Verbania - C.so Mameli 19
*Culto domenicale ore 10:30

Omegna - Via F.lli Di Dio 64
*Culto domenicale ore 10:30

mercoledì 11 dicembre 2013

"NOEL" - Concerto di Natale in occasione dei centocinquant'anni della Chiesa Metodista di Verbania Intra

DOMENICA 15 DICEMBRE 2013, ORE 16.00
c/o Tempio Evangelico Metodista di Verbania Intra - C.so Mamelli 19

In occasione del Centocinquantenario della Chiesa Evangelica Metodista di Verbania Intra (1863-2013)

Ingresso libero


"NOEL"  CANTI DI GIOIA DAL MEDIOEVO.

CORO  LA PIANA - VERBANIA 
AL CLAVICEMBALO   LISA LOMAZZI
VOCE RECITANTE   LAURA CRISTOFARI
DIRETTORE  M° FAUSTO FENICE
In collaborazione con l´Associazione Dante Alighieri di Verbania


PRESENTAZIONE CONCERTO
“NOEL – CANTI DI GIOIA DAL MEDIOEVO”

Questi canti sulla Natività risalgono al tardo Medioevo e sono originari di un’area geografica in cui si parlava francese: molti studiosi ritengono che siano nati nell’antico ducato di Savoia e da lì si siano diffusi in Francia.
Il loro tratto distintivo è la presenza dell’espressione noel, che ha vari significati: oltre ad indicare il giorno della nascita di Gesù, serve a designare il Messia stesso (Emanuel), ma più spesso un’esclamazione di gioia, una sorta di “evviva”. I testi, dalla versificazione semplice ma molto varia, venivano cantati per lo più si arie popolari “leggere” nelle famiglie, per strada, alla corte.
Quanto al contenuto, i noels raccontano gli avvenimenti ben noti relativi alla Natività del Cristo, con un’attenzione particolare per la gioia dei pastori.
Il noel ha avuto un successo duraturo fino al XIX secolo, subendo varie trasformazioni. Quelli eseguiti dal coro, trascritti ed elaborati da Fausto Fenice, sono tra i più antichi: tutti sono stati composti prima del 1535; uno solo può essere attribuito ad un autore particolare: Jehan Tisserand, primo noeliste conosciuto, originario di Bourg-en-Bresse, scrisse nella seconda metà del Quattrocento il noel che inizia con le parole A la venue de Noel, mentre tutti gli altri sono anonimi.
I due canti latini che aprono la raccolta sono inni cantati durante la liturgia del Natale.

NOËL – CANTI DI GIOIA DAL MEDIOEVO

PROGRAMMA

BENIGNO CREATORE DEGLI ASTRI
CONDITOR ALME SYDERUM

E’ NATO TRA NOI UN BAMBINO
PUER NOBIS NASCITUR

A NATALE CON LA VENUTA DEL MESSIA
A LA VENUE DE NOËL

IL MESSIA, IL MESSIA E’ VENUTO
NOËL, NOËL EST VENU

ADAMO PADRE DI NOI TUTTI
ADAM NOSTRE PERE

GLORIA ALLA FANCIULLINA

NOËL A LA PUCELLETE

COSA SI DICE IN SIRIA
QUE DICT ON EN SIRYE

RALLEGRIAMOCI
RESJOUYSSONS

EVVIVA! EVVIVA! EVVIVA! CANTIAMO
NOËL! NOËL! NOËL CHANTONS


EVVIVA PER AMORE DI MARIA
NOËL POUR L’AMOUR DE MARIE

sabato 30 novembre 2013

Meditazioni per l’avvento – 1 dicembre 2013

Scritto da  il 29 novembre nel articoli 
 L’ospitalità
Non dimenticate l’ospitalità; perché alcuni praticandola, senza saperlo, hanno ospitato angeli.
(Ebrei 13: 2)
Nella cultura albanese l’ospite è quasi “sacro”: gli viene servito il pasto migliore, offerta la sedia migliore, chi lo ospita si impegna a proteggerlo contro ogni minaccia. Il vero significato di ospitalità è: amare lo straniero. Si può sperimentare la vera ospitalità quando ci si sente accolti con tutte le nostre gioie e pene.
Siamo ospiti sulla terra; persone che vengono e partono. In questo senso è Dio che ci ospita. Ci accoglie; ci manda altre persone che ci amano e che noi amiamo a nostra volta. Ci ascolta quando ci sentiamo schiacciati da un peso. Ci accompagna nel nostro viaggio. Dio è un buon ospite e, con il suo esempio, Gesù vuole insegnarci come, a nostra volta, possiamo essere ospitali nelle nostre società.
Siamo soggetti a cambiamenti, allo stesso modo cambiano anche le nostre relazioni. Possiamo diventare, a nostra volta, estranei per alcuni; altri possono cambiare nel corso della loro vita, agendo in modo diverso da come erano abituati.
Non è necessario essere completamente in accordo per incontrare l’altro con rispetto e stima.
Il modo in cui incontriamo gli stranieri, le persone che sono diverse da noi, le persone che ci interrogano con i loro dubbi, ha molto che fare con la nostra fede.
Una chiesa ospitale apre le sue porte ed è composta di fratelli e sorelle che si aprono alle persone e al mondo.
Preghiera: Ti ringraziamo Signore, perchè ci accogli con le nostre gioie e le nostre pene. Grazie per coloro che ci apprezzano per ciò che siamo. Aiutaci a nostra volta ad accogliere e rispettare coloro che sono diversi da noi. Accresci la nostra sensibilità verso gli stranieri intorno a noi e concedici di superare con l’amore ogni ostacolo ad un autentico incontro. Amen.
(Rigel Kasmollari, Albania)

giovedì 14 novembre 2013

Messaggio della X Assemblea del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC)

Aderisci al pellegrinaggio verso la giustizia e la pace

Il nostro Dio è bontà e misericordia:
ci verrà incontro dall'alto,
come luce che sorge.
Splenderà nelle tenebre
per chi vive all'ombra della morte
e guiderà i nostri passi sulla via della pace. (Luca 1, 78-79)

Care sorelle e cari fratelli, vi salutiamo nel nome di Cristo.

1. Ci siamo riuniti nella Repubblica di Corea per la 10a Assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese (30 ottobre – 8 novembre 2013). Provenendo da 345 chiese membro della comunione e da organizzazioni appartenenti al movimento ecumenico, ci siamo uniti in preghiera, abbiamo condiviso vicende delle nostre comunità locali e abbiamo appreso con commozione forti messaggi di lotta e speranza. Ringraziamo per le molte dichiarazioni di impegno rilasciate. Il nostro pellegrinaggio comune ha sviluppato il tema “Dio della vita guidaci alla giustizia e alla pace”.

2. Nella città di Busan, abbiamo camminato insieme lungo una strada di trasformazione: preghiamo che, mentre veniamo noi stessi trasformati, Dio faccia di noi strumenti di pace. Molti di noi hanno visitato altre parti della Corea dove abbiamo constatato le ferite aperte di una società dilaniata da conflitti e divisioni. Quant'è necessaria la giustizia per la pace; la riconciliazione per la guarigione; nonché il cambiamento del cuore perché il mondo sia completamente risanato! Abbiamo tratto incoraggiamento dalle chiese attive ed impegnate che abbiamo incontrato; il loro lavoro porta frutti abbondanti.

3. Condividiamo la nostra esperienza nella ricerca di unità in Corea come segno di speranza nel mondo. Questo non è l’unico paese in cui i popoli sono divisi, nella povertà e nella ricchezza, nella felicità e nella violenza, nel benessere e nella guerra. Non ci è consentito chiudere gli occhi di fronte a queste dure realtà o esimerci dal collaborare all’opera trasformatrice di Dio. In quanto comunione il Consiglio ecumenico delle chiese conferma la solidarietà con la popolazione e con le chiese della penisola coreana e con tutti coloro che lottano per la giustizia e per la pace.

4. Dio nostro creatore è la sorgente di ogni vita. Nell’amore di Gesù Cristo e per la misericordia dello Spirito Santo noi, come comunione dei figli di Dio, operiamo insieme in vista del compimento del Regno. Chiedendo la grazia a Dio siamo chiamati, nella nostra diversità, ad essere giusti amministratori della Creazione di Dio. Questa è la visione del Nuovo Cielo e della Nuova Terra dove Cristo compirà “tutto in tutti”( Efesini 1, 23).

5. Viviamo in un tempo di crisi globale. Dobbiamo affrontare sfide economiche, ecologiche, socio-politiche e spirituali. Nell’oscurità e nell’ombra della morte, nella sofferenza e nella persecuzione, quanto è prezioso il dono di speranza del Signore Risorto! Con la fiamma dello Spirito nei nostri cuori, preghiamo Cristo di illuminare il mondo: che la sua luce orienti l’intera nostra vita verso la cura dell’intera creazione ed affermi che tutte le persone sono create ad immagine di Dio. Ascoltando le voci che spesso ci giungono dagli emarginati, proponiamoci di condividere gli insegnamenti di speranza e di perseveranza. Impegniamoci nuovamente ad operare per la liberazione e ad agire in modo solidale. Possa la Parola di Dio illuminarci e guidarci sul nostro cammino.

6. Vogliamo muoverci insieme. Spronati dalle esperienze vissute a Busan, sproniamo a nostra volta tutte le persone di buona volontà ad impegnarsi con i propri doni ricevuti da Dio a compiere azioni trasformatrici.

Questa Assemblea vi invita ad unirvi a noi nel pellegrinaggio.
Possano le chiese essere comunità di guarigione e compassione e possa la Buona Novella essere seminata da noi in modo che la giustizia cresca e la profonda pace di Dio abbracci il mondo.
Beati coloro che osservano il diritto e agiscono con giustizia in ogni tempo. (Salmo 106,3)


Dio della vita, guidaci alla giustizia e alla pace! 

martedì 12 novembre 2013

Centocinquantenario della Chiesa Evangelica Metodista di Verbania-Intra

SABATO 23 novembre 2013, ore17.00 
c/o Chiesa Evangelica Metodista-Sala Pestalozzi

CONFERENZA


Il Metodismo nell’Italia contemporanea. Cultura e politica di una minoranza tra Ottocento e Novecento.   


Interviene il prof. Paolo Naso, docente di Scienza Politica e  coordinatore del master in Religioni e Mediazione  Culturale  presso l’Università La Sapienza di Roma.


“… ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi” (Luca 17,21) .

Meditazione  del Patore Jean-Félix Kamba Nzolo
Dalla Lettera circolare delle Comunità evangeliche Metodiste di Verbania e Omegna di novembre 2013

 Il versetto scelto dal lezionario "Un giorno, una parola" per il mese di novembre, è la risposta di Gesù alla domanda dei  farisei, i quali vogliono sapere quando verrà il regno di Dio. Non si tratta di una trappola, almeno in questo caso, ma di una domanda sincera. I farisei
attendevano il regno di Dio che avrebbe ristabilito una volta per tutte la giustizia e la pace.
     Di fronte alle ingiustizie, alle guerre e alle violenze che dominano il nostro mondo, anche noi, credo, avremmo posto la stessa domanda a Gesù, se fosse vissuto oggi. E Gesù ci avrebbe risposto alla stessa maniera: << Il regno di Dio è in mezzo a voi>>.
     Una risposta deludente questa ?  Come intendere le parole di Gesù?  A seconda delle traduzioni <>, i  vangeli sono concordi nell’affermare che in Gesù  il regno di Dio ha fatto irruzione in questo mondo. Gesù incarna il regno di Dio. In lui  e attraverso il suo ministero, non solo Dio ha visitato il suo popolo, ma è il regno stesso all’opera.
     E’ questo regno che uno dei dieci lebbrosi guariti riconosce in Gesù: <>> (vv.15-16). Mentre gli altri nove continuano il loro cammino per comparire davanti ai sacerdoti i quali avrebbero convalidato la loro guarigione con la conseguente riammissione in comunità, il lebbroso straniero, invece, torna indietro, non soltanto per ringraziare ma perché vede nella sua guarigione la  presenza di Dio. 
Non c’è dubbio che, nel primo momento, tutti e dieci hanno creduto alla parola di Gesù mettendosi in cammino, senza essere ancora guariti. Ma solo uno di loro decide di intraprende un cammino solitario per raggiungere Gesù  e integrare la comunità dei discepoli.  E’ importante notare che, alla domanda sul quando arriverà il regno di Dio, Gesù risponde con come: il regno non viene in modo osservabile; << è in mezzo a voi>>. In altre parole, il regno di Dio è accessibile a tutti e sperimentabile nell’ordinarietà  della vita come qualcosa da vivere con tutto il proprio essere.
     Il regno di Dio, certo, non si è ancora stabilito definitivamente su questa terra, ma  viviamo della promessa che Gesù a stabilito questo regno in noi e tra di noi. In questo tempo intermedio tra il già e il non ancora, a noi è richiesto di consolidare il regno già presente cioè la presenza di Cristo in noi. Siamo  chiamati a un lavoro interiore, di approfondimento per la nostra crescita spirituale.
      Siamo ugualmente chiamati a un lavoro di testimonianza rivolto verso l’esterno, verso gli altri.  La nostra responsabilità  nei confronti degli altri e del mondo è di fare in modo che ogni nostro atto sia compatibile con la giustizia del regno di Dio. L’attesa del regno di Dio è inseparabile dall’amore del prossimoCredere nel regno venturo significa vivere il presente con coscienza, impegnarci in vista del futuro, di un futuro che motiva il presente.

lunedì 4 novembre 2013

Non di solo pane: Intervista del pastore Jean-Félix Kamba Nzolo

1 novembre 2013 - Non di solo pane puntata 620 Ospite di don Renato in questa puntata di "Non di solo pane" il Pastore Jean-Felix Kamba Nzolo della Chiesa Evangelica Metodista di Omegna e Verbania. Una riflessione a tutto campo sul dialogo interreligioso, sul modo di ricordare i defunti e una riflessione sul senso della vita e della morte alla luce del Vangelo. Un riferimento finale anche alla grande assemblea ecumenica in corso in questi giorni a Busan, Corea del Sud.

martedì 15 ottobre 2013

lunedì 7 ottobre 2013

Piccola orchestra del mondo. Corso gratuito di musica

A partire dal 4 novembre 2013        
ogni lunedì dalle 17.00 alle 19.00
c/o Chiesa Evangelica Metodista - Sala Pestalozzi 
C.so Mameli 19 VERBNIA-INTRA

Percorso musicale dedicato a bambini e bambine, ragazzi e ragazze di tutti i paesi, (indicativamente dagli 8 ai 14 anni).
L’obiettivo è per creare una piccola orchestra stabile dedicata alle culture musicali del mondo.
Il maestro, Ettore Puglisi, curerà il progetto con la collaborazione di altri musicisti.



NON è richiesta una preparazione musicale, MA MOLTA VOGLIA  di PARTECIPARE!

Il corso è gratuito ed è aperto a tutti.
Per informazioni telefonare al 329.2213817 

Celebrazioni per i 150 anni della Chiesa Evangelica Metodista di Verbania-Intra

 DOMENICA 13 ottobre 2013, ore 10.30: Culto solenne  nel Tempio Metodista.

Ore 12.30 : Pranzo al ristorante (partecipazione euro 12)


Ore 14.30 : Inaugurazione della Mostra fotografica presso la Chiesa Evangelica  Metodista - Sala Pestalozzi  

lunedì 16 settembre 2013

Concerto di musica cristiana in occasione del 150° anniversario della Chiesa Evangelica Metodista di Verbania Intra



VENERDI’ 20 settembre 2013 alle ore 20.45 
c/o  Tempio della Chiesa Evangelica Metodista di Intra-
 C.so Mameli 19
CONCERTO  di musica cristiana eseguito dal Coro 
“I Cantori di San Cipriano”.
  Ingresso libero


mercoledì 11 settembre 2013

CRONACA VERBANO CUSIO OSSOLA
09/09/2013

L’urlo silenzioso di Omegna: “Nessuna guerra può essere per la pace”

Presenti i rappresentanti di varie confessioni religiose, solo tre i sindaci cusiani alla marcia
VINCENZO AMATO
OMEGNA
Il silenzio è tale che quando i bambini e i piccoli scout fanno volare due bianche colombe si sente distinto il battere delle ali. Un volo breve nel cielo di Omegna e poi le colombe si fermano sulla passerella che collega la zattera. 

«Prendiamolo come un segno - dice il parroco don Gianmario Lanfranchini -, la pace deve iniziare qui, da noi». Da Omegna, ma anche da Novara, Verbania, Galliate, Borgomanero, Domodossola e dalle tante parrocchie in cui sabato si è pregato affinché «scoppi» la pace e non la guerra in Siria, in Medio Oriente e nel mondo. Grandi città e piccole comunità come i monasteri di clausura di Ghiffa e dell’Isola di San Giulio. Momenti di riflessione e di incontro che hanno unito credenti e non credenti, uomini e donne di confessioni religiose diverse. Come è successo a Omegna, dove su invito del sindaco Maria Adelaide Mellano, alla marcia silenziosa con oltre trecento persone, hanno preso parte sia i rappresentanti della chiesa cattolica (don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi e il parroco don Gianmario Lanfranchini), sia Brahim Aouragh della comunità islamica cusiana, sia il pastore della chiesa evangelica valdese Jean-Felix Kamba Nzolo.  

«La pace riguarda tutti, non è un fatto di pochi. Non esistono le guerre giuste - ha detto il pastore protestante - ci sono guerre di cui si parla e altre dimenticate come quella che sconvolge il Congo, il mio Paese». C’è tanta gente: unica delusione - che è impossibile non notare - l’assenza di molti sindaci del Cusio, seppur invitati. Due le eccezioni: Mauro Romagnoli di Pettenasco e Angelo Vitali di Massiola. Ci sono però molte famiglie e molti bambini. Così tanti che don Sacco al momento di far volare le colombe li invita a salire sulla piattaforma dove avrebbero dovuto prendere posto i sindaci. Parla Brahim che, forse senza saperlo, ripete le parole della Costituzione italiana: «Bisogna ripudiare la guerra, perché non c’è guerra che giustifichi la pace». «La pace non si impone - dice don Lanfranchini ricordando il Vangelo -, la si dona e viene da Dio». Parole alle quali fa eco il sindaco di Omegna: «La pace si costruisce anche con difficoltà, anche stando uno accanto all’altro e sentendo vicino chi è lontano». 

lunedì 9 settembre 2013

La pace è frutto della giustizia trasformatrice. Non c'è pace senza giustizia

"Allora la rettitudine abiterà nel deserto, e la giustizia abiterà nel frutteto. L'opera della giustizia sarà la pace e l'azione della giustizia, tranquillità e sicurezza per sempre. Il mio popolo abiterà in un territorio di pace, in abitazioni sicure, in quieti luoghi di riposo" (Isaia 32,16-18)

di  Jean-Félix Kamba Nzolo

     Il concetto di pace è molto spesso correlato a quello di guerra. La pace in realtà è l'opposto della violenza e non della guerra. La guerra è correlata al concetto di difesa ed è in un certo senso un modo di difesa collettiva.

       La pace intesa nel senso di assenza di guerra non è pace. Invochiamo giustamente la pace quando scoppiano i conflitti armati che fanno decine di migliaia di vittime innocenti, ma non dobbiamo distogliere l’attenzione dalla realtà della quotidiana guerra non combattuta con le armi che continua a mietere le vittime ogni giorno. Parlo dell’ingiustizie e delle discriminazioni a cui assistiamo ogni giorno.

Non può esserci una vera pace senza la giustizia. Pace e giustizia sono un binomio molto ricorrente nella Bibbia. La pace è frutto della giustizia. Il frutto della “giustizia trasformatrice” è la pace e la dignità dell’essere umano, recita un documento ecumenico (1).
      Sarebbe folle pensare che una guerra armata possa portare alla giustizia. Sempre la fine delle ostilità ha aperto nuove spaccature tra vinti e vincitori, ha sempre dato origine a nuove ingiustizie, ha sempre rappresentato il seme di nuove azioni armate:  guerra chiama guerra.
      Di fronte alla tragica realtà dei conflitti armati (Siria, Egitto, Rep. Dem. del Congo ecc…) dobbiamo chiederci cosa significa veramente la pace.
Il concetto biblico “Shalom” non significa solo pace, ma benessere totale, pienezza di vita, lo stato dell’uomo che vive in armonia con la natura, col prossimo, con sé stesso, con Dio.  La società umana è considerata come il riflesso dell'intera creazione che Dio ha destinato al “shalom” cioè a un ordine armonioso, a un equilibrio in cui ciascuno essere umano trova suo posto. Ed è per questo che Dio stesso ama lo straniero e si occupa della sua integrazione (Dt10,18) invitando il popolo d’Israele a fare altrettanto.
      Nel Nuovo Testamento la vera pace è dono della grazia di Dio in Cristo. Non è la pace delle trattative diplomatiche e di compromessi politici che lasciano il tempo che trovano. E' la pace della fede, la pace che nasce spontaneamente dal riconoscimento dell'altro e dell'altra creatura di Dio, come un soggetto che gode dei nostri stessi diritti, come una persona che ha qualcosa da dire indifferentemente se la pensa come noi o meno.
      Cristo Gesù è la nostra pace, la lettera agli Efesini che individua l’effetto primario della pace di Cristo nella riconciliazione avvenuta nel suo nome. Le divisioni e le distinzioni non esistono più per quanto riguarda la posizione di ciascuno dinanzi a Dio.
Essere in Cristo significa essere in pace con Dio e con il prossimo. Una  pace che va salvaguardata data la nostra umana  fragilità. Sono convinto che le parole che Gesù rivolge ai discepoli dicendo "Voi siete sale della terra… Voi siete la luce del mondo... una città posta sulla montagna”  non sono una conferma di quello che essi erano in quel momento, ma sono una vocazione che Gesù rivolge a loro e a noi. Sale della terra e luce del mondo siamo se viviamo secondo le beatitudini: se ci adoperano per la pace.
                L’incontro con l’altro ci coinvolge personalmente, non possiamo delegare altri a rappresentarci e a decidere. Vuole dire che dobbiamo imparare ad assumerci le nostre responsabilità ed essere anche disposti a pagare il prezzo di tutto ciò. Al termine della strada ci può essere una croce, come avvenne per Gesù. Ma non dev’essere una scusa per fermarsi, come non fu per Gesù.
Inviando gli apostoli ad annunziare la Buona Novella, Gesù dice loro: “Quando entrerete nella casa, salutate. Se quella casa ne è degna, venga la vostra pace su di essa; se invece non ne è degna, la vostra pace torni a voi” (Matteo 10, 12-13 ). In questa citazione biblica la pace viene concepita come qualcosa di molto concreto, come qualcosa di vivo, di tangibile, che può andare da un uomo all'altro e, se non trova accoglimento, ritornare a chi la augura. E' anche possibile immaginare attraverso le parole di Gesù le opposizioni che possono riscontrare coloro che si adoperano per la costruzione di un mondo senza violenze.
                 Definire dunque la pace come assenza di violenza significa considerare la non violenza come un modo di vita in cui ogni essere umano vede i suoi diritti rispettati ed è incline a rispettare quelli altrui. In questo contesto la pace risulta un effetto dello sviluppo sociale causato dal pieno godimento dei diritti umani, e perciò diventa un risultato naturale dell'eguale ripartizione tra potere decisionale e fruizione di risorse (2)

"La violenza è fondamentalmente una violazione dei limiti, una trasgressione dello spazio che ogni essere vivente giustamente richiede per lo spiegamento e l’appagamento della sua ragione di vivere. E’ quindi la violazione dell’integrità e dell’armonia delle innumerevoli relazioni che sostengono il tessuto del creato.
La violenza ha un numero incalcolabile di espressioni. A livello personale le forme più odiose sono le umiliazioni e le ferite intenzionali, l’abuso sessuale, lo stupro e l’omicidio, l’abbandono e la fame. A livello di società e di nazioni, la violenza si manifesta negli atti di guerra e di terrorismo,
compresa la “guerra al terrore”, nella triste realtà dei milioni di profughi e di rifugiati, nei bambini costretti a combattere o a prostituirsi, nella disperazione dei contadini che si suicidano per i debiti che non riescono a pagare. La violenza si esprime anche nella violazione delle diversità del mondo naturale, nello sfruttamento sfrenato dei beni comuni come l’acqua potabile e i combustibili fossili, nell’abbattimento delle foreste, nella pesca esagerata in mari e oceani, nello smaltimento scriteriato dei rifiuti e nell’estinzione delle specie" ("Gloria a Dio e pace sulla terra" Convocazione internazionale ecumenica sulla pace- Kingston, Giamaica 17-25 Maggio 2011).

(1) Alternativa Globale: Ambiente, Pace,Economia (AGAPE) Consiglio Ecumenico delle Chiese-Ginevra 2005.
(2) Mario Borrelli, diritti umani e metodologia per la pace. Materiali a cura dell'I.P.R.I, se vuoi la pace educa alla pace, Edizioni Gruppo Abele 1984


Preghiera : 
Che  le mani si congiungano

Fà, o Signore, che le mani si congiungano,
per rendere più umana la terra in cui hai soffiato la vita all'uomo da te modellato: 
Adamo e Gesù il tuo Figlio diletto.
Fà, o Signore, che noi stringiamo la tua mano nera,
affinché la terra porti i frutti della speranza.
Fà, o Signore, che noi stringiamo la tua mano gialla, 
affinché il mondo rimanga giovane 
e ognuno guadagni con dignità il proprio cibo: il suo pane, il suo riso,...
Fà, o Signore, che noi stringiamo la tua mano bianca, 
affinché i germogli che portano gioia 
e giustizia fioriscano su tutti i rami.
Fà, o Signore, che ai crocicchi delle strade, 
noi stringiamo la tua mano rossa, 
affinché gli uomini dell'Africa, dell'Asia, dell'Europa, dell'America e dell'Oceania, 
gli uomini di ogni tempo e di ogni cielo, 
su tutti i continenti, traccino assieme strade di sviluppo 
e coltivino campi di preghiera e di dedizione.
Padre, per mezzo di Gesù, tuo amatissimo Figlio 
che ha lavorato la terra di Palestina, 
ti rendiamo grazie per il tuo amore.
Uniamo le nostre voci a quelle degli angeli, 
per cantarti e proclamare la tua gloria: Santo! Santo! Santo!
Amen.

(Preghiera scritta da Nabil Mouamès – un cristiano del Libano)