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mercoledì 21 agosto 2013


Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese: "La nostra è una chiesa povera"

Intervista a cura di Gaëlle Courtens

Roma (NEV), 14 agosto 2013 - A Torre Pellice (TO), nelle "valli valdesi", si apre domenica 25 agosto il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi (vedi notizia seguente). In prossimità di questo appuntamento abbiamo chiesto al pastore Eugenio Bernardini, eletto l'anno scorso alla carica di moderatore della Tavola valdese (organo esecutivo dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi), di indicarci i principali temi di cui si troverà a discutere quello che è il massimo organo decisionale della più antica chiesa protestante al mondo.



Pastore Bernardini, quali sono i temi, le preoccupazioni e le speranze che caratterizzeranno il Sinodo di quest'anno? 
Chiaramente il Sinodo è sovrano e deciderà via via quali priorità dare alla discussione in aula. Tuttavia, si può prevedere che quest'anno particolare attenzione verrà data ai temi soprattutto interni alle nostre chiese. Il ché significa affrontare una situazione di crisi economica che sta andando avanti da tempo e colpisce tutte le famiglie di questo paese, da Nord a Sud, e quindi anche le nostre chiese che non usufruiscono di finanziamenti pubblici, ma che si autofinanziano per quel che riguarda le attività di culto.
Naturalmente ogni anno il nostro Sinodo dedica una parte dei suoi lavori ad esaminare questioni che riguardano la società. Da questo punto di vista non mi stupirei se si parlasse di questioni etiche e bioetiche, delle famiglie "al plurale" e del loro riconoscimento, della violenza contro le donne e del femminicidio. Probabilmente si affronterà anche il tema dell'omofobia, un fenomeno che da tanti anni cerchiamo di contrastare anche con un'azione interna, teologica, culturale. Basti pensare alla scelta, votata nel 2010 dal Sinodo, della legittimità delle benedizioni delle coppie omosessuali.
In questo momento di profonda crisi non mancherà il tema, drammatico, del progressivo smantellamento dello Stato sociale. Voglio solo ricordare in Piemonte l'impegno delle chiese per il mantenimento del servizio sanitario pubblico e quindi anche degli ospedali valdesi che, nella zona del pinerolese, è stato anche occasione di impegno ecumenico con la diocesi. Abbiamo di fronte tempi ancora molto difficili e noi cerchiamo di affrontarli sviluppando la nostra azione di solidarietà verso il prossimo in modo molto concreto, ma anche attraverso la responsabilità sociale che le nostre chiese hanno sempre dimostrato per la salvaguardia dei diritti e naturalmente dei doveri, anche in quest'epoca di crisi sociale ed economica.

Il dialogo ecumenico sarà un tema?
Certamente. Inteso come dialogo con tutte le chiese cristiane a cominciare dalle relazioni con il vasto mondo delle chiese evangeliche con cui abbiamo dialoghi molto aperti e approfonditi. E poi abbiamo relazioni anche con i rappresentanti delle altre religioni. Naturalmente c'è anche il dialogo con il cattolicesimo a cui il nuovo papa sta dando delle sferzate di cambiamento, sia sul piano del linguaggio, sia su quello delle immagini, molto importanti.
Al Sinodo avremo, dopo tanti anni, una significativa presenza della Conferenza episcopale italiana (CEI): all'apertura avremo infatti mons. Mansueto Bianchi, presidente della Commissione CEI per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso. Chissà che non sia un primo risultato dell'aria nuova che papa Francesco sta portando a livello centrale.

Quest'anno la Tavola valdese si troverà a gestire 37 milioni di euro dei fondi dell'otto per mille (OPM), una cifra pressoché triplicata rispetto agli anni precedenti, incassata grazie all'accesso anche alle quote non espresse. Cosa significa per voi questo balzo in termini di gestione e di responsabilità nei confronti dei contribuenti? Se ne parlerà al Sinodo?
Sì, credo che il Sinodo lo affronterà in termini molto approfonditi, perché quest'anno, per la prima volta, abbiamo da amministrare le risorse che provengono dalle scelte non espresse e che rappresentano ben il 60% dei fondi dell'OPM. In termini di responsabilità significa fare ancora più attenzione perché i contribuenti sappiano come vengono utilizzati i loro soldi, che per il 50% restituiamo alla società italiana, sostenendo progetti culturali, educativi, sociali, sanitari... l'altra metà dei fondi OPM è destinata a progetti all'estero a sostegno dei grandi temi della giustizia, della pace, della fame. Molti progetti andranno a sostenere la vita dei rifugiati nei campi profughi, in particolare in Siria, e quella delle persone in situazioni di emergenza, che sono tantissime nel mondo. Stiamo anche aumentando i progetti di aiuto nei territori palestinesi. Ci impegniamo a restituire le risorse che vengono dalle tasse degli italiani in modo più a-confessionale possibile.

Il fatto che ci si sia avvicinati a questi numeri davvero eccezionali per una piccola chiesa com'è quella dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi, porterà a fare una riflessione generale sul meccanismo dell'otto per mille?
Più che una chiesa piccola, sottolineerei che siamo una chiesa povera, perché abbiamo scelto di vivere con le risorse che ci vengono fornite dai nostri membri di chiesa, simpatizzanti e amici. Per noi è una scelta di responsabilità e libertà che manteniamo da quando siamo nati otto secoli fa.
Comprendiamo che qualcuno incominci a chiedersi se il meccanismo dell'OPM non possa essere modificato. Una rivisitazione della normativa che veda, per esempio, una riduzione dall'otto al sette o sei per mille, o l'abolizione della ripartizione delle quote non espresse, noi la comprenderemmo e la sosterremmo. Anzi, dopo tanti anni, una rivisitazione della materia tutta sembrerebbe più che giustificata. Senza dimenticare che chi usufruisce dell'OPM è già privilegiato rispetto ad altre confessioni religiose, perché tutelato da un'Intesa con lo Stato. Da quest'anno, questa platea è sicuramente più plurale, ma ancora lontana dalla reale situazione di pluralismo religioso presente in Italia.

E sul fronte della trasparenza dell'utilizzo dei fondi? La normativa vigente non prevede l'obbligo di rendere pubbliche le rendicontazioni.
Noi riteniamo che quello di rendere conto in modo trasparente, preciso, tracciabile l'utilizzo dei soldi pubblici dovrebbe valere per tutti. Per quanto ci riguarda lo facciamo dal primo centesimo che entra all'ultimo che esce, e chiunque può verificarlo sul nostro sito internet. Ogni anno nel mese di luglio tutte le confessioni sono tenute a fare una relazione dettagliata dell'utilizzo dell'OPM al Ministero dell'Interno, relazione che noi mettiamo a disposizione degli italiani.

Alla luce della crisi che attraversa il nostro tempo, come definirebbe oggi, in questa Italia, la vostra missione?
Il mestiere delle chiese è quello di portare a chiunque la speranza di Gesù Cristo che significa la fiducia che un mondo nuovo è possibile, con delle persone rinnovate che sappiano cambiare anche la società. Noi lo facciamo attraverso l'aiuto concreto alle persone, senza tuttavia dimenticare quelle che sono le responsabilità della società e delle istituzioni verso le fasce più deboli e deprivate del nostro paese.

Quale speranza?
La speranza è che la classe politica italiana abbia la capacità di dare delle risposte efficaci in un momento straordinario. Noi siamo preoccupati, perché continua ad esserci prevalentemente troppa attenzione agli interessi di parte, quando invece andrebbero, appunto, messi da parte. Vorremmo più lungimiranza e senso di responsabilità.