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martedì 12 ottobre 2010

18 ottobre - Giornata Europea contro la Tratta degli esseri umani

ALCUNI RIFERIMENTI LEGISLATIVI IN MATERIA DI TRATTA DI ESSERI UMANI

Legislazione italiana.

Legge n. 286/1998 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.
L'articolo 18 dà la possibilità alle persone vittime di tratta di ottenere un permesso di soggiorno per “protezione sociale”.
L’art. 18 rappresenta un'innovazione positiva nel panorama legslativo europeo ed internazionale in materia di tutela delle vittime della tratta. Il nostro legislatore è stato precursore nell'affermare
normativamente la centralità dei diritti umani e della dignità delle vittime, prevedendo per le vittime un
percorso sociale di reinserimento e riabilitazione oltre al percorso giudiziario.
La vittima ha due possibilità di accedere alla protezione:
- se accetta di entrare in un programma di riabilitazione ed integrazione sociale
- se accetta di testimoniare contro i suoi sfruttatori.
E’ una norma coraggiosa nella sua impostazione ma accidentata nella prassi, perché la sua corretta applicazione, compresa l’erogazione dei fondi destinati ai progetti di inserimento, è spesso disattesa ed arbitraria.

Legge n. 228/2003 “Misure contro la tratta di persone”
L'articolo 13 di questa legge ha riaffermato al volontà di valorizzare strumenti giuridici di assistenza e sostegno alle vittime e prevede interventi portati avanti da Enti locali o soggetti privati che assicurino alle vittime condizioni di alloggio, vitto, assistenza sanitaria ed integrazione sociale.
Legge n. 108 del 2 luglio 2010 “Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani, fatta a Varsavia il 16 maggio 2005, nonche' norme di adeguamento dell'ordinamento interno.
Il 30 luglio 2010 è entrata in vigore la legge n. 108 del 2 Luglio 2010, con cui lo Stato italiano ha disposto la ratifica e l'esecuzione della Convenzione sulla Lotta contro la Tratta di Esseri Umani (Consiglio d'Europa, Varsavia, 2005)
La legge ha previsto l'introduzione dell'articolo 602ter riguardante le circostanze aggravanti e apporta delle modifiche al codice penale prevedendo l'aumento della pena da un terzo alla metà nel caso in cui:
• la persona offesa è minore di diciotto anni;
• i fatti sono diretti allo sfuttamento della prostituzione o al fine di sottoporre la persona offesa al prelievo di organi;
• se dal fatto deriva un grave pericolo per la vita o l'integrità fisica o psichica della persona offesa.
Lo stesso aumento della pena è previsto anche se i fatti criminali vengono commessi al finedi realizzare o agevolare i delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602.

Appello della IX Giornata ecumenica del Dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2010

Amare la Terra e tutti gli esseri viventi!
Testo dell'appello.
«Ecco, al Signore tuo Dio appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e quanto essa contiene».(Bibbia Deuteronomio 10,14)

«Certamente appartiene ad Allah tutto ciò che è nei cieli e ciò che è sulla terra. Cosa seguono coloro che invocano consoci all'infuori di Allah? Non inseguono che vane congetture, e non fanno che supposizioni.
Egli ha fatto per voi la notte affinché riposiate e il giorno affinché vi rischiari. In verità in ciò vi sono segni per la gente che ascolta».

(Corano Sura X,66-67)

L’emergenza ambientale è oramai una costante dei nostri tempi. Le catastrofi naturali sono ingigantite dalle responsabilità umane e dai disastri causati dall’uomo e dalle tecnologie che spesso gli stessi uomini che le hanno realizzate non riescono a controllare. La nostra Terra è ferita profondamente e sanguina, come ha scritto recentemente, con riferimento al gravissimo incidente petrolifero del Golfo del Messico, un Capo spirituale cheyenne in un appello a tutte le religioni del mondo alla preghiera per la Terra ferita e per tutti gli esseri viventi che la abitano.
Ma più la situazione diventa grave, più si moltiplicano gli appelli al rispetto dell’ambiente, più acuti e violenti diventano gli atteggiamenti di quanti rifiutano il cambiamento di uno stile di vita irrispettoso della Terra che ci ospita che nessun essere umano ha creato e che nessun essere umano dovrebbe poter impunemente distruggere.
La violenza, come è scritto nel documento finale del Convegno “Chiese strumento di pace?” - svoltosi a Milano il 2 giugno 2010, «è diventata parte del nostro quotidiano e ci siamo abituati a considerarla inevitabile». E le religioni l’hanno spesso giustificata e ancora spesso continuano a farlo.
La produzione di strumenti di morte continua inarrestabile. Neppure la crisi economica ha prodotto alcun taglio nei fondi destinati all’acquisto di armi di distruzione di massa. Mentre non si trovano soldi per i servizi sociali di base, per la scuola, per la sanità, i fondi per la partecipazione alle guerre sono sempre disponibili ed anzi sono aumentati. Pur di non mettere in discussione l’idolo del mercato e del massimo profitto si sceglie di continuare a produrre prodotti che aumentano all’infinto l’inquinamento atmosferico attaccando allo stesso tempo anche i diritti fondamentali della persona umana e le stesse libertà democratiche delle persone che quei prodotti sono chiamati a produrre.
Cristiani e musulmani sono interpellati nel profondo della loro fede da questi che sono i segni dei nostri tempi. Oggi come nel corso della storia dell’umanità in discussione è l’idolatria che si manifesta nel mancato rispetto per la nostra Terra attraverso il perpetrarsi di distruzioni della natura, di guerre devastanti e violenze disumane, di divisione profonda dell’umanità in oppressi e oppressori.
Forze politiche miopi che agitano la paura del diverso e di ciò che non si conosce e che per aumentare questa paura mistificano la realtà con l’uso di menzogne sempre più spudorate, vorrebbero che cristiani e musulmani continuassero a fare guerre fra loro come ai tempi delle Crociate. Si vorrebbe irreggimentare il grande spirito di pace, che pervade queste due grandi religioni della storia dell’umanità, in congreghe religiose di Stato, asservite a logiche politiche che contribuiscano a prolungare all’infinito quello stile di vita insostenibile che sta portando l’umanità sul baratro della propria autodistruzione.
Crediamo invece sia necessario che cristiani e musulmani, insieme a tutte le altre religioni, assumano posizioni e comportamenti all’altezza dei tempi che viviamo e delle sfide che ci pongono i nemici dell’umanità e della sua riconciliazione con l’unico Dio che insieme adoriamo.
Per questo le associazioni cristiane e musulmane che da 9 anni promuovono ed insieme celebrano la giornata del dialogo cristiano-islamico, vogliono mettere al centro del prossimo incontro del 27 ottobre 2010 i temi della salvaguardia del creato, del rispetto e dell’amore per la nostra Terra e per tutto ciò che essa contiene e a cui da vita. E vogliamo farlo nel nome dell’unico Dio che insieme adoriamo e a cui insieme, ognuno per la propria strada, vogliamo ricondurre questa umanità, verso quel Regno di Dio dove non ci saranno più lacrime, né lutto ne lamento ne affanno e dove l’amore trionferà.
Amare la Terra e tutti gli esseri viventi!
Il comitato organizzatore
Roma 22 giugno 2010
N.B. E' possibile aderire all'appello sul sito: www.ildialogo.org