Culti

Omegna - Via F.lli Di Dio 64
Nel Tempio di Omegna, il Culto di Domenica 29 Marzo vedrà la partecipazione dei ragazzi del catechismo e quindi sarà alle ore 10,30.

Intra - C.so Mameli 19
Nel Tempio di Intra, il Culto di Domenica 29 Marzo si terrà alle h.11
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21/06/2012

Israele, due pesi e due misure

Di Desmond Tutu

È passato già un quarto di secolo da quando andavo di paese in paese nelle zone rurali degli Usa esortando gli statunitensi, specialmente gli studenti, ad esercitare pressioni a favore del boicottaggio in Sudafrica. Oggi, purtroppo, è il momento di intraprendere un’azione simile per obbligare Israele a porre fine alla sua lunga occupazione del territorio palestinese e ad estendere l’uguaglianza di diritti ai cittadini palestinesi vittime di circa 35 leggi discriminatorie.
Sono arrivato a questa conclusione in maniera lenta e penosa. Sono consapevole del fatto che molti nostri fratelli e sorelle ebrei, il cui contributo è stato tanto decisivo nella lotta contro l’apartheid sudafricano, non sono ancora disposti a guardare in faccia il regime di apartheid stabilito da Israele e dal suo attuale governo. Sono enormemente preoccupato che il fatto di porre tale questione possa creare malessere ad alcuni rappresentanti della comunità ebraica con cui ho lavorato strettamente ed efficacemente per decenni. Ma non posso ignorare la sofferenza palestinese a cui ho assistito, né le voci dei coraggiosi ebrei preoccupati dalla deriva discriminatoria di Israele.
Negli ultimi giorni, circa 1.200 rabbini statunitensi hanno firmato una lettera – programmata in maniera che coincidesse con le risoluzioni della Chiesa Metodista Unita e della Chiesa Presbiteriana (Usa) – per chiedere ai cristiani di non «unirsi alla campagna di disinvestimenti selettivi nei confronti di certe compagnie i cui prodotti sono utilizzati da Israele». Sostengono che una «prospettiva unilaterale» relativa al disinvestimento, anche quello selettivo di compagnie che si avvantaggiano dell’occupazione, come nella risoluzione di metodisti e presbiteriani, «pregiudichi la relazione tra ebrei e cristiani costruita lungo decenni».
Per quanto siano senza dubbio benintenzionati, credo che i rabbini e altre persone che si oppongono al disinvestimento commettano purtroppo un errore. La mia voce si alzerà sempre in appoggio dei legami tra cristiani ed ebrei e contro l’antisemitismo, detestato e temuto da ogni persona sensibile. Ma questa non può essere una scusa per non fare nulla e restarsene ai margini mentre i governi israeliani che si succedono continuano a colonizzare la Cisgiordania e a promuovere leggi razziste.
Ricordo bene le parole del reverendo Martin Luther King Jr. nella sua Lettera dal carcere di Birmingham, nella quale confessa ai suoi «fratelli cristiani ed ebrei» di sentirsi «profondamente defraudato dai bianchi moderati… che rispettano molto più l’ordine che la giustizia; che preferiscono la pace negativa che presuppone assenza di tensioni alla pace positiva che implica la presenza della giustizia; che dicono costantemente “sono d’accordo con te riguardo agli obiettivi che persegui ma non posso trovarmi d’accordo con i tuoi metodi di azione diretta”; che credono, in maniera paternalista, di poter stabilire il calendario per la libertà umana degli altri…».
Le parole di King descrivono con precisione la ristrettezza di vedute di 1.200 rabbini che non si stanno unendo ai coraggiosi palestinesi, ebrei e internazionalisti nelle comunità isolate della Cisgiordania per protestare pacificamente contro il furto della terra palestinese operato da Israele al fine di costruire insediamenti illegali e il muro di separazione. Non possiamo permetterci di nascondere la testa sotto la sabbia mentre un’incessante attività colonialista annulla la possibilità della soluzione dei due Stati.

Se non riusciamo a realizzare questo in un futuro prossimo, arriverà il giorno in cui i palestinesi smetteranno di lottare per la creazione di uno Stato proprio separato e rivendicheranno il loro diritto a votare per il governo in Israele, in un unico Stato che garantisca la democrazia. Israele ritiene inaccettabile tale opzione e, tuttavia, sta facendo di tutto perché si realizzi.
Molti sudafricani neri si sono recati nella Cisgiordania occupata e hanno provato orrore di fronte alle strade costruite solo per i coloni ebrei e su cui i palestinesi non possono mettere piede e di fronte alle colonie per ebrei edificate sulla terra palestinese in violazione del diritto internazionale.

Molti sudafricani neri e altre persone di tutto il mondo hanno letto il rapporto 2010 di Human Rights Watch che «descrive il sistema di leggi, norme e servizi di “due pesi e due misure” con cui opera Israele per le due popolazioni in zone della Cisgiordania sotto il suo esclusivo controllo, offrendo servizi preferenziali, sviluppo e benefici per i coloni ebrei e imponendo invece le più dure condizioni ai palestinesi». Questo, secondo la mia opinione, si chiama apartheid. Ed è indifendibile. E abbiamo un bisogno disperato che altri si uniscano ai coraggiosi rabbini di Jewish Voice for Peace per parlare in maniera chiara della dominazione di Israele sui palestinesi in corso ormai da tanti decenni.
Queste sono le parole più dure che abbia mai scritto. Ma rivestono un’importanza vitale. Israele non solo sta danneggiando i palestinesi, ma si sta anche facendo del male. Può essere che a questi 1.200 rabbini non piaccia sentire quello che ho da dire, cioè che è arrivata l’ora che si tolgano la benda dagli occhi e prendano chiaramente coscienza del fatto che Israele sta diventando uno Stato di apartheid, come lo era il Sudafrica, negando l’uguaglianza di diritti ai palestinesi, e che non si tratta di un pericolo futuro, come hanno indicato i tre ex primi ministri Ehud Barak, Ehud Olmert e David Ben Gurion, ma di una realtà di oggi. Questa dura realtà sofferta da milioni di palestinesi richiede persone e organizzazioni di coscienza che boicottino compagnie – come, per esempio, Caterpillar, Motorola Solutions e Hewlett Packard – che traggono vantaggio dall’occupazione e dalla sottomissione dei palestinesi.
Tale azione porta con sé un’enorme differenza rispetto all’apartheid sudafricano, perché può creare un futuro di giustizia e di uguaglianza tanto per i palestinesi quanto per gli ebrei in Terra Santa.

15/12/2011

L'Italia sono anch'io. Il 17 e 18 dicembre in tutte le città banchetti per la raccolta firme

Mobilitazione contro il razzismo. Al braccio un segno di lutto per i senegalesi uccisi a Firenze

Roma (NEV), 14 dicembre 2011 - Prosegue la raccolta firme per la Campagna "L'Italia sono anch'io". Sabato 17 e domenica 18 dicembre 2011, in occasione della Giornata internazionale dei diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, avrà luogo il 3° D-Day nazionale di raccolta firme per le due proposte di legge di iniziativa popolare riguardanti rispettivamente le norme di accesso alla cittadinanza per le persone di origine straniera nate o residenti in Italia, e il diritto di voto amministrativo per i migranti residenti da cinque anni. Per presentare le proposte di legge in Parlamento servono entro la fine di febbraio 50mila firme, in calce ad ogni disegno di legge.

Attraverso i comitati locali costituitisi per la raccolta firme la Campagna coinvolge centinaia di associazioni sul territorio, tra cui numerose chiese evangeliche che concretamente stanno attivandosi a favore della raccolta organizzando anche iniziative ad hoc (vedi appuntamenti). La Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) - molto impegnata su questo fronte anche in occasione della sua recente visita al Quirinale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - figura infatti tra i membri del Comitato Promotore della Campagna. Da nord a sud, da est a ovest della penisola sono 35 le comunità battiste, metodiste e valdesi impegnate a fianco di tanti altri soggetti della società civile, religiosi e non.

I comitati locali in tutta Italia sfiorano la soglia delle cento unità. Molti di loro hanno aperto una pagina su facebook e le informazioni sulle varie iniziative locali viaggiano anche attraverso i social network. Sul sito della Campagna (www.litaliasonoanchio.it) è possibile trovare la postazione dei vari banchetti nelle città dove poter firmare, nonché la lista dei comitati locali a cui fare riferimento per le adesioni.

In seguito ai recenti atti di violenza xenofoba contro i rom alle Vallette di Torino e contro la comunità senegalese di Firenze, il Comitato promotore della Campagna, che con un comunicato stampa congiunto ha espresso una ferma condanna per questi drammatici episodi di razzismo costati la vita a due persone, ha chiesto a tutti di indossare in quelle giornate un segno di lutto al braccio (vedi notizia seguente).


I promotori a fianco dei rom di Torino e delle vittime di Firenze

Il 3° D-Day sarà dedicato alla lotta al razzismo e a tutte le discriminazioni

Roma (NEV), 14 dicembre 2011 - Il Comitato promotore della Campagna "L’Italia sono anch’io" - in un comunicato stampa diffuso oggi - ha espresso una "ferma condanna dei drammatici episodi di razzismo avvenuti domenica scorsa a Torino e ieri a Firenze con la morte di due cittadini senegalesi". Il comunicato così prosegue: "Siamo preoccupati e indignati per l'escalation di violenza che segna un imbarbarimento delle relazioni umane e sociali in questo paese, di cui sono vittime innanzitutto i cittadini stranieri. E’ necessario passare dalla denuncia all'azione politica. Per questo, come promotori della Campagna, ci auguriamo che, depositate le firme, venga immediatamente calendarizzata dal Parlamento la discussione sulle due proposte di legge, arrivando al più presto a garantire quei diritti di cittadinanza troppo spesso negati alle persone di origine straniera.

Sabato 17 e domenica 18 saremo presenti in molte piazze italiane per una raccolta straordinaria di firme. Le due giornate saranno dedicate alla lotta contro il razzismo e contro tutte le discriminazioni. A Torino e Firenze parteciperemo alle iniziative di piazza promosse dalle associazioni locali perché simili episodi non si ripetano più.

Invitiamo le tantissime realtà che organizzeranno iniziative in quelle giornate a indossare un segno di lutto al braccio, in ricordo delle due vittime di Firenze. Tutti dobbiamo essere consapevoli che quanto successo non può essere derubricato a gesto isolato di un folle, o, nel caso di Torino, ad atti di bullismo. Bisogna invece prendere atto che il germe del razzismo non è stato sconfitto, odio e pregiudizi prendono ancora troppo spesso la via della violenza mettendo a rischio la civile convivenza di tutti.

Ma c’è anche un’Italia diversa, che alla paura e all’insicurezza del futuro risponde non con la chiusura nichilista ma cercando risposte insieme ai tanti, italiani e stranieri, che credono ancora nella possibilità di costruire un mondo migliore, in cui ingiustizia, odio e violenza siano espunti per sempre dalla storia".

La Campagna nazionale è promossa da 19 organizzazioni della società civile: Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni, Tavola della Pace e Coordinamento nazionale degli enti per la pace e i diritti umani, Terra del Fuoco, Ugl Sei e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio (http://www.litaliasonoanchio.it/).

Razzismo. Le chiese evangeliche di Firenze addolorate per l'uccisione di due senegalesi

Rifiuto della cultura xenofoba frutto di una propaganda irresponsabile.



Roma (NEV), 14 dicembre 2011 - In seguito all'uccisione di due senegalesi avvenuta ieri a Firenze per mano di uno squilibrato xenofobo, i pastori delle chiese evangeliche fiorentine hanno diffuso la seguente dichiarazione: "Il Consiglio dei pastori e dei responsabili delle opere evangeliche di Firenze, attonito e addolorato per il grave atto di violenza che ha colpito la comunità senegalese e tutta la comunità cittadina, ricordando l'esortazione dell'Apostolo 'Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza' (Colossesi 3:12), ribadisce il proprio rifiuto verso ogni atto di odio e verso quella cultura xenofoba, contraria al messaggio d'amore di Gesù Cristo, che con inquietante leggerezza viene proposta e propagandata da alcune persone irresponsabili, creando un clima di intolleranza. Un clima che può esplodere in violenza cieca e assurda come dimostrano (seppur nella diversità degli episodi) il duplice omicidio a Firenze e il rogo del campo rom a Torino nei giorni scorsi.

Alla comunità senegalese, ai nostri fratelli e alle nostre sorelle del Senegal che, insieme a noi e come noi, fanno parte della città di Firenze, giunga un grande abbraccio e l'espressione della nostra cristiana solidarietà".

Fanno parte del Consiglio delle chiese evangeliche fiorentine: battisti, valdesi e metodisti, luterani, Esercito della Salvezza, avventisti, i fratelli, riformati svizzeri, e la Missione "Cristo è la risposta". Ne è il coordinatore il pastore valdese Pawel Gajewski.

15/10/2009

Appello contro il razzismo

"Un gruppo di intellettuali ha sottoscritto un appello contro il razzismo rivolto a tutte le forze sociali e politiche e a tutti i cittadini che credono nella giustizia e nell'eguaglianza, per la piu' vasta partecipazione alla manifestazione di sabato 17 a Roma contro il razzismo".
L'introduzione del reato di immigrazione clandestina, il prolungamento della detenzione amministrativa e l'ulteriore limitazione della possibilita' per i migranti di accedere a servizi fondamentali accentuano in maniera drammatica la curvatura proibizionista e repressiva delle politiche migratorie del nostro Paese. Ad essere travolti sono i principi fondamentali di eguaglianzae di solidarieta' che costituiscono il cuore della nostra carta costituzionale. Punendo la condizione di irregolarita' in quanto tale – e senza prevedere vie praticabili di uscita da tale situazione - si crea nelsentire collettivo l'immagine del migrante come nemico nei cui confronti tutto e' lecito e possibile, anche la delega della sicurezza pubblica ai privati, organizzati in ronde e organizzazioni consimili. Cosi' si apre la strada - come molti fatti di questi giorni dimostrano - a una societa' razzista, dominata dall'intolleranza e dall'odio. Il nostro Paese ha gia' vissuto la vergogna delle leggi razziali: non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo. E' lo stesso sistema democratico nato dalla Resistenza contro il fascismo e scritto nella Costituzione ad essere in pericolo.A fronte di cio' e' necessaria una reazione forte e consapevole che coinvolga le coscienze individuali e collettive, i cittadini e le organizzazioni democratiche nella loro pluralita' e differenza. Occorre dare visibilita' a chi crede nella giustizia, nella uguaglianza, nella pari dignita' di tutti. Occorre impedire che il razzismo dilaghi alimentando, per di piu', il senso di insicurezza e di paura. Occorre che i migranti, venuti in Italia per costruire il loro futuro e quello dei loro figli trovino nel nostro Paese valori di giustizia, di accoglienza e di solidarieta'.Per questo ci auguriamo che la manifestazione nazionale antirazzista, promossa per il 17 ottobre a Roma da un larghissimo schieramento di forze sociali e politiche, sia animata da una grande, plurale e unitaria partecipazione.Fermare il razzismo, modificare la disciplina dell'immigrazione, assicurare la possibilita' di soggiorno e il godimento dei diritti sociali, civili e politici alle lavoratrici e ai lavoratori stranieri rappresentano una priorita' per salvare la nostra democrazia.

Simonetta Agnello Hornby, Stefano Benni, Giorgio Bocca, Andrea Camilleri,Luigi Ciotti, Cristina Comencini, Erri De Luca, Carlo Feltrinelli, IngeFeltrinelli, Luigi Ferrajoli, Dario Fo, Marco Tullio Giordana, MargheritaHack, Gad Lerner, Fiorella Mannoia, Guido Neppi Modona, Moni Ovadia, LivioPepino, Franca Rame, Stefano Rodota', Igiaba Scego, Antonio Tabucchi.14 ottobre 2009

24/03/2009

Deriva razzista e alibi della sicurezza

Alimentare la paura dello straniero – come spiega a Confronti Moni Ovadia, attore, musicista, scrittore e protagonista di battaglie culturali e civili – serve soprattutto a stornare l’attenzione dai veri problemi: si strumentalizza così la paura in chiave securitaria e la si cavalca per guadagnare consenso e potere.
Da tempo assistiamo nel nostro paese ad una vera e propria deriva razzista. Un fenomeno ormai evidente, che nasce dall’uso strumentale e cinico della paura e della tipica, vecchia e putrefatta logica che da sempre guida tutte le mentalità reazionarie e conservatrici: seminare la paura e dividere la popolazione per guadagnare consenso. Naturalmente la sicurezza è un legittimo diritto di ogni cittadino, ma la propaganda securitaria non ha niente a che vedere con la sicurezza e consiste nel creare il panico per potersi poi presentare come i difensori dell’ordine.
Come notava il sociologo Ilvo Diamanti, hanno più paura coloro che guardano molto la televisione. Proprio perché la paura è uno dei sentimenti più forti che dominano gli esseri umani, i politici dovrebbero essere responsabili e cercare di contrastarla, invece la cavalcano. Purtroppo questo accade spesso anche ai politici di centro-sinistra, che hanno perso di vista il principio secondo cui la sicurezza si ottiene soprattutto creando una società aperta, dinamica, civile, che accoglie (lo ha detto persino il presidente della Camera Fini). Certo, alimentare la paura dello straniero serve anche a stornare l’attenzione dai veri problemi e dai veri responsabili. Si agita la questione della sicurezza, ma si parla poco della sicurezza economica o – per esempio – della sicurezza sul lavoro: se un uomo viene investito da un extracomunitario ubriaco diventa improvvisamente un’emergenza nazionale, ma se poi 1.100 lavoratori precipitano dalle impalcature nessuno se ne interessa.
Una delle cause di questa deriva razzista la si può ritrovare nell’abbandono del grande argine che il fondamento dell’antifascismo e della Resistenza sono stati per la nostra democrazia. La riabilitazione revisionistica e strumentale – soprattutto quella televisiva becera – del fascismo permette anche una sorta di condimento sottoculturale che finisce per legittimare l’idea che ci sia stato un tempo in cui c’era ordine, disciplina e tutto sommato le cose andavano bene… che insomma il fascismo non fosse poi così male.
Questa destra al governo ha una grande responsabilità, anche se questo non assolve l’opposizione. Si vede chiaramente che Berlusconi vuole demolire la Costituzione repubblicana, ma in fondo perché non dovrebbe farlo, visto che gli si permette di fare quello che vuole? È inutile scandalizzarsi dopo, quando i buoi sono già fuggiti dalla stalla: occorre una mobilitazione permanente. Del resto, questa destra non ha niente a che vedere con i centro-destra europei civili, democratici, attaccati ai valori dell’antifascismo. Un tempo dicevamo di non voler «morire democristiani», ma oggi se c’è da firmare per morire democristiani lo faccio immediatamente. La Dc era fatta anche di persone di grande valore, con una storia antifascista alle spalle. C’erano persone della statura di De Gasperi, ad esempio; mentre questi di oggi sono omuncoli.
Il 10 febbraio abbiamo celebrato il Giorno del ricordo delle vittime delle foibe, dicendo in sostanza che gli slavi sono cattivi e malvagi e hanno fatto la pulizia etnica, ma i crimini del fascismo – volutamente – ormai non vengono più ricordati. A Trieste le bandiere erano abbrunate, cosa che però non era accaduta il 27 gennaio per il Giorno della Memoria della Shoah. Lo slavo, quindi, a causa delle foibe è un criminale, ma i fascisti italiani no, anche se hanno fatto pulizia etnica, hanno assassinato, hanno fatto i campi di sterminio… è chiaro che le foibe sono state un orrore che non va assolutamente sottovalutato. Come è chiaro che le vittime innocenti sono tutte uguali. Io ho profondo rispetto per il dramma di chi ha avuto parenti che hanno subito l’infoibamento in Italia ad opera delle truppe di Tito, però bisognerebbe capire anche perché tutto questo è successo, stabilire l’ordine delle cose, considerare le devastazioni che in Europa ha fatto il nazifascismo. Come dice il vecchio detto, «chi semina vento raccoglie tempesta». Questo non giustifica i crimini o l’espulsione degli istriani, però la storia va raccontata in modo completo. La destra invece manipola la storia e la realtà, si regge sulla ricchezza e il potere di un uomo e fingendo di essere una forza democratica.
Anche la deriva razzista e il securitarismo sono figli di questo scempio totale del senso comune della democrazia e dove l’anello più debole della catena è sempre l’extracomunitario, il rumeno. Una volta era l’ebreo, ma adesso non lo è più: ora agli ebrei si fanno le moine (e questo, da ebreo, mi ripugna ancora di più!), si va in pellegrinaggio ad Auschwitz, ci si mette la kippà d’ordinanza, si guadagna una «photo opportunity» e si crede così di essersi lavati la coscienza, ma è tutto un gioco sporco di propaganda per avere il potere. O meglio: il dominio del paese. Il presidente del Senato Schifani, quando è andato ad Auschwitz, ha detto «mi sento israeliano». Ma cosa c’entra questa affermazione? Avrebbe dovuto dire «mi sento ebreo» (oppure rom, sinti, omosessuale, testimone di Geova, antifascista…). È chiaro che è tutto finto, tutto maquillage: mentono spudoratamente, anche l’ebreo gli serve solamente per riaccreditarsi e molti ebrei delle istituzioni comunitarie ci cascano e si lasciano strumentalizzare.
Moni Ovadia
da: Confronti n.3 marzo 2009. http://www.confronti.net/

16/03/2009

Campagna contro il razzismo, l'indifferenza e la paura dell'altro

Promossa da: Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Amnesty International, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Caritas italiana, Antigone, Arci, Asgi, cantieri sociali, Cantro Astalli, Cgil, Cisl, Cir, Cinca, Comunità di sant'Egidio, Csvnet, Emaus Italia, federazione Rom e Sinti, FioPsd, Gruppo Abele, Libera, Rete G2, Seconde generazioni, Save the Children, Sei-Ugl, Terra del fuoco, Uil

11/02/2009

Conferenza Martin Luther King: "I have a dream"


La Chiesa Evangelica metodista di Omegna organizza con il patrocino della Città di Omegna una conferenza su M.L.King, pastore battista e diffensore dei diritti civili dei neri durante il regime segregazionista negli Stati Uniti d'America.

La conferenza si terrà venerdì 13 febbraio presso il Forum di Omegna Parco Rodari 1, alle ore 21.

Interviene Martin Ibarra Y Perez, Teologo, pastore della Chiesa Evangelica Battista di Milano