Culti

Omegna - Via F.lli Di Dio 64
Nel Tempio di Omegna, il Culto di Domenica 29 Marzo vedrà la partecipazione dei ragazzi del catechismo e quindi sarà alle ore 10,30.

Intra - C.so Mameli 19
Nel Tempio di Intra, il Culto di Domenica 29 Marzo si terrà alle h.11

11/09/2023

 


1943. Sapremmo oggi avere quella sensibilità teologica?

 di Claudio Pasquet

 08 settembre 2023

Un video ricorda il Sinodo valdese che si svolse nei giorni dell'armistizio caratterizzato dall'"Ordine del giorno Subilia", una richiesta di peccato per le timidezze della chiesa di fronte al nazifascismo

In apertura dei lavori del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste dello scorso agosto è stato trasmesso un video voluto dalla Tavola valdese, realizzato per raccontare l'importante Sinodo del 1943 che si svolse durante i giorni dell'armistizio con cui l'Italia sanciva la resa agli Alleati. In particolare il riferimento è al cosiddetto "ordine del giorno Subilia", dal nome del pastore Vittorio Subilia, fra i principali promotori. Un ordine del giorno che confessava i peccati di una chiesa troppo timida di fronte al regime fascista e che dopo ampia discussione venne ritirato per evitare dolorose spaccature. L'articolo che segue del pastore Claudio Pasquet ripercorre quelle vicende.

Un Sinodo che fa memoria di un altro, ottanta anni dopo. È quanto è successo a Torre Pellice proprio in apertura dei lavori sinodali che si sono svolti dal 20 al 25 agosto scorsi. Un bel video ci ha aiutato a ricordare quel tragico settembre del 1943 in cui la nostra chiesa si ritrovava nella sua massima assise, tra la guerra che sembrava dover continuare e le assolute incertezze del futuro.

In quel momento venne presentato alla discussione un atto che viene ricordato come ordine del giorno “Subilia”, in nome del pastore che ne ispirò le linee teologiche. Ma in realtà i suoi presentatori erano i membri della Commissione d’esame che, allora come oggi, ispira i lavori dell’assemblea. Il dibattito fu subito accesissimo tra quanti temevano di coinvolgere la chiesa in una querelle piena di incertezze per il futuro e coloro che chiedevano una maggior decisione nel confessare il peccato di una chiesa troppo timida verso il potere nazi-fascista.

Infatti si trattava proprio di una vera confessione di peccato che val la pena di esaminare da vicino. Innanzitutto le parole in cui il Sinodo «si umilia davanti a Dio di non aver saputo proclamare in ogni contingenza ed a costo di qualsiasi rischio il messaggio di Cristo il Signore in tutte le sue implicazioni». Rischio che da quel settembre seppero però correre molti, e molte, giovani valdesi abbracciando gli ideali della Resistenza, e in tanti lo fecero anche sulla base della loro fede.

Ma si tratta anche di un ordine del giorno profetico che, in tempi anteriori all’ecumenismo, afferma la sua «solidarietà di fede, di preghiera, di sofferenza e di combattimento con le Chiese in distretta per fedeltà a Cristo (...) si sente parte viva della Chiesa universale». La memoria va subito a quanti nelle Chiese tedesche, seppur in minoranza, avevano saputo opporsi alla follia nazista e a coloro che si apprestavano ovunque a combattere per opporvisi negli anni successivi. Infatti troviamo anche parole che parlano di una scelta «al di sopra di ogni barriera di nazione e di razza», e dire queste cose quando erano ancora in vigore le leggi razziali e nazionaliste significava una decisa scelta di campo.

Sapendo che tale ordine del giorno avrebbe provocato una spaccatura, i proponenti decisero, pur a malincuore, di ritirarlo. Sarebbe passato, magari con una risicata maggioranza? Nessuno può dirlo. Oggi non avremmo dubbi su come schierarci, ma credo sarebbe ingiusto pronunciare a posteriori inutili condanne su persone che, nell’incertezza e senza informazioni sull’evoluzione delle cose, non seppero dare un giudizio più netto.

Oggi il nostro Sinodo non ha trovato il tempo di discutere sull’argomento, ma ha voluto comunque ricordare… e in un tempo in cui gli italiani tendono a non imparare nulla dalla storia, non è poco. Mi resta una domanda: di fronte alle mille problematiche del mondo attuale, saremmo ancora capaci di scrivere un pronunciamento teologico di tale forza? Non parlo di valutazioni politiche, economiche, etiche o sociali, di quelle ne facciamo pure troppe, ma proprio della capacità di fare teologia partendo dal contesto, riaffermando la fede in Gesù Cristo, il Signore della storia che giudica anche le nostre incertezze.

28/04/2023

 GIORNATA COMUNITARIA DELLE CHIESE METODISTE DEI LAGHI 

chiese metodiste di Intra, Luino ed Omegna 

domenica 30 aprile 2023 presso la Chiesa metodista di Intra ore 10,30 

Culto Unificato delle chiese di Intra, Omegna e Luino.

Il Culto sarà a cura della scuola domenicale di Luino; a seguire: Agape comunitaria e pomeriggio con il fratello Libero Ciuffreda, membro del Consiglio della FCEI 

Il fratello Libero Ciuffreda è membro della chiesa valdese di Chivasso e membro del Consiglio della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI). 

Nel pomeriggio, il fratello Libero Ciuffreda, ci parlerà dei progetti che la FCEI sta portando avanti con Mediterranean Hope e Medical Hope.                                                    Con lui parleremo di accoglienza dei profughi e dei corridoi umanitari a Lampedusa, Scicli e Bihać (BosniaErzegovina); contro il caporalato e a fianco dei braccianti a Rosarno; vicino a chi soffre ed è vittima della guerra in Ucraina e in Siria.

24/02/2023

PREDICAZIONE DI DOMENICA 19 FEBBRAIO 2023 tenuta nel Tempio di OMEGNA

 

Isaia 55,  6 – 12a

 

6 Cercate il SIGNORE, mentre lo si può trovare; invocatelo, mentre è vicino. 7 Lasci l'empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare.
8 «Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il SIGNORE. 9 «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri. 10 Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, 11 così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata. 12 Sì, voi partirete con gioia e sarete ricondotti in pace;

 

“Poiché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie” v.8

 

Questo versetto 8, è di una straordinaria suggestione e molto incisivo, come è incisivo questo bellissimo libro di Isaia da cui oggi…al Cap. 55 ne abbiamo letto alcuni versetti.

Tema centrale di questo testo, è l’affermazione del ruolo decisivo della Parola di Dio, che è tutto quanto resta al popolo esiliato, anzi, la Parola è l’unica cosa che conta, perché è l’unica cosa che sussiste in eterno.

E questa è anche l’esperienza di tutto il popolo di Dio attraverso i secoli, la Parola di Dio è l’unico tesoro che ci permette di andare avanti anche ai giorni nostri, la Parola di un Dio che è sempre vicino agli esiliati e a noi e che ci dice: “cercate il Signore mentre lo si può trovare”, questa è l’esortazione rivolta all’epoca agli esiliati a Babilonia, perché non pensassero che loro erano in esilio e Dio invece se ne stava nella terra promessa. Questo ci fa capire che, Dio non è legato a una terra, ma è legato al popolo anche quando è in esilio, e Dio è vicino a tutti gli esiliati; quindi, è vicino anche a noi quando ci sentiamo lontani da Lui, abbandonati da Lui, esiliati appunto. Ma siamo sempre noi alla fine, che ci allontaniamo da Dio, a volte per stanchezza spirituale, per sfiducia, così che rinunciamo a cercarlo, ma Dio non si allontana mai da noi…dato che è il Dio “che non si stanca mai di perdonare”, quindi non abbandona mai il suo popolo, anche se talvolta segue vie che noi facciamo fatica a riconoscere, a decifrare, perché sono le Sue vie e non le nostre vie.

E il segno più forte di vicinanza che Dio offre al suo popolo è il dono continuo, inesauribile, della Sua Parola.

Nell’immagine agricola di questo brano, il valore della Parola divina, viene evidenziato al massimo, proprio perché essa, è paragonata alla realtà più desiderata e attesa in una terra assolata come è quella palestinese: “l’acqua”.

E come la pioggia o la neve, la Parola non resta nei cieli della fantasia, ma penetra nel terreno arido della storia, raggiungendone anche le pieghe più oscure. Dopo averci fecondato, essa, ritorna a Dio fatta carne e sangue, cioè fede, preghiera e amore dell’essere umano verso il suo Signore.

È un’immagine, dicevo, legata al mondo agricolo, un mondo nel quale noi che viviamo in una società urbana, facciamo fatica a riconoscerci; eppure, nonostante tutto, è un’immagine che tocca corde molto sensibili del nostro cuore, perché i nostri tempi sono spesso tempi di deserto dello spirito, che ci fanno desiderare, come la cerva del Salmo 42: 1, a quell’acqua che è la Parola di Dio, il principio stesso della sopravvivenza spirituale in questa steppa arida nella quale tante volte abbiamo l’impressione di vivere.

La Parola di Dio, è per noi qualcosa di cui abbiamo bisogno come dell’ossigeno per respirare, così come abbiamo bisogno del pane, un cibo che, per l’antico Israele, come per noi, era alla base del suo sostentamento, ma che, come disse Gesù, non era così importante per la sopravvivenza come invece lo è la Parola di Dio, così come ci viene descritta nel brano di Matteo 4, 1-4. Questo perché la Parola autentica di Dio non si limita a informare, a far conoscere la volontà del Signore, ma è anche operativa; non per nulla, il vocabolo ebraico dabar (Davàr) designa contemporaneamente “parola” e “atto”, “detto” ed “evento”. La Parola di Dio, dunque, produce vita, genera vita, feconda e fa germogliare come dice Isaia, e questo risultato, lo ottiene in primo luogo, imponendo, a chi la riceve, a guardarsi allo specchio, a mettersi a nudo…a lasciar cadere le maschere e le illusioni, a capire chi veramente si è.

“La Parola di Dio è vivente ed efficace”, dice Paolo nella lettera agli Ebrei, perché è spada affilata e penetrante, perché separa, perché giudica, perché distingue inesorabilmente il vero dal falso, perché ci dice la verità su noi stessi, perché rivela noi stessi a noi stessi.

Ecco perché ne abbiamo tanto bisogno, ne abbiamo bisogno come abbiamo bisogno del pane materiale.

Ne abbiamo bisogno della Parola, l’ho ripetuto ormai tante volte. Ma è davvero così?

Lo vediamo davvero intorno a noi questo bisogno disperato, questa fame, questa sete della Parola?

Ognuno di noi, in cuor suo, sa già la risposta. Direi che questa pioggia benefica che Dio continua, per sola grazia, a riversare quotidianamente su di noi, viene molto spesso, anche da coloro che hanno scelto di appartenere ad una chiesa, nella migliore delle ipotesi, accettata come “acqua fresca” insignificante, insipida, che scorre senza lasciar traccia; tanto è, che spesso,  notiamo che nei confronti della Parola vi è disattenzione e noia, quando non vi è un radicale rigetto.

Che cosa significa questo? Rappresenta una smentita della necessità della Parola? Rappresenta la conferma che l’uomo può vivere benissimo di solo pane?

Certamente no !

L’essere umano ha bisogno della Parola, ne ha un bisogno estremo.

Il problema, è che non sa di averne bisogno, pensa di avere bisogno di tutt’altro, di potersi sfamare solamente col pane del Fornaio, di potersi dissetare con l’acqua dei rubinetti o delle bottiglie.

E la Parola non può svolgere il suo compito se non le si offre un terreno pronto a riceverla, come ci ha spiegato Gesù nella parabola del seminatore (Lc 8, 4-15).

Che cosa significa terreno pronto, terreno disponibile a ricevere la Parola?

Può significare varie cose. C’è un passo molto suggestivo del Talmud ebraico che dice: “La parola di Dio è come l’acqua. Come l’acqua, essa discende dal cielo. Come l’acqua, rinfresca l’anima. Come l’acqua non si conserva in vasi d’oro o d’argento, ma nella povertà dei recipienti di terracotta, così la parola divina si conserva solo in chi rende sé stesso umile come un vaso di terracotta”.

Sì! per accogliere quest’acqua “che scaturisce in vita eterna”, dobbiamo avere un cuore simile a un vaso di terracotta. In pratica, ci viene proposto un atteggiamento che ai nostri giorni nel migliore dei casi è passato di moda, nel peggiore viene sbeffeggiato, ed è l'umiltà, oh se si vuole dirla in parole povere, è la semplicità, e “umiltà” significa anche, in molti casi, saper fare silenzio.

Perché allora, non tentare di creare nel deserto dell’esistenza quotidiana due piccole oasi di silenzio, una al mattino e l’altra alla sera?

In pratica 2 modesti orizzonti di silenzio in cui ascoltare la Parola di Dio che si rivolge a noi attraverso le parole umane della Scrittura, a tal proposito, ascoltiamo l’appello bellissimo di Dietrich Bonhoeffer: “Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola di Dio, perché i nostri pensieri sono già rivolti alla Parola. Facciamo silenzio dopo l’ascolto della Parola, perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto, perché Dio deve avere la prima parola. Facciamo silenzio prima di coricarci, perché l’ultima parola deve appartenere a Dio”.

Ma “umiltà”, significa anche lasciare che la Parola di Dio, operi in noi quella funzione enunciata nella lettera agli Ebrei, ma anche in tanti passi della Bibbia ebraica, quella di contestarci radicalmente. E a molti non piace essere contestati, non piace che si cerchi di renderci diversi, nuovi, ecco perché, spesso, la Parola di Dio è respinta, perché seguire la Parola di Dio porta alla croce ed è crocifissa, basti pensare a come sono finiti i primi testimoni della Parola di Dio dell’epoca di Gesù, Giovanni il battista; Gesù stesso, abbandonato da tutti o Paolo, ma perché tutto ciò? Perché la Parola di Dio non è amata, e perché Dio non è popolare, Dio è sempre in minoranza in mezzo agli dei ed agli idoli che vanno dallo Star System, dallo sport fino ai cantanti. Questa purtroppo è la situazione.

Ma dobbiamo domandarci, è proprio solo colpa dei destinatari della Parola o molta responsabilità non ricade anche sugli interpreti della Parola, sui Ministri di Culto, come il sottoscritto, che abbiamo la splendida e terribile responsabilità di trasmettere agli altri la Parola di Dio, così di permettere a questa pioggia di cadere, di distribuire questo pane della vita, di trasmettere anche una Parola buona, una Parola di fede, di speranza e di amore?                                                                                                         Perché vedete, è anche responsabilità dei Ministri di Culto di trasmettere questa Parola buona, la buona notizia, che sappiamo essere così infinitamente difficile da accogliere, perché spesso i pensieri della gente…non sono le vie e i pensieri di Dio!                 

E poi, diciamocelo chiaramente, senza una conversione alla Parola di Dio, non si va da nessuna parte, e per far ciò, si debbono lasciare le proprie vie, lasciare i propri pensieri, i propri piani e i propri progetti, perché vedete, cercare Dio, non è cercare di tirare Dio dentro le nostre vie e i nostri pensieri, ma di seguire le sue vie e i suoi progetti che troviamo nella sua Parola e credo che il problema sia, anche forse e soprattutto questo, che spesso si continua a preferire i discorsi mielosi e consolanti, piuttosto che il pensiero del Dio potente e alla spada della sua Parola, per il fatto che, noi esseri umani, istintivamente, scappiamo da una Parola che ci contesta e quindi, il più delle volte, cerchiamo di ignorarla; eppure io mi domando, anzi no, non userò formule retoriche, io sono certo che una predicazione che ci indica la croce, una predicazione, cioè, nella quale, la Parola di Dio, prevale sulle parole umane, questo tipo di predicazione è capace di riscuotere attenzione, di coinvolgere anche un uditorio religiosamente piuttosto tiepido, assai più di quanto possa farlo una predicazione che addomestica la Parola, che cerca di addolcirla, che trasforma in inefficace “acqua fresca”, la pioggia potente del Signore, sono altrettanto convinto, che la predicazione di una Parola inefficace, imbalsamata, risponde non solo alla ricerca di facili consensi da parte del predicatore, ma anche e forse soprattutto, al fatto che è il predicatore stesso, il primo a non volersi lasciar disturbare e scuotere dalla presenza di Dio.

Solo se cominceremo, noi predicatori, ad imparare a lasciar filtrare, quasi in una trasparenza luminosa, la Parola, che permane per sempre e che scende dall’eterno e dall’infinito di Dio, potremo far comprendere alle nostre sorelle e ai nostri fratelli che ci ascoltano in ricerca di Dio, che il pane di cui sono affamati, è la “Parola che proviene dalla bocca di Dio”.

AMEN

Giampaolo Castelletti


31/12/2022

PREDICAZIONE SUL TESTO BIBLICO DI MATTEO 2, 13 - 23 TENUTA NEL TEMPIO DI OMEGNA IL 25 DICEMBRE 2022

 

Matteo  2 ,  13 - 23 

       

Dopo che (i magi) furono partiti, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non te lo dico, perché Erode sta cercando il bambino per farlo morire”. Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre e si ritirò in Egitto. Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: “Fuori dall’Egitto chiamai mio figlio”.   

   Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi. Allora si adempì quello che era stato detto per bocca del profeta Geremia: “Un grido si è udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più”.

   Dopo la morte di Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe, in Egitto, e gli disse: “Alzati, prendi il bambino e sua madre, e va’ nel paese d’Israele, perché sono morti coloro che cercavano di uccidere il bambino”. Egli, alzatosi, prese il bambino e sua madre, e rientrò nel paese d’Israele. Ma udito che in Giudea regnava Archelao al posto di Erode suo padre, ebbe paura di andare là e, avvertito in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, che egli sarebbe stato chiamato “Nazareno”.          

 

 

La parola stessa “Natale” non ha più quasi nulla a che fare con la nascita avvenuta a Betlemme. Natale è diventato la festa non più tanto “del bambino Gesù”, ma “dei bambini”, in cui è bello che anche gli adulti tornino un po’ bambini...vi è la festa delle luci…degli addobbi…ma anche dei regali che non sono poi nemmeno una brutta cosa…vedete…Natale è diventato un soffio di poesia…anche se in genere non di una grande poesia che…ogni anno viene a dare un po’ di arte poetica alla tanta, sgangherata quotidianità della nostra vita…questo…in fondo non è un dramma, non è una situazione sconveniente contro cui puntare il dito, e men che meno l’occasione per rivendicare solo per noi cristiani il monopolio sul Natale come la nostra festa…ognuno…laico o agnostico che sia…ha il diritto di viversi come vuole il suo Natale.        Sapete che…in assenza di ogni indicazione biblica in merito…la data del 25 dicembre per celebrare la nascita di Cristo fu un vero e proprio “furto” che i cristiani  operarono ai danni di coloro che credevano negli antichi dèi, appropriandosi della grande festa pagana del Sole Vincitore, che proprio alla fine di dicembre torna a prolungare la sua permanenza in cielo, e così, dopo sei mesi di costante diminuzione, il giorno torna a crescere in lunghezza ai danni della notte, la paura del buio totale è esorcizzata, il sole vince e l'uomo assieme a lui. 

Insomma, l’attuale “paganizzazione” del Natale non è altro che il riappropriarsi del bottino di quell’antico furto cristiano…e forse è giusto così…perché…se alla fine…la nostra minorità numerica sempre più accentuata…significherà che l’essere cristiani non sarà più la conseguenza quasi inconsapevole di una tradizione familiare e culturale…ma il frutto di una decisione di fede personale…dovremo solo che essere contenti… avremo delle chiese meno piene e meno ricche…ma proprio per questo… probabilmente…“più chiese”... più povere come Gesù…che era povero…e più creature e servi dell’Evangelo…        

  C'è però un altro motivo…che mi sembra più fondato e reale…che deve preoccuparci oggi a Natale, ed è la realtà concreta del mondo in cui viviamo. Tutti…cristiani e agnostici, vorremmo che questi giorni di Natale fossero diversi da tutti gli altri giorni…che ci avvolgessero…un po’ come le sfere colorate dell’albero di Natale, in un’atmosfera di serenità e di pace. Ma non è così. Certo, come ogni anno, anche quest’anno sentiremo nell’aria il clima un po smielato e che però ci è caro delle festività: il carillon di Natale s’è messo in movimento, ci sono le luci, ci sono i dolci, si aprono i regali e siamo contenti se vediamo la gioia negli occhi e nel sorriso dei bambini e di tutte le persone che ci sono care, ma tutt'attorno a noi restano in soffocabili le voci orali e scritte che portano il fracasso e insieme il gemito degli avvenimenti della cronaca quotidiana: il caos della politica, le paure della crisi economica, l'assenza di futuro per i nostri figli e figlie, i tanti senza casa perché venuti fra noi in cerca di speranza da paesi lontani come la Nigeria, la Somalia, la Siria, l’Afghanistan, coloro che arrivano dall’Ucraina, gli sfollati di Ischia ed infine la spaventosa e ingiusta ordinarietà delle morti sul lavoro.

Vorremmo che almeno a Natale queste voci tacessero, vorremmo dimenticare per un po’ tante brutture, liberarci dal senso di inquietudine che tutto questo ci provoca, ma non è così…anche a metterci i tappi nelle orecchie, certe cose entrano dalle finestre e dai camini ben più veloci di Papà Natale…e una mano di nero va a incupire il brillio degli addobbi natalizi…e così, anziché sentirci…come vorremmo…tutti più bambini, ci sentiamo…come invece non vorremmo…tutti più piccoli e impotenti.     

A volte…forse possiamo far qualcosa per quello che ci tocca direttamente…possiamo fare la scelta opportuna come dire la parola che serve…dare il consiglio giusto…ma sui grandi eventi, quelli che fanno l’attualità e decidono della qualità della vita di tutte e tutti noi…non abbiamo presa…non possiamo far niente…siamo…appunto…troppo piccoli e  le cose ci passano sulla testa, perchè l’essenziale si decide altrove, ed è un essenziale che ci tocca la pelle e così…alla fine…il nostro Natale sembra fatalmente meno Natale…  

Forse vi stupirete se vi dico che non è così!

Che proprio perché la realtà del nostro mondo non possiamo afferrarla e trattenerla…e tanto meno la possiamo cambiare…per questo motivo…il nostro Natale 2022 trascorrerà come è giusto che scorra ogni Natale…come dal primo Natale.

Abbiamo riportato sopra dal  vangelo di Matteo, il racconto degli eventi che hanno fatto seguito alla nascita di Gesù…eh…nostro malgrado…ci siamo resi conto che questa storia non è stata solo poesia, delicatezza e gioia, ma risuona anche di violenze e di gemiti, schiamazzi e paure…come i telegiornali che siamo spesso tentati di non vedere perché ci fanno star male…ebbene…abbiamo visto il furore di Erode, ingannato dai magi…che a sua volta aveva tentato di ingannare…massacrare i neonati di Betlemme…la fuga in Egitto di Giuseppe e dei suoi…gli anni dell'esilio; e poi…dopo la morte di quel terribile re Erode…il ritorno nella terra di Giuda…e ancora la paura…che spinge Giuseppe…Maria e Gesù…a trasferirsi nella Galilea…perché al posto di Erode c’è sul trono il figlio Archelao, un pazzo sanguinario…peggiore di suo padre...

Quella partenza e quel ritorno di Giuseppe, Maria e Gesù si sono decisi nel segreto di un sogno, nell’intimità di una parola sussurrata dall'angelo di Dio…senza fare rumore. E cosa c’è di più inavvertibile…di più sottile e di più contestabile di una voce nel sonno?                                              

Tuttavia…la Bibbia…ci parla di quel sogno e ancora prima…di molti altri sognatori (Abramo, Giacobbe, Samuele, Davide, Isaia e gli altri profeti) a cui Dio s’è rivolto dolcemente, ma anche con una forza tale che si son messi in moto…hanno percorso la via che Egli indicava senza tenere conto di ciò che li colpiva o entusiasmava e terrorizzava il mondo attorno a loro. Hanno ignorato il mondo…quei sognatori…e spesso sono stati ignorati dal mondo…ma proprio in questo modo…con la loro obbedienza silenziosa a una parola appena mormorata…hanno cambiato il mondo!...Sì…il sogno di Giuseppe, il viaggio con sua moglie e il suo bambino, sono stati un “dettaglio”…un particolare secondario rispetto a ciò di cui si parlava in quel tempo…ma ad ogni Natale…noi cristiani ricordiamo la venuta al mondo di quel bambino che nelle braccia di sua madre andava verso l’Egitto nel buio della notte. E ci ritroveremo al culto di Natale per Gesù, e non per Erode! Perché Dio cambia la storia con i dettagli…agisce nei dettagli…da Abramo in poi è stata la sua scelta…ed è ancora la sua scelta.                                                            

Ci sono tanti eventi che riempiono le cronache e la storia di dettagli… colpiscono e emozionano…fanno felice o fanno disperata la pubblica opinione…ma se noi!…non cerchiamo Dio nei dettagli…rischiamo di passargli accanto senza trovarlo…e sempre a proposito di dettagli…     nessuno storico dell’antica Roma ha dedicato un rigo alla nascita e alla morte di Gesù, né alla sua vita…Svetonio…è l’unico storico che forse ci riporta il nome di Gesù…mentre racconta di alcuni disordini all’interno della comunità ebraica romana…lo fa in maniera sbagliata…volendo parlare degli ebrei convertitisi a “Cristo” e della loro rivalità con gli ebrei rimasti ebrei…parla dei sostenitori di “un certo Cresto”…ha sbagliato a scriverlo…quel nome…perché era un nome del tutto sconosciuto…e siamo già in pieno secondo secolo.

La vita e le vicende di quell'agitatore erano agli occhi dei Romani troppo poco importanti, non più di un trascurabile dettaglio della loro grande storia. E invece i loro storici ci hanno parlato a lungo di una folla di personaggi di cui oggi non parla più nessuno…ma per gli storici romani Gesù era insignificante anche perché apparteneva ad un popolo insignificante. Era solo un ebreo. Anche qui, davvero Dio agisce nei dettagli, ha scelto per sé un popolo che è sempre stato un “dettaglio” nella storia…non è mai stato un grande popolo Israele. Non è mai stato il più forte, né il più grande, né il più colto, e neanche il più promettente in fatto di “mercato religioso”…anche al tempo del massimo splendore…il tempio di Salomone avrebbe fatto una meschina figura di fronte ai grandi templi dell’Egitto, o ai templi della Grecia. Sì!...nella sua lunga storia…Israele è stato quasi sempre un piccolo popolo sottoposto a popoli ed imperi ben più grandi di lui.

Ma proprio lì…nel cuore di quel “popolo che era esso stesso un “dettaglio” del mondo…incastrato fra i grandi che facevano la storia, attraverso la violenza dei conflitti, delle minacce, degli esili, della dominazione straniera, Dio s’è fatto conoscere come una forza…una sicurezza…una fonte di pace…S’è manifestato con l’ostinazione e la tenacia di una candela che brilla nella notte…sappiamo che non c’è nulla di più fragile di una candela…eppure…non c’è nulla che…come una candela…ti possa far capire che cosa è davvero la notte…se accendi un faro, la notte scappa via e non sai più che cos’è per davvero, e che al tempo stesso ti possa anche far capire che la notte non è che la notte…proprio così, come una candela accesa nella notte che nulla più può spegnere…Dio ci si è oggi rivelato nel racconto di Matteo, e ci ha anche rivelato la nostra realtà di oggi.                                                                 Matteo avrebbe potuto censurare il ricordo della strage comandata da Erode. Invece, ha preferito fissare nella nostra memoria quella pagina nera della storia, farci ascoltare il grido del dolore innocente ed inerme di fronte a quella bestialità…opera di esseri umani. E noi non possiamo non renderci conto che…quei bambini massacrati a Betlemme appartengono al nostro quotidiano…fanno parte della stessa realtà di sangue e lacrime di cui fanno parte le ragazzine che…un giorno… all'improvviso…spariscono da casa e non le trovi più, o le trovi cadavere, vittime innocenti della ferocia umana…e con loro…tutte e tutti i violentati…abusati, devastati dalle guerre…gli annegati che toccano la nostra coscienza e ci fanno misurare la nostra impotenza…vedete…per le piccole vittime di ieri…e per quelle di oggi…l’evangelo non ci fornisce giustificazioni...non c’è giustificazione per le sofferenze ingiustificabili…ma apre delle vie.                                                   La 1ª è la via del diritto al lamento…al grido di dolore e anche di rabbia levato verso Dio…come “Rachele che piange i suoi figli, e non vuole essere consolata”…d’altronde…non c’è consolazione neanche da Dio…di fronte a certe cose…

  La 2ª via…è quella che ognuno di noi deve custodire…la memoria di ciò che…nel mare ribollente di violenza e di strage…tesse la trama di una luce che resta e non si spegne.

Così…il pianto disperato delle madri di Betlemme…è la piccola… struggente luce dell’amore…il dettaglio d’amore che illumina la notte della furia delle belve di Erode. Un dettaglio prezioso…che ci fa lacrimare e insieme anche sperare che...no...la violenza non avrà l'ultima parola…la violenza finirà…e resterà quel pianto che sarà consolato.

È la parola che…nell'Apocalisse…chiude l'intera Bibbia: “Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate” (Apocalisse 21,4).  

Oggi…celebriamo questo Natale come la festa di un Dio che si manifesta nei dettagli.

Festeggiamolo così…il Natale…e allora potrà insegnarci ancora molto.   

Ci insegnerà…ad esempio…che tutta la nostra vita è fatta di dettagli… l’attenzione accordata a qualcuno…un pensiero ascoltato oppure letto che continua a frullarci per la testa…una frase ricordata di una predicazione…perché a volte può capitare persino proprio questo…di ricordare una frase di una predicazione...un brano musicale che ci prova che l’essere umano è anche capace di creare meraviglie…il sorriso di uno sconosciuto per la via…oh…la domanda ingenua e profonda di un bambino...                               

“Alzati, prendi il bambino e sua madre e fuggi in Egitto.....Alzati, prendi il bambino e sua madre e torna in Israele” …                                                

Sì!...Natale è la festa in cui il dettaglio prende il posto che gli spetta, perché Dio si rivela nel dettaglio.

Una festa…in cui scopriamo che…se i grandi eventi e i grandi personaggi ricolmano di sé l’attualità…l’essenziale però si gioca altrove.

Valeva circa duemila anni fa…e vale anche per noi oggi: "una mano che si tende…una parola che si offre…un gesto di pace"...questi gesti di amore…sono ogni volta il dettaglio che fa vivere.

Amen

                                                   Giampaolo Castelletti 


CIRCOLARE CHIESE EVANGELICHE METODISTE DI OMEGNA E INTRA: NATALE 2022

 

L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore”. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia»

(Luca 2,10-12)

 

L’evangelo viene dall’alto. Viene dal cielo, dalla voce dell’angelo, del messaggero inviato da Dio.

L’evangelo che viene dall’alto, dalla voce angelica, consiste nel fatto che “è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore”. É nato: è nato come nasce ogni neonato da che mondo è mondo, è nato come te e come tutti/e noi. Colui che incarna l’evangelo che viene dall’alto, da Dio, è venuto al mondo “dal basso” uscendo dall’utero di sua madre che lo ha partorito. Non scende trionfalmente dal cielo, ma nasce dal basso, da una giovane mamma, per di più in una situazione molto precaria, e viene deposto in una mangiatoria di una stalla di Betlemme.

Nasce dal basso, lui che è “Salvatore, Cristo e Signore”. È Salvatore dei miseri e degli ultimi, salvatore di tutti a partire da quelli che stanno più in basso. È Cristo, cioè il messia promesso dai profeti, è il compimento di una promessa antica che Dio mantiene, e per questo è degno di fiducia. È Signore, più Signore di Erode che, secondo il vangelo di Matteo, appena viene a sapere che è nato lo vuole immediatamente eliminare; più Signore di Cesare, dell’imperatore romano, il cui rappresentante lo farà crocifiggere. Più Signore di tutti gli altri signori di ieri e di oggi, perché è il Signore del Regno di Dio, del regno di pace e giustizia che lui inaugura.

Nasce così in basso che c’è bisogno che una voce dall’alto venga a dirci che è proprio lui il Salvatore, Cristo e Signore. Altrimenti nessuno lo crederebbe; e infatti molti non lo crederanno. Se non ci fosse una voce che ce lo viene a dire, anche noi non potremmo credere che il Salvatore, Cristo e Signore è nato.

Anzi: che è “nato per voi”. Colui che è nato come te e come me, è nato per me e per te, per noi; egli è nato, cioè è venuto nel mondo, Dio lo ha mandato per noi. Per noi è nato, per noi vivrà, per noi insegnerà e guarirà, perdonerà, rialzerà, darà una vita nuova a molte donne e uomini perché per loro e per noi è venuto nel mondo.

E questa è la grande gioia di cui parla l’angelo: la gioia sta nel fatto che è nato colui che farà tutte queste cose per noi, per amore verso di noi. Noi che stiamo qui in basso, come i pastori, a cui l’angelo dà il gioioso annuncio. Noi riceviamo l’annuncio della nascita del Salvatore, Cristo e Signore, la buona notizia, la gioia. Per ascoltare questo annuncio dobbiamo tendere l’orecchio alla voce che viene dall’alto; per incontrare il Salvatore, Cristo e Signore dobbiamo invece volgere gli occhi verso il basso, verso il “bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia” di cui parla l’angelo.

Orecchie verso l’alto, perché l’evangelo viene dall’alto; occhi verso il basso, perché è qui, nella mangiatoia, nella bassezza dell’umanità piccola e periferica che incontriamo il Salvatore, Cristo e Signore. E non solo a Natale: ogni giorno continuiamo ad incontrarlo nell’evangelo che viene dall’alto e nel prossimo che vive qui in basso, accanto a noi. Ogni giorno ci è data questa grande gioia iniziata la notte di Natale. Questa grande gioia nessuno ce la toglie, perché non viene da noi, ma ci è donata da Dio e ci è dato di riceverla ascoltando l’evangelo che viene dall’alto, che ce l’annuncia. Per noi è nato, a noi è annunciata questa grande gioia, che inizia la notte di Natale, ma non ha fine e ci accompagna ogni giorno della nostra vita.

 

Marco Gisola