Verbania - C.so Mameli 19
*Culto domenicale ore 10:30

Omegna - Via F.lli Di Dio 64
*Culto domenicale ore 10:30

venerdì 28 ottobre 2011

Omegna: Proiezione video inchiesta " Giovani e lavoro"

Tra precarietà e innovazione

Sabato 29 ottobre ore 16.00 il LIP, spazio di coworking presso il Forum di Omegna, ospiterà la proiezione della video inchiesta “Giovani e lavoro nel Verbano Cusio Ossola”.

Un’indagine realizzata da giovani con la regia di Lorenzo Camocardi, finalizzata ad indagare sulla condizione giovanile ed occupazionale nel VCO. Il filmato, realizzato nell’ambito di un progetto finanziato interamente dal programma “Gioventù in Azione” dell’Unione Europea, mira a promuovere e sensibilizzare sul tema della disoccupazione giovanile, alla luce del contesto socio-economico che stiamo attraversando. Il progetto si propone di indagare e dialogare sul futuro delle nuove generazioni della provincia del VCO, affrontando temi quali lavoro, occupazione, nuove attività lavorative, valorizzazione ed estensione del capitale sociale e delle reti. Le motivazioni che hanno spinto un gruppo di giovani a lavorare a questo progetto, partono dall’esigenza di valorizzare il territorio in cui viviamo e le sue risorse, ma anche dal problema sostanziale di mancanza di posti di lavoro, che vede giovani neolaureati costretti a spostarsi poiché il territorio non offre alcuna possibilità di sviluppo e molti giovani preferiscono lasciare la propria città per cercare lavoro e un futuro altrove. Il filmato cerca di porre attenzione nell’individuare e descrivere tutti i possibili settori di nuovo sviluppo dell’occupazione giovanile per dare vita a un dialogo su scala europea tra i  giovani, investiti dallo stesso problema e impegnati a farsi spazio nel mondo del lavoro, in una società sempre più critica e incerta.

Alla presentazione ufficiale interverranno:

Walter Passerini, giornalista; Maurizio Colombo, Camera di Commercio del VCO; Giovanni Campagnoli, coop. Vedogiovane.
L’invito a partecipare è esteso a tutti i giovani, agli amministratori, agli imprenditori e all’intera comunità, con l’auspicio di confrontarsi su un tema caldo e importante per proporre soluzioni concrete e valutare possibili sviluppi a favore dell’occupazione giovanile, in cui la precarietà è sempre più diffusa. Il progetto prevede inoltre un proseguimento dell’inchiesta nel territorio provinciale e la proiezione del filmato e la discussione pubblica con l’intera comunità, sono una  tappa per ampliare l’indagine e la ricerca azione sul tema.

Info e contatti: contornoviola@libero.it
 

mercoledì 26 ottobre 2011

Culto della Riforma su Raidue

Verbania: Decima Giornata del Dialogo Cristiano-Islamico

Giovedì 27 ottobre 2011,
presso il Centro d'Incontro S. Anna di Verbania Pallanza

Ore 19,30: Cena di Fraternità
Ore 21,00: Serata di condivisione e di preghiera



Intervengono:
don Roberto Salsa - Vicario del Verbano
Pastore Jean-Félix Kamba Nzolo - Chiesa Evangelica Metodista
Padre Ilie Muntean - Parrocchia Ortodossa Romena
Abdelhadi Fizazi - Comunità islamica

giovedì 20 ottobre 2011

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Confronti è una pubblicazione mensile di “fede, politica e vita quotidiana”. Al tempo stesso è un centro culturale impegnato sui temi del dialogo tra le fedi e le culture, del pluralismo e dell’educazione alla pace


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Fedi e culture in dialogo.

Confronti esce dal maggio 1989 raccogliendo l’eredità di “Com-Nuovi tempi”, una delle prime testate ecumeniche cui hanno collaborato, per quindici anni, cattolici, protestanti, credenti “senza chiesa” e persone in ricerca sulle tematiche della fede.

Oggi a Confronti collaborano cristiani di diverse confessioni, ebrei, musulmani, buddhisti, induisti e laici interessati al mondo delle fedi. Ogni numero propone servizi e rubriche che si riferiscono alle diverse religioni: è il segno del nostro interesse ed impegno nel dialogo tra le “fedi viventi”. In società sempre più pluraliste nelle culture e nelle fedi, il dialogo è lo spazio aperto in cui, abbattuti i muri delle incomprensioni, delle tensioni e dei fondamentalismi, si può realizzare un vero, reciproco riconoscimento.
Tendenze antisemite che talvolta si esprimono nel revisionismo storiografico sulla Shoah , attitudini e modelli razzisti, intolleranza nei confronti delle minoranze sono fenomeni ricorrenti nelle nostre società. Da qui l’impegno di Confronti sul piano della riaffermazione dei valori della memoria, dell’accoglienza, della solidarietà e della costruzione di una società democratica, pluralista e interculturale.

L’ecumenismo resta ovviamente un tratto costitutivo della rivista. Un ecumenismo attento – anche criticamente – alle testimonianze delle chiese nei confronti della realtà che le circonda.
Da dieci anni il dialogo tra le comunità di fede è diventato uno dei tratti caratteristici della rivista e ne fa una voce particolarmente originale nel panorama culturale ed editoriale. La rivista dedica particolare attenzione alle situazioni internazionali in cui, tra le luci ed ombre, le chiese e le fedi svolgono un ruolo significativo e riconoscibile.
Sui temi di rilievo ecumenico nazionale e internazionale, Confronti ha organizzato vari seminari e convegni. La rivista ha promosso programmi di educazione alla pace in Medio Oriente e nei Balcani.

Confronti – Via Firenze 38, 00184 Roma
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venerdì 14 ottobre 2011

18 ottobre - Giornata europea contro la tratta di esseri umani



Il 18 ottobre di ogni anno ricorre la Giornata Europea Contro la Tratta degli Esseri Umani.
Anche per questo anno, vi proponiamo un dossier monografico per informare e sensibilizzare su questa drammatica e gravissima violazione dei diritti umani che coinvolge a vari livelli uomini, donne e minori.
Il dossier contiene alcuni materiali sul tema della tratta a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo. E' uno strumento che intende offrire spunti di riflessione per discutere su questi temi all'interno delle vostre realtà locali.

Quest'anno oltre al presente Dossier Monografico, troverete allegato il booklet “Combattere la tratta per lavoro forzato in Europa”, pubblicazione finale del progetto europeo “Combating trafficking in Human Beings. Going Beyond!” che il Servizio Rifugiati e Migranti della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia ha portato avanti da dicembre 2008 a marzo 2011 in qualità di partner della Churches' Commission for Migrants in Europe (CCME).
Il progetto ha analizzato il fenomeno della tratta per sfruttamento lavorativo, allo scopo di individuare e sviluppare le capacità della società civile nel supportare le vittime della tratta a scopo di sfruttamento lavorativo per metterle in condizioni di conoscere i loro diritti e di poter accedere alla giustizia.
Nell'ambito del progetto sono state portate avanti delle ricerche che hanno interessato i seguenti paesi: Cipro, Grecia, Irlanda, Italia, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania e Spagna.

Per chi fosse interessato ad un approfondimento le ricerche in lingua inglese sono disponibili presso i nostri uffici oppure sono scaricabili al seguente indirizzo http://www.ccme.be/areas-of-work/anti-trafficking-in-human-beings/national-reports-goingbeyond/

Il Servizio Rifugiati e Migranti, che da diversi anni si occupa e interessa al tema della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo in Italia e in Europa, invita tutti e tutte ad impegnarsi in prima persona per diffondere una cultura e una politica del rispetto della dignità umana.

Roma 13, ottobre 2011
Servizio Rifugiati e Migranti
Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia

 
LOTTA ALLA TRATTA DEGLI ESSERI UMANI IN ITALIA:

A CHE PUNTO SIAMO

Introduzione.

Oggi migliaia di esseri umani nel mondo vengono trafficati da organizzazioni criminali, venduti e scambiati come merci e sfruttati per produrre profitti: vi sono coinvolti soprattutto donne e minori, per lo più nel mercato del sesso, nell'accattonaggio, nel mercato della pedofilia e della pornografia, nel traffico di organi e nel lavoro gravemente sfruttato.
Il traffico di esseri umani è una delle forme più gravi e brutali di violazione dei diritti umani, una delle più violente e drammatiche forme di sfruttamento, è a tutti gli effetti una
forma di schiavitù moderna perché le persone sono private della loro libertà e costrette a subire forme di violenza fisica e psicologica molto pesanti.
Questa nuova forma di schiavitù, rispetto alla schiavitù storica, presenta caratteristiche
radicalmente diverse: in primo luogo è illegale ed è condannata dalle convenzioni internazionali, mentre un tempo era lecita o almeno tollerata, fino alla sua abolizione nel 1888.
Un dato comune alle due forme di schiavitù è invece il carattere economico del fenomeno.
Oggi il commercio delle persone per fini di sfruttamento costituisce un mercato globale ed illegale che rende alle organizzazioni criminali diversi miliardi di dollari l'anno, introiti inferiori soltanto al traffico di stupefacenti e di armi. Inoltre la schiavitù moderna nasce e si sviluppa su una domanda ed un'offerta inesauribili: il corpo umano.
Dal punto di vista dei trafficanti, la principale caratteristica che differenzia la persona oggetto di tratta dalle altre merci (armi, droga, sigarette...) è il fatto che la “merce umana” è dotata di volontà e di parola, e quindi deve essere controllata attraverso la violenza, l'inganno ed il ricatto. Oggi il corpo umano viene sfruttato ed usato con forme brutali molto diversificate: oltre allo sfruttamento sessuale e lavorativo, vi sono altre forme aberranti di uso del corpo come il traffico di organi: a volte parti del corpo vengono prelevate senza il permesso della persona interessata o con un consenso estorto o con il ricorso a metodi violenti.
Le zone di reclutamento dei “nuovi schiavi” sono i Paesi poveri, soprattutto quelli che hanno subito un crollo rapido e imprevisto delle condizioni di vita, per esempio in seguito ad un mutamento di regime, all'incertezza politica ed economica, al coinvolgimento di molti Paesi nelle guerre.
La criminalità organizzata a livello internazionale si è posta come un'azienda, o meglio come una società di servizi in grado di garantire, dietro grossi compensi, il viaggio per l'Italia o l'Europa. La criminalità organizzata, in assenza di politiche migratorie adeguate si propone non solo di offrire un servizio, ma ha assunto il ruolo paradossale di “dispensatrice di speranze”, in altre parole, è diventata lo strumento principale per realizzare un sogno, quello di raggiungere un paese che agli occhi dei migranti, rappresenta un investimento di vita per il futuro.
Dunque, il traffico di esseri umani risponde ad un bisogno elementare che è quello diemigrare per cercare di migliorare la propria esistenza: il trafficante garantisce un ingresso per vie illegali nel paese di destinazione scelto dai migranti. La sua funzione può essere assimilata a quella di una agenzia di viaggi, a un tour operator molto efficiente che assicura l'arrivo nel paese di destinazione. In molti casi, la persona si rivolge spontaneamente alle organizzazioni che gestiscono il traffico ed in seguito, durante le fasi del viaggio, il comportamento del trafficante diventa violento e subentrano la coercizione e la prevaricazione, principalmente verso donne e minori. Se a volte il rapporto tra migrante e trafficante si esaurisce nel tempo necessario a compiere il trasporto, nella tratta il rapporto tende ad essere molto lungo, come nel caso dell'indebitamento o addirittura a tempo indeterminato, come nei casi di rapimento e inganno. In ogni caso si crea un rapporto perverso tra la vittima e colui che viene visto all'inizio come un benefattore e poi si trasforma in un carnefice che tende a prolungare il più possibile il rapporto con la vittima per ottimizzare i guadagni.
L'espressione tratta di esseri umani indica, dunque, il fenomeno criminale che consiste nel reclutamento, trasporto e successivo sfruttamento di esseri umani per fini di lucro.
A livello internazionale queste organizzazioni criminali sono sempre più definite come le “nuove mafie”. La collaborazione tra mafie straniere ed italiane si è andata sempre più rafforzando negli ultimi anni perché la capacità delle organizzazioni criminali risiede proprio nella capacità di lavorare in rete creando nei singoli Paesi, sia di transito che di destinazione, strutture snelle e specializzate, mentre i vertici tendono a rimanere protetti nei Paesi di origine.
Il fenomeno del traffico riguarda l'intero pianeta ed ha caratteristiche ancora in parte non del tutto riconoscibili ed è in costante evoluzione. Ha raggiunto dimensioni enormi e preoccupanti.
Nonostante la grande attenzione che il fenomeno ha suscitato negli ultimi anni, non esistono ancora fonti sufficienti per individuare con precisione i dati internazionali, né per quello che riguarda i dati numerici, né per le modalità utilizzate dalle organizzazioni criminali. Tale difficoltà è dovuta al carattere “mutevole” del fenomeno: cambiano rapidamente i soggetti, i flussi, i mezzi, le destinazioni. I trafficanti hanno una grande capacità di mimetizzarsi ed adattarsi ai contesti ed ai cambiamenti. Se cambiano le legislazioni preventive e repressive dei Governi, il mercato delle persone si adatta con una sorprendente flessibilità.
Da un po’ di anni è diventato un fenomeno allarmante anche in Europa, soprattutto in seguito ai mutamenti politici dell’Est, dove la delicata situazione sociale ed economica rende oggi donne e minori le categorie più vulnerabili ed esposte allo sfruttamento: lavorativo (lavoro domestico, edile, agricolo), sessuale (prostituzione femminile e minorile), accattonaggio, vendita di organi.
Le vittime della tratta spesso sono giovani senza prospettive di futuro nei luoghi di origine, attirate da false promesse di un lavoro ben retribuito all'estero. In molti casi non sanno quale sarà la loro futura occupazione, né le condizioni di vita che verranno loro imposte; in altri casi sono più o meno consapevoli del tipo di lavoro che li aspetta. Spesso, soprattutto per i minorenni, le organizzazioni criminali ricorrono al sequestro ed una volta giunti nel paese di destinazione, le vittime senza documenti di identità e risorse finanziarie, senza conoscere la lingua e senza punti di riferimento dipendono totalmente dai loro sfruttatori. Allo stesso tempo non nutrono alcuna fiducia nelle istituzioni perché provengono da paesi con regimi poco democratici, dove la corruzione è assai diffusa e in più temono ritorsioni nei confronti dei loro familiari rimasti in patria.

Alcuni dati

Dati certi sul fenomeno della tratta non sono disponibili. Per le sue stesse caratteristiche il fenomeno non si presta ad essere completamente inquadrato in dati statistici e molto rimane sommerso.
A livello nazionale, il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri non pubblica i dati sulle vittime di tratta dal 2008: non sappiamo qual è l'andamento generale degli aiuti che si fanno alle vittime e soprattutto quali siano le nazionalità più coinvolte, a parte la Nigeria (che rimane sempre quella più coinvolta) e la Romania.
Per l'Organizzazione Internazionale per il Lavoro (OIL) sono oltre 12 milioni, secondo il
Rapporto del Dipartimento di Stato USA oscillano tra 4 e 27 milioni in tutto il mondo.
Nel mondo, stando ai dati diffusi dall'ultimo Rapporto di Save the Children:
· 2,7 milioni di vittime di tratta nel mondo, di cui l'80% è costituito da donne e bambini/e
· 32 milardi di dollari il giro di affari.

In Italia:

· 14.689 vittime di tratta inserite nei progetti art. 18 tra il 2000 e il 2008
· tra 19mila e 24mila il numero delle persone che si prostituiscono in strada.
· la prostituzione indoor si stima 3 volte superiore a quella in strada.
· 1,2 milioni di minori vittime di tratta interna e internazionale.
Il fenomeno della tratta dei minori è allarmante e in crescita, sempre pù nascosto e all'interno di luoghi chiusi e per questo difficilmente accessibile agli operatori. Anche sulla prostituzione in strada è diventato più difficile intervenire perchè sempre più soggetta ad un controllo molto forte da parte degli sfruttatori o dei “pari”, cioè ragazzi e ragazze vicini per età e provenienza alle vittime. Questo rende sempre più diffcile l'aggancio e il contatto anche su strada.
La maggior parte dei minori vittime proviene dalla Romania (46% anche per la facilità di
giungere in Italia), dalla Nigeria (36%), dall'Albania (11%) e dal Nord Africa (7%).
La prostituzione indoor (appartamenti, night, centri massaggi, ecc.) è un fenomeno sommerso di notevoli proporzioni che comporta uno sfruttamento più pesante, e dove la capacità degli operatori di raggiungere le vittime è molto limitata.

Un approfondimento sull'art. 18 del Dlgs 286/98.
Per quanto riguarda le legislazioni specifiche dei singoli Paesi, guardiamo al caso italiano, sia perché ci interessa più da vicino, sia perché rappresenta una innovazione positiva nel panorama europeo ed internazionale.
Il nostro legislatore è stato precursore in ambito internazionale nell'affermare normativamente in primo luogo la centralità dei diritti umani e della dignità delle vittime, prevedendo per le vittime un percorso sociale di reinserimento e riabilitazione oltre al percorso giudiziario.
L’art. 18 è importante perché dà la possibilità alle donne vittime di tratta di ottenere un
permesso di soggiorno per “protezione sociale” se decidono di uscire dal giro della prostituzione.
La vittima ha due possibilità di accedere alla protezione:
•- se accetta di entrare in un programma di riabilitazione ed integrazione sociale
•- se accetta di testimoniare contro i suoi sfruttatori.
La portata innovativa dell'art. 18 sta nel fatto che per la prima volta in Europa viene superata la logica premiale e si riafferma la logica che i diritti umani fondamentali sono incondizionati ed inderogabili. Le vittime sono innanzitutto soggetti ed in quanto tali portatori diritti umani fondamentali, al di là se accettano o meno di collaborare con la giustizia. Spesso, le vittime hanno paura di testimoniare per paura di ritorsioni: avere la possibilità di essere protette, in quanto esseri umani, è uno degli strumenti più efficaci per combattere il fenomeno.

Tale percorso sociale, inoltre, responsabilizza le vittime in chiave processuale, se decidono di testimoniare e denunciare i loro sfruttatori, perché il recupero della dignità della persona passa anche attraverso la riparazione morale e materiale che la condanna dei trafficanti può rappresentare, contribuendo alla riaffermazione dei valori della legalità nelle società.
L'art. 18 è una norma coraggiosa nella sua impostazione ma accidentata nella prassi, perché la sua corretta applicazione, compresa l’erogazione dei fondi destinati ai progetti di inserimento, è spesso disattesa ed arbitraria.
In molti casi, ad esempio, le donne non hanno la possibilità di ricevere informazioni sui loro diritti come vittime della tratta e non hanno occasione di incontrare organizzazioni che possano difendere i loro diritti.
In Europa l’approccio oggi più diffuso è quello che vede la vittima solo come strumento giudiziario: alla donna si dà un diritto, un permesso di soggiorno temporaneo, perché serve come testimone contro i criminali, poi viene mandata via, spesso rimpatriata nel paese di origine dove sarà con molta probabilità ripresa dalle organizzazioni criminali e tornerà nel giro.

Risorse e finanziamenti

I tagli economici che sono stati fatti ai fondi destinati al contrasto della tratta degli esseri umani vanno in una triplice direzione:
· sono stati tagliati circa 2 milioni di euro che servivano a finanziare il numero verde anti-tratta. Il NUMERO VERDE ANTITRATTA 800 290 290 fu istituito nel 2000 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari Opportunità. Sospeso per mancanza di fondi nel 2005 è stato riaperto nel gennaio 2007. In dieci anni ha assicurato assitenza sociale ad oltre 14mila persone e consentito l'attivazione di denunce, arresti e condanne di criminali e sfruttatori.
Il 1° agosto 2010 sono state chiuse 14 delle 15 postazioni locali del numero verde antitratta che erano attive 24 ore su 24.
E' rimasta attiva solo la postazione nazionale gestita dal Comune di Venezia (con una spesa di circa 300mila euro) che prima faceva da primo filtro alle telefonate e le smistava in base alla
provenienza e alle postazioni locali che curavano i rapporti con le associazioni locali e le forze dell'ordine e garantivano una operatività sul territorio. La rapidità dell'intervento è, infatti, un fattore importantissimo per le vittime. Il preavviso alle associazioni di soli 10 giorni ha smantellato un tassello importante del sistema di aiuto alle vittime di tratta e alla lotta alla criminalità. Hanno perso il lavoro 80 operatori specializzati ed è stato l'ennesimo regalo alle organizzazioni criminali. Le postazioni locali non avevano solo una funzione di ascolto e informazione, ma costituivano un elemento essenziale per le reti territoriali (terzo settore, servizi sociali e forze dell'ordine) e per questo erano in grado di attivare risposte.
· Hanno tagliato il fondo art. 18 che serviva a co-finanziare i progetti: era di 5milioni di
euro (ossia il 70% del budget a carico del Dipartimento delle Pari Opportunità, più l'altro 30% - ossia circa 1,7milioni a carico degli Enti locali). Al riguardo il Dipartimento delle Pari Opportunità ha tagliato 2milioni e mezzo (dunque la metà di 5milioni e di conseguenza si è dimezzato anche il co-finanziamento degli Enti locali). L'intero budget da 7milioni di euro è diventato di circa 3,5milioni.
· Azzeramento del fondo art. 13: hanno accorpato l'art. 13 della legge 228/2003 con l'art. 18 accorpando anche i rispetti fondi. Per l'art. 13 c'erano circa 3milioni di euro e sono stati tagliati.

Il tutto non supera i 4milioni di euro. Nel 2000 il Governo italiano aveva stanziato 8 milioni di euro per l’attuazione dell’articolo 18 del Testo Unico. L'art. 18 resta come caposaldo della lotta anti-tratta ma è quasi del tutto sterilizzato dal Pacchetto sicurezza (artt. 10bis e 14 in particolare) che di fatto ne ha limitato l'agibilità. Le vittime sono in genere senza permesso di soggiorno e dunque vanno aiutate per questo. Ma il pacchetto sicurezza dice che se uno straniero non ha documenti deve pagare una sanzione (5/10mila euro) o essere espulso (art. 14, se non può pagare). In queste condizioni tutto è difficile.

Il ruolo delle chiese

La tratta di esseri umani necessita per la sua complessità di un approccio interdisciplinare. Il fenomeno coinvolge infatti diversi attori (organizzazioni criminali, vittime, forze dell’ordine, operatori sociali, associazioni, clienti) e deve essere gestito attraverso strumenti diversificati e complementari. In particolare:
- le politiche internazionali
- le legislazioni specifiche
- gli interventi sociali specifici a favore delle vittime di tratta
- il coinvolgimento delle società civile e delle chiese
Il traffico di esseri umani è un fenomeno criminale e globale che interessa tutti i paesi:
origine, transito e destinazione.
Le chiese hanno un ruolo nel sostegno alle vittime a diversi livelli:
- creare sensibilità all’interno delle chiese evangeliche rompendo il silenzio che spesso legittima la violenza anche all’interno dei luoghi che noi abitualmente frequentiamo (posto di lavoro, scuola, chiese, ecc).
- mettere in rete le diverse iniziative delle chiese;
- fare pressione politica per promuovere a livello europeo e nazionale una legislazione giusta ed efficace che sia anche in grado di rimuovere le cause del fenomeno;
- lavoro sul campo;
- cura pastorale e sostegno individuale: spesso le donne vittime entrano nelle chiese, e anche se non raccontano la loro storia, sentono il luogo come “protetto” e si avvicinano con fiducia;
- iniziative di formazione di operatori/trici;
- ruolo dei clienti: una parte di essi si rivolge alle prostitute perché si trova in una situazione di forte disagio (ansia, disperazione, emarginazione, solitudine, difficoltà familiari e relazionale, ecc.). Spesso i clienti telefonano al numero verde o si rivolgono alle organizzazioni per capire come aiutare la ragazza. Dunque, spesso i clienti frequentano luoghi “normali” e possono diventare “strumenti” per la fuoriuscita delle vittime dal circuito della prostituzione forzata.
Lavorare all’interno delle chiese per una cultura ed una teologia dell’accoglienza e dell’amore verso tutti e tutte per combattere il pregiudizio e rompere tabù che spesso “condannano” le vittime.
Settembre 2011
Franca Di Lecce
Direttore – Servizio Rifugiati e Migranti
Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia

I MINORI STRANIERI VITTIME DI TRATTA

Alla vigilia della Giornata Onu in ricordo della Schiavitù e della sua Abolizione, che ricorre il 23 agosto di ogni anno, Save the Children ha pubblicato il dossier “I piccoli schiavi invisibili” dedicato al tema della tratta e dello sfruttamento dei minori.
Il dossier è il risultato di una rilevazione realizzata in 15 Regioni italiane in collaborazione con l’associazione On the Road-Consorzio Nova.

Di seguito vi proponiamo la versione integrale del comunicato stampa diffuso da Save the Children.
22 agosto 2011
Tratta e sfruttamento: Save the Children, migliaia i minori vittime di sfruttamento sessuale, che sempre più spesso avviene al chiuso. Persistente lo sfruttamento in accattonaggio, lavoro e attività illegali Non arretra ma anzi sembra consolidarsi il fenomeno della tratta e dello sfruttamento dei minori(1), a scopo sessuale ma anche di accattonaggio, in attività illegali o nel lavoro.
Uno sfruttamento che coinvolge migliaia di minori, per lo più stranieri: ragazze rumene, nigeriane, albanesi, nordafricane ma anche maschi rumeni, magrebini, egiziani, afgani e Rom rumeni e della ex Jugoslavia.
Per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale, si stimano fra i 1.600 e i 2.000(2) i minori sia femmine che maschi coinvolti in prostituzione su strada. Una porzione significativa rispetto alla prostituzione adulta stimata fra le 19.000 e le 24.000 unità(3). E crescente e allarmante è lo sfruttamento sessuale indoor, nel chiuso di appartamenti: sarebbe 3 volte superiore a quello su strada, con una presenza di minori pari a circa il 10% sul totale degli adulti coinvolti(4). Nascoste agli occhi di tutti, le giovani vittime sono difficilmente raggiungibili da parte degli operatori sociali e di chi voglia aiutarle ad uscire da una vita da incubo.
Sono alcune delle principali linee di tendenza del fenomeno della tratta e sfruttamento dei minori, secondo il nuovo dossier di Save the Children “I piccoli schiavi invisibili”. Diffuso alla vigilia della Giornata Onu in Ricordo della Schiavitù e della sua Abolizione (il 23 agosto), il dossier contiene anche i risultati di una rilevazione sulla tratta e sfruttamento sessuale dei minori realizzata in 15 Regioni italiane in collaborazione con l’associazione On the Road-Consorzio Nova attraverso questionari e interviste a operatori, che hanno basato le loro conclusioni sui dati relativi ai minori intercettati nelle loro attività di unità di strada o di accoglienza, dal maggio 2010 al maggio 2011(5).
“Nonostante i molti passi avanti fatti, anche a livello legislativo, sia sul versante della lotta al traffico e allo sfruttamento di minori che della identificazione e aiuto delle vittime, rileviamo con preoccupazione una resistenza e persistenza del fenomeno”, commenta Raffaela Milano, Responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children Italia. “Lo sfruttamento avviene sempre di più al chiuso, anche a seguito degli interventi di contrasto da parte delle forze dell'ordine. Per le minori vittime, questo comporta il rischio di subire uno sfruttamento ancora più feroce e invisibile, anche agli occhi degli operatori sociali che vogliano aiutarle. “Per altro verso”, prosegue Raffaela Milano, “le tecniche di assoggettamento si sono affinate. Gli sfruttatori hanno per esempio scoperto la forza del controllo tra “pari”, avvalendosi dei minori stessi per esercitare il controllo sui loro compagni”.
“A questo quadro”, spiega ancora, “bisogna aggiungere il fatto che dietro la gran parte di queste minori ci sono situazioni di grande povertà, bisogno ed emarginazione su cui fanno leva le organizzazioni criminali. E' il caso per esempio delle donne e ragazze nigeriane di cui rileviamo un aumento degli arrivi via mare da Lampedusa proprio in queste ultime settimane. Non si può escludere che fra di esse ci possano essere vittime di tratta, anche in ragione del fatto che, come le stesse Nazioni Unite documentano, sono quasi 6.000 ogni anno le nigeriane che vengono portate in Europa per essere sfruttate. Save the Children sta monitorando con attenzione la situazione delle minori non accompagnate”.
La tratta a scopo di sfruttamento sessuale La rilevazione di Save the Children e On the Road conferma che il gruppo di minori principalmente vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale è costituito da ragazze provenienti dalla Romania (46%) e dalla Nigeria (36%) seguite da ragazze albanesi (11%) e del Nord Africa (7%). Le minori rumene, in quanto cittadine comunitarie e in possesso di documenti, giungono in Italia in modo abbastanza agevole, spesso con la promessa di un lavoro, insieme a fidanzati o comunque a persone di cui si fidano. Una volta in Italia l’assoggettamento può avvenire in due modi: con la violenza o, al contrario, attraverso uno pseudo- legame affettivo.
Questa seconda forma è costruita ad arte dallo sfruttatore che fa percepire alla minore
l’esperienza della prostituzione come funzionale ad un progetto comune di coppia. Si stabilisce così un vincolo psicologico difficile da rompere. Nell’assoggettamento delle ragazze entra in gioco, sempre più spesso, il ruolo del controllo fra “pari”: lo sfruttatore cioè può decidere di imporre a una coetanea delle ragazze il compito di esercitare per suo conto il controllo sulle giovani, le quali hanno in genere più reticenze a ribellarsi a quanto dice “una di loro”, poiché questo significherebbe essere escluse dal gruppo.
Le ragazze nigeriane costituiscono il secondo gruppo numericamente più consistente di vittime di tratta e sfruttamento. Giungono in Italia con falsi documenti e generalità, insieme alla propria sfruttatrice, fatta passare come una sorella o parente, via mare o in aereo, spesso avendo già subito violenza nel proprio paese o durante il viaggio. Per quanto riguarda l’ingresso via mare, in particolare a Lampedusa, si è registrato un incremento consistente di arrivi dalla Nigeria: fra aprile-agosto sono approdati sull’isola 4.935 migranti nigeriani, di cui 984 donne, 194 minori non accompagnati e 89 minori accompagnati persone, con un picco massimo nella prima metà del mese di agosto, momento in cui sono arrivati secondo le stime di Save the Children, circa 2.170 migranti nigeriani, di cui 388 donne, 89 minori non accompagnati (prevalentemente adolescenti
femmine) e 23 minori accompagnati. In varie parti d’Italia, tanto gli operatori che operano sulla strada, tanto quelli che operano all’interno dei centri per migranti segnalano l’alta probabilità chetra le migranti nigeriane in arrivo vi siano vittime di tratta e sfruttamento. Save the Children ha già individuato alcuni potenziali casi che sono in fase di approfondimento.
Le giovani nigeriane costrette a prostituirsi nel nostro paese, sono sottoposte a un ferreo controllo da parte delle connazionali durante l’attività di prostituzione alla quale sono costrette e convinte anche attraverso riti tradizionali, con cui si vincolano a ripagare un debito molto elevato maturato con il viaggio. A differenza delle ragazze rumene, spesso il loro guadagno consiste solo nel vitto e nell’alloggio. La paura di essere fermate dalle forze dell’ordine ed espulse se riconosciute maggiorenni, le spinge a lavorare in luoghi isolati, il che rende molto difficile il loro “aggancio” da parte dalle associazioni che vogliano aiutarle ad emergere dalla situazione di sfruttamento. Lo sfruttamento sessuale di minori maschi. Ad essere coinvolti in sfruttamento sessuale, particolarmente nelle grandi città italiane come Roma e Napoli, sono adolescenti Rom, di età fra i 15 e 18 anni. Risultano essere di recente arrivo e con un vissuto legato alla strada. Alcuni di essi lavorano come lavavetri di giorno ai semafori per poi prostituirsi durante la notte, in luoghi della città conosciuti per la prostituzione maschile, o nei pressi di sale cinematografiche con programmazione pornografica, saune e centri massaggi per soli uomini.
Accanto ai minori Rom sono coinvolti nella prostituzione anche minori maghrebini e rumeni. I rimi in genere finiscono nel “mercato del sesso” per arrotondare lo stipendio guadagnato di giorno ai semafori. Per i secondi invece la prostituzione è la principale fonte di guadagno. In genere i minori maschi che si prostituiscono si muovono per lo più in gruppo e sottostanno a dei leader che sono anche quelli che procurano loro clienti particolari disposti a pagare cifre consistenti, per poter godere di prestazioni di lungo periodo. Questa pratica registrata solo su Roma e Napoli, è nota come “affitto”: nel periodo specificato il minore vive infatti con il cliente.
La prostituzione “al chiuso” in appartamento, night, centri massaggi.
E’ un fenomeno sommerso ma di notevoli proporzioni e che comporta uno sfruttamento più pesante, visto il controllo esercitato dagli sfruttatori sulle vittime e la limitata capacità delle operatori delle organizzazioni che operano su strada di raggiungerle. La presenza di minori, in particolare, è sempre più spesso attestata ed in significativa crescita come emerge ad un’analisi attenta delle riviste di annunci espliciti di vendita di sesso a pagamento da cui si evince la giovanissima età di molte prostitute. Si stima che la prostituzione indoor sia 3 volte la prostituzione su strada e che i minori in essa coinvolti siano almeno il 10%. Le ragazze vittime tendono a negare la loro minore età temendo – condizionate dagli sfruttatori – di poter essere arrestate.
Tratta e sfruttamento nell’accattonaggio Sono principalmente di etnia Rom e provengono dai paesi della ex Jugoslavia e dalla Romania, i minori coinvolti nell’accattonaggio. Ma si registra una presenza anche di minori provenienti dal Marocco, dal Bangladesh e dall’Africa subsahariana. Nelle regioni dell’Italia meridionale mendicano anche ragazzi italiani. Per quanto riguarda il genere, le femmine sono più numerose dei maschi perché la tradizionale divisione dei ruoli nei gruppi Rom, ancora seguita da molti, vuole che i ragazzi, dopo i 14 anni, si dedichino alla raccolta del rame. Alcune delle adolescenti Rom sono madri e mendicano con i neonati in braccio.
Minori egiziani e afgani: due gruppi a rischio. 5.850 minori supportati da Save the Children.
Sono minori che - giungendo in Italia da soli, “non accompagnati” - sono esposti al rischio di subire sfruttamento. Sono 6.340(6) i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia:
Afganistan, Tunisia, Egitto e Marocco i principali paesi di provenienza.
I ragazzi egiziani giungono in Italia con un forte determinazione a lavorare per contribuire al proprio sostentamento e a quello delle famiglie che, d’altra parte, pagano ai trafficanti (“smugglers”) cifre notevoli – anche fino a 8.000 euro - per garantire loro il viaggio verso il nostro paese. Alla ricerca dunque spasmodica di un lavoro i minori egiziani – come rilevato da Save the Children attraverso le sue attività di protezione di almeno 5.850 minori migranti non accompagnati fra il 2010 e il 2011 - possono finire in circuiti di sfruttamento lavorativo, per esempio nel settore ortofrutticolo con “guadagni” giornalieri di pochi euro, o cadere vittime di organizzazioni criminali per essere sfruttati nello spaccio di sostanze stupefacenti. L’Italia si conferma un paese di transito per i minori afgani, spinti a partire dall’Afganistan o dal Pakistan o dall’Iran, dove spesso le loro famiglie decidono di rifugiarsi per sottrarsi alla guerra. Pur di raggiungere la meta – cioè il più delle volte i paesi del Nord Europa – sono disposti a tutto:  vivere su strada, fare lavori pericolosi e non retribuiti fino anche a prostituirsi o compiere attività llegali.
Le raccomandazioni di Save the Children “In relazione alla sempre maggiore complessità e spesso invisibilità della tratta e sfruttamento dei minori, è necessario che tutti gli attori coinvolti nel contrasto al fenomeno e nel sostegno ai minori operino in coordinamento e sinergia”, commenta Raffaela Milano. “Per questo è cruciale adottare una strategia e un piano nazionale di lotta alla tratta, che ancora non vede la luce ormai da troppo tempo. E' poi necessario elaborare delle linee-guida per la presa in carico e l'assistenza alle vittime di tratta, con particolare attenzione ai minori e affinare gli strumenti per l'identificazione delle vittime. Save the Children a riguardo ha redatto un manuale che ha portato a conoscenza di tutti gli operatori del settore. Occorre anche Potenziare il sistema nazionale antitratta, attraverso una dotazione finanziaria che assicuri il rafforzamento dei servizi, tra cui le case di fuga, le unità mobili e il coinvolgimento di operatori altamente qualificati e di mediatori culturali, al fine di proteggere le vittime in modo adeguato, conquistando la loro fiducia e garantendo il loro ascolto. L’ottica è quella di un approccio integrato che assicuri la protezione dei minori e degli adulti che sono vittime di tratta e grave sfruttamento oltre che il contrasto alla criminalità. Per quanto riguarda in generale l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, è necessario definire tramite una apposita previsione di legge l’istituzione di un sistema nazionale per la loro protezione che assicuri un’accoglienza adeguata, diffusa sul territorio nazionale, con risorse certe dedicate ed una chiara definizione dei livelli di responsabilità tra Stato centrale, Regioni e Comuni. Bisogna infine lavorare anche con i paesi e le comunità di provenienza delle vittime o potenziali vittime, attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione. Save the Children ha per esempio avviato un progetto in Egitto e in Italia che prevede una serie di azioni tese a informare le famiglie e le comunità di provenienza di questi minori migranti sui rischi della migrazione e sulle sue prospettive”.

Per ulteriori informazioni

Ufficio stampa Save the Children Italia,
Tel. 06 48070023;


Note

1 Un minore vittima di tratta è ogni persona al di sotto dei 18 anni che è reclutata, trasportata, trasferita, ospitata o accolta a fine di sfruttamento, sia all’interno che all’esterno di un paese, anche senza che vi sia stata coercizione, inganno, abuso di potere o altra forma di abuso. Per sfruttamento si intende il trarre un ingiusto profitto dalle attività (o da un’azione) altrui tramite una “imposizione” che si basa su una condotta che incide significativamente sulla volontà dell’altro o che fa deliberatamente leva su una capacità di autodeterminazione della vittima sensibilmente diminuita. In particolare il grave sfruttamento può includere: sfruttamento sessuale incluso lo sfruttamento della prostituzione altrui e altre forme di sfruttamento sessuale quali la pornografia e i matrimoni forzati; lavori o servizi forzati incluso il conseguimento di profitti da attività illecite e l’accattonaggio;

schiavitù o pratiche analoghe e servitù; adozioni illegali; asportazione di organi
2 Stima dell’Associazione On the Road
3 Fonte: rilevazione Comune di Roma-Parsec, 2008-2009
4 Fonte: Stima dell’Associazione On the Road, sulla base sia dei riscontri delle unità di strada e dei propri operatori, sia sulla base delle stime globali sulla prostituzione adulta su strada di cui quella dei minori costituisce circa il 10%
5 L’approfondimento si è svolto nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2011 attraverso la somministrazione a 32 organizzazioni non profit e istituzioni pubbliche impegnate nel settore della tratta di un questionario semistrutturato e la realizzazione di interviste aperte a operatori e testimoni chiave del settore. 15 le aree regionali coinvolte: Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna. 121 i minori entrati in contatto con gli operatori e le organizzazioni interpellate, fra il maggio 2010 e il maggio 2011.
6 Fonte: Comitato per i Minori Stranieri, agosto 2011.
*Fonte: Save the Children Italia - La versione integrale di “I piccoli schiavi invisibili” è scaricabile all’indirizzo:

Tratto dal dossier monografico del Servizio Rifugiati e Migranti (SRM) della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI)

mercoledì 12 ottobre 2011

Otto per mille. Impennata delle firme a valdesi e metodisti (+31%)

La moderatora Bonafede: l'attenzione di tanti italiani ci affida una grande responsabilità

Roma (NEV), 12 ottobre 2011 - Una impennata del 31% delle firme a favore di valdesi e metodisti, che arrivano a quota 413.000 pari al 2,3% dei contribuenti che destinano esplicitamente il loro otto per mille: sono questi i dati abbastanza clamorosi comunicati dall'Agenzia delle Entrate relativi alle dichiarazioni del 2008. Queste cifre determinano la quota attribuita alla Chiesa valdese, che per l'anno considerato ammonta a 12,1 milioni di euro. I fondi vengono infatti attribuiti e trasferiti tre anni dopo la presentazione delle dichiarazioni all'Agenzia delle Entrate.

La ripartizione regionale delle firme conferma uno schema consolidato: in tutte le regioni meridionali le firme a valdesi e metodisti sono inferiori alla media nazionale mentre, in molte regioni del centro e in quasi tutte quelle del nord sono nettamente superiori: nel Lazio, ad esempio, si attestano al 2,93% e in Toscana al 2,69%, mentre in Lombardia arrivano al 2,43% e in Liguria al 3,69%. Punta di forza il Piemonte dove le firme per valdesi e metodisti sale al 7,29%.

“Ringraziamo le italiane e gli italiani che hanno firmato per noi – commenta la pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese – e rinnoviamo il nostro impegno a una gestione laica e trasparente dei fondi che abbiamo ricevuto. Non un euro andrà a finanziare il culto, l'evangelizzazione o la manutenzione delle chiese ma tutti i fondi ricevuti saranno destinati a progetti sociali, culturali e assistenziali in Italia e all'estero. Detto questo – prosegue la moderatora – queste firme esprimono un desiderio di pluralismo che, ad oggi, non trova sufficiente riscontro né nel sistema politico né sui media né nel confronto pubblico su temi per noi rilevanti quali la bioetica, i diritti delle coppie omosessuali o degli immigrati, la laicità dello Stato quale garanzia della massima libertà di espressione culturale e religiosa. D'altra parte un aumento di consensi così rilevante in un solo anno dice qualcosa anche a noi valdesi e metodisti: siamo una chiesa di poche decine di migliaia di membri e le firme raccolte sono ormai pari a 15, 20 volte il numero dei nostri membri adulti che compilano la dichiarazione dei redditi. Attorno alla nostra azione sociale e culturale esiste insomma un'area di simpatia e di sostegno che ci spinge ad essere ancora più attivi e coraggiosi sia nelle nostre scelte che nelle nostre azioni”.

venerdì 7 ottobre 2011

L'abisso invoca l'abisso

Dal lezionario "UN GIORNO UNA PAROLA":


<< Per amore del mio nome io rinvierò la mia ira, e per amore della gloria io mi freno per non sterminarti >> (Isaia 48,9).
<< Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci amati, anche quando eravamo mortinei peccati, ci ha vivificati con Cristo >> (Efesini 2, 4-5).


<< L'abisso invoca l'abisso >>: l'abisso della mia miseria invoca l'abisso della tua misericordia, l'abisso dei peccati invoca l'abisso delle grazie. Ma l'abisso della misericordia è più grande dell'abisso della miseria. Perciò l'abisso colmi l'abisso, l'abisso della misericordia colmi l'abisso della miseria.
Girolamo Savonarola

Breve storia della Chiesa Metodista di Omegna

Nel 1878 il "maestro evangelista" Gaetano Barbieri, coadiutore del pastore di Intra, va a risiedere a Villadossola dove apre una piccola comunità che raccoglie i numerosi montanari diventati protestanti e che affluiscono a valle per i servizi religiosi, spesso compiendo ore di cammino. Lì apre anche un piccolo centro per bambini e per orfani che in breve sarà spostato a Intra: con il nome di "Pestalozzi", noto pedagogista evangelico, diventerà una delle opere più grosse della Chiesa Metodista e ospiterà centinaia di bambini di tutta la zona fino all’ inizio della seconda guerra mondiale.

Negli ultimi 20 anni del secolo vi fu una notevole espansione del protestantesimo nella zona, pur trattandosi sempre di piccoli numeri: era terminata anche l'illusione di un movimento di massa che desse all'Italia quell'impulso che le era mancato dallo sradicamento sul nascere della Riforma nel '500. Chi si accosta al protestantesimo lo fa a livello individuale, qualche volta familiare, e sempre perché contattato personalmente ad opera, per lo più, di colportori. Costoro erano delle singolari figure di credenti : persone semplici che giravano per i mercati e per i paesi, offrendo o vendendo Bibbie. Molto spesso la sola lettura della Bibbia, confrontata con la realtà del Cattolicesimo, faceva sì che le persone diventassero protestanti. Questo accadde in uno sperduto paesino di montagna raggiunto da un colportore: Quarna di Sopra.
Intorno al mugnaio-albergatore Stefano Crotta e alla sua famiglia, nacque nel 1884 un piccolo gruppo di persone che si raccoglievano a leggere insieme la Bibbia. Il pastore di Intra poteva visitarli solo due o tre volte l'anno.
Negli stessi anni si va consolidando un gruppo di protestanti italiani a Luino, dove nascerà una comunità nel 1890, mentre sul versante piemontese accade che nel 1889 il paese di Montorfarno si stacca quasi interamente dalla Chiesa Cattolica per un dissidio con il parroco di Mergozzo da cui dipendeva.
Nel passaggio al protestantesimo ha senza dubbio avuto un notevole peso la presenza di alcuni emigrati che, dopo esser stati nel Nord America entrando in contatto con quel mondo, erano ritornati al paese. La differenza tra il modello di società d'oltre oceano e la religione predominante fosse quella protestante non lasciava indifferenti le persone. Così viene chiamato il pastore di Intra e nel giro di due anni si forma una vera e propria comunità.
A Montorfano i paesani si danno da fare per costruire una chiesa con annessa scuola: l'unica che sia mai esistita in paese e che continuerà a funzionare fin dopo la seconda guerra mondiale. Si apre un problema riguardo la cura pastorale di Montorfano e del gruppo di Gravellona. Il pastore di Intra caldeggia l'invio di un altro collega in zona e, nonostante le difficoltà finanziarie, la Missione Wesleyana decide di mandare un pastore, però con residenza a Omegna.
La scelta di Omegna non era casuale. Nel 1886 un imprenditore svizzero, Massimiliano Ackermann, aveva aperto un grosso complesso industriale. Numerose maestranze che lavoravano per lui, personalmente cattolico, provenivano dalla Svizzera ed erano protestanti. Così aumentava questo gruppo straniero che già da tempo contava alcune famiglie di imprenditori stabilitisi a Gravellona e nella zona: Walty, Häusler, Mattenberger, Berchtold, Schneider, Fürter, Rothplez.
Il primo pastore di Omegna fu Gaspare Cavazzuti che, giunto sul posto, fonda la comunità raccogliendo i gruppi di Quarna, di Gravellona, di Montorfano e i nuovi arrivati a Omegna. Ma la sua attività si amplia, secondo la consuetudine, e inizia un lavoro di "evangelizzazione". Con questo termine si definisce la predicazione del "puro Evangelo" contrapposto ai "dettami" della Chiesa Cattolica.
Ufficialmente la comunità di Omegna viene fondata l’11 dicembre del 1892. Gli inizi non sono facili: poche persone del luogo aderiscono alla Chiesa Metodista, nonostante siano molte quelle che frequentano le riunioni. Subito si manifesta l'ostilità nei confronti di chi si avvicina alla Chiesa protestante. C'è chi è minacciato di perdere i diritti alla sussistenza pubblica (spesso si tratta di gente di umili condizioni, che coglie la novità di un messaggio liberatorio anche sul piano sociale). C'è chi rischia la perdita del posto di lavoro, o della casa. Lo sfratto colpisce due volte lo stesso Cavazzuti, finché egli decide di passare al contrattacco!

II pastore Cavazzuti, era dotato di un forte carattere: se i giornali dell'epoca non risparmiano gli attacchi a questo intruso che sembra essere così poco rispettoso delle consuetudini religiose del paese, le repliche del pastore non sono da meno! Altri problemi nascono dal fatto che il primo locale di culto era confinante con un istituto religioso cattolico: un muretto di confine diventò ben presto la causa di interminabili diverbi. Interminabili, almeno fino a quando il pastore non ricevette lo sfratto. La ricerca di un altro locale si rivelò difficile e le riunioni religiose vennero tenute per qualche tempo nell'abitazione del Cavazzuti. Ma l'intimazione di sfratto raggiunse anche il suo appartamento, complici - secondo il pastore - i maneggi della perpetua del prete che sarebbe andata seminando zizzania in paese.

Di chiunque fosse la responsabilità, certo era che il pastore non riusciva più a trovare un locale in Omegna e, in breve, avrebbe dovuto lasciare anche la casa. Di fronte a questa sconfitta, ecco che si rivela il forte carattere di Gaspare Cavazzuti. Piuttosto che andarsene, egli decide di tentare la costruzione di una chiesa, con annesso appartamento pastorale. L'impresa sembrava disperata: la Missione Wesleyana, sempre alle prese con enormi problemi finanziari, non poteva stanziare praticamente nulla: il Cavazzuti avrebbe dovuto fare tutto da solo.
La prima persona interpellata da Cavazzuti fu l'imprenditore cattolico Massimiliano Ackermann.
Il pastore prospettò la necessità di un locale di culto adatto per le numerose maestranze svizzere protestanti che lavoravano nella sua fabbrica. Ma Cavazzuti si trovò di fronte a un interlocutore di carattere altrettanto "forte" e deciso piuttosto a licenziare le proprie maestranze piuttosto che collaborare alla costruzione di una chiesa protestante.
Il primo colloquio fu particolarmente burrascoso; tuttavia si ha ragione di credere che i due personaggi si rispettassero a vicenda, dato che in altre occasioni Cavazzuti, in una insolita veste di sindacalista, riuscì ad ottenere alcune migliorìe in fabbrica, tra cui l'istituzione di un "nido" per i figli delle operaie. Quasi al termine della vita, provato dalla prematura scomparsa dell'unico figlio, Ackermann ricercò il conforto di Cavazzuti che gli fu vicino, anche se ormai non era più pastore a Omegna, essendo stato trasferito a Milano.
La raccolta di fondi per la costruzione della chiesa iniziò nel 1895: Cavazzuti si recò più volte in Svizzera e mobilitò tutte le sue conoscenze inglesi. Ma si dette molto da fare anche in zona, rivolgendosi ai numerosi stranieri che venivano a villeggiare sul lago d'Orta e sul Maggiore. Un sistema usato per contattare i possibili benefattori era quello di inviare i suoi figli lungo le principali vie di passaggio e di far loro lanciare dei volantini all'interno delle carrozze.
Sul piccolo libriccino dove il Cavazzuti segnò per 5 anni in modo molto scrupoloso tutte le somme raccolte, si notano alcuni nomi illustri: il console svizzero, il vice-sindaco di Londra, la regina madre d'Olanda. E poi tante, tantissime piccole offerte provenienti da persone semplici: anche gli evangelici italiani della zona fecero uno sforzo non indifferente. E agli appelli lanciati in Italia risposero non soltanto i metodisti, ma pure protestanti di altre denominazioni.

Il terreno fu subito comprato: un appezzamento rettangolare, vicino al centro allora abitato, tra il canale Nigoglia e la strada principale per Gravellona (l'odierna via Fratelli di Dio). Nel 1896 iniziarono i lavori di costruzione della chiesa, lavori che durarono meno di un anno. Si trattava di un edificio non molto grande, in stile neoclassico, con portale. All'interno si trovava la sala di culto e, dietro, alcuni altri locali da destinare a scuola. Al primo piano era previsto l'alloggio pastorale.
La sottoscrizione continuò fino al giugno del 1900 perché al momento della costruzione solo la metà della cifra occorrente era stata raccolta. Pure, la solenne inaugurazione ebbe luogo il 16 maggio 1897, alla presenza del responsabile della Missione Wesleyana in Italia, Henry Piggott, e di numerose rappresentanze delle altre comunità evangeliche della zona. Il giorno dopo vi fu una grande festa popolare a Montorfano la cui comunità proprio in quel periodo era impegnata nella costruzione della propria chiesa.

Breve storia della Chiesa Metodista di Verbania Intra


Nel 1861 arrivano in Italia due pastori inglesi Pigott e Green, inviati dalla Societa' Missionaria Metodista Wesleyana per fare un'opera di evangelizzazione. Henri Pigott si stabilisce a Milano e di la' comincia a visitare la zona del lago Maggiore e la Val d'Ossola. Intra era una cittadina che contava numerose industrie manifatturiere i cui proprietari erano per lo piu' svizzeri di lingua tedesca e protestanti, che non erano curati "pastoralmente" da nessuno; tuttavia Pigott insiste nel lavoro con gli italiani.
La Chiesa Metodista di Verbania Intra nasce nel 1863, una delle prime comunita' sorte dalla predicazione metodista in Italia. Prima della formazione delle altre comunita', raccoglie tutti i Protestanti del Lago Maggiore, Lago d'Orta e Valle d'Ossola. La Chiesa ha un suo pregio architettonico sia all'interno che all'esterno; inaugurata nel 1893, si nota il suo campanile che e' punto di riferimento per chi entra ad Intra sia dalla strada sia attraversando il lago. La predicazione metodista si accompagnava sempre con l'istituzione di scuole e opere e cosi' avviene anche a Intra. Nel 1864 viene aperta una scuola alla quale risultano iscritti ottanta adulti e venti bambini, scuola che sara' una delle piu' importanti della missione wesleyana in Italia fino alla prima guerra mondiale. La predicazione e l'alfabetizzazione sono rivolte agli operai e ai piu' poveri, mentre la comunita' era costituita essenzialmente dai piu' ricchi datori di lavoro che poco frequentavano, ma garantivano il sostegno e la stabilita', il che favorira' anche nel futuro un lavoro evangelistico continuativo. Da Intra (Verbania) inizia l'opera di evangelizzazione che tocca tutte le sponde del lago, fino a Varese, il lago d'Orta e le sue montagne, Villadossola e Domodossola. Altre sale di culto si apriranno quindi a Pallanza, Laveno, Gravellona, Ramello, Omegna e Luino. A cavallo del secolo importante e' il lavoro evangelistico presso gli operai impegnati nel traforo del Sempione con l'apertura di una scuola, una biblioteca, un dopo lavoro e una sala di culto a Iselle; al termine dei lavori si ha inoltre un potenziamento della comunita' di Domodossola con la costruzione di un locale di culto. Il paese di Montorfano, nell'ultima decade del secolo, si converte quasi totalmente al protestantesimo grazie al lavoro del pastore di Intra e la' sorge una chiesa di granito (costruita dagli abitanti impegnati nel settore) e una scuola che sara' l'ultima a chiudere alla vigilia della seconda guerra mondiale.

Nel 1882 a Villadossola viene aperto un asilo chiamato "ricovero per bambini poveri"; quest'opera nasce in parte perche' i figli di famiglie protestanti sono discriminati soprattutto a scuola e in parte perche' vi erano dei bambini rimasti orfani. Gia' nel 1885 si prospetta l'idea di trasferire l'asilo-orfanotrofio a Intra. L'idea del pastore Amerigo Bossi, il vero artefice del consolidamento e dell'incremento di tale comunita' e' che a Intra, dove vi erano numerosi imprenditori stranieri, i bambini sarebbero stati sotto i loro occhi e avrebbero potuto venir assunti nelle loro fabbriche e lui avrebbe fornito istruzione e preparazione professionale. Nasce cosi' l'Istituto "Pestalozzi", intitolato all'educatore svizzero Giovanni Pestalozzi con sezione maschile e femminile, che ospitera' bambini provenienti da ogni parte d'Italia. Occorre quindi dotarsi di locali adatti, l'8 settembre 1893 viene solennemente inaugurato il nuovo complesso comprendente la chiesa con i locali sovrastanti come abitazione pastorale, due edifici (uno per l'ala femminile e l'altro per l'ala maschile), i locali della scuola e ampi laboratori al piano terreno per l'apprendimento dei mestieri (soprattutto falegnameria e calzaturificio), un grande giardino interno. Il grande artefice dello sviluppo dell'Istituto, nel primo decennio del novecento e' stato il pastore Alberto Zamperini che, grazie anche ai suoi contatti con la Svizzera, riuscira' a raccogliere notevoli somme di denaro per il sostentamento dell'opera e a dotarla di strutture moderne per l'epoca. Ogni anno usciva in bollettino stampato in piu' lingue con la descrizione delle attivita'. Il numero degli allievi arriva' a sfiorare l'ottantina. Solo le ristrettezze economiche del primo dopoguerra costrinsero la missione a un ridimensionamento e il sette ottobre del 1937 vi e' il trasferimento a Firenze dell'orfanotrofio che si chiamera' Gould-Pestalozzi. La vocazione per l'educazione e l'accoglienza ha, quindi, radici profonde nel Metodismo e soprattutto nella chiesa metodista di Verbania Intra. Con la casa di seconda accoglienza per extracomunitari le Chiese di Verbania, Omegna e Luino intendono proseguire nella testimonianza tangibile dell'amore fraterno, quell'amore che si traduce in solidarieta', disponibilita' e accoglienza degli stranieri, dei diversi, dei "minimi" con cui Dio si identifica (Matteo 25,40) e che nel complesso panorama socio-economico in cui viviamo, sono oggi i rifugiati ed immigrati.