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sabato 16 luglio 2011

Novità Claudiana

La concezione religiosa del patriota repubblicano Mazzini

Il libro riscopre quattro testi di un Mazzini che pochi conoscono, in cui appare chiaramente la dura disamina dello stato della fede cristiana in Italia e in Occidente, nonché la critica di una fede ammorbata dal clericalismo vaticano e dal materialismo marxista.

Il testo più ampio, Dal Concilio a Dio, è una lettera che Giuseppe Mazzini inviò pubblicamente, nel 1870, ai membri del Concilio Vaticano I che discutevano dell’infallibilità del pontefice, accingendosi a ratificare lo scontro con la modernità che la Chiesa di Roma aveva avviato proprio sotto il regno di Pio IX.

Domenica 17 luglio alle ore 17.30 il volume sarà presentato  a Torre Pellice (TO) nell’ambito del festival letterario  «Una Torre di libri» (www.unatorredilibri.it) in Piazza del Municipio.

Interverranno Paolo Ricca, Lorenzo Tibaldo e Andrea Panerini.

Giuseppe MAZZINI

Dal Concilio a Dio e altri scritti religiosi

A cura di Andrea Panerini

Prefazione di Paolo Ricca

«Piccola collana moderna» 135; pp. 111; euro 9,00

Nel pensiero di Giuseppe Mazzini (1805-1872), la religione occupa un posto centrale ed è strettamente legata, tramite il disegno provvidenziale, alla lotta politica per l’Unità d’Italia.

La sua concezione religiosa e la sua profonda spiritualità emergono con chiarezza nei quattro saggi proposti in questo volume, risalenti al periodo 1832-1870, che sostanzialmente racchiude l’intero arco della sua vita attiva.

Vi emergono con chiarezza molti temi-chiave del pensiero mazziniano: la critica del papato, che ostacola l’unificazione e l’indipendenza della nazione oltre che l’emancipazione civile e religiosa del popolo; lo stretto nesso tra religione e politica e, contemporaneamente, la distinzione tra potere politico e potere spirituale; gli ideali democratici e repubblicani, la religione del Progresso…

Claudiana

• La dura disamina dello stato della fede cristiana in Italia e in Occidente

• La critica di una fede ammorbata dal clericalismo vaticano e dal materialismo marxista

• Per un rinnovamento della religiosità attraverso la laicità dello Stato e una «religione civile»

PAOLO RICCA, teologo, ha insegnato Storia del cristianesimo presso la Facoltà valdese di Teologia di Roma. La Facoltà di Teologia di Heidelberg gli ha conferito la laurea honoris causa. È spesso ospite della trasmissione di Radio 3 Uomini e profeti ed è direttore della Collana «Lutero – Opere scelte» edita da Claudiana. Tra gli ultimi libri pubblicati segnaliamo: Davanti a Dio. Leggendo il libro dei Salmi (2008), Giovanni Calvino. L’altra riforma (2009), «Come in cielo, così in terra. Itinerari biblici» (2009), Lutero, mendicante di Dio (2010) e Le ragioni della fede (2010).

ANDREA PANERINI, laureato in Storia contemporanea, è studente presso la Facoltà valdese di Teologia a Roma e ha pubblicato numerosi volumi di saggistica e di poesia, tra cui segnaliamo la curatela dell’inedito di Mazzini L’Italia, l’Austria e il Papa (2006) e la silloge poetica Litanie arabe (2010).
Per scaricare l’immagine di copertina: http://www.claudiana.it/copertine/9788870168723-hires.jpg

Per scaricare un brano del volume: http://www.claudiana.it/pdf/9788870168723-saggio.pdf

I libri possono essere acquistati direttamente sul sito della casa editrice: http://www.claudiana.it/

venerdì 15 luglio 2011

"Amore è aiutarmi a morire"

di Gianni Genre, pastore della Chiesa valdese di Pinerolo

Diciamolo subito: non avevamo alcun dubbio sul fatto che il disegno di legge Calabrò sarebbe stato approvato anche alla Camera. Anche questa è una sorta di vendetta “politica” dell’attuale maggioranza nei confronti della Magistratura e di tutti coloro che, sostenendo la battaglia di Beppino Englaro e Mina Welby, si sono battuti e si battono per garantire un minimo margine di libertà e di dignità nel momento in cui ciò che rimane di un’esistenza umana chiede di superare la soglia dell’eternità.
Ecco perché in molte nostre chiese, ovunque nel nostro Paese, c’è stata, c’è e ci sarà una mobilitazione delle coscienze: battaglia che, peraltro, portiamo avanti con persone che hanno altre appartenenze confessionali o non desiderano averne alcuna.
Tanto per essere chiari: nessuno nega il fatto che le delicate questioni che attengono alla fine della vita siano fonte di convincimenti che possono apparire del tutto controversi se non addirittura contrapposti. Ma il rispetto delle altrui posizioni non può venire calpestato da una legge frutto di un atteggiamento di protervia politica cui ci siamo purtroppo abituati nell’Italia di questi ultimi anni. Coloro che, come molte sorelle e molti fratelli nelle nostre chiese, depositano o raccolgono i “testamenti biologici” contenenti le “dichiarazioni anticipate di trattamento”, utilizzabili soltanto in circostanze estreme, dove la persona sia priva della capacità di intendere e di volere, non hanno mai pensato di imporre ad altri la loro scelta, ma di garantirla a sé stessi o ai loro cari.
Un’ultima scelta di libertà, quella di potere morire, quando la vita non è più possibile e viene spacciata per sopravvivenza.

La complessità del problema, infatti, che viene negata da questa pessima legge appena approvata, nasce dalla difficoltà di definire che cosa sia la vita e che cosa sia la morte.
Nella prospettiva biblica – lo abbiamo ripetuto per anni - la vita non è anzitutto un dato biologico ma biografico: è data cioè dall’insieme delle relazioni che riusciamo ad intessere con chi ci circonda ed eventualmente con Dio. Nella più conosciuta delle parabole, quella cosiddetta del “figliol prodigo”, Gesù afferma che il padre della parabola giustifica la grande festa che ha preparato per il ritorno del figlio perché “questo mio figlio era morto ed è tornato in vita”. La morte avviene, dunque, quando dobbiamo registrare l’assenza di relazioni che dà contenuto e spessore alla nostra giornata terrena. La sopravvivenza, garantita da ventilazione, alimentazione e idratazione forzata, se contrarie alla volontà liberamente espressa dalla persona, si configurano invece, a mio avviso, come una sorta di atteggiamento idolatrico nei confronti della vita. Idolatria che viene spesso mascherata da dichiarazioni spesso ipocrite sulla sacralità della vita, esattamente come avviene nella legge approvata ieri alla Camera. In che cosa, infatti, si attenterebbe alla sovranità di Dio, permettendo ad una persona che lo ha richiesto di spegnersi in modo “naturale”, cioè senza accanimento sul proprio corpo?
A questo proposito, vale la pena leggere la legge nella sua interezza, dove si afferma che “alimentazione ed idratazione sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento”.

Insomma, nessuna reale libertà di scelta, una sopravvivenza imposta che impedisce la pur minima autodeterminazione terapeutica e contraddice le sentenze della Corte di Cassazione che affermano invece il contrario. Il tutto ben sapendo che molti farmaci letali sono utilizzati, in molti casi, senza domanda esplicita al paziente (che spesso non può rispondere).
E senza volere riconoscere che persino la richiesta ad un aiuto “attivo” a morire (che va ben oltre al testamento biologico), nei Paesi dove questo sia reso possibile dalle locali leggi vigenti, è assolutamente minimo, inferiore ai quattro casi ogni mille decessi.

Questa battaglia non mi ha mai entusiasmato, anzi mi sono sempre sentito sorpreso (e un po’ umiliato) nel doverla condurre perché in un Paese che si dice libero e democratico abbiamo sperato e creduto che una legge moderna, che coniugasse il rispetto dell’esercizio della libertà dell’individuo con la tutela della dignità dell’essere umano e con quella dell’inviolabilità della vita, potesse al fine vedere la luce.

Il nostro impegno dovrà invece essere ancora più grande, semplicemente perché viviamo in Italia, il Paese delle troppe anomalie. Soltanto qui, ad esempio, la Chiesa Cattolica mantiene una posizione di chiusura del tutto incompatibile con quella della Conferenza episcopale tedesca che – fin dal 1999, attraverso un documento sottoscritto e già rivisto due volte con il Consiglio della Chiesa Evangelica – permette e considera eticamente ammissibile l’eutanasia passiva volta ad un dignitoso lasciare morire, non proseguendo né iniziando un trattamento volto al prolungamento della vita (es. l’alimentazione o la respirazione artificiale, la dialisi, la somministrazione di antibiotici o altro nel caso di malati terminali o inguaribili…).

Questa legge oscurantista, liberticida, nasce male, anche perché è ancora una volta segno di un’ulteriore prova di “captatio benevolentiae” nei confronti del Vaticano da parte di una compagine politica e del suo leader che – come dimostra anche l’attuale crisi di credibilità prima ancora che economica in cui è scivolato il nostro Paese – cerca disperatamente appigli cui aggrapparsi mentre sta affondando, trascinando a fondo tutti noi.
Delle questioni relative alla fine della vita, insomma, non si è voluto e non si vuole discutere serenamente, come molti italiani ci chiedono di fare. Tra gli altri ce lo ha chiesto un grande giornalista ”di frontiera” scomparso alcuni anni fa, Enzo Aprea. Aggredito e letteralmente “fatto a pezzi” dal morbo di Burger che lo ha costretto ad una serie terribile di amputazioni agli arti superiori e inferiori, in una poesia dedicata al suo ultimo, imprevisto, amore in quegli anni di sofferenza atroce, scriveva: “Amore è aspettarsi il domani/ amore è accettare un addio/ amore è lasciarsi andare./ Amore è aiutarmi a morire”. (nev-notizie evangeliche 28/11)

mercoledì 6 luglio 2011

Novità Claudiana - Laicità dall'unità a oggi


Le cinque lezioni magistrali sulla laicita del Premio Laico dell'Anno "Adriano Vitelli"

Carlo Augusto Viano, Gian Enrico Rusconi, Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà e Giulio Giorello.
 Estratti dai principali documenti sui rapporti tra Stato e Chiesa cattolica dall'Unita d'Italia alla revisione del Concordato
Le cinque lezioni magistrali sulla laicità proposte in questo numero di "Quaderni Laici" sono state tenute, dal 2007 a oggi, in occasione della consegna del Premio Laico dell'Anno "Adriano Vitelli" – promosso dalla Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni – da Carlo Augusto Viano, Gian Enrico Rusconi, Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà e Giulio Giorello.


Nel centocinquantenario dell'Unità d'Italia, la sezione "Documenti" – curata da Massimo L. Salvadori – presenta una raccolta di estratti dai principali documenti sui rapporti tra Stato e Chiesa cattolica: dal discorso parlamentare in cui, nel 1861, Cavour lanciò la celebre formula "Libera Chiesa in libero Stato" al discorso di Craxi sulla revisione del Concordato del 1984, passando per testi e interventi di Pio IX, Leone XIII e Pio XI, Sturzo, Croce, Mussolini, De Gasperi, Calamandrei, Nenni e Togliatti.
Integra il volume un saggio di Ermanno Vitale.
 
http://www.claudiana.it/php/mostrascheda.php?nscheda=9788870168754

Dichiarazione di Mosca del Consiglio europeo dei leader religiosi (ECRL)

Difendere la dignità umana attraverso i diritti umani e i valori tradizionali


Roma (NEV), 6 luglio 2011 - Il documento che segue è stato approvato il 23 giugno a Mosca dal Consiglio dei leader religiosi (ECRL).

Noi, Consiglio dei leader religiosi europei, riuniti a Mosca nel giugno 2011, esprimiamo calorosi ringraziamenti e apprezzamento alla Chiesa Ortodossa Russa e a sua Santità il Patriarca Cirillo di Mosca e di tutte le Russie, per la loro accoglienza e ospitalità.

Questa dichiarazione, formulata in occasione della nostra prima riunione in Russia, è in continuità con le precedenti dichiarazioni dell’ECRL. Essa prosegue il nostro lavoro per incrementare il dialogo interreligioso e la cultura della pace e della tolleranza, nella speranza che essa possa approfondire ed estendere il contributo delle comunità religiose d’Europa al benessere spirituale e materiale dei popoli d’Europa e del mondo in questi tempi di cambiamenti e di sfide.

Come leader religiosi europei, siamo profondamente preoccupati delle molte e serie violazioni della dignità umana e dei diritti umani in Europa e nel mondo. Poiché siamo consci delle violenze del passato nella storia d’Europa, abbiamo tutti presente le atrocità dei genocidi, delle guerre e del terrorismo che hanno segnato gli ultimi decenni. Nell’affrontare questi problemi, abbiamo ricercato in questa dichiarazione la nostra valutazione dell’importante relazione tra le fonti della dignità umana, i diritti umani e i valori tradizionali. Le nostre decisioni tengono conto delle significative discussioni degli ultimi anni tra di noi e in altre sedi esterne, come il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. Per valori tradizionali intendiamo questi valori che sono largamente diffusi nelle religioni e nelle culture e che sono stati fondamentali nel costituire le basi della società.
Questa dichiarazione tende a identificare la comune base etica che condividiamo, senza tuttavia negare le distinte prospettive delle nostre rispettive fedi circa Dio e il Divino. La natura delle persone e le relazioni tra di loro.
Noi riconosciamo che la nostra posizione di leader religiosi, basata sulla nostra comprensione del Divino e basata sulla coscienza e sulle nostre tradizioni, può dar luogo ad equivoci e anche a rifiuti da parte di coloro che hanno convinzioni diverse dalle nostre. Tuttavia, crediamo che il nostro contributo alla piena realizzazione dei diritti umani consista nel rilevare che una completa comprensione della persona umana e della sua dignità deve essere profondamente radicata nelle fonti ultime di ogni autorità. Crediamo che il nostro contributo alla dignità umana debba essere parte integrale della lotta contro l’ingiustizia e la violenza.
Come rappresentanza di comunità religiose in Europa, crediamo che la vera libertà umana sia espressa nell’impegno per la verità e la giustizia che vengono dall’alto e che assicurano la fondamentale dignità dell’essere umano.

A questo scopo e come ulteriore contributo, formuliamo la seguente dichiarazione:

1) la dignità della persona umana è la base di tutte le nostre tradizioni religiose. A ciascun individuo è conferita tale dignità, che deve essere rispettata, indipendentemente dalla posizione religiosa o morale o da ogni altra qualità, anche se segnata, ad esempio, da delitti o da convinzioni inumane o immorali. Per le religioni, la dignità umana deriva direttamente dalla relazione tra esseri umani in questo mondo. Dalla dignità umana conseguono la libertà e i diritti fondamentali, insieme ad obblighi morali. In varie tradizioni religiose, il rispetto della dignità umana è espresso in insegnamenti sulla responsabilità, la virtù e l’amore per il prossimo.

2) E’ nella natura delle tradizioni religiose riconoscere il Divino come la fonte ultima dell’autorità. Ciò rende aperto alla discussione ogni decisione o accordo presi da esseri umani. Questa posizione sostiene le libertà fondamentali espresse nei diritti umani e ci rende liberi di porre in dubbio ogni forma di tirannia e di assolutismo.

3) La libertà fondamentale che deriva dalla dignità umana è la libertà di preferire il bene al male e di lavorare per realizzare questa libertà per tutti. Ne deriva che siamo tutti impegnati, tra l’altro, alla difesa del diritto alla vita e alla libertà di espressione, alla libertà di religione, alla libertà dall’oppressione, alla libertà dalla tortura e da altri trattamenti inumani o degradanti, alla libertà dalla fame e alla libertà da ogni atto che minacci la nostra dignità di esseri umani.

4) In ogni tradizione religiosa la dignità umana dà luogo alla responsabilità del credente verso il Divino e verso gli altri esseri umani e forma la base per la libertà e la responsabilità. Benché fondamentalmente libero, ogni essere umano è inserito in relazioni di mutua dipendenza in cui le azioni di ciascun individuo hanno influenza sugli altri. Ciò ha luogo ad ogni livello sociale, dalle relazioni familiari ai doveri a livello nazionale e alla solidarietà globale. Nel nostro tempo la responsabilità per l’ambiente naturale e verso le future generazioni è divenuta una delle nostre preoccupazioni principali.

5) La Dichiarazione Universale dei diritti umani (1948) è espressione di valori condivisi che sono riconosciuti da ogni religione e cultura, e che noi come leader religiosi di diverse tradizioni sosteniamo con forza. Questa formulazione dei diritti umani fu il risultato di lunghi processi e del rifiuto opposto a terribili esempi di rottura del rispetto della dignità umana. La Dichiarazione Universale dei diritti umani, insieme ad altri strumenti legalmente vincolanti per il rispetto dei diritti umani che si sono succeduti nel frattempo, ha grandemente contribuito al progresso della dignità umana negli ultimi decenni. La Convenzione europea dei diritti umani, e la Corte da essa istituita, ha portato in particolare alla promozione dei diritti umani in Europa.

6) La nostra visione dei diritti umani è radicata nella nostra visione della dignità umana e incorpora molte dei nostri fondamentali valori religiosi. Consideriamo pertanto che i diritti umani non siano un nuovo sistema di valori ma piuttosto una espressione formalizzata di alcuni valori morali tradizionali che è vincolante per gli stati ed è formata e sostenuta da diversi sistemi di valori religiosi e tradizionali.

7) I valori tradizionali sono spesso più radicati e in pratica possono avere maggiore impatto sulla società della legge positiva. Essi possono accrescere la dignità della vita umana e devono essere distinti da quelle pratiche tradizionali che danneggiano la dignità umana e sono spesso in contrasto con i veri valori e principi religiosi. Tuttavia, un esame generale dell’importanza di taluni valori religiosi non dovrebbe implicare l’accettazione di tutti, perché essi variano tra le culture e al loro interno.

8) Nelle nostre precedenti dichiarazioni, Dichiarazione di Berlino sul dialogo interreligioso (2008), Dichiarazione di Lilla sulla cultura della pace (2009) e Dichiarazione di Istanbul sulla tolleranza (2010), abbiamo affermato il nostro impegno per la tolleranza e per il rispetto dei diritti umani e dei corrispondenti valori religiosi tradizionali, articoli di fede e simboli. Come leader religiosi, traiamo beneficio dai dialoghi attraverso i confini religiosi e culturali, non ultimi quelli che si svolgono nell’ambito di Religioni per la pace e dell’ECRL. La formulazione dei valori non è statica e noi apprezziamo molto il contributo incrociato, il mutuo interrogarsi e la mutua responsabilità, che il dialogo facilita.

9) Basati sulla convinzione che il progresso della dignità umana è la base di tutte le nostre tradizioni religiose, vediamo nella promozione della dignità umana e nella realizzazione dei diritti umani un potenziale strumento per una più attiva cooperazione tra comunità religiose e autorità politiche.
Basati su questi principi e convinzioni, noi come leader di diverse religioni europee, ci impegniamo:

- A lavorare, individualmente, insieme e con ogni persona di buona volontà ad assicurare che i diritti umani riconosciuti dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani, dalla Convenzione europea dei diritti umani e dagli accordi successivi e dalle corrispondenti responsabilità, siano realizzati e ciò assicuri ad ogni essere umano la libertà e la dignità che trova le sue radici nel Divino.

- A lavorare per superare le affermate e reali opposizioni tra diritti umani e valori tradizionali e religiosi e a pronunciarci contro sia il travisamento dei valori tradizionali, ad esempio per proteggere consolidate strutture di potere, sia il travisamento dei valori umani per promuovere iniziative che nulla hanno a che fare con la dignità umana.

- A lavorare con le autorità politiche e con le organizzazioni non governative per verificare più attentamente come valori tradizionali e diritti umani interagiscano, come si influenzino reciprocamente e come specifiche espressioni dei diritti umani possano confliggere con specifici valori morali tradizionali.

- Ad esaminare in modo critico le nostre stesse prassi per identificare e contrastare nelle nostre comunità religiose ciò che non contribuisce al progresso della dignità umana cui siamo impegnati. Pertanto, lavoreremo in particolare per il progresso del rispetto dei diritti umani.

- A rafforzare il nostro impegno nel dialogo interreligioso per condividere punti di vista, esperienze e risultati, con l’apertura critica e leale che caratterizza ogni vero dialogo. Porremo particolare attenzione nel rafforzare la partecipazione di donne e giovani nel nostro dialogo e nell’assicurare che esse/essi abbiano una adeguata posizione e voce nelle nostre comunità.

- A prendere pubblica posizione in tema di libertà e responsabilità che conseguono alla dignità umana. Continueremo a porre particolare attenzione ad includere nelle nostre comunità e ad assicurare una voce a gruppi che sono spesso marginalizzati, ad esempio i poveri, i migranti e coloro che sono affetti da AIDS.

Alla riunione dell’ECRL di Mosca, siamo stati ancora una volta ispirati dal nostro comune impegno per lo sviluppo umano e per la qualità della vita umana tramite la completa accettazione della dignità di ogni essere umano. Ci siamo impegnati ad estendere la nostra collaborazione reciproca e con ogni altra organizzazione impegnata per gli stessi scopi. Il segno visibile al mondo del nostro impegno per questo fine sarà la misura in cui esso sarà realizzato nelle nostre comunità e nella nostra società.