinario che la sua chiesa metodista di Padova celebrerà domenica prossima, ricordandola con gratitudine. A me questa scelta è parsa meravigliosa...
È scritto in quel lungo, articolato bel sermone che è nel Nuovo Testamento l'epistola agli Ebrei: “Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta” (Ebrei 12,1).Alla lettera, il testo greco dice: “circondati da una così grande nuvola di testimoni”... Fede adesso fa parte della nostra “grande nuvola” che ci dà la forza, lo slancio, la gioia di “correre con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando – come lei ha sempre fatto - lo sguardo su Gesù”.
E intanto, “circondiamo” anche noi, col nostro affetto e la nostra preghiera, sua figlia Ondina, suo nipote Tommaso e la sua chiesa metodista di Padova: domenica prossima saremo con cuore tutti e tutte lì, presenti per ricordare con gratitudine Febe, la sua vita, la sua fede, i suoi doni... .
Ruggero Marchetti, Presidente CED II Distretto
23/01/2016
Chiesa Evangelica Metodista - Comunità di Verbania e Omegna: Preghiera per la settimana di preghiera per l'unit...
Chiesa Evangelica Metodista - Comunità di Verbania e Omegna: Preghiera per la settimana di preghiera per l'unit...: Preghiamo: Dio nostro e Padre nostro, nelle tue mani è la nostra vita e il tempo che sta dav...
Preghiera per la settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani del 18-25 Gennaio 2016
Preghiamo:
Dio nostro e Padre nostro,
nelle tue mani è la nostra vita e il tempo che sta davanti a noi: donaci di saperlo
usare per la tua lode, per il servizio dei fratelli, delle sorelle e di tutte
le creature.
Ti preghiamo per la tua Chiesa, disseminata
nel Mondo, perché annunci a tutti il Tuo Regno che viene, senza farsi
intimidire dalle minacce né comperare dai privilegi.
Ti
preghiamo per chi sciupa la sua vita distruggendosi o dissipandola. Per coloro
il cui tempo scorre estenuante, nella malattia, nella solitudine, nella
prigionia, nella disperazione; per coloro che sono tentati di porre fine ai
loro giorni.
Ti preghiamo per coloro che hanno
responsabilità di governo, perché le esercitino consapevoli che tutte le
creature sono Tue, e che di esse Tu ci chiederai conto. Per tutto il Mondo,
perché accolga l’annuncio che il tempo ha una direzione e uno scopo, e non
ripeta ciecamente gli errori dei tempi passati.
Ti preghiamo per chi ci è nemico, per chi
bestemmia il tempo preparando il male anziché il bene, la guerra e la miseria
anziché la pace e la solidarietà.
Ti
preghiamo per tutte le vittime della violenza umana: per le donne e le bambine
che finiscono nel traffico della prostituzione; per le bambine e i bambini che
vengono costretti a lavorare in condizioni di schiavitù e che non hanno più la
forza di sorridere a causa della malvagità dell’uomo, affinchè ritornino a sorridere e vivere da bambini.
Ti preghiamo per tutte le persone che sono
costrette dalla miseria, dalla Guerra o dalla persecuzione a lasciare il loro
paese, dona la tua gioia, affinchè, dopo aver sperimentato l’odio e la
violenza, possano conoscere la lealtà del Tuo amore, anche attraverso la nostra
solidarietà.
Ti
preghiamo, fa che non ci rassegnamo di fronte a tutta la violenza e l’ingiustizia,
permetti che il nostro agire possa portare alle vittime un soccorso che sia
segno luminoso della Tua guarigione e della Tua riconciliazione.
Ti preghiamo, fa che la nostra preghiera
non sia soltanto per gli uomini e le donne di buona volontà, bensì anche per
quelli di cattiva volontà, quando essi verranno in giudizio, fa che I frutti da
noi prodotti siano il loro perdono.
Ti preghiamo, aiutaci ad essere fermi nel
pensiero e nell’azione come Tuo figlio Gesù, nostro modello, fai di noi dei testimoni
d’amore, di attenzione, di perdono e di giustizia.
Tutto questo te lo chiediamo nel nome
di Gesù, Redentore nostro.
AMEN
Giampaolo Castelletti
20/01/2016
Sermone sul testo biblico di 2° Corinzi 4:3-10
Riflettere questo testo della 2^ lettera di Paolo
ai Corinzi, dopo le feste ci consente di riflettere sul fulcro della
predicazione e mettere maggiormente in risalto la caratteristica principale
dell’Evangelo, anche noi siamo chiamati a predicare questo unico vangelo di
Gesù Cristo, nostro Signore.
3 Se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono
sulla via della perdizione, 4 per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le
menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo,
che è l'immagine di Dio. 5 Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù quale
Signore, e quanto a noi ci dichiariamo vostri servi per amore di Gesù; 6 perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è
quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza
della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo.
7 Ma noi abbiamo
questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a
Dio e non a noi. 8 Noi siamo
tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all'estremo; perplessi, ma non
disperati; 9 perseguitati, ma
non abbandonati; atterrati ma non uccisi; 10 portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche
la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.
I VV.3 e 4 sono molto significativi e dicono: “3 Se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono
sulla via della perdizione, 4 per gli increduli, ai quali il dio
di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del
vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio.”, Paolo con
questa affermazione vuol far capire a tutti una situazione che si è creata alla
sua epoca ma che è attuale ancora oggi ed è questa: “La parola di Dio, da alcuni è vista molto
chiaramente mentre da altri è vista in modo confuso, o addirittura…è
invisibile.
Questa considerazione, fa si che molti uomini e
donne mettono in discussione la Parola di Dio sul presupposto che sia
interpretabile in modi diversi, possiamo invece affermare che la Parola di Dio
si offre a tutti noi, accettando anche di non essere riconosciuta, oppure di
essere fraintesa.
Tuttavia, chi consapevolmente e apertamente
dichiara di credere in Dio, non la rifiuta ( ) non la ignora e tanto più la fraintende.
L’insegnamento dell’Evangelo e…la testimonianza che
la chiesa ne ha dato nei secoli non dividono l’Evangelo tra uomini/donne
istruiti e uomini/donne ignoranti, le Scritture non ci vengono offerte secondo
il nostro livello di conoscenza biblica o di presenza alle attività della
nostra chiesa, la Scrittura viene offerta a tutti senza che ci sia un percorso
iniziatico, per questo il nostro Signore ha fatto nascere nella chiesa i doni
necessari a non improvvisare, la Scrittura non è improvvisazione, per poterla
fare nostra e metterla in pratica in ogni momento della nostra giornata bisogna
studiarla con attenzione, consapevolezza e responsabilità,.
L’Evangelo è rivelazione
o messaggio di Dio in Gesù Cristo, Gesù…immagine di Dio ( ) è rivelazione di Dio. Chi
riconosce Gesù Cristo può conoscere Dio stesso.
La velatura dell’Evangelo esiste quindi solo per coloro che non vogliono
vedere la luce che risplende in Gesù, a questo proposito Paolo mette in risalto gli
increduli che si abbandonano alle divinità di questo mondo, cioè ad un Satana
che prende le vesti degli idoli umani e materiali che ci vogliono distrarre dal
Signore.
Ma c’è responsabilità umana?
Oppure possiamo addossare a Dio la colpa di farci
degli idoli?
È chiaro che la seconda domanda è provocatoria,
visto che la nostra conoscenza “del bene e del male”, cioè, la nostra capacità
di valutare, ha un peso in tutto questo ( ) e si chiama: “responsabilità”.
Perché l’Evangelo risplenda, occorrono dei
testimoni che lo vivano, ma prima ancora dei cristiani che abbiano ben chiaro
quello che predicano, “la Chiesa
evangelizza solo se vive l’Evangelo” (Prof. F.Ferrario.).
Il nostro rischio è quello di non predicare Gesù
Cristo perché se non rimaniamo vigili ed attenti è molto più facile che
predichiamo noi stessi, cioè un vangelo secondo me o secondo te, ma non secondo
Gesù Cristo.
Come accorgerci di questo?
In realtà la riposta è apparentemente semplice: “predico me stesso nel momento in cui mi
metto al centro del mondo”.
La scoperta
dell’”io” al centro del mondo è molto più difficile da individuare, qui le
insidie di Satana non mancano. Dei campanelli d’allarme possono essere del
tipo: “gli altri si devono adeguare a me, solo io conosco la perfetta dottrina”
“Predico cosa bisogna fare ma io non lo faccio”
è ovvio che i
campanelli d’allarme possono essere molti e molti altri, ma il denominatore
comune è questo: ho perso di vista
quel Gesù Cristo che sono chiamato a predicare, ad annunciare ed a testimoniare.
Sappiamo bene che Dio stesso ci ha donato la
capacità di parlare, ragionare, capire, inventare, studiare, ma quello che
difficilmente comprendiamo è il nostro senso del limite, quel limite che può
provocare errori irreparabili, soprattutto, quando non si mette in pratica la
Parola di Dio e questo può causare: “ uccisione di uomini e donne per cause
imputabili a guerre chiamate sante ma che non lo sono, contaminazione della
terra che sovente causano disastri ambientali, migliaia e migliaia di morti tra
animali, uomini e donne, tutto questo, il più delle volte tutto questo lascia
uomini/donne indifesi e senza risposte di fronte a sciagure come quella che vi
sto per raccontare:
“La settimana prima di Natale, su Rai3 hanno
trasmesso un Film che parlava dello Tsunami del 26 Dicembre 2004 in Thailandia.
Un Film molto toccante, parlava di una famiglia che si è trovata coinvolta in
questo cataclisma la cui scossa principale, la
più lunga mai registrata, è durata 8 minuti, la quale, ha
scatenato delle grandi onde anomale che
hanno colpito sotto forma di immensi tsunami (con
un run-up massimo
di 27 metri) le coste dell'Oceano Indiano. Il numero totale di vittime accertate, causate da
questa serie di cataclismi è stato di circa 400.000 tra uomini/donne e bambini, ma decine di migliaia di
uomini/donne e bambini sono ancora dati per dispersi, mentre tra i tre ed i cinque milioni sarebbero gli sfollati. Oltre alle popolazioni
residenti, vi sono state tra le vittime molti turisti stranieri che si
trovavano in quelle zone nel pieno delle vacanze di Natale. Ad esempio, è
notevole il fatto che questo singolo evento abbia causato quasi lo stesso
numero di vittime di nazionalità svedese (543, delle quali 542 nella sola
località thailandese di Khao Lak) di quante
non ne avesse causate l'intera Seconda Guerra Mondiale (circa 600);
quello che è successo ci ha mostrato quanto poco tempo basta, per
cambiare la nostra vita, ma questo è un fatto straordinario, a volte basta una parola ad incrinare i nostri
deboli spiriti, altre volte basta un semplice virus, per non parlare di altro,
soprattutto oggi che si vive il mito dell’onnipotenza umana, gli scienziati cercano il segreto
dell’immortalità, il nostro compito di cristiani è porre attenzione ad essere
apostoli di Gesù e non del diavolo, perché come cristiani sappiamo che solo
coloro che fanno la volontà del Signore avranno vita eterna e non saranno di
certo gli scienziati a darcela; quindi dobbiamo aver paura di sentirci come
dei vasi di terracotta e come tali possiamo cadere e andare in frantumi. Paolo,
quando fa riferimento a questo recipiente delicato, ci fa comprendere quanto è
fragile il nostro vaso, non solo è debole esternamente, ma lo è anche
internamente, in quanto è pieno delle nostre instabilità nelle relazioni umane,
di solidarietà e di speranze.
Paolo
mette in risalto tutta questa fragilità quando riferisce a se stesso la
descrizione del recipiente delicato e di poco prezzo proprio per mettere in
risalto, attraverso la sua infermità e le prove che aveva dovuto affrontare,
quanto è potente l’azione di Dio che usa consapevolmente degli strumenti per
manifestare la propria potenza nei tempi, tra gli uomini e le donne.
La
certezza di Paolo, ci aiuta a scoprirci degni di una salvezza e di un riscatto
che ci è offerto perché non solo scopriamo che Dio ci ha accolto nelle nostre
limitazioni di fragili creature ma, fatto ancora più sorprendente, possiamo
essere ricomposti nei nostri cocci per svolgere di nuovo la funzione di
contenitore.
Tribolati, perplessi, perseguitati sono verbi che descrivono gli urti ai quali siamo
sottoposti e che mettono a serio repentaglio l’integrità del nostro vaso. Un
vaso che si può rompere.
Sappiamo che nessun vaso è in condizioni di
ripararsi da solo, ma accade anche il miracolo per cui un vaso ormai
inservibile diventi nuovamente idoneo a contenere anche un tesoro prezioso
grazie al Signore, il quale ci fa scoprire che “non siamo ridotti all’estremo”, “non siamo disperati”, “non siamo abbandonati” e “non siamo uccisi” perché il rapporto tra noi e il
vasaio non si esaurisce solo nel momento in cui dalle sue mani emerge il nostro
vaso, ma questo rapporto, si mantiene costante durante tutta la nostra vita.
Sino
a quando il vaso è ripieno di noi stessi contiene solo le nostre
contraddizioni, ma quando la nostra vita si apre a Cristo riceviamo un grande
insegnamento che ci fa scoprire la necessità di essere umili, che ci fa rendere
conto della fragilità della nostra argilla.
La
conoscenza di Cristo è il tesoro che rende prezioso il nostro vaso, ma Cristo deve diventare il nostro contenuto!
La nostra fragilità ci fa conoscere fallimenti di
ogni genere, accompagnati da mille domande laceranti che possiamo affrontare e
superare solo perché abbiamo conosciuto Cristo e, attraverso di lui, sappiamo
che Dio non ci abbandona alla disperazione ed alla morte spirituale.
Come
ogni contenitore si impregna con quello che viene inserito dentro di esso, così
il credente lo è con la conoscenza di Cristo. Mi attrae l’idea che ciascuno di
noi sia come quegli antichi recipienti di terracotta che non erano
perfettamente impermeabili al proprio interno e che quindi si impregnavano
dell'olio o del vino che contenevano e non potevano essere più utilizzati per
nessun altro liquido. Così, mi piace
pensare che il nostro contenitore sia riempito della conoscenza di Cristo, il
quale abbia riempito il nostro cuore, le nostre menti e ci renda dedicati
solamente a Lui.
Le conseguenze di quello che abbiamo ricevuto da
Dio si vedono prima di tutto nella chiesa, dove l’apostolo Paolo ci insegna che
la sua missione e la nostra missione è un servizio in contrapposizione a quei
nemici di Cristo che predicano solo se stessi e cercano di usare la comunità a
proprio vantaggio.
L’insistenza di Paolo sulla luce di Cristo e su ciò
che siamo chiamati a predicare e testimoniare ha uno scopo molto semplice:
ricordarci di essere sinceri ed onesti, consapevoli che gli avversari del
Signore sono coloro che operano nell’ambiguità: noi dobbiamo solo predicare
Gesù Cristo come “luce del mondo” e nostro unico Signore e salvatore.
Non dimentichiamo che a tutti noi è affidato questo
unico evangelo in Cristo Gesù.
Che il Signore ci
accompagni nel nostro cammino in questo nuovo anno, donandoci il senso di
poterlo vivere secondo la sua indicazione. Rimaniamo dunque servitori,
portatori, messaggeri del Vangelo in Cristo e servitori dei nostri fratelli,
anche di quelli che ancora non hanno conosciuto: Cristo Gesù, Colui che è la
gloria e l’immagine di Dio.
AMEN
G. Castelletti
24/12/2015
Natale 2015
Domani
è Natale.
Amo
il mio Natale, Non è fatto di abbuffate, di troppi regali e di
troppe luci colorate. Perché non amo il superfluo, la confusione, gli Auguri
che non vengono dal cuore. Nelle mie confezioni regalo preferisco metterci
emozioni, sorrisi sinceri, pensieri positivi, tepore e serenità familiare,
solidarietà non esibita. A Natale ci sono regali da scartare, sorprese da
donare. Ciò che dà valore, non lo si trova sotto l'albero. Quello che conta
davvero non ha prezzo, né etichetta, non ha marchio né bollino. Ciò che dona
davvero la felicità non sono i regali, ma i gesti semplici e sinceri come
questi:
Al tuo nemico, perdono.
Al tuo avversario, tolleranza.
A un amico, il tuo cuore.
A un cliente, il servizio.
A tutti, la carità.
A ogni bambino, un buon esempio.
A te stesso, rispetto.
Al tuo nemico, perdono.
Al tuo avversario, tolleranza.
A un amico, il tuo cuore.
A un cliente, il servizio.
A tutti, la carità.
A ogni bambino, un buon esempio.
A te stesso, rispetto.
Giampy Castelletti
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