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giovedì 25 luglio 2013

Omofobia e diritti

di Massimo Aprile

Roma, (NEV), 24 luglio 2013 - Proponiamo in anteprima il testo della rubrica “Finestra aperta”, a cura del pastore Massimo Aprile, che andrà in onda a conclusione della trasmissione radiofonica di Radiouno RAI “Culto evangelico” domenica 28 luglio alle 7.35.

L’Italia è da anni in attesa di una legge contro l’omofobia e la transfobia. Tanti sono infatti coloro che hanno patito e patiscono discriminazioni a causa del proprio orientamento sessuale, e tanti sono i parenti e gli amici delle vittime della violenza a cui l’omofobia sovente si accompagna. Mentre questa nota viene registrata non è ancora chiaro quale sarà l’esito parlamentare del disegno di legge “Scalfarotto - Leone”, dal nome dei primi firmatari. Alcuni infatti propongono una moratoria sulle questioni etiche in nome delle più urgenti questioni economiche e comunque pare che siano già stati presentati moltissimi emendamenti.
La proposta di legge così com’è ora tende essenzialmente ad estendere alla questione della identità sessuale della vittima quanto già previsto dalla legge Mancino in materia di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa. Uno dei timori principali di chi si dice contrario a questa proposta di legge, è che essa possa costituire una limitazione e addirittura un ostacolo alla libertà di opinione di chi pensa che l’omosessualità sia un peccato o una perversione. Personalmente, avendo letto il disegno di legge, mi sono convinto che questa preoccupazione sia infondata. Al contrario, penso che sanzionare comportamenti vessatori e discriminatori, che spesso hanno favorito, se non determinato, ad esempio casi di suicidio di giovani adolescenti, sia necessità inderogabile.
Alcuni come accennavo, sostengono che la controversa questione dovrebbe essere rimandata, in nome di ciò che è più urgente e che riguarda il rilancio della crescita economica. Qui, a mio avviso, si evidenzia uno spartiacque. Da una parte, quelli che ritengono che per qualche accidente, riconducibile alla congiuntura internazionale, il nostro Paese stia attraversando una crisi economica epocale che va contrastata, mettendo da parte ogni altra cosa, soprattutto se divisiva della pubblica opinione. Dall’altra parte, quelli, tra cui ci sono anch’io, che credono che la crisi del nostro Paese sia al tempo stesso, oltre che economica, anche culturale. Non si tratta, perciò, di mettere una toppa qui e là, ma di contribuire alla ricostruzione di un tessuto sociale che in questo ultimo ventennio è stato fortemente logorato.
I diritti delle persone, dei lavoratori, come delle minoranze religiose, etniche, di orientamento sessuale, sono aspetti non secondari per uscire dalla crisi. Senza questa rigenerazione che passa per il rispetto dei diritti umani e civili di tutti continuerà quella disaffezione verso la politica, vista come un ambito di discussioni astratte, o peggio, legata, prevalentemente a interessi particolari.
Le chiese cristiane dibattono da molto tempo sul fatto che la pratica omosessuale debba considerarsi o no peccato, ed é prevedibile che la discussione continui anche a lungo. Quello che però ci aspettiamo è che i cristiani tutti sappiano difendere il diritto della persona anche quando non si condivide la sua prassi, se questo non lede la libertà di altri. La legge sulla omofobia, in questo senso, è comunque un traguardo di civiltà.