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*Culto domenicale ore 10:30

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giovedì 28 maggio 2009

Lettera aperta ai presidenti delle istituzioni europee

«Dal 28 al 30 aprile 2009, i rappresentanti delle chiese europee si sono incontrati a Bruxelles e a Malines, in Belgio, in occasione di una conferenza intitolata: «Ridefinire le politiche economiche e sociali europee in tempi incerti». La conferenza era organizzata dalla Commissione Chiesa e società della Conferenza delle chiese europee (Kek). Abbiamo incontrato i membri del Parlamento europeo, i rappresentanti della Presidenza europea e della Commissione europea. In conclusione delle nostre discussioni, vorremmo condividere le nostre vedute sulla situazione economica e sociale in Europa, fondate sulle esperienze delle nostre diverse comunità. In quanto cristiani, la nostra prima preoccupazione è il benessere delle persone. Questo fa parte del nostro impegno di amare i nostri vicini.
Commissione Chiesa e società della Kek
«Dal 28 al 30 aprile 2009, i rappresentanti delle chiese europee si sono incontrati a Bruxelles e a Malines, in Belgio, in occasione di una conferenza intitolata: «Ridefinire le politiche economiche e sociali europee in tempi incerti». La conferenza era organizzata dalla Commissione Chiesa e società della Conferenza delle chiese europee (Kek). Abbiamo incontrato i membri del Parlamento europeo, i rappresentanti della Presidenza europea e della Commissione europea. In conclusione delle nostre discussioni, vorremmo condividere le nostre vedute sulla situazione economica e sociale in Europa, fondate sulle esperienze delle nostre diverse comunità. In quanto cristiani, la nostra prima preoccupazione è il benessere delle persone. Questo fa parte del nostro impegno di amare i nostri vicini.
Siamo convinti che la crisi attuale sia molto più profonda di quanto le analisi delle istituzioni europee abbiano lasciato intendere finora. La crisi rimette in discussione un certo numero di evidenze su cui si sono basate le politiche economiche dell’Unione europea negli ultimi decenni, quali la deregulation, il primato dei criteri economici in tutti i campi della vita nonché lo spazio esorbitante lasciato al profitto e la crescita senza limiti. La crisi attuale è in gran parte una crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni politiche e finanziarie e nei confronti del sistema che l’ha provocata.

Questa crisi ha una dimensione etica importante: le nostre società soffrono di uno stile di vita che si concentra sul profitto individuale, il consumo e l’avidità anziché assumere responsabilità per l’interesse generale, il benessere di tutti, il futuro di ciascuno nel mondo in cui viviamo.
La crisi economica deve essere vista in connessione con altri grandi problemi che dobbiamo affrontare: il cambiamento climatico, la crisi dell’energia e delle riserve d’acqua, la mancanza di cibo, problemi che hanno impatti notevoli in molte zone del mondo. Il problema delle evoluzioni demografiche ci costringe a orientarci verso politiche sostenibili. Una risposta coerente di fronte al-l’ampiezza degli sconvolgimenti politici è inevitabile.

Supponendo che questo approccio sia corretto, temiamo che le misure che sono state prese dall’Unione europea e dai suoi Stati membri non rispondano al problema ma che esse agiscano semplicemente sui suoi sintomi.
Stimolare il consumo non farebbe che aumentare le disuguaglianze già esistenti, saccheggiando le risorse naturali, provocando cambiamenti irreversibili sul clima del pianeta e distruggendo la biodiversità naturale. Alimentare un debito pubblico sempre più ampio non è sostenibile, ed è contrario all’etica. E non farà altro che ritardare la crisi, senza contribuire a risolverla.

Le chiese europee comprendono questa crisi come un appello al cambiamento. Tornare al «business as usual» non risolverà nulla. Per raccogliere le sfide della crisi, sarà necessario giungere a cambiamenti significativi nelle politiche economiche e sociali dell’Unione europea e dei suoi Stati membri.
Cambiare significa trasmettere con più forza i valori dell’Europa nell’economia come nella politica sociale e ambientale. Il trattato di Lisbona stabilisce i valori di base dell’Unione europea in quanto «rispetto per la dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, la giustizia, la solidarietà tra gli uomini e le donne» (art. 2). Il trattato propone la piena occupazione, il progresso sociale, l’alto livello di protezione e il miglioramento della qualità dell’ambiente come elementi essenziali di un «mercato economico e sociale altamente competitivo» (art. 3). Una valutazione sociale ed ecologica di tutte le misure prese dall’Unione europea e dai suoi Stati membri potrebbe in seguito assicurare una risposta duratura alla crisi economica.

Cambiare significa rivedere sostanzialmente la strategia del trattato di Lisbona, che è stata sviluppata quando il mercato economico parzialmente regolato sembrava fiorente. Ora è ovvio che la strategia dell’Ue fondata sulla crescita e l’occupazione non fornisce gli strumenti appropriati per una guarigione economica. Chiediamo all’Ue di investire di più sugli individui: l’educazione, la formazione professionale, l’apprendimento durante tutta la vita, l’innovazione e la ricerca. Un’educazione di alta qualità comincia da giovane e necessita il supporto di un sistema sociale che funzioni bene.

Cambiare significa ridurre significativamente il livello di disoccupazione nella Unione europea. Siamo preoccupati della banalizzazione della segmentazione del lavoro con sempre più lavori precari e l’aumento dell’emarginazione di gruppi specifici come i disoccupati a lunga scadenza, gli individui meno istruiti, le persone disabili o gli immigrati. Nel pensiero cristiano, il lavoro non è soltanto un fattore di produttività ma anche un elemento centrale della personalità umana e della sua partecipazione alla vita della società. In questa crisi, i sistemi di apprendimento devono essere accessibili a tutti nella società, a prescindere dagli alti e bassi del mercato del lavoro. Allo stesso modo, una nuova organizzazione che proponga transizioni tra posti di lavoro senza tagli all’occupazione, già sperimentate in alcuni Stati membri, offre un’alternativa che permette di evitare la perdita di occupazione e di reddito.

Il finanziamento dell’Ue dovrebbe essere utilizzato più efficacemente per raggiungere i più vulnerabili. La povertà e l’esclusione sociale vengono spesso percepite come problemi urbani. Ci interroghiamo sulle zone rurali: vengono prese sufficientemente in considerazione dall’Europa?
Crediamo fermamente che il nostro forte rapporto con una grandissima varietà di persone in tutta l’Europa possa contribuire a sviluppare politiche sostenibili e più eque per tutti i popoli d’Europa».

Bruxelles, 9 maggio 2009
da www.riforma.it

mercoledì 27 maggio 2009

Pentecoste: Vieni Spirito Santo


Tu che non vedo, e che mi spalanchi gli occhi,
che non odo, e che mi sturi le orecchie,
Tu, le cui vie mi sono sconosciute, e che mi apri la strada,
Tu che non sento, e che sei la sorgente di ogni amore.
Tu, il cui volto non conosco ancora
e che ad ogni creatura, dai il proprio nome.
Oh vieni, Santo Spirito,
soffio di Dio, grande vento di libertà.
Vieni, tu che percorri la via lattea,
tu che tessi il grande mantello dei mari,
ed ascolti il sospiro dell'universo e l'affanno delle creature.
Tu che vieni con l'effluvio dei profeti o dei cantanti dei salmi,
impregnato dalle beatitudini,
vivificato dalla preghiera dei poveri.
Tu che ti sei posato sul petto del Messia
e che il Figlio morente sulla croce ha donato agli uomini.
Oh vieni, Santo Spirito, su tutta la faccia della terra...
Oh vieni, penetra nelle strade delle città,
nei cortili invivibili, caccia i miasmi,
esorcizza le paure ed i fanatismi, irriga il nostro inconscio,
innalza la giustizia, suscita il perdono,
consola i lutti e rallegra il nostro amore.
Vieni, e dal pane fai lievitare la tua presenza,
rivela la Parola dalla parola scrìtta.
Fin dal più profondo della terra, instaura il tuo Regno.
Oh Tu, colomba di pace, burrasca di Pentecoste,
lingua di fuoco, soffio di vita,
ospite dei nostri corpi, potenza di risurrezione,
Tu, sorgente di amore, scintilla della fede,
preludio della speranza,
Vieni, Spirito creatore, Spirito Santo,
soffio del Padre, respiro del Figlio,
con grandi folate di libertà, fai nuova ogni cosa.
Amen! Alleluia!

(Michel Bouttier)

mercoledì 20 maggio 2009

Preghiera ecumenica di Pentecoste a Ghiffa

La riunione di preghiera è organizzata in occasione della Pentecoste nell'ambito del dialogo ecumenico dai cattolici,protestanti e ortodossi di Verbania, la riunione di preghiera si svolgerà

la sera del giorno di Pentecoste domenica 31 maggio, ore 21 presso la chiesetta del Sacro Monte della Trinità di Ghiffa.

La meditazione biblica sarà curata dalla parte cattolica.

lunedì 11 maggio 2009

227 immigrati ricondotti in Libia, le organizzazioni umanitarie chiedono spiegazioni.

Gli enti di tutela dei rifugiati riuniti nel Tavolo Asilo chiedono spiegazioni urgenti al governo italiano e al ministro dell’Interno su quanto accaduto stanotte nelle acque del Mediterraneo e pretendono informazioni sulla sorte dei 227 migranti che, secondo comunicazioni del Viminale, sono stati “avvistati al largo di Lampedusa e ricondotti in Libia”, con un’operazione senza precedenti, annunciata con toni esultanti ma che lascia allibiti per le sue modalità e possibili conseguenze.
Le organizzazioni del Tavolo Asilo e la società civile non dispongono al momento di notizie certe sulla nazionalità, sull’età, sulle condizioni di salute e sui motivi per cui le 227 persone ricondotte in Libia tentavano l’accesso in Europa e non sono quindi in condizioni di escludere che si trattasse di richiedenti asilo in fuga da guerre e persecuzioni, come la maggior parte di coloro arrivati a Lampedusa nell’ultimo anno.
Le modalità alla base dell’operazione, svolta in aperta violazione delle norme che tutelano i richiedenti asilo dal refoulement (art. 33 della Convenzione di Ginevra e art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani) non sono note. Anche dopo la firma e la frettolosa ratifica dell’accordo quadro tra Italia e Libia da parte del Parlamento, lo scorso febbraio, la gran parte dei contenuti concreti delle intese tra i due paesi in materia di immigrazione resta inaccessibile alla società civile, nonostante le ripetute richieste di trasparenza da parte degli organismi internazionali.
Per lungo tempo, senza ricevere mai alcuna risposta, le organizzazioni firmatarie hanno chiesto alle autorità italiane cosa sarebbe accaduto ai diritti e alle stesse vite delle persone fermate in mare e rinviate in Libia sulla base dell’accordo tra Roma e Tripoli. La Libia non ha una procedura di asilo e non ha sinora offerto alcuna garanzia di protezione. L’operazione svolta questa notte da unità navali Italiane, senza consentire l’accesso al territorio Italiano e alla procedura d’asilo alle 227 persone coinvolte, pone dunque interrogativi drammatici.
Le organizzazioni del Tavolo Asilo ritengono le autorità Italiane responsabili delle operazioni svolte nella notte e delle loro conseguenze per i diritti umani delle 227 persone che, secondo le ultime scarne notizie disponibili si troverebbero a Tripoli. Pertanto, allarmate e rattristate, chiedono alle autorità italiane di assumersi le proprie responsabilità per far sì che simili situazioni non si ripetano e di fornire al più presto notizie precise sugli interrogativi aperti.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 7 maggio 2009

Firmatari:
Amnesty International Italia, Arci, Asgi, Centro Astalli, Consiglio Italiano Rifugiati - Cir, Federazione
delle Chiese Evangeliche in Italia, Medici Senza Frontiere e Save the Children
Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

Terremoto in Abruzzo. L'impegno delle chiese evangeliche

Dopo aver lanciato una sottoscrizione a sostegno delle popolazioni terremotate dell'Abruzzo, si delinea il piano di interventi coordinato dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e realizzato in qualche caso direttamente dalla FCEI, in altre dalle chiese membro.
“La raccolta di fondi è ancora in corso – spiega Domenico Maselli, presidente della FCEI - e i fondi continuano ad affluire sia dall'Italia che dall'estero. Altri fondi, inoltre, giungono direttamente alle chiese membro: è un segnale incoraggiante che ci permette di avviare alcuni progetti mirati in attesa che si chiariscano i piani di ricostruzione per i quali alcune chiese membro della FCEI hanno già espresso un impegno di maggiore consistenza”.

In particolare la FCEI ha deciso di contribuire all'acquisto di tende che saranno montate a cura dell'Esercito della Salvezza e destinate a famiglie che non abitano nei campi organizzati dalla Protezione civile: “C'è chi ha preferito restare in prossimità della propria casa, anche se è crollata o è inagibile – spiega il maggiore Massimo Tursi -. Dormire tra estranei in una tendopoli è tutt'altro che semplice, soprattutto per gli anziani. Da qui il nostro intervento teso a offrire tende adeguate a chi ha fatto questa scelta”.
Un altro progetto, realizzato dall'Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI), prevede l'acquisto di libri per gli studenti dell'Università che hanno perso i testi sui quali stavano preparando i loro esami. “Abbiamo affidato il coordinamento di questa iniziativa a Carmela Tomassetti, una studentessa della Casa dello studente dell'Aquila e membro della chiesa battista di San Benedetto dei Marsi (AQ) - spiega la pastora Anna Maffei, presidente dell'UCEBI -. E' il nostro modo di esprimere solidarietà ai giovani e testimoniare il nostro impegno per il futuro dell'Aquila”.
Quanto alla Chiesa valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi) ha varato un progetto iniziale di 50.000 euro che prevede l'apertura di uno “sportello di servizio sociale mobile” che, avvalendosi del lavoro di operatori professionali (assistenti sociali, socio-psicologi, avvocati), ruoti su alcuni campi di sfollati. Nel periodo estivo, grazie al contributo di volontari, lo “sportello” gestirà attività di animazione per i bambini e i giovani dei campi. “Consideriamo questo impegno, reso possibile anche grazie al sostegno delle chiese estere soprattutto degli USA, come un primo intervento”, ha spiegato la moderatora della Tavola valdese, pastora Maria Bonafede, al ritorno da un sopralluogo in alcuni campi di sfollati.
“Dobbiamo iniziare a pensare a un intervento sui tempi lunghi – aggiunge il pastore Massimo Aquilante, presidente dell'Opera per le chiese evangeliche metodiste (OPCEMI) – perché lunghi saranno i tempi della ricostruzione. Dopo la prima fase dell'emergenza, infatti, iniziano ad emergere nodi e conflitti di natura anche politica sul processo di ricostruzione. Incontrando amministratori ed esponenti della società civile abruzzese è emersa la loro vivissima preoccupazione che si spacci per 'ricostruzione in tempi rapidi' la deportazione in new town artificiali, abbandonando al loro destino i centri storici. Per questo diciamo che la ricostruzione non deve limitarsi alle case; deve essere anche una ricostruzione delle relazioni e della speranza”.
Nel frattempo prosegue l'intervento dell'Unione delle chiese avventiste del 7° giorno, che sta operando nella stazione dell'Aquila collaborando alla gestione di una mensa per circa 250 persone.
Tanto l'Unione avventista che la Chiesa valdese, intanto, hanno lanciato un appello al volontariato: le informazioni sono disponibili ai siti http://gioventu.chiesaavventista.it/emergenza-abruzzo e http://www.chiesavaldese.org/


da Notizie Evangeliche (NEV), 6 maggio 2009