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sabato 14 novembre 2015

Antisemitismo. Le chiese evangeliche di Milano sull'aggressione contro Nathan Graff


Le chiese evangeliche di Milano intervengono sull'aggressione contro Nathan Graff, esprimendo la loro fraterna e completa vicinanza alla comunità ebraica di Milano e d'Italia:
«La bestiale "giustizia dei coltelli" ci chiama tutti alla difesa di quei valori 
di libertà di religione e di pensiero che stanno a fondamento di una pacifica convivenza fra i popoli, le religioni, le culture»
Roma, 13 novembre 2015 (NEV-CS61) – In seguito all'accoltellamento di Nathan Graff, ebreo ortodosso, occorso ieri sera a Milano, le chiese evangeliche del capoluogo ambrosiano hanno diffuso una nota per esprimere la loro solidarietà ai presidenti della comunità ebraica di Milano e al rabbino capo Alfonso Arbib. Di seguito il testo integrale:


«Venire accoltellati, oltretutto da dietro, alla schiena, per il semplice fatto che con gli abiti si testimonia la propria fede; passeggiare pacificamente per Milano ed essere aggrediti per la mera, ma visibile appartenenza al mondo ebraico... La bestiale "giustizia dei coltelli" che tende a dilagare in Medio Oriente e in Europa, ci chiama tutti alla solidarietà e alla difesa di quei valori di libertà di religione e di pensiero che stanno a fondamento di una pacifica convivenza fra i popoli, le religioni, le culture.

Le chiese evangeliche di Milano - valdese, metodista, battista, luterana, anglicana, avventista, - esprimono la loro fraterna e completa vicinanza alla comunità ebraica di Milano e d'Italia, nel momento del dolore e del pericolo.

Fermamente convinte che la testimonianza della cultura, della spiritualità, della fede e della presenza ebraica nel nostro Paese sia fondamentale e irrinunciabile per costruire assieme un cammino di pace e di giustizia, le chiese evangeliche di Milano assicurano il loro pieno impegno affinché la possibilità di vivere ed annunciare la propria fede sia garantita a ogni comunità e a ogni individuo, a partire dai fratelli ebrei». 

Laura Pausini. La sorpresa di scoprirci simili

di Pawel Gajewski
La sorpresa di scoprirci simili – è una parafrasi del ritornello della canzone che dà il titolo all’ultimo album di Laura Pausini Simili. Ho coniato questa espressione ascoltando la sua intervista su Repubblica.tv. Non succede spesso che una pop star di livello mondiale menzioni la nostra piccola chiesa. Se questo succede non posso che rallegrarmene. Al tempo stesso, come pastore devo pormi alcune domande.
La popolarità di Laura Pausini è trasversale e spesso le sue canzoni mettono d’accordo genitori e figli. Sembra tuttavia che la maggior parte del suo pubblico sia nata negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso; vale a dire: persone coetanee della cantante. Quando penso però alla composizione anagrafica delle nostre chiese la generazione e di Laura Pausini non è particolarmente rappresentata. Perché? Un abbozzo di risposta si trova sempre nella canzone Simili: “Sono scappata via quando mi sono vista dentro un labirinto senza decidere”. Molte persone restano però imprigionate nei loro labirinti, senza decidere, senza scappare via. Indubbiamente la situazione sociale in Italia favorisce un girovagare senza una meta precisa anche perché il fallimento morale di molte istituzioni ritenute infallibili si palesa sempre più chiaramente.
Laura Pausini vede invece nella nostra chiesa un'alternativa a una cultura, o piuttosto a una subcultura di matrice cattolica che rende il nostro paese abbastanza arretrato nel campo delle libertà civili. Il fatto che una delle sue migliori amiche non possa legalizzare la sua relazione omoaffettiva è una lacuna imperdonabile nel nostro ordinamento civile. Noi, protestanti italiani cerchiamo di impegnarci in prima linea per affermare i diritti fondamentali di ogni persona e per denunciare ingerenze indebite nei processi legislativi. Laura Pausini coglie bene questa nostra caratteristica. Tuttavia mi piacerebbe confrontarmi con lei su un quesito fondamentale: in che misura la nostra predicazione e la nostra azione sociale rispondono alla domanda di senso che si fa sempre più pregnante sia fuori sia dentro le nostre chiese?
9 novembre 2015

domenica 8 novembre 2015

“Gioiscano e si rallegrino in te quelli che ti cercano”

“Gioiscano e si rallegrino in te quelli che ti cercano”   (Salmo 40:16)

La storia dell’uomo è stata da sempre contrassegnata da un susseguirsi di ricerche e scoperte. Se non ci fosse stata la molla della curiosità e della sete di conoscenza, non avremmo mai registrato alcun progresso né miglioramento in nessun campo della nostra esistenza. Probabilmente nessuno di noi ha mai fatto parte di una squadra di ricercatori, però tutti noi possiamo indirizzare il nostrpegno in campo spirituale alla ricerca di Dio e della Sua comunione.
         Chi fa ricerca, spesso ottiene dei risultati inaspettati, talvolta quasi per caso, ma nutre sempre la speranza di poter fare una scoperta utile per l’umanità.   Chi ricerca Dio, invece, non nutre solo una vaga speranza, bensì possiede una certezza. Il nostro sforzo non sarà mai inutile, ma otterrà come risultato una gioia profonda e stabile e un senso di benessere interiore anche nei momenti di buio e difficoltà.
         La base di questa gioia è la fiducia che il Padre celeste ci ama e dirige ogni cosa verso il bene.

                                                                                                                                                  G.C.

domenica 1 novembre 2015

"La regola per eccellenza"

“Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti.”   (Matteo 7:12)


Il versetto che meditiamo, assomiglia a un detto mondano assai conosciuto: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”.                                                              Eppure fra i due c’è una differenza fondamentale: il 1° è l’espressione della saggezza divina, è dettato dall’amore e ha come scopo il bene degli altri;  il 2°, invece, è frutto della saggezza umana, dettato dall’egoismo e ha come fine la protezione di se stessi.                                                                                        Mentre il 2° si pratica per istinto, il 1° deve essere imparato con l’aiuto di Dio; solo così si può essere gentili con persone scortesi, aiutare chi ha bisogno senza guadagnarci nulla, sopportare il male e l’ingiustizia senza minacciare o ripagare il torto subito.                                                                                       Signore insegnami la Tua saggezza e dammi la forza e il coraggio di metterla in pratica.     

                                                                 G.C.