Culti

Omegna - Via F.lli Di Dio 64
Nel Tempio di Omegna, il Culto di Domenica 29 Marzo vedrà la partecipazione dei ragazzi del catechismo e quindi sarà alle ore 10,30.

Intra - C.so Mameli 19
Nel Tempio di Intra, il Culto di Domenica 29 Marzo si terrà alle h.11
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23/06/2015

La visita di papa Francesco ai Valdesi

Caro papa Francesco...

di Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola Valdese
Visita di papa Francesco alle Chiese Valdesi e metodiste (foto Romeo/Riforma) Caro papa Francesco, caro fratello in Cristo,
mi permetta di accoglierLa in questo tempio rivolgendomi a Lei con questa espressione dei primi credenti che seguirono Gesù diventando i suoi discepoli e i suoi apostoli. Rivolgendoci a Lei come il fratello in Cristo Francesco, noi riconosciamo la nostra comune condizione di figli di quel Dio che è “al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Efesini 4,6).
I valdesi del ramo italiano, da me rappresentati, e i metodisti – qui rappresentati dalla presidente Alessandra Trotta – e i rappresentanti delle Chiese evangeliche sorelle luterane, battiste, avventiste, salutiste, La accolgono con gioia, avendo apprezzato molti discorsi e molti gesti che Lei ha compiuto sin dall’inizio del suo ministero.
Come Moderatore della Tavola valdese, voglio ringraziarLa in particolare per le parole di fraternità che Lei ha ripetutamente espresso nei confronti della nostra Chiesa.
Entrando in questo tempio, Lei ha varcato una soglia storica, quella di un muro alzatosi oltre otto secoli fa quando il movimento valdese fu accusato di eresia e scomunicato dalla Chiesa romana.
Qual era il peccato dei valdesi? Quello di essere un movimento di evangelizzazione popolare svolto da laici, mediante una predicazione itinerante tratta dalla Bibbia, letta e spiegata nella lingua del popolo.
Visita di papa Francesco alle Chiese Valdesi e metodiste (foto Romeo/Riforma)Da oltre otto secoli, attraverso una storia a lungo segnata da varie forme di persecuzione e quindi scritta anche col sangue di molti martiri, non abbiamo voluto essere altro che una comunità di fede cristiana al servizio della parola di Dio e della libertà del suo annuncio.
Oggi, come nel Medioevo e nei secoli successivi, il nostro programma è: libere praedicare, «predicare nella libertà» l’Evangelo di Cristo. E’ questa l’unica ragion d’essere della Chiesa valdese.
Questa libera predicazione dell’Evangelo di Cristo avviene oggi in un’Italia largamente secolarizzata, ma almeno avviene in un contesto sempre più ecumenico grazie all’impegno e all’apertura spirituale di evangelici e cattolici, come questa Sua visita dimostra in modo eloquente.
A questo proposito, abbiamo letto nella Sua «Esortazione apostolica» Evangelii gaudium due affermazioni sul modo di intendere e vivere l’ecumenismo che siamo lieti di poter condividere.
La prima riguarda la visione dell’unità cristiana come «diversità riconciliata» che Lei propone (n. 230), e che è la stessa che l’ottava Assemblea mondiale della Federazione Luterana riunita a Curitiba (Brasile) proponeva nel 1990.
Crediamo anche noi che l’unità cristiana possa e debba essere concepita proprio così: come «diversità riconciliata», in cui occorre sottolineare sia la parola «diversità», sia l’esigenza che sia «riconciliata».
La seconda affermazione riguarda i rapporti tra le diverse chiese cristiane. Lei scrive: «Sono tante e tanto preziose le cose che ci uniscono! E se realmente crediamo nella libera e generosa azione dello Spirito, quante cose possiamo imparare gli uni dagli altri! Non si tratta solamente di ricevere informazioni sugli altri per conoscerli meglio, ma di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi» (n. 246).
Visita di papa Francesco alle Chiese Valdesi e metodiste (foto Romeo/Riforma)È molto bello questo pensiero di cercare nelle chiese diverse dalla nostra non i difetti e le mancanze – che indubbiamente ci sono – ma ciò che lo Spirito Santo vi ha seminato «come un dono anche per noi».
Proprio questo è l’ecumenismo: la fine dell’autosufficienza delle chiese; ogni chiesa ha bisogno delle altre per realizzare la propria vocazione. Non possiamo essere cristiani da soli.
Ma proprio perché è così, riteniamo che i rapporti tra la Chiesa valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi) e la Chiesa cattolica romana, che già hanno prodotto buoni frutti in diversi ambiti – ricordo solo la traduzione interconfessionale della Bibbia in lingua corrente (TILC), la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, la collaborazione a livello di facoltà teologiche, il testo comune tra CEI e valdesi e metodisti sui matrimoni interconfessionali, la collaborazione alla stesura della Carta Ecumenica, fino al documento comune cattolici-evangelici-ortodossi per contrastare la violenza contro le donne che abbiamo sottoscritto insieme il 9 marzo scorso – ecco, questi buoni frutti possano essere ulteriormente migliorati e incrementati, nei modi che potremo cercare e stabilire insieme.
Dovremo affrontare, però, anche questioni teologiche tuttora aperte.
E poiché ci è data oggi questa bella occasione di incontro e di dialogo, vorrei proporne almeno due che ci stanno Visita di papa Francesco alle Chiese Valdesi e metodiste (foto Romeo/Riforma)particolarmente a cuore.
La prima è questa: il concilio Vaticano II ha parlato delle chiese evangeliche come di «comunità ecclesiali». A essere sinceri, non abbiamo mai capito bene che cosa significhi questa espressione: una chiesa a metà? Una chiesa non chiesa? Conosciamo le ragioni che hanno spinto il Concilio a adottare quell’espressione, ma riteniamo che essa possa e debba essere superata. Sarebbe bello se questo accadesse nel 2017 (o anche prima!), quando ricorderemo i 500 anni della Riforma protestante. È nostra umile ma profonda convinzione che siamo Chiesa: certo peccatrice, semper reformanda, pellegrina che, come l’apostolo Paolo, non ha ancora raggiunto la mèta (Filippesi 3,14), ma chiesa, chiesa di Gesù Cristo, da Lui convocata, giudicata e salvata, che vive della sua grazia e per la sua gloria.
La seconda questione, che sappiamo quanto sia delicata, è quella dell’ospitalità eucaristica. Tra le cose che abbiamo in comune ci sono il pane e il vino della Cena e le parole che Gesù ha pronunciato in quella occasione. Le interpretazioni di quelle parole sono diverse tra le chiese e all’interno di ciascuna di esse.
Ma ciò che unisce i cristiani raccolti intorno alla mensa di Gesù sono il pane e il vino che Egli ci offre e le Sue parole, non le nostre interpretazioni che non fanno parte dell’Evangelo.
past. Eugenio Bernardini (foto Romeo/Riforma)Sarebbe bello se anche in vista del 2017 le nostre chiese affrontassero insieme questo tema.
In questa giornata, però, non possiamo dimenticare le sofferenze del mondo e le sfide che il mondo pone alle nostre chiese.
Anche su questo piano abbiamo in atto importanti collaborazioni che possono crescere ulteriormente.
Per esempio nel campo della libertà di religione e di coscienza.
Proprio per la nostra storia di minoranza “eretica” prima, “tollerata” poi, “ammessa” successivamente e finalmente “riconosciuta”, noi avvertiamo una forte responsabilità nei confronti di chi ancora oggi – in varie aree del mondo ma anche in Europa e in Italia – è discriminato o perseguitato a causa della sua fede, sia egli cristiano o di altre fedi – per noi non fa differenza – perché, affermando il valore della libertà della coscienza, riteniamo che chiunque debba essere libero e libera di credere secondo la sua ispirazione, così come debba essere libero e libera di non credere o di credere in forme non convenzionali.
Un altro campo sul quale i cristiani e le cristiane dovrebbero impegnarsi con più forza e unità è quello del dialogo interreligioso.
Visita di papa Francesco alle Chiese Valdesi e metodiste (foto Romeo/Riforma)Oggi il mondo è attraversato da guerre che spesso si combattono “nel nome di Dio”. Questa pretesa blasfema di una religione ridotta a ideologia di violenza e di vendetta scuote la nostra coscienza e ci impone di perseguire con determinazione – come Lei tante volte ha fatto – un’altra strada: quella del dialogo tra uomini e donne che, confessando l’unico Dio, non possono condividere parole e gesti di offesa, oltraggio e violenza nei confronti di altri credenti e di altri essere umani, e che invece insieme riescono a tracciare e percorrere strade diverse, strade di pace.
Per noi cristiani – cattolici, protestanti, ortodossi – il richiamo a essere “operatori e operatrici di pace” non è un ornamento retorico della nostra fede ma il cuore della legge dell’amore e della riconciliazione voluta da Gesù Cristo.
E parlando di amore e riconciliazione, caro fratello in Cristo Francesco, sento di dover cogliere questa occasione per richiamare l’urgenza di proseguire e intensificare la testimonianza – talora comune ed ecumenicamente ispirata – a favore dei profughi che bussano alla nostra porta.
La “fortezza Europa” li respinge rigettandoli nell’abisso di sofferenze, persecuzioni e dolore da cui fuggono; ma la legge che il Signore afferma ci impone di accogliere lo straniero, l’orfano e la vedova; e l’Evangelo che noi predichiamo dalle nostre chiese e dai nostri pulpiti ci invita ad aprire la porta della nostra casa, Visita di papa Francesco alle Chiese Valdesi e metodiste (foto Romeo/Riforma)a dare da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete perché solo accogliendo chi soffre si può accogliere Cristo.
L’ecumenismo cresce anche nel servizio (diakonìa) e in una predicazione comune che scuota i cuori e le coscienze di chi pensa di risolvere il dramma sociale e umanitario che investe grandi regioni del mondo alzando altri muri, bombardando dei barconi o pattugliando il Mediterraneo con mezzi militari.
E termino.
Chiudendo quest’anno la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nella basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, Lei ha affermato: “L’unità dei cristiani non sarà il frutto di raffinate discussioni teoriche nelle quali ciascuno tenterà di convincere l’altro della fondatezza delle proprie opinioni. Verrà il Figlio dell'Uomo e ci troverà ancora nelle discussioni. Dobbiamo riconoscere che per giungere alla profondità del mistero di Dio abbiamo bisogno gli uni degli altri, di incontrarci e di confrontarci sotto la guida dello Spirito Santo, che armonizza le diversità e supera i conflitti”.
Condividiamo queste sue parole. Visita di papa Francesco alle Chiese Valdesi e metodiste (foto Romeo/Riforma)Secoli di confronto e dibattito non hanno appianato, purtroppo, divergenze teologiche che in larga misura hanno resistito nel tempo. Eppure oggi siamo qui a riconoscerci come figli del Padre, fratelli in Cristo, gli uni e gli altri animati dalla forza dello Spirito Santo.
Di fronte a noi c’è un mondo inquieto, sofferente, carico di tensioni; un mondo sovraccarico di parole mute, sterili, vane.
In questo mondo, noi cristiani siamo chiamati a dire la Parola della verità e della vita, una parola che non ritorna invano ma che cambia i cuori e le menti.
Annunciare questa Parola è la nostra fatica e la nostra gioia di sorelle e fratelli in Cristo.
Ed è il nostro vero mandato ecumenico, caro fratello Francesco: quello che ci chiama all’unità anche e soprattutto nell’annuncio della Parola “perché il mondo creda” (Giovanni 17,21).
Caro papa Francesco, grazie per essere tra noi e con noi.
Dio illumini e benedica il Suo servizio.
Torino, 22 giugno 2015

24/02/2015

Giornata Mondiale di Preghiera - GMP 2015

Venerdì 6 marzo, ore 21
c/o Chiesa Evangelica Metodista -C.so Mameli 19
Tema: Capite quello che ho fatto per voi?


La Giornata Mondiale di Preghiera del 6 marzo 2015 è stata preparata dalle donne cristiane delle BAHAMAS. 

Spiagge da sogno, barriere coralline, acque limpide, questo offrono le 700 isole delle Bahamas. Fanno diventare le isole Bahamas, situate tra gli USA, il Cuba e Haiti, una delle mete turistiche più desiderato. Le Bahamas sono il paese più ricco dei Caraibi e sono caratterizzate da una molteplicità di confessioni cristiane molto attive. Il paradiso però ha da combattere con dei problemi seri come per esempio la dipendenza dai paesi esteri, la grande disoccupazione e la violenza domestica e sessuale contro donne e bambini. – Le donne delle Bahamas, autrici della liturgia per il 2015, vedono i lati belli e oscuri del loro paese e li riprendono nella liturgia della Giornata Mondiale di Preghiera. Al centro sta la lettura biblica dal vangelo di Giovanni 13,1-17, la storia della lavanda dei piedi che Gesù pratica verso i suoi discepoli. Per le donne delle Bahamas si dimostra l’amore di Dio proprio in questo atto, perché nella vita quotidiana impregnata di violenza e povertà si ha bisogno dell’amore per il prossimo che si manifesta in azioni attive sulle orme di Gesù Cristo.
Venerdì 6 marzo 2015 donne di tutto il mondo organizzano culti per la Giornata Mondiale di Preghiera. Donne, uomini, bambini e ragazzi sono invitati a partecipare. Tutti scoprono nella Giornata Mondiale di Preghiera dalle Bahamas, come è importante a sperimentare la chiesa come comunità viva e solidale. Un segno sono le offerte che vengono raccolte durante il culto e che sono destinate a progetti che sostengono donne e bambini in tutto il mondo. 

L’icona della GMP si chiama “BLESSED” (benedetto). L‘artista Chantal E.Y. Bethel vive e lavora sull‘isola Grand Bahamas. Disegna i suoi quadri da un profondo sentimento. Nelle sue opere si rispecchiano paesaggio e arte popolare del suo paese.”BLESSED” (benedetto) illustra le Bahamas tramite l’uccello nazionale il fenicottero. Illustra anche la nostra benedizione che condividiamo con il mondo d’oltreoceano.

11/11/2014

"Ponti non barriere". Tredicesima Giornata del Dialogo Cristiano-Islamico a Verbania

Durante le celebrazioni della XIII° Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, 27 ottobre 2014, è stata collocata sul ponte del torrente San Bernardino tra quartiere di Sant’Anna e Sassonia  riportante il testo:  “Costruiamo ponti non barriere per un cammino di pace”. Un simbolo permanente e un messaggio inequivocabile rivolto alla cittadinanza verbanese per costruire insieme una città aperta al dialogo e al rispetto delle diversità.
La cerimonia dell’inaugurazione è stata presenziata dall’Amministrazione comunale di Verbania, per la quale era presente il vicesindaco, da rappresentanti nonché da membri delle chiese cristiane (Chiesa Evangelica Metodista, Parrocchie Cattoliche del Verbano) e della Comunità Musulmana del VCO.



02/03/2014

GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA 2014

Incontri di preghiera 
  • VERBANIA : Venerdì 07 marzo 2013, ore 21 presso la chiesa parrocchiale di Renco
  • OMEGNA: Venerdì 14 marzo 2014, ore 21, presso la Chiesa dell’Oratorio di Omegna.



Fiumi nel deserto
Le redattrici della liturgia sono donne dell'Egitto. Esse appartengono al 12% di cristiani che fanno parte delle comunità copte, cattoliche e evangeliche. Col tema della liturgia "Fiumi nel deserto" e l'incontro di Gesù con la donna samaritana presso il pozzo di Giacobbe, le egiziane fanno vedere come Gesù denunciava i tre mali ricorrenti nel suo tempo, la discriminazione tra le varie tribù nonché le emarginazioni sociali e religiose. Le redattrici manifestano il desiderio che l'acqua viva diventi la sorgente di ogni vita su questa terra e che tutti i popoli possano vivere insieme in pace. Le donne egiziane ringraziano particolarmente per il Nilo che rende fertile il loro  suolo e possibile la vita nel loro paese in gran parte desertico.  Con il 10% della colletta saranno sostenuti per un anno i seguenti progetti in Egitto:
- diversi obiettivi di formazione per donne e ragazze
- L'attribuzione di microcrediti per donne andicappate e sole con figli, per migliorare le loro condizioni  economiche con l'allevamento di diversi animali utili piuttosto piccoli.
- la promozione sociale di alcune donne viventi in baraccopoli con i loro figli nonché la tenuta    di corsi di economica domestica di educazione e di igiene
- l'impegno contro l'analfabetismo e a favore dell'indipendenza delle donne nell'Alto Egitto rurale
- la formazione e il sostegno nei confronti di
donne vedove o divorziate
- corsi di autodifesa per ragazze e giovani donne, età tra 11 e 20 anni. Il 90% della colletta è destinato a progetti di durata pluriennale, a livello mondiale.

14/11/2013

Messaggio della X Assemblea del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC)

Aderisci al pellegrinaggio verso la giustizia e la pace

Il nostro Dio è bontà e misericordia:
ci verrà incontro dall'alto,
come luce che sorge.
Splenderà nelle tenebre
per chi vive all'ombra della morte
e guiderà i nostri passi sulla via della pace. (Luca 1, 78-79)

Care sorelle e cari fratelli, vi salutiamo nel nome di Cristo.

1. Ci siamo riuniti nella Repubblica di Corea per la 10a Assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese (30 ottobre – 8 novembre 2013). Provenendo da 345 chiese membro della comunione e da organizzazioni appartenenti al movimento ecumenico, ci siamo uniti in preghiera, abbiamo condiviso vicende delle nostre comunità locali e abbiamo appreso con commozione forti messaggi di lotta e speranza. Ringraziamo per le molte dichiarazioni di impegno rilasciate. Il nostro pellegrinaggio comune ha sviluppato il tema “Dio della vita guidaci alla giustizia e alla pace”.

2. Nella città di Busan, abbiamo camminato insieme lungo una strada di trasformazione: preghiamo che, mentre veniamo noi stessi trasformati, Dio faccia di noi strumenti di pace. Molti di noi hanno visitato altre parti della Corea dove abbiamo constatato le ferite aperte di una società dilaniata da conflitti e divisioni. Quant'è necessaria la giustizia per la pace; la riconciliazione per la guarigione; nonché il cambiamento del cuore perché il mondo sia completamente risanato! Abbiamo tratto incoraggiamento dalle chiese attive ed impegnate che abbiamo incontrato; il loro lavoro porta frutti abbondanti.

3. Condividiamo la nostra esperienza nella ricerca di unità in Corea come segno di speranza nel mondo. Questo non è l’unico paese in cui i popoli sono divisi, nella povertà e nella ricchezza, nella felicità e nella violenza, nel benessere e nella guerra. Non ci è consentito chiudere gli occhi di fronte a queste dure realtà o esimerci dal collaborare all’opera trasformatrice di Dio. In quanto comunione il Consiglio ecumenico delle chiese conferma la solidarietà con la popolazione e con le chiese della penisola coreana e con tutti coloro che lottano per la giustizia e per la pace.

4. Dio nostro creatore è la sorgente di ogni vita. Nell’amore di Gesù Cristo e per la misericordia dello Spirito Santo noi, come comunione dei figli di Dio, operiamo insieme in vista del compimento del Regno. Chiedendo la grazia a Dio siamo chiamati, nella nostra diversità, ad essere giusti amministratori della Creazione di Dio. Questa è la visione del Nuovo Cielo e della Nuova Terra dove Cristo compirà “tutto in tutti”( Efesini 1, 23).

5. Viviamo in un tempo di crisi globale. Dobbiamo affrontare sfide economiche, ecologiche, socio-politiche e spirituali. Nell’oscurità e nell’ombra della morte, nella sofferenza e nella persecuzione, quanto è prezioso il dono di speranza del Signore Risorto! Con la fiamma dello Spirito nei nostri cuori, preghiamo Cristo di illuminare il mondo: che la sua luce orienti l’intera nostra vita verso la cura dell’intera creazione ed affermi che tutte le persone sono create ad immagine di Dio. Ascoltando le voci che spesso ci giungono dagli emarginati, proponiamoci di condividere gli insegnamenti di speranza e di perseveranza. Impegniamoci nuovamente ad operare per la liberazione e ad agire in modo solidale. Possa la Parola di Dio illuminarci e guidarci sul nostro cammino.

6. Vogliamo muoverci insieme. Spronati dalle esperienze vissute a Busan, sproniamo a nostra volta tutte le persone di buona volontà ad impegnarsi con i propri doni ricevuti da Dio a compiere azioni trasformatrici.

Questa Assemblea vi invita ad unirvi a noi nel pellegrinaggio.
Possano le chiese essere comunità di guarigione e compassione e possa la Buona Novella essere seminata da noi in modo che la giustizia cresca e la profonda pace di Dio abbracci il mondo.
Beati coloro che osservano il diritto e agiscono con giustizia in ogni tempo. (Salmo 106,3)


Dio della vita, guidaci alla giustizia e alla pace! 

06/09/2013

Incontri ecumenici di preghiera per la pace

OMEGNA
ore 19.00: In cammino per la pace, da piazza F.M. Beltrami verso il lago: marcia per la pace con interventi e segni di pace.  Tra gli interventi: il Sindaco di Omegna, il delegato delle Parrocchie, il Pastore della Chiesa Evangelica Metodista, un rappresentante della Comunità Musulmana.

VERBANIA
Ore 21.00 presso la Chiesa parrocchiale di Madonna di Campagna

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La Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) accoglie l'invito di papa Francesco alla preghiera per la pace
Aquilante: "La pace riguarda tutti i cristiani, indipendentemente dalla loro confessione"

Roma (NEV), 4 settembre 2013 - “La pace è una questione che riguarda tutti i cristiani, indipendentemente dalla confessione a cui appartengono. Per questo accogliamo con profonda consapevolezza cristiana l'invito di papa Francesco per una giornata di preghiera per la pace”.
Così si è espresso, in un comunicato stampa lanciato ieri, il pastore Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), riguardo alle parole del pontefice che, durante l'Angelus di domenica scorsa, invitava alla preghiera per la pace in Siria anche “i fratelli cristiani non cattolici, nel modo che riterranno più opportuno”. “La nostra riflessione e azione sulla pace – ha proseguito Aquilante – è nel solco di quella tracciata dagli organismi ecumenici internazionali, quali il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), che da tempo premono per una soluzione negoziale del conflitto siriano”.
Entrando nel merito della questione, la pastora Maria Bonafede, responsabile delle relazioni ecumeniche della FCEI, ha richiamato un recentissimo atto del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi approvato venerdì 30 agosto - due giorni prima dell'annuncio di Francesco -, che “condanna fermamente ogni intervento armato da parte di altre nazioni” come metodo per risolvere i conflitti in corso. “Un testo che - precisa Bonafede -, vuole esprimere solidarietà alle chiese cristiane e ai popoli mediorientali vittime di conflitti armati e che richiama i leader religiosi all'impegno per la pace, la fratellanza e la libertà religiosa”.
E' di oggi un comunicato stampa dell'Unione delle chiese libere e della Chiesa apostolica della Campania. "Di fronte alla minaccia di una nuova guerra i cristiani sono chiamati a far sentire la loro voce - si legge nel comunicato -. La pace è una questione che riguarda tutti i cristiani. Siamo chiamati ad essere operatori di pace e in questa profonda consapevolezza accogliamo l’invito del cardinale Sepe, che fa eco all’appello di  papa Francesco per una giornata di preghiera e di pace, a partecipare ad un incontro ecumenico di preghiera sabato 7 settembre alle 19 nel Duomo di Napoli". 

25/02/2013

Incontri della Giornata mondiale di preghiera 2013: "Ero straniero e voi mi avete accolto"


Weltgebetstag 2013 Frankreich
VERBANIA:
VENERDI' 01 MARZO 2013
ORE 21 - Chiesa Evangelica Metodista, C.so Mameli 19

OMEGNA:
MARTEDI' 12 MARZO,
ORE 21.00 - Chiesa parrocchiale dell'Oratorio

La liturgia della Giornata mondiale di preghiera 2013 curata dalle donne cristiane della Francia

Ero straniero e voi mi avete accolto

Essere straniero/a - sentirsi estraneo/a - è qualcosa che ha a che fare con l'immigrazione o l'emigrazione, ma non solo. Questa sensazione può essere percepita anche nel proprio paese, nel proprio ambiente. Ci separano magari la cultura, i concetti religiosi diversi, oppure potrebbero essere aspetti superficiali come il colore della pelle, l'abbigliamento, l'acconciatura, i gioielli? Vi sono vari tipi di emarginazione che rendono la vita umana più difficile e possono perfino portare allo scoraggiamento e alla disperazione. Come possiamo reagire - per noi e per altre donne, per uomini e bambini? Soffermiamoci un attimo su questo tema interessante con l'ausilio dei brani biblici del Levitico 19,1-2; 33-37 et di Matteo 25, 31-46.

Ecumenismo al femminile

Nell’ambito della Giornata mondiale di preghiera non ci si accontenta di parlare di ecumenismo, ma lo si vive nel vero senso della parola. Sul piano nazionale si cerca e cura il contatto con le donne di tutte le denominazioni cristiane disposte a collaborare ecumenicamente. Sul piano internazionale valgono gli stessi principi da mettere in pratica. In numerosi paesi l’impegno di elaborare una liturgia comune rappresenta la primissima opportunità di lavorare insieme per le donne di varie Chiese cristiane. In altri paesi, dove l’ecumenismo femminile gode già di una lunga tradizione, le donne della Giornata mondiale di preghiera hanno notevolmente contribuito, attraverso le generazioni, a giungere al consolidato movimento attuale della base cristiana.

26/01/2013

Calendario delle attività del Gruppo Ecumenico Donne di Verbania dal 15 gennaio al 15 marzo 2013

  • Sabato26 gennaio alle ore 14.00 si terrà presso il Centro Evangelico Riformato di Lugano (Svizzera),V. Landriani 10, il consueto incontro informativo di preparazione alla GMP; Fra Martino Dotta, francescano, parlerà dell’ accoglienza nei confronti degli stranieri/e della Svizzera Italiana.
  • Lunedi 4 febbraio alle ore 14.00 si terrà a Bellinzona (Svizzera), presso il Centro Evangelico Riformato, lo studio biblico. Chi è interessato a partecipare può comunicarlo a Gigi o Ileana della Chiesa Evangelica Metodista.
  • Mercoledi 13 febbraio ore 15.00 presso la Chiesa parrocchiale di Renco continuano gli incontri sul tema:” la Bibbia e gli animali”.
  • Mercoledi 27 febbraio ore 15 00 presso la sala Pestalozzi, preparazione della liturgia della Giornata Mondiale di Preghiera delle donne, che quest’anno si terrà presso la nostra chiesa.
  • Venerdi 1 marzo ore 21.00 Giornata Mondiale Di Preghiera presso la chiesa Evangelica Metodista di Intra.
  • Martedì 6 marzo partecipazione alla lezione del Corso di Letteratura: "Il mondo degli animali, rappresentazioni letterarie e narrazioni simboliche" con il lavoro svolto durante i nostri incontri sugli Animali e la Bibbia.

14/01/2013

SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 18-25 gennaio 2013


PRESENTAZIONE
Quel che il Signore esige da noi
(cfr. Michea 6, 6-8)
Quest’anno la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ci invita a riflettere sull’importantissimo e ben noto testo del profeta Michea: “Quale offerta porteremo al Signore, al Dio Altissimo, quando andremo ad adorarlo? Gradirà il Signore migliaia di montoni e torrenti di olio? Gli daremo in sacrificio i nostri figli, i nostri primogeniti per ricevere il perdono dei nostri peccati? In realtà il Signore ha insegnato agli uomini quel che è
bene quel che esige da noi: praticare la giustizia, ricercare la bontà e vivere con umiltà davanti al nostro Dio” (6, 6-8).
Il libro del profeta Michea esorta il popolo a camminare in pellegrinaggio: “Saliamo sulla montagna del Signore, ed Egli ci insegnerà quel che dobbiamo fare e noi impareremo come comportarci” (4, 2). Di grande rilievo, dunque, è la sua chiamata: “camminare in questo pellegrinaggio, a condividere nella giustizia e nella pace, ove troviamo la vera salvezza”.
È verità indiscutibile che la giustizia e la pace - ricorda il profeta Michea -,costituiscono una forte e salda alleanza fra Dio e l’umanità, attraverso cui si crea una società costruita sulla dignità, sull’uguaglianza, sulla fraternità e sul reciproco “svuotamento” (kenosis) delle passioni.
È poi incontestabile che la vera fede in Dio è inseparabile dalla santità personale, come anche dalla ricerca della giustizia sociale.
Al tempo della predicazione del profeta Michea il popolo di Dio doveva affrontare l’oppressione e l’ingiustizia di coloro che intendevano negare la dignità e i diritti dei poveri.
Lo sfruttamento dei poveri era - ed è - un fatto reale: “Voi divorate il mio popolo. Lo spellate, gli rompete le ossa”, dice il profeta (3, 3). In modo simile, oggi, il sistema delle caste, con il razzismo e il nazionalismo, pone severe sfide alla pace dei popoli, e in tanti paesi; altre caste, con diversi nomi, negano l’importanza del dialogo e della conversazione, la libertà nel parlare e nell’ascoltare. A motivo di questo sistema delle caste, i Dalits, nella cultura indiana, “sono socialmente emarginati, politicamente sotto-rappresentati, sfruttati economicamente e soggiogati culturalmente”.
Noi, come seguaci del “Dio della vita e della pace”, del “Sole della giustizia”, secondo l’Innologia dell’Oriente Ortodosso, dobbiamo camminare nel sentiero della giustizia, della misericordia e dell’umiltà, realtà e tema di eccellente significato e di attualità che saranno sviluppati con dinamismo dalla X Assemblea generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese, in programma nel 2013 a Busan, nella Corea del Sud.
“Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace” è il tema dell’Assemblea, e risuonerà come un forte appello a tutti i popoli a camminare insieme, comunitariamente, nel sentiero della giustizia che conduce alla vita e alla salvezza.
Dunque, la nostra salvezza dalla schiavitù e dall’umiliazione quotidiana più che semplicemente con riti solo formali, sacrifici e offerte (Mic 6, 7), richiede da noi il “praticare la giustizia, ricercare la bontà e vivere con umiltà davanti al nostro Dio” (6, 8).
Con chiarezza il profeta Michea mette in evidenza, da una parte, il rigetto dei rituali e dei sacrifici impoveriti dalla mancanza del senso della misericordia, dell’umiltà e della giustizia, e dall’altra dimostra l’aspettativa di Dio che la giustizia debba essere al cuore della nostra religione e dei nostri riti. È la volontà di Dio, il suo desiderio di procedere nel sentiero della giustizia e della pace, facendo quel che Dio esige da noi. 
Giovanni Paolo II ha affermato che “qualsiasi espressione di pregiudizio, basata sulle caste, in relazione ai cristiani, è una contro-testimonianza dell’autentica solidarietà umana, una minaccia alla genuina spiritualità e un serio ostacolo alla missione di evangelizzazione della Chiesa”. Mentre il Papa Benedetto XVI proclama così: “Anche se nel mondo il male sembra sempre prevalere sul bene”, a vincere alla fine è “l’amore e non l’odio”, perché “più forte è il Signore, il nostro vero re e sacerdote Cristo, e nonostante tutte le cose che ci fanno dubitare sull’esito positivo della storia, vince Cristo e vince il bene”, il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I ha dichiarato con fermezza: “Promuoviamo l’universalità della carità al posto dell’odio e dell’ipocrisia, promuoviamo l’universalità della comunione e della collaborazione al posto dell’antagonismo”. In modo simile si sono pronunciati anche gli altri Capi delle diverse chiese e confessioni cristiane.
La celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è un vero e forte segno di amore e di speranza, di aiuto spirituale e morale, e l’unità dei cristiani sarà un dono dello Spirito Santo. Camminare umilmente con Dio significa anzitutto camminare nella radicalità della Fede, come il nostro padre Abramo, camminare in solidarietà con coloro che lottano per la giustizia e la pace, e condividere la sofferenza di tutti, attraverso l’attenzione, la cura e il sostegno verso i bisognosi, i poveri e gli emarginati. Infatti, camminare con Dio significa camminare oltre le barriere, oltre l’odio, il razzismo e il nazionalismo che dividono e danneggiano i membri della Chiesa di Cristo.
San Paolo afferma: “Con il battesimo, infatti siete stati uniti a Cristo e siete stati rivestiti di Lui come di un abito nuovo. Non ha più alcuna importanza l’essere Ebreo o pagano, schiavo o libero, uomo o donna, perché uniti a Gesù Cristo, tutti voi siete diventati un solo uomo” (Gal 3, 28).
Ogni uomo è “icona di Dio”, secondo la dottrina dei Santi Padri Greci della Cappadocia, e, conseguentemente, incontrandolo nella strada, incontriamo Cristo, e, servendolo, serviamo lui, che “infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10, 45).
Amore e giustizia si incontrano e conducono alla salvezza, hanno la stessa origine e conducono alla vita eterna.
Il monaco Efrem di Siro, grande asceta dell’Oriente Ortodosso ed eccellente scrittore di preghiere mistiche, sottolinea: “Se amerai la pace trapasserai il grande mare della vita con serenità. Se amerai la giustizia troverai la vita eterna”, prospettiva che ci fa comprendere che la pace e l’unità sono piene solo se si fondano nella giustizia: “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati” (Mt 5, 6).
Chiesa Cattolica
✠ Mansueto Bianchi
Vescovo di Pistoia
Presidente, Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo della CEI
Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia
Pastore Massimo Aquilante
Presidente
Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta
ed Esarcato per l’Europa Meridionale
✠ Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e di Malta
ed Esarca per l’Europa Meridionale



Schema della celebrazione
C= CELEBRANTE
L= LETTORE
T= TUTTI

I. INTRODUZIONE
Preludio
Al ritmo dei tamburi Dalit, o al suono di una musica appropriata.
Il celebrante indirizza parole di benvenuto all’assemblea.
Chiamata alla preghiera
C: Il Signore ha detto: “Se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a
loro” (Mt 18, 20).
Nel silenzio rendiamoci consapevoli della presenza del Dio Trinità in mezzo a noi.
Pausa di silenzio
Invocazione
Dove la mente è senza paura e si cammina a testa alta,
dove la conoscenza è libera,
dove il mondo non è stato ridotto in frammenti
da strette mura domestiche,
dove le parole scaturiscono dal profondo della verità,
dove instancabile lotta tende le braccia verso la perfezione,
dove il chiaro flusso della ragione non si è perso
nell’arida sabbia del deserto delle abitudini senza vita,
dove la mente viene condotta da te
verso orizzonti sempre più ampi di pensiero e di azione,
verso quel cielo di libertà,
Padre mio, che il mio Paese si risvegli!
(Rabindranath Tagore)
Bhajan
Si esegue un canto devozionale, seduti o in ginocchio, oppure un altro inno o canto appropriato.
Saranam Tu sei il nostro rifugio
Divya jyotiye, saranam Luce divina, Tu sei il nostro rifugio
Shanthi dathane, saranam Datore di pace, Tu sei il nostro rifugio
Karuna murthiye, saranam Signore di misericordia, Tu sei il nostro rifugio
Saranam, saranam. Tu sei il nostro rifugio.

II. LODE E RENDIMENTO DI GRAZIE
Il celebrante invita i presenti a prendersi per mano per formare una catena umana di unità e di solidarietà mentre vengono recitate le seguenti preghiere.
C: Ti lodiamo, Dio caro, per averci creato nella nostra diversità. Per il dono delle nostre molte  culture e lingue, per le diverse espressioni della fede, dei costumi, delle tradizioni e delle etnie, noi ti ringraziamo! Ti ringraziamo per le molte tradizioni ecclesiali che hanno mantenuto le nostre comunità attive e forti anche in luoghi dove sono una minoranza.
Insegnaci a celebrare le nostre diverse identità e tradizioni, così da formare legami di
amicizia e comunione che ci conducano ad una maggiore unità.
T: Come è bello che i fratelli vivano insieme.
C: Ti lodiamo, Signore Gesù Cristo, per averci riconciliato con Dio e con gli altri mediante la tua Morte e Resurrezione e per averci insegnato a rispettare la dignità e il valore di ogni essere umano. Ti ringraziamo di irrompere nella nostra vita di ogni giorno, e di chiamarci a vivere la solidarietà con coloro la cui dignità è spezzata da strutture politiche, sociali ed economiche. Insegnaci a celebrare il messaggio di speranza che in te possiamo superare tutto il male del mondo.
T: Come è bello che i fratelli vivano insieme.
C: Ti lodiamo, o Spirito Santo, per il dono del reciproco affidamento e della solidarietà che è stata la nostra eredità come popoli e chiese. Insegnaci a valorizzare i legami di unità di cui godiamo mentre ricerchiamo la tua continua presenza in mezzo a noi. Sii la nostra ispirazione nel cammino verso l’unità piena e visibile tra di noi e con tutti i popoli e i movimenti impegnati nella lotta per la vita.
T: Come è bello che i fratelli vivano insieme.

III. CONFESSIONE DI PECCATO E CERTEZZA DEL PERDONO
C: Sappiamo che in Cristo noi siamo già uno. Nonostante ciò, la nostra umana debolezza ha
fatto sì che non sempre abbiamo testimoniato questa realtà. Confessiamo ora il nostro
peccato di disunione e cerchiamo la guarigione dal Signore.
Pausa di silenzio
T: In umiltà veniamo ai tuoi piedi, o caro Gesù, mentre ricordiamo il nostro peccato e la
disunione di cui siamo stati responsabili. Confessiamo che ancora manteniamo le
antiche barriere di casta, classe, etnia, potere e di tutte le realtà che tengono i cristiani
separati. Ti chiediamo perdono per aver spesso utilizzato la nostra storia e il nostro
passato come chiese per discriminarci gli uni gli altri, ferendo l’unità a cui Cristo ci ha
chiamato. Perdona la nostra mancanza di unità e aiutaci a continuare nella ricerca
dell’unità, nel nome prezioso del tuo Figlio Gesù.
Supplica
T: Vieni ora, Gesù, in mezzo a noi e guarisci la nostra disunione. Guidaci sui sentieri della
giustizia affinché tutti possiamo trovare vita.
Vieni ora, Gesù, in mezzo a noi e insegnaci ad ascoltare il grido di coloro che sono
confinati ai margini.
Vieni ora, Gesù, in mezzo a noi e ispiraci a lavorare insieme con tutti coloro che lottano
per la liberazione per costruire l’unità del tuo corpo lacerato. Amen.
Certezza del perdono
C: Se confessiamo i nostri peccati, colui che è fedele e giusto perdonerà i nostri peccati e ci
purificherà dalla nostra ingiustizia (cfr. 1 Gv 1, 9).
Il celebrante invita l’assemblea a condividere la certezza del perdono andando l’uno verso l’altro, e
scambiandosi un segno di pace. Il gesto può essere accompagnato dal suono della musica.

IV. LITURGIA DELLA PAROLA E TESTIMONIANZA DI FEDE
Lettura dal Libro di Michea (Mic 6, 6-8)
“Quale offerta porteremo al Signore, al Dio Altissimo, quando andremo ad adorarlo? Gli offriremo
in sacrificio vitelli, di un anno? Gradirà il Signore migliaia di montoni e torrenti di olio? Gli daremo
in sacrificio i nostri figli, i nostri primogeniti per ricevere il perdono dei nostri peccati?
In realtà il Signore ha insegnato agli uomini quel che è bene, quel che esige da noi: praticare la giustizia, ricercare la bontà e vivere con umiltà davanti al nostro Dio.”
Una testimonianza di fede Quando vennero a cercare Sarah Digal, lei non c’era. Era fuggita con cinque figli e la suocera a carico, verso la sicurezza della giungla, a un chilometro di distanza. Perciò essi diedero alle
fiamme tutto quello che lei aveva lasciato: una immagine incorniciata di Gesù, una Bibbia in Oriya,
gli utensili nella cucina, alcuni vestiti, biancheria e delle stuoie. Quando Sarah tornò indietro, in
punta di piedi, pensando di essere al sicuro, la casa era bruciata. Rimanevano solo tizzoni ardenti,
cenere e fumo. I vicini vennero per piangere con lei. Sarah diede un’occhiata intorno, rimase in
piedi dritta, si rincalzò sulla testa il suo sari con decisione. Cominciò a pregare: “Signore, perdona i
nostri peccati. Gesù Tu sei l’unico. Salvaci dalla nostra disgrazia. Liberaci, Signore!”. Le parole
profluivano tumultuosamente, i figli di Sarah lentamente si unirono a lei. Ella piangeva mentre
chiedeva al Signore di essere liberata. Alcuni suoi vicini e altri astanti si unirono a lei. È un
semplice legame di compassione umana e un forte memento che nulla può separare una donna dal
suo Dio. “Io morirò. Ma non smetterò di essere cristiana!” disse Sarah in lacrime. Una fedele e
coraggiosa donna Dalit cristiana!
Eventuali testimonianze di fede
C: Meditiamo in silenzio su queste testimonianze di fede e di coraggio. Mentre lodiamo la fede
della nostra sorella Sarah, lasciamoci trascinare nel nostro cammino di fede.
Pausa di silenzio
Salmo 86, 11-16
Insegnami, Signore, la via da seguire:
voglio esserti sempre fedele.
Fammi avere questo solo desiderio:
rispettare la tua volontà.
Signore, mio Dio, ti loderò
con tutto il cuore,
sempre dirò che il tuo nome è glorioso.
Grande è il tuo affetto per me:
mi hai salvato dall’abisso della morte.
O Dio, mi assale gente senza scrupoli,
una banda di prepotenti vuole la mia morte.
Di te non gli importa niente!
Ma tu, Signore, Dio clemente
e pieno d’amore,
sei paziente, fedele, pronto al perdono;
abbi pietà di me e guardami.
Io sono il tuo servo: dammi la tua forza.
Tu sei il mio Signore: salvami.
Lettura dalla Lettera ai Galati (Gal 3, 26-28)
Voi tutti siete figli di Dio per mezzo di Gesù Cristo, perché credete in lui. Con il battesimo infatti siete stati uniti a Cristo, e siete stati rivestiti di lui come di un abito nuovo. Non ha più alcuna importanza l’essere Ebreo o pagano, schiavo o libero, uomo o donna, perché uniti a Gesù Cristo tutti voi siete diventati un sol uomo.
Si può cantare un’acclamazione al vangelo Lettura dal Vangelo di Luca (Lc 24, 13-35)
Quello stesso giorno due discepoli stavano andando verso Emmaus, un villaggio lontano circa undici chilometri di Gerusalemme. Lungo la via parlavano tra loro di quel che era accaduto in Gerusalemme in quei giorni. Mentre parlavano e discutevano, Gesù si avvicinò e si mise a camminare con loro. Essi però non lo riconobbero perché i loro occhi erano come accecati. Gesù domandò loro: “Di che cosa state discutendo tra voi mentre camminate?” Essi allora si fermarono, tristi. Uno di loro, un certo Clèopa, disse a Gesù: “Sei tu l’unico a Gerusalemme a non sapere quel che è successo in questi ultimi giorni?”. Gesù domandò: “Che cosa?”. Quelli risposero: “Il caso di Gesù, il Nazareno! Era un profeta potente davanti a Dio e agli uomini, sia per quel che faceva sia per quel che diceva. Ma i capi dei sacerdoti e il popolo l’hanno condannato a morte e l’hanno fatto crocefiggere. Noi speravamo che fosse lui a liberare il popolo d’Israele! Ma siamo già al terzo giorno da quando sono accaduti questi fatti. Una cosa però ci ha sconvolto: alcune donne del nostro
gruppo sono andate di buon mattino al sepolcro di Gesù, ma non hanno trovato il suo corpo. Allora
sono tornate indietro e ci hanno detto di avere avuto una visione. Alcuni angeli le hanno assicurate
che Gesù è vivo. Poi sono andati al sepolcro altri del nostro gruppo e hanno trovato tutto come
avevano detto le donne, ma lui, Gesù, non l’hanno visto”.
Allora Gesù disse: “Voi capite poco davvero; come siete lenti a credere quel che i profeti hanno scritto! Il Messia non doveva forse soffrire queste cose prima di entrare nella sua gloria?”. Quindi Gesù spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia che lo riguardavano. Cominciò dai libri di Mosè fino agli scritti di tutti i profeti. Intanto arrivarono al villaggio dove erano diretti, e Gesù fece finta di continuare il viaggio. Ma quei due discepoli lo trattennero dicendo: “Resta con noi perché il sole ormai tramonta”. Perciò Gesù entrò nel villaggio per rimanere con loro. Poi si mise a tavola con loro, prese il pane e pronunziò la preghiera di benedizione; lo spezzò e cominciò a distribuirlo. In quel momento gli occhi dei due discepoli si aprirono e riconobbero Gesù, ma lui sparì dalla loro vista. Si dissero l’un l’altro: “Non ci sentivamo come un fuoco nel cuore, quando egli lungo la via ci parlava e ci spiegava la Bibbia?”. Quindi si alzarono e ritornarono subito a Gerusalemme. Là, trovarono gli undici discepoli riuniti con i loro compagni. Questi dicevano: “Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone”. A loro volta i due discepoli raccontavano quel che era loro accaduto lungo il cammino, e dicevano che lo avevano riconosciuto mentre spezzava il pane.
Si può cantare un inno appropriato
Omelia / Meditazione
Professione di fede
Si suggerisce la professione di fede con il “Simbolo degli Apostoli”
T: Io credo in Dio, Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra;
e in Gesù Cristo,
suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo,
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocefisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo,
siede alla destra di Dio Padre onnipotente;
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione di santi,
la remissione dei peccati,
la resurrezione della carne,
la vita eterna. Amen.
V. PREGHIERE D’INTERCESSIONE
C: Camminando in dialogo, riconosciamo tutti gli sforzi del Movimento ecumenico verso la
realizzazione dell’unità voluta da Cristo per la Chiesa.
T: Manda il tuo Spirito per rafforzare la nostra risolutezza e rendere più profondo il
nostro conversare per portare a compimento in noi la preghiera di Gesù.
C: Camminando come corpo di Cristo, ma divisi, siamo dolorosamente consapevoli di non
essere ancora capaci di unirci per spezzare il pane insieme. Affrettiamo il giorno in cui
possiamo realizzare la pienezza della comunione alla mensa del Signore.
T: Infondi nel nostro cuore il desiderio di superare tutto ciò che ci divide cosicché
possiamo vedere l’unico Cristo seppur ancora divisi.
C: Camminando verso la libertà, ricordiamoci, insieme alla comunità Dalit, delle altre persone
che affrontano simili discriminazioni, e possa l’unità delle chiese essere un segno di
speranza nelle situazioni di ingiustizia.
T: Rafforza l’impegno delle nostre chiese a creare spazi nelle nostre società e nelle nostre
comunità per consentire loro una vita nella dignità e nella libertà. Fa’ che noi possiamo
essere trasformati dai loro doni e dalla loro presenza.
C: Camminando come figli della terra, ci rendiamo conto che siamo pellegrini in questo
splendido dono della creazione elargitoci. Rispettiamo la terra come tua creazione e
sensibilizziamoci alla sua tutela.
T: Fa’ che il tuo Spirito rinnovi la creazione e rendici attenti alla sofferenza delle persone
senza terra che sono spesso portatori di tradizioni di prudente cura della terra e delle
sue risorse.
C: Camminando come amici di Gesù, accompagniamo le comunità emarginate in tutto il
mondo con cui Gesù ha scelto di identificarsi nel superamento di secoli di vergogna e alla
ricerca della libertà e della dignità. Accogliamo nell’amicizia gli amici di Cristo, come i
cristiani Dalit, che sono spesso perseguitati per aver scelto Cristo e rigettato le caste.
T: Accresci e rendi più profonda la nostra comunione e la nostra amicizia con te e fra di
noi, per restare sinceramente fedeli alla tua chiamata.
C: Camminando oltre le barriere, costruiamo comunità di unità ed uguaglianza.
T: Donaci il coraggio di superare le culture e le strutture che ci impediscono di
riconoscere vicendevolmente la presenza di Dio.
C: Camminando in solidarietà con persone come Sarah e altre vittime di discriminazione ed
ingiustizia, scrolliamoci di dosso la nostra apatia.
T: Avvolgici con il tuo amore, mentre affermiamo l’immagine di Dio in ciascuna persona
che incontriamo. Rendici capaci di operare la giustizia spezzando le strutture sociali di
ingiustizia.
C: Camminando e celebrando insieme, ci accorgiamo che l’unità che condividiamo nelle nostre
comunità è una profonda testimonianza al vangelo di fede e di speranza. Mentre celebriamo
quell’unità, rallegriamoci anche della nostra ricca diversità che riflette la nostra vita nella
Trinità.
T: Possiamo celebrare la meravigliosa diversità nella vita umana, nata dalle battaglie per
la dignità e la sopravvivenza in mezzo all’oppressione, e leggervi un segno della tua
costante fedeltà verso il tuo popolo.
C: Eleviamo tutte le nostre preghiere nel nome di Cristo.
Padre Nostro.
Il Padre Nostro può essere recitato ciascuno nella propria lingua
T: Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo Regno,
sia fatta la tua volontà
come in cielo anche in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non indurci in tentazione
ma liberaci dal Male.
Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli.
Amen.
VI. BENEDIZIONE FINALE
C: O Dio Trinità che ci nutri, fatti presente a noi per ricordarci il disegno che Tu hai per
ciascuno di noi e per le nostre chiese.
T: Amen.
C: O Dio Trinità che ci rafforzi, cammina innanzi a noi, per guidarci lungo il cammino verso
l’unità.
T: Amen.
C: O Dio Trinità che ci sostieni, chiamaci all’abbondanza di vita, tutti noi che invochiamo Dio
insieme.
T: Amen.
C: Andate nel mondo per portare guarigione ed essere guariti.
T: Rendiamo grazie a Dio.
Canto finale
Come segno di unità si suggerisce di condividere una mensa conviviale.

22/11/2012

La chiesa cattolica e il Cinquecentenario della Riforma protestante


di Fulvio Ferrario, docente di teologia sistematica alla Facoltà valdese di teologia

Sembra stia diventando un chiodo fisso: il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, torna sul tema della Riforma o, più precisamente, della “divisione” che essa avrebbe determinato nel XVI secolo: "il teologo ed ecumenista Wolfhart Pannenberg afferma che la Riforma ha fallito e il risultato di questo fallimento sono state le sanguinose guerre di religione nel XVI e XVII secolo". Lutero aveva buone intenzioni, ma volerle unire alle "conseguenze terribili della Riforma nella stessa celebrazione festosa, mi sembra molto difficile". Responsabili del fallimento, tuttavia, sarebbero "entrambe le parti"; si potrebbe, dunque, commemorare insieme il Cinquecentenario della Riforma nel 2017 con una "celebrazione penitenziale comune nella quale riconosciamo insieme le nostre colpe". Mi permetto di dirlo con franchezza: un valdese italiano, che apprende da un esponente della curia romana che, ad esempio, la "soluzione finale" del problema protestante in Italia, tentata appunto tra XVI e XVII secolo, sarebbe una "conseguenza terribile della Riforma", ha qualche difficoltà a esprimere un commento sereno.
Dopo aver tirato un profondo respiro, tuttavia, si può forse provare a ragionare pacatamente. Da qualche decennio, Lutero è diventato "buono". Che però esista, in Occidente, un altro modo di essere chiesa, questo no; e se c’è, non è tale "in senso proprio". Sentirselo dire, può non far piacere. In fondo però, che la chiesa della Controriforma la pensi così, non dovrebbe stupire; e che poi in questo contesto sia possibile citare un teologo luterano come Pannenberg, dispiace ancora di più, ma nemmeno questo meraviglia del tutto. Ma vediamo di entrare nel merito.
In un certo senso, anzi, in più di uno, si può certo affermare che la Riforma abbia fallito. Ha fallito in quanto non è riuscita a rinnovare l’intera chiesa, a causa della reazione papale; ha fallito, soprattutto, come fallisce ogni impresa umana, anche la più santa e benedetta, in quanto comunque segnata dal peccato; la Riforma non ha riformato abbastanza e non ha sempre riformato bene; e la chiesa riformata secondo la Parola di Dio può riconoscere tali fallimenti, perché non soffre del delirio dell’infallibilità. Da questo punto di vista, la dimensione penitenziale non deve certo mancare nemmeno nel 2017: ogni trionfalismo sarebbe fuori luogo.
Il contrario del trionfalismo, in questo caso, è un’immensa, infinita gratitudine. Gratitudine a Dio per il dono della Riforma: per il dono di una fede vissuta, per quanto indegnamente, nel segno della libertà; per il dono della Scrittura letta in una comunità di sorelle e di fratelli; per il dono dell’annuncio di un Dio sconsideratamente misericordioso, talmente misericordioso da voler trarre anche me dalla mia fogna di peccato; per il dono di una chiesa rinnovata, dove non ci si interroga sul "ruolo dei laici", ma nella quale i "laici" (e le laiche) sono la chiesa; per il dono di poter vivere l’etica nella responsabilità, sapendo di poter sbagliare, ma tentando appassionatamente di non farlo e rischiando vie nuove, anche a costo di scandalizzare i benpensanti (esistono precedenti autorevoli); per il dono di una teologia che può pensare e parlare con franchezza, senza l’incubo di un’occhiuta sorveglianza di polizia spirituale, che si arroga il monopolio di ciò che essa chiama "servizio alla verità"; per il dono di un ministero che anche le mie sorelle condividono, aiutandomi nel tentativo di uscire dalle pastoie di una mentalità maschilista che soffoca anche i maschi. E’ probabilmente vero che il protestantesimo di questo inizio del XXI secolo attraversa una fase di grave difficoltà: la libertà dell’evangelo gli consente di riconoscerlo senza nascondersi in un gergo chiesastico e falsamente pio e anche di lasciarselo dire dalle gerarchie romane, lasciando tranquillamente aperta la questione se esse abbiamo o meno i titoli per farlo. Ma che oggi ancora esista una chiesa della Riforma, anzi, molte chiese diverse e in comunione (una realtà, questa, che il card. Koch e altri con lui faticano a comprendere e che per questo rimuovono), questo è un dono grande, che si può ricevere solo con commozione e passione di fede, e che cambia la vita, riempiendola di gioia.
Per questo io spero che le chiese protestanti di tutto il mondo sappiano ricordare il quinto centenario della Riforma della chiesa secondo la parola di Dio, nel 2017. Mi si dice che molti ambienti evangelici tengono parecchio a che ciò accada insieme alla chiesa di Roma. Sarebbe bello, io credo, se si potesse, insieme, rendere grazie dal profondo dell’anima al Dio che ha riformato la chiesa aprendole un futuro che milioni di donne e uomini hanno vissuto e possono vivere con passione grande. Non sono sicuro, leggendo le reiterate affermazioni del card. Koch, che lo spirito delle gerarchie romane sia esattamente questo. In tal caso, la gratitudine per la Riforma potrà essere solo la nostra. Senza polemica, senza astio, senza rivendicare, contro altri, alcuna "pienezza" protestante "dei mezzi di grazia". Ricorderemo la Riforma senza celebrarla: essa, infatti, voleva celebrare Cristo soltanto.
(nev-notizie evangeliche 47/12)

02/10/2012

Undicesima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2012: "Islam, cristianesimo, Costituzione: cristiani e musulmani a confronto con la laicità dello Stato"

La Chiesa Evangelica Metodista,
Le Parrocchie Cattoliche del Verbano, 
La Parrocchia Ortodossa Rumena,
La Comunità Islamica del V.C.O., 

promuovono:

INCONTRO DI APPROFONDIMENTO SUL TEMA DELLA GIORNATA
con dott.ssa Maria Bombardieri dell'Università degli Studi di Padova
Venerdì 26 ottobre, ore 21.00
Famiglia Studenti - Il Chiostro (Sala Rosmini), Verbania Intra

TORNEO SPORTIVO DI CALCETTO (a squadre miste composte da ragazzi delle comunità cristiane ed islamica)
Domenica 28 ottobre, 14.30 
Centro Sportivo S. Francesco di Verbania -Pallanza


Appello:

"Islam, cristianesimo, Costituzione: cristiani e musulmani a confronto con la laicità dello Stato"

E’ questo il tema che quest’anno proponiamo all’attenzione delle comunità cristiane e musulmane per l’undicesima edizione della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico.
I motivi che ci spingono a proporre tale tema sono:

1. La nostra Carta Costituzionale, a 65 anni dalla sua promulgazione, è ancora largamente inattuata ed anzi continuamente calpestata nei suoi principi fondamentali  e necessita, quindi, di una sua robusta difesa che si può attuare con la sua conoscenza e con lo stimolare iniziative concrete dal basso per la sua attuazione.

2. L'Islam in Italia, come è sottolineato in numerosi studi sull’argomento,  fa ancora fatica a diventare un “islam italiano”, è ancora un fenomeno legato molto strettamente all'immigrazione, pur essendoci già le seconde e forse anche terze generazioni degli immigrati musulmani arrivati in Italia 40 anni fa, che però sono ancora legati alle loro terre d'origine di cui vivono intensamente come proprie le vicissitudini attuali.

3. C'è, infine, sia tutta la questione della costruzione delle moschee, che sono di fatto bloccate in tutta Italia (vedi ad esempio la vicenda di Genova) , sia la questione dell'intesa, che è del tutto in alto mare e non solo per i musulmani.

Invitiamo così anche quest’anno a celebrare, il prossimo 27 ottobre 2012, la Undicesima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, nella convinzione che sono “Beati quelli che si adoperano per la pace” (Mat 5:9) , perché Dio (Allah) “chiama alla dimora della pace” (Sura 10, 25) perché Lui è “La Pace” (Sura LIX, 23 ), perché il dialogo è lo sforzo sulla via di Dio che ci compete e ci onora.

Con un fraterno augurio di
Shalom, salaam, pace

I promotori della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
Roma li, 28/06/2012

19/01/2012

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 18-25 gennaio 2012

Lunedì 23 gennaio, ore 21,00
"La spiritualità ortodossa"
c/o Parrocchia Madonna di Campagna - Verbania Pallanza


Un incontro di approfondimento nell’ambito della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2012 promosso dalla Chiesa Evangelica Metodista, Parrocchie del Verbano e dalla Parrocchia Ortodossa rumena
Interviene l’arciprete Traian Valdman della diocesi ortodossa rumena, decanato di  Milano.
_______________________________________________________

"Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore"


(cfr. 1 Cor 15, 51-58)


Presentazione

La preghiera è una realtà potente nella vita di un cristiano. La preghiera è trasformante. Quando i cristiani comprendono il valore e l'efficacia della preghiera in comune per l'unità di quanti credono in Cristo, essi cominciano ad essere trasformati in ciò per cui stanno pregando.
Quest'anno i cristiani in Polonia hanno offerto alla nostra meditazione la loro esperienza di trasformazione e di preghiera. La trasformazione a cui si riferiscono è compresa nella sua profondità solo nella resurrezione di Gesù. Ogni cristiano battezzato nella morte e resurrezione di Cristo comincia un cammino di trasformazione. Morendo al peccato e alle forze del male, i battezzati cominciano a vivere una vita di grazia. Questa vita di grazia permette loro di sperimentare concretamente la potenza della resurrezione di Gesù, e l'apostolo Paolo li esorta: "[ ...l siate saldi, incrollabili. Impegnatevi sempre più nell'opera del Signore, sapendo che, grazie al Signore, il vostro lavoro non va perduto" (l Cor 15,58).

Qual è, dunque, l'opera del Signore? Non è forse l'edificazione del Regno di giustizia e di pace? Non è forse la vittoria sulle forze del peccato e sulle tenebre per la potenza dell'amore e della luce della verità? Nella vittoria Gesù Cristo nostro Signore, a tutti i cristiani viene data la capacità di indossare le armi della verità e dell'amore e di superare tutti gli ostacoli che impediscono la testimonianza del Regno di Dio. Nonostante ciò, un ostacolo permane, e può impedirci di portare a termine il nostro compito. È l'ostacolo della divisione e della mancanza di unità fra i cristiani. Come può il messaggio del vangelo risuonare autentico se non proclamiamo e non celebriamo insieme la Parola che dà la vita? Come può il vangelo convincere il mondo della propria intrinseca verità, se noi, che siamo gli annunciatori di questo vangelo, non viviamo la koinonia nel corpo di Cristo?

La preghiera per l'unità, dunque, non è un accessorio opzionale della vita cristiana, ma, al contrario, ne è il cuore. L'ultimo comandamento che il Signore ci ha lasciato prima di completare la sua offerta redentiva sulla croce, è stato quello della comunione fra i suoi discepoli, della loro unità come Lui e il Padre sono uno, perché il mondo creda. Era la sua volontà e il suo comandamento per noi, perché realizzassimo quell'immagine in cui siamo plasmati, quella comunione di amore che spira fra le Persone della Trinità e che li rende Uno. Per questo motivo la realizzazione della preghiera di Gesù per l'unità è una grande responsabilità di tutti i battezzati.

L'unità dei cristiani è un dono di Dio; la preghiera ci prepara a ricevere questo dono e ad essere trasformati in ciò per cui preghiamo. Nel presentare questo testo di preghiera per l'unità di tutti i cristiani, ne raccomandiamo l'utilizzo; incoraggiamo la creatività dei pastori e dei fedeli nel porre nuovo vigore non solo nel pregare per l'unità, ma anche nel procedere, passo dopo passo, verso quella trasformazione che sarà operata dalla preghiera. Lasciamo che il nuovo anno ci trovi più aperti, come individui e come comunità, alla potenza del mistero della morte salvifica di Cristo.

Chiesa Cattolica

+ Mons. Mansueto Bianchi
Vescovo di Pistoia
Presidente, Commissione Episcopale per l'Ecumenismo e il Dialogo della CEI

Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia

Pastore Massimo Aquilante Pastore Metodista, Presidente

Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e di Malta ed Esarcato per l'Europa Meridionale

+ Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d'Italia e di Malta ed Esarca per l'Europa Meridionale

I materiali sono disponibili in molti siti fra cui Centro Pro Unione, Società Biblica ...