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sabato 20 settembre 2014

Occorrono forza e coraggio per costruire una comunità di chiesa più fraterna e più impegnata

<< Sii forte e coraggioso; non temere e non ti sgomentare>> (1 Cronache 22,13)

Il versetto del mese di settembre del Lezionario “Un giorno, una parola”, carico di incoraggiamento e di speranza è  adatto per una riflessione biblica su questo numero della lettera Circolare delle nostre chiese, alla ripresa delle attività, dopo la pausa estiva.
Ancora in tenera età, Salomone riceve l’incarico da Davide, suo padre, di costruire una casa (tempio) al Signore. Un compito gravoso per il futuro giovane re che, non solo deve onorare la parola del padre e ubbidire al Dio  d’Israele che lo ha scelto, ma che, a differenza di Davide, re guerriero, Salomone di cui il nome significa “pacifico”, ha il compito di portare la pace in Israele. Salomone sarebbe, tuttavia, riuscito  a  costruire il tempio  e a stabilire la pace, solo se il Signore fosse rimasto con lui, e se avesse osservato le sue leggi. Ma deve anche  avere la forza d’animo. Il difficile compito che deve svolgere richiede forza e coraggio.
Il tempio di Gerusalemme era considerato come  segno della presenza e della protezione di Dio. Per noi cristiani evangelici, per dirla con le parole del riformatore Giovanni Calvino : << non c’è più tempio materiale in cui è necessario andare in pellegrinaggio per sacrificare a Dio, ma che oggi siamo suoi templi spirituali, e che dobbiamo in ogni luogo alzare le mani pure al cielo>>.  Siamo, tuttavia, chiamati a <<dresser l’Église>> (costruire la Chiesa ) come diceva lo stesso riformatore Calvino.
Il termine “tempio” nell’accezione neotestamentaria non indica semplicemente una struttura architettonica, ma il popolo di Dio: << Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?>> (1Co 3,16).   L’ apostolo Pietro ci ricorda chi siamo per sola grazia di Dio: <<Anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo>> (1Pt2,5). E ancora: << Voi siete un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa>>( 1Pt 2,9).

Siamo chiamati a essere un popolo consacrato al servizio di Dio e che  ha  il compito  non facile di vivere e di testimoniare l’amore di Dio al mondo.  Ricordare questo è importante, perché  la chiesa è costituita da persone che hanno i loro pregi e difetti, limiti e doni.  E la costruzione di una comunità più fraterna  può essere un compito  arduo. Per questo, abbiamo bisogno anche noi di  tanta forza, di tanta determinazione e di tanto coraggio per  camminare e essere chiesa insieme.
Past. Jean-Félix Kamba Nzolo

(Dalla Lettera Circolare delle Chiese Metodiste di Verbania e di Omegna, n.4, settembre-ottobre 2014) 

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