Culti

Omegna - Via F.lli Di Dio 64
Nel Tempio di Omegna, il Culto di Domenica 14 Dicembre, si terrà alle h.11, seguirà un pranzo comunitario

Intra - C.so Mameli 19
Nel Tempio di Intra, il Culto di Domenica 14 non si terrà, ma si terrà nel Tempio di Omegna alle h.11

23/08/2019

Efesini 5, 8 - 10. Testo e predicazione. Chiese Evangeliche di Trieste. Scala dei Giganti. Domenica 11 Agosto 2019



Care amiche, amici, sorelle e fratelli, nella Parola del Signore, la Bibbia, vi è un libro che ci può aiutare a capire quale possa essere il comportamento più idoneo da seguire per piacere al Signore da parte di tutte/tutti noi, questo libro non è altro che l'epistola dell’apostolo Paolo agli Efesini, Capitolo 5, versetti da 8 a 10 :
“8 perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce 9 - poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità - 10 esaminando che cosa sia gradito al Signore.

Nel brano è scritto che: “Siamo figli di luce e dobbiamo comportarci come figli di luce!”

 

Comportarsi come figli di luce…vuol dire…avere atteggiamenti e modi di fare che rispecchino Dio…perchè Dio è luce e ci ha salvati dalle tenebre facendoci diventare luce in Lui.
Chi non cammina nella luce si troverà nelle tenebre ed è per questo motivo che è importante capire che non ci sono vie di mezzo su chi dobbiamo seguire: o seguiamo Dio…oh seguiamo il peccato! Quindi…giorno dopo giorno dobbiamo scegliere se seguire: “le tenebre”…che significa voler fare quello che ci sentiamo di fare senza seguire i consigli del Signore scritti nella Sua Parola, oppure…seguire la via della “luce”, cioè la via di Dio, la Sua Parola, agendo secondo lo Spirito di Dio e dicendo no al desiderio della mente.                                                                                               
Agendo secondo lo Spirito di Dio e come Gesù Cristo, produrremmo il frutto della “Luce”, il quale consiste in tutto ciò che è: bontà, giustizia, è verità.
(Consideriamo queste tre qualità.)

La Bontà…

La Bontà è una virtù…che è il contrario della cattiveria e del peccato.
La Bontà descrive il cuore della persona, il carattere, il modo di pensare e di agire…è un cuore che desidera il bene degli altri, una persona piena di bontà rispecchia Dio, purtroppo…non sempre riusciamo ad avere un cuore pieno di bontà! 
La chiave per poter essere ripieni di bontà è di considerare e meditare sulla immensa bontà che Gesù Cristo ha dimostrato di avere nel corso della Sua vita di uomo qui sulla terra, così da poterlo imitare.  
Gesù Cristo ha sacrificato sé stesso per liberarci dal peccato, Cristo si dedica giorno e notte ad intercedere per noi davanti al Padre Suo e Padre nostro! Alla luce di tutto ciò possiamo ben dire che la Sua bontà è immensa verso noi peccatori! 
Ricordandoci dunque…della bontà di Cristo…diventarà molto più facile per noi avere bontà verso gli altri e ravvederci ogni volta che il nostro modo di pensare non è pieno di bontà verso gli altri, come quando, anziché agire con bontà, siamo egoisti o usiamo cattiveria verso il nostro prossimo.

La giustizia…

Mentre la bontà riguarda il nostro cuore verso il prossimo, la giustizia riguarda il nostro comportamento giorno dopo giorno nei confronti del prossimo, per far ciò pensiamo al comportamento tenuto da Gesù Cristo nel corso della Sua vita terrena e avremmo chiaramente in mente come dobbiamo comportarci nella vita di tutti i giorni.
Gesù si è comportato sempre con giustizia in ogni aspetto della Sua vita terrena, ogni parola che Egli ha detto, il suo modo di reagire in ogni situazione, il Suo modo di comportarsi quand'era stanco, quando aveva problemi…era sempre con giustizia e nonostante fosse tentato come noi ogni giorno in ogni cosa, non commise mai peccato, ed è per questo che capisce le nostre debolezze, capisce ogni nostra tentazione e ci è vicino per combattere con noi ogni prova che ci si presenta davanti, ma solo se…camminiamo nell’unica via che un figlio di luce deve seguire: “che è quella di camminare nella giustizia”, per far ciò…dobbiamo evitare di peccare in ogni campo della vita, questo vuol dire che dobbiamo comportarci con giustizia ed onestà in tutti i nostri rapporti con il prossimo, nei nostri rapporti in casa, nei nostri rapporti con i colleghi di lavoro, nei nostri rapporti nella società e nei rapporti con i fratelli della Chiesa.

La verità…

Oltre alla bontà e alla giustizia, per camminare come figli di luce dobbiamo anche essere straripanti di verità, ed è un'immensa grazia per noi, se Dio ci ha dato la possibilità di conoscere la verità. Pensate a quanto sarebbe terribile se Dio non ci avesse dato la Bibbia e Gesù Cristo per conoscere cosa è la verità, la vita sarebbe senza certezze! Infatti, pensate a com'è il mondo per coloro che non credono nella Bibbia. Nel mondo troviamo un numero immenso di religioni e di filosofie che cercano di spiegare la vita e l'eternità. Ognuna di esse contraddice l'altra. Umanamente parlando, se non avessimo la rivelazione di Dio, sarebbe impossibile distinguere il falso dal vero. Sarebbe impossibile veramente capire chi è Dio e saremmo nelle tenebre più profonde, per fortuna non è così, Dio si è rivelato al mondo, prima di tutto tramite le Sacre Scritture, e poi, per mezzo di Gesù Cristo. Tramite Gesù Cristo, abbiamo la verità, e perciò, possiamo veramente conoscere Dio come Egli è veramente. In Gesù Cristo vediamo la gloria di Dio, il Quale è pronto a perdonare qualsiasi peccatore che si umilia e si ravvede tramite Suo figlio Gesù Cristo, ma sopratutto, Gesù Cristo deve essere un esempio per noi, così da imitarlo per avere un comportamento di assoluta verità per il motivo che:
“Gesù sempre parlava con verità e si comportava con verità”.
Alla luce di tutto questo, possiamo capire che essere “figli di luce” vuol dire che in ogni campo della vita dobbiamo vivere sempre utilizzando la verità.
Anche in questo caso, non esiste una via di mezzo. O camminiamo nella verità, o camminiamo nella falsità.
Vi sono tanti modi di camminare nella falsità: …“mentire” è una forma di camminare nella falsità… “l'ipocrisia” è falsità…in quanto cerchiamo di apparire ciò che non siamo… “ingannare”…è falsità, tutto questo ci deve far capire che, essere “Figli di luce”, vuol dire: “impegnarsi” allo scopo di vivere la verità in tutto quello che diciamo o facciamo (cfr. Efesini 4:25).
Questo significa, per chi è genitore, vivere ed agire in modo che i propri figli imparino cosa vuol dire agire e vivere nella verità.
Nel matrimonio come nei rapporti con gli altri, dobbiamo agire e dire la verità, per far si che…dal nostro comportamento…tutti sanno di potersi veramente fidare di quello che noi diciamo o facciamo…ma per far tutto ciò…è indispensabile rispecchiare il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, per il fatto che…Egli è verità, ma sopratutto, Gesù stesso faceva sempre la volontà di Dio, ovvero, ciò che era “Piacevole” a suo Padre.
In altre parole…deve essere quello che “piace molto a Dio”.
Al fine di comprendere meglio la parola “Piacevole”, farò un Esempio: “Immaginate il cuoco di un grande re, questo cuoco…non deve servire al re nessun cibo velenoso, come non deve servire qualcosa che non sia di gradimento al re. Se il cuoco, dovesse cucinare delle pietanze che non siano di gradimento per il Re, sarebbe ben presto licenziato dal suo ruolo di cuoco, quindi…deve scegliere i cibi che più piacciono al re.
Se tutto ciò può essere vero per un cuoco che serve un Re umano, quanto di più noi…che abbiamo il privilegio di servire il Re dei Re…dovremmo scegliere ciò che è più piacevole a Dio e non a noi, il nostro versetto infatti, ci insegna a scoprire ciò che più piace a Dio, dicendoci di esaminare ciò che “piace” oh…accettevole e amabile al Signore!
In pratica…questo vuol dire…che dobbiamo impegnarci a capire, in ogni comportamento della nostra vita, come possiamo piacere a Dio, in modo tale di farlo diventare uno stile di vita, che non sia solo un'azione che si compie una volta sola, ma piuttosto, deve essere un modo di vivere ogni giorno sempre nello stesso modo…e lo possiamo realizzare solo conoscendo sempre meglio la Bibbia ed esaminando ogni nostro comportamento alla luce dei principi biblici.
Qualcuno però…potrebbe avere da ridire su questo modo di fare! … dicendo che dover esaminare ogni nostro modo di fare, sia pesante, ma posso assicurarvi che non è così, per il motivo che tutte e tutti noi, in realtà…facciamo ogni giorno, più o meno le stesse cose.
Per Esempio: …Abbiamo modi di fare al lavoro, modi di fare in famiglia, modi di parlare e tante altre abitudini che facciamo volta dopo volta”…quasi sempre allo stesso modo…giorno dopo giorno”. Ebbene…basta esaminare solo una volta…se quei modi di fare…alla luce dei principi biblici, magari consigliandoci con chi conosce la Bibbia meglio di noi…se i nostri comportamenti…sono veramente piacevoli a Dio senza dover riesaminare la cosa ogni volta; ora…
torniamo all'esempio del cuoco del re…una volta che il cuoco, capisce in che modo il re apprezza un certo cibo, quel cuoco non dovrà sempre informarsi di nuovo, perché sa già…quello che piace al re.        Certamente…un re umano potrebbe cambiare gusti, ma Dio non cambia mai, e perciò quello che piace veramente a Dio oggi, piacerà a Dio anche domani, questo doversi informare tramite la Parola del Signore su come dobbiamo comportarci per piacere al Signore, sarà senz’altro un beneficio per tutti noi, anche per il fatto che, non voler piacere a Dio e non gradire i suoi consigli (cfr. Ebrei 11, 6), può portarci a commettere gli errori di Adamo ed Eva I quali…nel giardino dell’Eden…hanno cercato benedizioni migliori al di fuori delle benedizioni di Dio e anziché trovare benedizioni migliori hanno perso l'immensa gioia, la pace e i benefici della comunione con  Dio stesso, essendo poi stati allontanati dal giardino dell’Eden e dovendo lottare ogni giorno per superare una vita di difficoltà.
Ci sarebbero molte più cose da dire, ma il punto che voglio far notare è questo, è molto importante per ognuno di noi esaminare se stesso alla luce del comportamento di Gesù Cristo verso Dio…per vedere se veramente stiamo camminando come “figli di luce”! Se dovessimo riscontrare…che un comportamento della nostra vita non è secondo bontà, giustizia e verità…confessiamo quel peccato a Dio, per far ciò ci può essere di esempio Dietrich Bonhoeffer che dal campo di prigionia nazista scrisse questa preghiera: “Spirito Santo, / donami la Fede, / che dalla disperazione, dale brame e dai vizi mi salva; / donami l’amore per Dio e per gli uomini, / che estirpa ogni odio e amarezza; / donami la Speranza, / che mi libera dal timore e dallo scoraggiamento. / Insegnami a conoscere Gesù Cristo e a fare il Suo volere”.
Questa preghiera ci può servire come esempio per il motivo che…Dio ci perdona e ci purifica da ogni peccato…e dopo…riprendiamo la via di camminare come “figli di luce” vivendo in maniera da dare piacere a Dio che ha mandato lo Spirito Santo per consolarci e guidarci nella vita di tutti i giorni e alla vera “Luce”…Gesù Cristo, il quale ha sacrificato se stesso sulla croce per salvare tutti noi dal Peccato originale causato da Adamo ed Eva e che vive alla destra del padre per intercedere come avvocato…mediatore e sommo Sacerdote per noi giorno e notte, così che possiamo essere perdonati da Dio.
Camminando come Figli di Luce avremo gioia e felicità nei nostri cuori oggi e nel prossimo futuro. Sia così per tutti noi.
AMEN
Giampaolo Castelletti

03/08/2019

Andando, predicate e dite: “Il regno dei cieli è vicino”. (Matteo 10:7)



Cari fratelli e sorelle,
“Il regno dei cieli è vicino”: Questa era un'affermazione centrale del messaggio di Gesù,
è ciò che hanno predicato i primi discepoli e poi tante generazioni fino ai giorni nostri.
Qualcuno potrebbe obiettare: Se era già vicino al suo tempo, non dovrebbe essere già
arrivato? Qui si potrebbe rispondere che il regno dei cieli è infatti già arrivato e sempre
arriva ed è sempre vicino. Anche Gesù afferma che il regno di Dio è già tra di noi.
Infatti dovremmo comprendere il regno di Dio in primo luogo come una realtà
trascendentale, cioè una realtà che trascende la nostra realtà terreste spazio temporale. È
una realtà determinat dalla presenza di Dio, dal suo amore e dalla sua pace. Dio ci è
sempre vicino e questo lo possiamo sperimentare (non per libera volontà, ma come
possibilità) perché siamo creati ad immagine di Dio, cioè siamo creati aperti verso una
realtà trascendentale.
L'apertura verso una realtà trascendentale ci distingue dagli animali e fa sì che solo nella
fede possiamo realizzare la nostra piena umanità. Una vita egocentrica in funzione dei
propri piaceri può escludere completamente ogni forma di trascendenza, ma è una vita
senza senso e destinata alla morte. A chi vive così come credenti dovremmo annunciare:
“Il regno dei cieli è vicino”. La dimensione della trascendenza non solo non è lontana,
ma è anche molto pressante, perché qui si gioca il senso o non senso della nostra
esistenza. Dio è vicino ad ognuno di noi e più ci apriamo alla sua presenza, più ci
sembra vicino e più la sua vicinanza diventa importante. Perciò quasi sempre nei tempi
di intensa spiritualità, l'idea della vicinanza del regno diventò più dominante (d'altronde
anche Lutero vedeva la fine dei tempi vicina)
Dove viviamo a partire dalla fede, il regno di Dio si realizza nel mondo e trasforma la
nostra vita e la nostra società. Siccome viviamo nel mondo è comprensibile e a volte
necessario che la vicinanza di Dio venga oggettivata in un'aspettativa spazio temporale,
per cui la vicinanza del regno di Dio spesso fu espressa nella aspettativa della fine
imminente del mondo e del tempo. Oggi abbiamo demistificato il mondo per cui non
usiamo più oggettivare la vicinanza di Dio. Ciò però non significa che il regno dei cieli
ci sia meno vicino, anzi, riscoprendo la dimensione trascendentale della nostra umanità
troviamo che la nostra esistenza dipende direttamente da Dio. E questa è una buona
notizia.
Vostro
Pastore Dieter Kampen

28/06/2019

Che fine farà il samaritano? . La difficoltà di farsi prossimo oggi



C’è un testo nella Bibbia che tutti conosciamo: la parabola del buon samaritano. Una figura scomoda, un uomo considerato da Israele impuro ed eretico, uno da cui non ci si aspetta nulla di buono e da cui tenersi lontani. Eppure quest’uomo, nel racconto del vangelo di Luca, presta aiuto a un uomo ferito che è stato aggredito da dei banditi e lasciato per strada. Questa figura, nei secoli, è servita a mettere sull’avviso tutti coloro che si sono trincerati dietro una fede formalmente corretta ma incapace di avvicinarsi a chi è in difficoltà. Non è stato capace di farlo il levita, né il sacerdote e molto spesso non sono state capaci di farlo le chiese. Per secoli l’amore verso il prossimo è stato incarnato da quest’uomo che presta le prime cure, spende il suo tempo e il suo denaro per trovargli un alloggio e si preoccupa per la sua salute. Il buon samaritano sfida la nostra pigrizia, il nostro egoismo, la nostra vocazione e ci chiama a farci prossimi di chi incontriamo per strada anziché chiedere quali siano le persone di cui dobbiamo occuparci. In questi ultimi anni ho cercato, come molte e molti altri nel mondo, di farmi prossimo di coloro che, in fuga dal proprio paese, hanno scelto di cercare futuro in Europa. Io come molti altri credenti, semplici cittadini, membri di Ong, pescatori, membri del Soccorso alpino, volontari di associazioni, ci siamo lasciati interrogare e abbiamo cercato di dare un senso alla parola biblica con cui si conclude la parabola: «Va’ e fa’ la stessa cosa». Ma da tempo sono sempre più sgomento. Il buon samaritano non è più un paradigma da imitare, è diventato invece un fuorilegge. La capitana della Sea Watch, Pia Klemp, rischia vent’anni di carcere per aver soccorso in mare persone che stavano affogando, numerosi amici francesi a Briançon sono sotto processo da mesi, perché hanno raccolto per strada persone che rischiavano di morire in mezzo alla neve al colle del Monginevro. Chi espone pubblicamente una sciarpa su cui è scritto «Ama il prossimo tuo» viene picchiato da militanti di destra e infine deriso dal ministro dell’Interno. Penso ai due francesi che la settimana scorsa sono stati arrestati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, semplicemente perché hanno dato un passaggio a persone dalla pelle scura che si erano perse nei boschi di notte sotto la pioggia. Come se aiutare qualcuno, considerato che non si è tenuti a chiedere i documenti a meno di appartenere alle forze dell’ordine, costituisse di per sé un reato. Penso a quelli che, in questi anni, hanno aiutato con un paio di scarponi, un posto letto, qualcosa da mangiare, con il calore umano di chi cerca di ascoltare la storia altrui e prova, almeno per un attimo, a strapparti alla solitudine e alla disperazione che hanno la forma di un foglio di respingimento, di una notte gelida in mezzo alla neve e degli affetti che da anni sono solo un messaggio su WhatsApp. Penso a B., vittima del circuito della prostituzione, respinta alla frontiera due anni fa, che ho ospitato a casa mia per qualche settimana; penso alle diecimila persone che in questi due anni hanno valicato il Monginevro per raggiungere la Francia; penso ai minorenni non tutelati e rimandati in Italia, quelli a cui la gendarmerie ha rifiutato il diritto di fare domanda di asilo con metodi poco democratici. Penso alla ragazza morta annegata in un torrente, dopo esser stata inseguita di notte dalla polizia. Penso a Mamadou, di cui è stato ritrovato poco più di un braccio nei boschi di Bardonecchia. Penso alle ragazzine stuprate nei campi libici che hanno attraversato il Colle della Scala, in inverno, incinte all’ottavo mese.
Molti come me si sono lasciati interrogare dal buon samaritano e hanno risposto che non si poteva fare diversamente, che non si lascia la gente in giro in montagna come non la si lascia in mare. Penso però che avremmo potuto fare molto di più. Nei giorni scorsi il governo ha dichiarato fuorilegge la figura del buon samaritano: mi preoccupa il fatto che sia diventato lecito lasciar affogare creature umane o normale mandare a processo chi cerca di farsi prossimo. Mi preoccupano le duemila persone che manifestano a difesa del tabaccaio che spara per difendere il proprio negozio. Il diritto di migrare, la possibilità di usare il proprio passaporto per muoversi, il diritto di vivere in un paese dove istruzione, sanità e lavoro siano possibilità reali non sono più percepiti come tali. La colossale disuguaglianza economica tra i paesi da cui si emigra e quelli nei quali si vorrebbe vivere non è percepita come ingiustizia, bensì come il giusto benessere che nessuno ci può togliere. E coloro che non sono d’accordo vengano pure derisi, imprigionati e messi a tacere. Mi preoccupo perché per la prima volta in vita mia, dopo aver a lungo riletto, ho avuto paura e ho cancellato delle righe.

Davide Rostan

Calendario Culti Luglio & Agosto


Pensiero tratto dal testo di Isaia capitolo 26, versetto 9a di domenica 2 Giugno 2019


Le mie profondità ti anelano nella notte, lo spirito che vive in me viene in cerca di Te... (Is 26:9a) 

Così Isaia parla al suo Dio: suonano come le parole di un innamorato. Sì: perché Isaia è innamorato del suo Dio. La notte gliene fa desiderare la presenza ed il sentimento che nasce in lui dal profondo sembra quasi involontario, incontrollato, qualcosa che, nell'intimo, lo muove irresistibilmente.  Le traduzioni sono ciò che forse più assomiglia a noi esseri umani: un qualcosa di inevitabilmente imperfetto, incompiuto. Quando Isaia si rivolge a Dio nel breve passo che abbiamo ascoltato quest'oggi, gli parla, naturalmente, in ebraico; e Gli dice: “La mia nefesh ti anela nella notte”. Solitamente, le traduzioni delle bibbie italiane riportano, per nefesh, il termine “anima”, di modo che le parole di Isaia suonano in questo modo: “L'anima mia ti anela nella notte”. Soltanto che, detto così, qualcosa dell'originale si perde. La lingua ebraica, a differenza della nostra, non conosce termini astratti. Che cosa vuol dire? Che ogni parola, in ebraico, si esprime attraverso un riferimento alla realtà concreta. Nefesh, letteralmente, significa gola: il luogo da cui esce la voce. E la voce di ciascuno, si sa, è unica ed inconfondibile. In più, la voce è anche lo strumento con cui, se cerchiamo qualcuno, soprattutto di notte, quando non possiamo vederlo, chiamiamo il suo nome. Isaia chiama Dio e lo chiama con quella voce che sa che Dio riconoscerà tra mille, quella voce che, da sola, sarà sufficiente a Dio per comprendere che, chi lo sta chiamando, è Isaia e non qualcun altro. 
Prosegue poi il nostro testo: “Lo spirito che vive in me viene in cerca di Te”. Traduciamo con spirito il termine ebraico ruah, che letteralmente significa vento. Il vento, com'è noto, è un elemento imprevedibile, sfuggente, che sa essere dolce o furioso: in ogni caso, un qualcosa di indomito, ciò che più ricorda la vita e la libertà. La parte libera di Isaia, quella che più profondamente lo fa sentire vivo, quella che spesso lo mette in moto e gli dà la forza dell'annuncio e della denuncia: questa è lo “spirito”, la ruah di Isaia. L'elemento vitale: non a caso, femminile. Ma la cosa più interessante è che ruah è il termine usato per definire anche lo spirito di Dio, che non è, quindi, un qualcosa di estraneo all'uomo. Spesso il linguaggio religioso pone l'accento sulla distanza che separa Dio dall'essere umano: meglio farebbe a sottolineare quelli che sono gli aspetti che rendono Dio e l'uomo l'uno vicino all'altro. Uno di questi aspetti, forse il più significativo, è che Dio e l'essere umano condividono il medesimo spirito. 
A partire dalla mia meditazione di questo breve versetto di Isaia, vorrei proporvi di riflettere insieme su un aspetto tra i mille che lo spirito possiede. Il primo riguarda quella che chiamerei “la necessità della sosta”. Cerco di spiegarmi. Credo che ognuna ed ognuno di noi abbia sperimentato, nell'arco della propria esistenza, una sensazione di smarrimento, dovuta all'incapacità di trovare un senso a ciò che viviamo. Di solito, questi momenti di lucidità, nascono non appena facciamo ciò che il nostro stile di vita normalmente ci impedisce di fare: una pausa. È quando ci fermiamo che, d'improvviso, ci sembra affannoso e vano il nostro correre, inseguendo desideri che non sono i nostri, convincendoci che il vuoto non sia altro che uno spazio da riempire, mai da abitare. 
Dimentichiamo che il vuoto è lo spazio in cui un suono si propaga, è il luogo dell'ascolto, il silenzio nel quale Dio e la vita ci chiamano a sostare, a rifiatare. È luogo di ristoro, “pieno spazio vuoto”, fonte alla quale dissetarsi. Senza pause non c'è ritmo, non c'è pulsazione, non c'è respiro. Tutto ciò che è vita, vive di pause. La vita che sempre più conduciamo, è una vita priva di pause, una corsa in cui è meglio fermarsi il meno possibile, perché quando si sta fermi si pensa, e pensare, spesso, è doloroso. Eppure questa quiete apparente è il luogo più fertile dell'autentico ricercare. Isaia cerca Dio nella calma del proprio respiro, come sprofondando, lentamente, dentro di sé, come se tornasse per un istante nel grembo da cui, un giorno lontano, è uscito, come se rifiutasse di rimanere sconosciuto a se stesso. Fermarsi mette in movimento l'invisibile che abita in noi e permette a Dio di attraversarci, di sostare un istante nelle nostre vite, di farci avvertire, almeno un attimo, un'ombra di senso, una carezza sui nostri cuori stanchi.
(Domenica 2 Giugno 2019 – Alessandro Esposito)

19/06/2019

Programma Festa delle Scuole Domenicali del VI Circuito


Come arrivare ad Omegna


                                                                                               Chiesa Metodista di Omegna
                                                                                               Via Flli. Di Dio,64
                                                                                                28887  Omegna (vb)

Alla cortese attenzione,
coordinatrice delle Scuole Domenicali del VI Circuito Sig.ra Marlis.

Rispondo alla vostra mail inviata al Past. Alessandro Esposito in merito alla festa delle Scuole Domenicali che si svolgerà ad Omegna il 23 Giugno.

Come arrivare ad Omegna.
In autostrada, si prende la direzione Laghi, si segue la deviazione per Gravellona Toce, si esce a Gravellona Toce, all’uscita a destra, seguendo la direzione per Novara, circa 6 KM siete ad Omegna.

In treno:
Da Milano, direzione Domodossola scendere alla stazione di Verbania Fondotoce, da li c’è un servizio di linea di autobus in direzione Omegna.
Per i posteggi non ci sono problemi, nelle vie adiacenti alla chiesa si trovano facilmente posti.

Pranzo:
Noi organizzeremo un pranzo completo (un primo, un secondo, caffè) compreso il bere, come pure una merenda per i ragazzi.
Per quanto riguarda il prezzo non abbiamo deciso alcuna cifra, lasceremo ad offerta libera.
Riguardo alla passeggiata verso il lago, essendo una piccola cittadina, ne parleremo in mattinata e vi daremo le indicazioni per i vari percorsi.
Vi saremmo grati se ci farete sapere il numero di persone che parteciperanno.

Spero di esservi stato di aiuto, comunque vi lascio il mio N° di telefono per ogni eventualità.
335 6383792 Gianni.


FESTA DELLA SOLIDARIETA' E DELLA COMUNITA' DI OMEGNA (Vb)




Chiesa Evangelica Metodista
                        di Omegna


FESTA DELLA COMUNITÀ E
DELLA SOLIDARIETA'

21 – 22 – 23 GIUGNO 2019

VENERDÌ 21 - SABATO 22
ore 19:30 CENA


DOMENICA  23 GIUGNO

ORE 11:30 CELEBRAZIONE COMUNITARIA
ORE 13:00 PRANZO
ORE 19:30 CENA

Parte del ricavato sarà devoluto alla:
Associazione amici dei bambini cardiopatici

per informazioni e prenotazioni:  0323,60632 / 0323,862380 / 3937534494

27/05/2019

Pensiero tratto dal Vangelo di Marco, capitolo 16, versetto 6



“Cercate Gesù di Nazareth, quello che hanno crocifisso? È resuscitato, non è qui.” (Marco 16:6)

È uscita circa dieci anni fa una biografia originale di Bob Dylan, intitolata I’m not there, “Non sono qui”. Reputato un personaggio molto schivo, Dylan non compare in questo film: sei attori rappresentano le diverse tappe della sua vita.
Questo mi ha fatto pensare a Gesù, al mattino di Pasqua. Per le donne che vengono per ungerlo, Egli è nella tomba, visto che è morto crocifisso. Però il sepolcro è vuoto, la pietra è stata rimossa e un giovane uomo, vestito di bianco, è seduto sulla pietra e dice loro: “Voi cercate Gesù di Nazareth, quello che hanno crocifisso? È resuscitato, non è qui”. Il giorno si alza su questa novità di Pasqua e sulla nuova identità di Gesù, il risorto: questo sarebbe stato scritto sulla sua carta di identità (se ne avesse avuta una!). È stato crocifisso e questo sarebbe stato scritto sull’atto di decesso. E le donne lo cercano là dove dovrebbe essere ma non c’è più. Dove possiamo trovarlo?
E noi? Possiamo cercarlo tra i personaggi che hanno segnato la Storia… ma non c’è, oppure c’è ma come un personaggio importante del passato. Possiamo cercarlo là dove il suo percorso terrestre è terminato: la croce. Ma non è là, non è soltanto là. Non è qui: il sepolcro è vuoto, la pietra è stata rimossa e un essere vivente è lì al suo posto. Allora perché non cercarlo là dove c’è la vita, là dove Egli ci precede? Il giorno della Resurrezione nessuno l’aveva visto ma un messaggero aveva detto: “Andate in Galilea, Egli vi precede”.
Ecco: queste donne che credono partono per annunciare il lieto evento ai discepoli (sappiamo che non sono state credute). Come le donne al mattino di Pasqua, il nostro cammino può iniziare nella notte dei perché? Come? E’ vero? Dove è?, senza la presenza concreta e visibile di Gesù. Ma anche di notte la strada è illuminata, perché Chi ci precede ci indica la strada e ci ha fatto una promessa: “Io sono il cammino, la verità e la vita. Non vi lascerò soli, sarò con voi sino alla fine del mondo”.
Leggiamo nell’evangelo secondo Luca, al capitolo 24, che Gesù appare a due discepoli, che non Lo riconoscono. Bisogna aspettare un bel po' prima che i loro occhi si aprano! Non Lo riconoscono quando cammina con loro e nemmeno quando Egli spiega loro i passi della Bibbia che lo riguardano. Ma quando, a tavola, Gesù prega, spezza il pane e lo distribuisce, allora i loro occhi si aprono… ma Gesù, presenza concreta fino a questo momento, sparisce dalla loro vista. In questo racconto c’è questa progressione: Gesù cammina con loro, parla con loro, spiega le sacre scritture, fa finta di voler continuare il viaggio da solo, non si impone, lascia che siano loro ad invitarlo. Poi, al momento della condivisione del pane, sparisce. Perché?
Infine, vi è una scena narrata da Giovanni, al capitolo 21. Siamo sul lago di Galilea. I discepoli, avendo ripreso il loro lavoro di pescatori, stanno tornando a riva dopo una lunga notte, senza aver pescato nemmeno un pesce. Sono stanchi e tristi, fortemente provati dal dramma della crocifissione. D’improvviso scorgono un uomo che non conoscono, vicino ad un fuoco. Possiamo immaginare la scena. La conversazione inizia: “La pesca è stata buona?” dice l’uomo. “No” risponde uno dei pescatori, “nemmeno un’alborella!”. Riprende l’uomo: “gettate la rete dal lato destro della barca e troverete pesce”. E così fu. Poi l’uomo li invita a fare colazione di pane e pesci (non vi dice niente pane e pesci?). Nessuno ha il coraggio di domandargli: “Chi sei?”, ma hanno capito che è il Signore.
Con questi tre racconti abbiamo visto Gesù presente, visibile e invisibile, presentandosi ogni volta sotto una veste diversa: ad aspettare i pescatori sulla riva del lago, a camminare con i discepoli sulla strada di Emmaus, a dialogare con le donne al sepolcro la mattina di Pasqua. Abbiamo visto un Gesù che ci precede, che ci indica la strada, che ci aspetta sulla riva della nostra vita, quando siamo tristi e scoraggiati. Lo abbiamo visto davanti a noi, con noi, invisibile ma sempre presente. Ancora oggi e più che mai, visti i tempi che viviamo, mantiene la sua promessa: “Sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.
(Gigí Dutoit, membro del Consiglio di Chiesa di Intra)