Verbania - C.so Mameli 19
*Culto domenicale ore 10:30

Omegna - Via F.lli Di Dio 64
*Culto domenicale ore 10:30

mercoledì 19 dicembre 2012

Buone Feste!

Televisione. La rubrica Protestantesimo di RAIDUE compie 40 anni



Roma (NEV), 19 dicembre 2012 - A gennaio 2013 la rubrica televisiva "Protestantesimo" di RAIDUE compie 40 anni. 40 anni di dibattiti su temi teologici, etici e culturali, servizi di attualità sulla vita delle chiese evangeliche in Italia e all’estero, profili storici, studi biblici. Per celebrare la ricorrenza la rubrica, a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), il prossimo 6 gennaio dedica un'intera puntata ai momenti salienti della storia recente, raccontati con la "prospettiva protestante" che, sin dalla prima messa in onda il 4 gennaio 1973, ha contraddistinto questo magazine. "Protestantesimo, nella varietà dei suoi linguaggi, ha cercato di essere il biglietto da visita di un modo alternativo di vivere l’Evangelo", spiega il caporedattore Marco Davite, sottolineando il contributo alla pluralità dell'informazione che la rubrica ha cercato di onorare in questi 40 anni. Più di 1000 trasmissioni che hanno attraversato il nostro tempo dal bianco e nero all’epoca di Twitter. Aperta all'incontro ecumenico e al dialogo tra le fedi, la rubrica è da sempre attenta alle sfide della società contemporanea, al rapporto chiesa e società e agli scottanti temi dell'etica e della bioetica. "Se 40 anni vi sembran pochi": questo il titolo della puntata che ripercorrerà sinteticamente la storia del nostro paese. "Cercheremo di capire come è cambiata l'Italia e come 'Protestantesimo' ha raccontato questi cambiamenti", è quanto ha anticipato Davite. Il prossimo 6 gennaio all'una di notte circa, con repliche lunedì 7 gennaio sempre all'una di notte e lunedì 14 alle 9.30.

mercoledì 12 dicembre 2012

False accuse alla laicità

di Eric Noffke, pastore valdese

Per fortuna il discorso del cardinale Scola, pronunciato a Milano in occasione della festa di Sant’Ambrogio, ha suscitato un coro di sdegno: diverse riposte, puntuali ed intelligenti, sono arrivate da alcune delle voci più autorevoli del panorama intellettuale italiano. Giustamente si è visto nelle parole dell’arcivescovo di Milano un ennesimo attacco all’idea di laicità e un inquietante auspicio a tornare al confessionalismo di Stato; il suo riferimento ad un presunto modello americano (che, è stato fatto notare correttamente, in quei termini oggi non esiste neanche più) sembra più uno specchietto per le allodole che una proposta seria. In realtà, in prossimità della campagna elettorale Scola ha voluto mandare ai milanesi tutti, a cominciare dal loro sindaco, il chiaro messaggio che le cose, nell’arcidiocesi di Milano, sono cambiate. Non che avessimo molti dubbi in proposito, ma un discorso come questo ci ripropone la domanda se una certa gerarchia cattolica voglia davvero porsi come interlocutore in un dialogo pubblico o se non abbia piuttosto ragione Paolo Naso quando, sul sito della Chiesa Valdese, parla di “guerra fredda”. In tal caso dobbiamo leggere le parole di Scola come una chiamata alle armi contro lo Stato laico; d’altra parte tutto il lavoro di Comunione e Liberazione non esprime proprio questo progetto?

Che la direzione sia questa ce lo dice prima di tutto il riferimento a Costatino, proprio in apertura del discorso di Scola. Invece di essere magistra vitae, la storia diventa piuttosto un’arma da guerra e altro non potrebbe essere la fuorviante immagine di Costantino eletto a patrono della libertà religiosa. È vero, il suo editto del 313 ha posto la parola fine alle persecuzioni dei cristiani, i quali saranno stati felici di poter professare la loro fede senza la paura di rischiare la vita. Esso, però, è stato il preludio delle persecuzioni degli eretici i quali, tra l’altro, con la loro stessa esistenza accusavano prima l’imperatore, poi il papa re di un uso politicamente e ideologicamente strumentale del cristianesimo. Per non parlare, come giustamente ci fa notare Vito Mancuso su Repubblica, della messa al bando dei culti pagani, ben presto a loro volta oggetto di condanne e vessazioni. Di Costantino e della svolta che impresse alla storia del cristianesimo ci sarà tempo per parlare nel corso dell’anno in maniera storicamente più argomentata e seria. Vederlo evocato in un atto di accusa alla laicità, però, richiama echi inquietanti di tempi che vorremmo lasciarci alle spalle. Dal cesaropapismo allo stato pontificio, la storia è piena dei pessimi esiti della commistione tra Stato e Chiesa. Ad ogni modo, proprio la storia è uno dei campi in cui si combatterà questa guerra, fredda o calda che sia, contro la laicità.

C’è poi un secondo punto che mi pare importante evidenziare: quali sono le fazioni opposte in questo confronto? Se da una parte, infatti, sta una maggioranza della gerarchia cattolica, con le sue spade affilate puntate contro lo schieramento laico e la sua cultura presunta secolarizzata, dove si collocano gli altri? E soprattutto, il mondo evangelico italiano da che parte sta? Quanti, nelle nostre chiese, sono tentati dal frutto polposo, ma avvelenato, della battaglia cattolica per i valori “non negoziabili” in campo etico? Naturalmente è un’illusione immaginare che il mondo evangelico possa assumere una posizione comune; ma non sarebbe una cattiva idea quella di evitare pericolose neutralità o scomode strumentalizzazioni. Siamo davvero appiattiti sull’alternativa tra una laicità alla francese o all’americana, quando nel nostro paese non abbiamo avuto né la Riforma protestante né la rivoluzione francese? Credo che sarebbe il caso di chiarirci le idee in qualche modo, magari proprio partendo dal diciassettesimo centenario dell’editto di Costantino.

Oggi più che mai, dunque, è necessario affermare che le accuse di Scola alla laicità sono false, soprattutto in Italia. Bisogna opporsi con forza a chi, come lui, cerca di riproporre, neanche tanto sotto mentite spoglie, una religione intesa come soffocante cappa liberticida, collaudata macchina di controllo delle coscienze, tesa alla difesa di ben precisi interessi di parte. Ma non basta: dobbiamo pure agire per offrire al nostro paese una reale alternativa evangelica, nel pensiero e nelle opere.
(nev-notizie evangeliche 50/12)

Laicità. FCEI: "Le parole di Scola aggrediscono il principio di laicità"

Il discorso dell'arcivescovo di Milano indice di una "restaurazione"

Roma (NEV), 12 dicembre 2012 - Con un comunicato stampa diffuso lo scorso 7 dicembre la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha preso posizione su quanto pronunciato dal cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, in occasione del tradizionale discorso per la festa del patrono della città, Sant'Ambrogio. Il cardinale, partendo da una riflessione generale sull'anniversario dell'Editto di Milano del 313, ha parlato di un "inizio mancato" in materia di libertà religiosa, per poi passare ad un'analisi contemporanea che vedrebbe una presunta esclusione dallo spazio pubblico delle religioni, esclusione riconducibile alla laicità dello Stato inteso come neutralità nei confronti delle espressioni di fede. Un ragionamento, quello di Scola, che in questi giorni ha suscitato diverse reazioni da parte di opinionisti credenti e non credenti.

Sconcerto per le parole di Scola è arrivato anche da ambienti evangelici. Di seguito la dichiarazione raccolta a caldo dal politologo Paolo Naso, coordinatore della Commissione studi della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), e diffusa lo scorso 7 dicembre a mezzo di comunicato stampa: "Le parole del cardinale Scola nel tradizionale messaggio alla città del 6 dicembre, lasciano sorpresi e sbigottiti perché aggrediscono quel principio di laicità che costituisce, oltre che un caposaldo della nostra Costituzione, l’architrave di ogni modello di convivenza tra fedi diverse nello spazio pubblico. L’arcivescovo di Milano va persino oltre il tradizionale appello di questo pontificato per una 'sana laicità' e denuncia 'una cultura fortemente connotata da una visione secolarizzata dell’uomo e del mondo, priva di apertura al trascendente' e che, se fatta propria dallo Stato, 'finisce inevitabilmente per limitare la libertà religiosa'. Scola è fine intellettuale e, se usa parole così nette ed esprime giudizi così perentori, è chiaro che ha un obiettivo preciso: a noi pare che intenda richiamare il suo gregge al fatto che il pastore è cambiato, che il tempo di Martini e Tettamanzi è ormai finito e con esso quello spirito di pluralismo, di laicità e di dialogo che per una lunga stagione hanno caratterizzato il cattolicesimo ambrosiano. Ruvidamente, come ruvide sono state le parole udite dalla Cattedra di Sant’Ambrogio, potremmo definirla 'restaurazione'".

Il pastore della chiesa valdese di Milano, Giuseppe Platone, che è anche segretario del Consiglio delle chiese cristiane del capoluogo lombardo (CCCM), per parte sua ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Il cardinale Scola ci ha crudemente messi di fronte al fatto di trovarci, sul tema della libertà religiosa, su posizioni lontane, contrapposte, che in prospettiva rischiano di rendere il cammino ecumenico ancora più faticoso di prima. Non siamo comunque di fronte a degli ultimatum o diktat ma a posizioni, teologicamente e culturalmente diverse che possono (e forse desiderano) un confronto leale, senza scomuniche ma anche senza sconti. Dopo quindici anni di un cammino che ha visto cadute e energici rialzamenti, il CCCM, alla vigilia dell'anniversario della 'svolta costantiniana', è di fronte ad una sfida seria che deve trovare la sua risposta nella fedeltà all'evangelo del Cristo che ha dato tutto se stesso senza prendere nulla per sé. Come dire che le religioni, che camminano tutte con le gambe di credenti e di cittadini, imparino a fare un passo indietro per il bene comune".

venerdì 7 dicembre 2012

Chi sono i metodisti?

Cultoradio - 2 dicembre 2012
di Luca Baratto

Chi sono i metodisti e perché si chiamano così? È quello che ci chiede un ascoltatore della provincia di Foggia. «Dei luterani – ci scrive nella sua lettera – si può intuire che derivino dalla figura di Martin Lutero, i calvinisti da quella di Calvino, ma gli appartenenti alla chiesa metodista perché si chiamano così, perché portano questo nome?».
I metodisti – quelli che oggi fanno parte di una grande famiglia di chiese protestanti nate in Inghilterra nel 1700 ma presenti in tutto il mondo, tanto da contare circa 70 milioni di membri – devono il loro nome a un piccolo gruppo di persone raccolte attorno alla figura del teologo John Wesley.
Queste persone si riunivano ogni sera per leggere la Bibbia, dedicarsi con fervore alle visite ai carcerati, all’assistenza ai poveri, alla lotta all’analfabetismo. Erano così costanti, così metodici nella loro pietà personale che alla fine qualcuno iniziò a chiamarli, con una punta polemica, «i metodisti».
In realtà John Wesley e i suoi amici, nel corso del tempo, inventarono davvero un nuovo metodo, un nuovo modo di essere chiesa. L’Inghilterra del Settecento era nel pieno della Prima rivoluzione industriale.

Migliaia di persone si spostavano dalle campagne alle città, ritrovandosi a vivere in quartieri degradati, in case sporche, dove ogni relazione sociale era andata perduta. Alcolismo, lavoro minorile, condizioni di lavoro umilianti per uomini e donne, erano i mali comuni di quella società. Wesley capì che la sua chiesa, quella anglicana, non sapeva raggiungere quella gente; pensò che non erano le persone a doversi avvicinare alla chiesa ma piuttosto era la chiesa che doveva andare da loro. «Il mondo è la mia parrocchia» fu da subito il suo motto che lo portò a predicare nelle piazze e nei luoghi pubblici di ogni genere, e a fare delle case della gente, e non dei locali delle chiese, i luoghi di una rinnovata fede cristiana. Una spiritualità calda e coinvolgente; una predicazione che non solo chiedeva alla persone di cambiare ma annunciava a persone abbrutite che cambiare vita era davvero possibile; una grande attenzione e sensibilità sociale, tanto che proprio in seno al metodismo nacquero i primi sindacati britannici; tutte queste sono state le chiavi del successo di questo movimento che si diffuse in tutto il mondo.
In Italia i metodisti sono arrivati 151 anni fa: la loro storia è lunga quanto quella dell’Italia unita. Anche nel nostro Paese portarono la stessa miscela di spiritualità autentica e di impegno per la giustizia sociale. Vivere la propria fede nella città e cercarne il bene comune: questa continua a essere la spiritualità metodista.

(Rubrica «Parliamone insieme»della trasmissione di Radiouno «Culto evangelico» curata dalla Fcei, andata in onda domenica 2 dicembre).

mercoledì 5 dicembre 2012

Domenica 09 dicembre 2012 : Festa prenatalizia della comunità evangelica Metodista di Omegna


FESTA DELL'ALBERO


Ore 10,30:  Culto animato dai ragazzi e ragazze del precatechismo e della Scuola domenicale.

Ore 12,30: pranzo comunitario.


Le persone interessate possono prenotarsi telefonando al pastore (tel.0323.516866) entro venerdì 7 dicembre.

sabato 1 dicembre 2012

Tempo del Creato 2012

Chiesa Evangelica Metodista – Verbania Intra


Ordine del Culto - Tempo del creato 2012
Domenica 02.12.2012 -1°Domenica di Avvento

Introduzione (pastore)

Apertura (Armand)

Dio del cosmo, i nostri orecchi sono accordati per ascoltarti oggi nella grande sinfonia del creato.
Dio della comunione, i nostri occhi sono aperti perché vogliamo vederti oggi nel dramma dell’interdipendenza della natura.
Dio dei nostri cuori e delle nostre vite, vogliamo sperimentarti oggi sia nella bellezza che nell’agonia del mondo.

Inno 155: Il nostro aiuto, la nostra forza

Lode (Armand)

Preghiera (Susanna)

Canto: Sorto è il mattimo

Confessione di peccato (Paola)

“La terra appartiene a me, il Signore” (Levitico 25,23)

Riflessione

Confessione (Walter)

Inno: 184/1.2

Annuncio del perdono (pastore)

Inno 21 ( Innario “Cantiamo Insieme”)

Credo (Tutti)

Crediamo che il Creato è un dono di Dio,

espressione della bontà del nostro Creatore.

Crediamo che, come esseri umani, siamo parte di questo creato

e abbiamo parte in modo speciale al potere creativo di Dio.

Crediamo che le risorse delle nostre terre, delle acque e dell'aria

siano preziosi doni del nostro Creatore,

da usare e custodire con cura amorevole.

Crediamo che esista un ritmo nel creato di Dio,

come il battito di un tamburo:

quando perdiamo il ritmo, o il tamburo è rotto,

la musica è stonata.

Crediamo che, per ben amministrare il creato,

abbiamo la responsabilità di tenerci informati

sui problemi dei nostri popoli e della nostra regione,

e di condividere questa informazione nelle nostre comunità.

Esprimiamo questa fede,

rammentandoci dell'amore di Dio,

della grazia di Cristo

e della comunione dello Spirito Santo. Amen.(Donne del Pacifico)

Preghiera di ringraziamento “Grazie per i suoli” (Francesca)

Letture bibliche :

Salmo 104 (Vanessa)

(vengono portati sul tavolo della santa Cena dei cesti con fiori e frutti, simbolo della bellezza del creato di Dio)

Esodo 3,7-8 a (Davide)

Meditazione (Francesca)

PRESA DI COSCIENZA: LA NOSTRA APPARTENENZA (pastore)

L: Ogni parte di questa terra è sacra. Tutto ciò che avviene alla terra avviene anche ai figli della terra.

Questo sappiamo: la terra non ci appartiene:

T: Noi apparteniamo alla terra.

L: Questo sappiamo: tutte le cose sono legate

T: Come il sangue che unisce una stessa famiglia.

L: Questo sappiamo: non abbiamo tessuto noi la tela della vita:

T: Noi non siamo che un filo nella trama.

L: Questo sappiamo: qualunque cosa facciamo alla trama,

T: La facciamo a noi stessi.

Inno 12 “Grande sei Tu” (dall’Innario Cantiamo insieme)

Comunicazioni – raccolta delle offerte ( colletta a favore della Diaconia valdese)

Intercessione: preghiere spontanee

Preghiera di intercessione (Paola)

Padre nostro

Canto: Il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi

1.Laudato sii Signore per frate sole, sora luna,

frate vento il cielo e le stelle per sora acqua, frate focu.

Rit. Laudato sii Signore per la terra e le tue creature

2. Laudato sii Signore per quello che porta la tua pace

che saprà perdonare, per il tuo amore saprà amare.

Rit. Laudato sii Signore per la terra e le tue creature

3. Laudato sii Signore per sora Morte corporale

dalla quale homo vivente non potrà mai scampare

Rit. Laudato sii Signore per la terra e le tue creature

4. Laudate e benedite, ringraziate e servite

Il Signore con umiltà, ringraziate e servite

Rit. Laudato sii Signore per la terra e le tue creature

Benedizione (pastore) + Amen cantato.