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mercoledì 15 marzo 2017

Sermone di Domenica 12 Marzo 2017 tenuto ad Omegna sul testo biblico di Marco Capitolo 12, versetti da 1 a 12


Marco 12, 1-12 # Matteo 21, 33-46
Ad una conferenza distrettuale, un Pastore parlò che vi era un tempo in cui, i cristiani evangelici, i protestanti in genere, erano conosciuti per la loro conoscenza della Parola di Dio la Bibbia, il loro grande senso del dovere verso gli altri e verso Dio, doveri che essi adempivano in modo fedele ed esemplare, disse che aveva la fondata impressione che la maggioranza dei cristiani che si professano evangelici oggigiorno, sia sempre meno all’altezza della loro fama di gente che compie a fondo ogni loro dovere verso Dio e verso gli altri, includendo anche se stesso.                                                           Se quello che il Pastore suindicato ha detto, è vero, come io credo, noi non ci rendiamo abbastanza conto di quanto possa essere pericolosa la nostra posizione, soprattutto di fronte a ciò che il Signore Gesù diceva al popolo di Dio della Sua generazione, parole che vengono ritrasmesse a noi in tutta la loro inalterata importanza.
Nella Parabola dei malvagi vignaioli che è descritta, al capitolo 12 versetti da 1 a 12 di Marco, abbiamo scoperto ancora una volta che,
1. Gesù, quando parlava alla gente, quello che diceva era sempre velato, ambiguo, esposto a diverse interpretazioni,…era solo con i Suoi discepoli, quelli che Lo seguivano con fiducia ed ubbidienza, che Gesù diceva le cose chiaramente. Con la gente in generale Gesù usava delle storie, dei racconti, delle illustrazioni prese dalla vita di tutti i giorni, intese a far riflettere su sé stessi, su Dio, sulle sue opere e soprattutto sulla Sua Persona, questo è il motivo per cui le persone che lo ascoltavano avrebbero dovuto capire il suo messaggio, come si dice, “fra le righe”; Gesù inizia questa parabola parlando di una vigna, una vigna come ce n’erano tante intorno a Gerusalemme, vigne rigogliose che producevano del buon vino, piantate su buona terra e coltivate a regola d’arte. Sono circondate da siepi di protezione, sono dotate di un luogo per pigiare l’uva e di una torretta di guardia in un angolo per avere una prospettiva di controllo su tutta la piantagione. Di solito queste vigne appartenevano ad un proprietario terriero che le affittava a dei contadini che se ne prendevano cura. Il pagamento dell’affitto di solito avveniva in natura. Il padrone della terra aveva diritto ad una parte concordata della produzione.
2. Ecco però, in questo racconto quei contadini, fittavoli, fanno una vera e propria “rivoluzione”. Si ribellano al loro padrone, gli espropriano la vigna, rifiutano di consegnargli la parte concordata della loro produzione, bastonano ed ammazzano i suoi inviati, ed alla fine uccidono persino il figlio del padrone sicuri ormai di essersi appropriati dell’”eredità”. ...se ne potrebbe trarre un film di questa storia, e naturalmente per molti uomini/donne, gli “eroi” sarebbero i contadini, non è vero? Giustizia, libertà, commercio equo... cose degne almeno per una campagna di “Pane per i Fratelli”! Le cose però, nella parabola di Gesù, non vanno in questo senso, perché il padrone arriva con le sue milizie private, massacra quei contadini, e...dà la vigna ad altri!
3. In questa parabola, avremo notato come Gesù lascia intendere che non parteggia per i contadini e che voglia parlare di “giustizia e libertà” scandalizzandosi per la crudeltà dei padroni…anzi, Gesù sembra avallare concetti come ordine, legalità, diritto inviolabile alla proprietà privata! E’chiaro come Gesù metta qui in evidenza i diritti del legittimo proprietario e che non si tratti affatto di un “Gesù socialista” come qualcuno vorrebbe che fosse. Il punto è un altro: Gesù non sta parlando qui della società umana, di classi sociali, di giustizia, di uguaglianza, di libertà...queste cose eventualmente troveranno il loro spazio in altri contesti. Qui Gesù - e chi lo ascoltava in quell’occasione lo aveva capito bene - stava parlando dei diritti inviolabili di proprietà che Dio ha sul mondo e su ciascuno di noi e che noi regolarmente disattendiamo, pretendendo di fare a meno di Lui e godendo allegramente dei beni di questo mondo senza voler avere nessuna responsabilità nei Suoi confronti.
4. Per essere più chiari, nel contesto di questa parabola, Gesù stava dicendo che tutto questo era da intendersi come una denuncia contro Israele, popolo eletto di Dio, il quale non solo non serviva il Signore rendendogli la gloria che Gli è dovuta con la fede, l’ubbidienza e con una testimonianza di vita ineccepibile, ma che sarebbe giunto persino a respingere e ad uccidere lo stesso Figlio di Dio, Signore e Salvatore. Che cosa avrebbe fatto il Signore Iddio di fronte a tutto questo? Avrebbe condannato e respinto il Suo popolo, chiamando altri a farne parte, che sarebbero stati più fedeli. Si, altri, proprio fra le genti pagane di questo mondo, che molti allora fra gli ebrei disdegnavano. E Dio nella Sua sovrana libertà lo poteva fare.
5. Tutto questo, è sorprendentemente un discorso scomodo, in quanto il ribadire i precisi diritti di sovranità di Dio ai presenti di allora dà molto fastidio. Come anche ai nostri giorni Dio è Signore sulla nostra chiesa ed è nostro preciso dovere darGli gloria con la nostra ubbidienza e servizio. Se non lo facciamo Dio la condanna e la abbandona, prendendo altre persone, altre chiese, altri gruppi che Gli siano più fedeli. E Dio fa prosperare oggi spiritualmente le chiese che Gli sono fedeli, in quanto non abbiamo il diritto di gestirci la vita come ci pare e piace per il semplice motivo che noi siamo sue creature e apparteniamo a Lui come anche siamo stati creati per essere in stretta comunione con Lui per servirlo, ed è quindi a causa di questo…che se pretendiamo di gestirci autonomamente…senza ubbidire a Dio malgrado tutta la Sua pazienza e tutti i suoi richiami che ci fa, in mille modi, credete che…chi persiste nella ribellione a Dio…avrà una sorte migliore di quei malvagi vignaioli?
Nel nostro testo è significativa quella frase pronunciata dal padrone della vigna, che dice: “Avranno almeno rispetto per mio figlio!”. Evidentemente si illudeva, perché quei vignaioli diranno: “Costui è l’erede, venite, uccidiamolo!”.
6. Gesù era cosciente di essere venuto in un ambiente alquanto ostile. L’ostilità non era tanto verso di Lui come persona, perché se avesse vissuto una vita “normale”, conformandosi bene o male all’andazzo di questo mondo, Lo avrebbero certamente lasciato in pace e magari sarebbe arrivato fino a tarda età...ma da li a pochi giorni sarà messo a morte e con questa Parabola dei malvagi vignaioli vuole denunciare la triste realtà di un’umanità fondamentalmente ostile e ribelle verso Dio, la cui colpa fatale e dannosa è quella di dire di appartenere alla Sua Chiesa e a Gesù, poi...lo respinge, lo ignora, lo trascura e molto spesso lo sottovaluta, ebbene, questa è una condizione di irrimediabile perdizione anche se si compiono delle “buone opere”, questo era il peccato dei Giudei che Gesù tramite la parabola stava denunciando, e non si trattava solo di una “lamentela”, E’ come se Gesù dicesse, sempre in modo sfumato: “Non vi fate illusioni: la ribellione umana alla legittima sovranità di Dio verrà punita”. I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani, ai quali Gesù aveva rivolto questa parabola, e che non sono stupidi, comprendono bene ciò che Gesù vuol dire. Il testo dice: “Allora essi cercavano di prenderlo, perché avevano capito che egli aveva detto quella parabola contro di loro” (12), in quel frangente, come abbiamo letto, non riusciranno nell’intento di metterlo a morte, ma quando vi riusciranno, questo omicidio avrebbe comportato loro una rovina momentanea ed eterna a motivo del fatto che l’aver ucciso Gesù li ha condannati senza assoluzione, così come, oggigiorno, respingere o ignorare Cristo Gesù è un peccato mortale ed è uno degli scopi che questa parabola ci vuol far capire.
7. Dovrebbe essere logico, naturale, e anche normale accogliere il Figlio di Dio con affetto e riconoscenza da creature come noi che abbiamo il disperato bisogno di Lui e della Sua opera, ma quanti purtroppo sono ciechi! Con quanta tristezza si osserva il fatto che il Signore e Salvatore Gesù Cristo sia dai più ignorato, trascurato, disprezzato. Respingere Cristo è pazzesco, del tutto incredibile agli occhi di coloro che hanno gustato quanto il Signore sia buono!
Gesù è il Salvatore di chi non ha più speranza, il sollievo per chi non trova nelle medicine di questo mondo l’aiuto decisivo e per chi è privo di soccorso.
Egli è il solo Sommo Sacerdote che possa offrire a Dio un sacrificio davvero riparatore per tutti i nostri peccati. nostri peccati.                                                                              Egli è il Re dell’universo che è stato investito di ogni potere in cielo e sulla terra, sommamente degno di ogni onore e gloria.
Egli è Colui che ha manifestato con efficacia senza pari l’amore di Dio Padre: come non vedere questo attraverso l’agonia e la tortura di quella croce?
Egli è capace di salvare efficacemente e fino in fondo tutti coloro che vanno a Dio attraverso di Lui. Egli è il sommo Profeta mandato per rendere pubblica la volontà di Dio Padre, per rivelare le profondità di Dio, e per mostrare il modo in cui peccatori colpevoli possono essere riconciliati con Dio.
Egli è il Giudice supremo dei vivi e dei morti. Non sarebbe forse ragionevole venire a patti con Lui prima che Lui emetta nei nostri riguardi la Sua sentenza?
8. Dovrebbe quindi essere assolutamente ragionevole...che, la suprema autorità di amore e misericordia, Gesù Cristo, riceva ubbidienza, gratitudine e riverito da tutti coloro che ne hanno beneficiato.                                                                   
9.Questo è il motivo per cui dobbiamo riflettere e porci domande come queste: quale tipo di accoglienza diamo a Gesù Cristo?
Quanto spazio il Signore Gesù occupa nei nostri pensieri e nelle nostre priorità?
Gesù Cristo è il soggetto favorito delle nostre conversazioni?
Il Suo amore regna nel nostro cuore? Se professiamo di amarlo, dove sono gli inseparabili frutti ed effetti del Suo amore nella nostra vita?
Abbiamo imparato ad affidare la nostra anima nelle Sue mani, per essere salvati da Lui interamente, nei Suoi termini?                         
Trascurando Gesù Cristo, aggraviamo la nostra colpa come dice la Scrittura: “Come scamperemo noi, se trascuriamo una così grande salvezza?” (Eb. 2:3).
Potremmo continuare ad essere così allegramente negligenti quando la Scrittura chiaramente afferma ed illustra il destino di coloro che pretendono di fare a meno del loro unico possibile Salvatore?
Domande importanti! Alle quali ognuno di noi dovrebbe rispondere così: “ho capito che sto vivendo un momento decisivo della storia e della mia storia personale. Chi mi sta davanti non è una persona qualunque, in Gesù si determina il mio destino momentaneo ed eterno. Non posso far finta di niente, altrimenti come mi presento di fronte a Lui?  Devo prendere una decisione, ora!”.
Conclusione
Abbiamo iniziato la nostra riflessione osservando come “storicamente” i cristiani evangelici, i protestanti, fossero da sempre conosciuti come persone molto serie e ligie ai loro doveri, sia verso Dio che verso il prossimo. Siamo noi, sono io, ancora all’altezza di questa fama? Viviamo forse una vita disordinata e superficiale, priva di disciplina facendo il meno possibile di quanto è giusto e, seguendo l’andazzo di questo mondo? Siamo coscienti di essere creature di Dio “soggette a padrone”, con dei precisi doveri da adempiere verso di Lui e verso gli altri? Se mi considero membro della chiesa cristiana, sono coerente nella mia professione di fede servendo gli interessi di Colui che chiamo Signore? Ho accolto Gesù Cristo degnamente come Egli presenta Sé stesso nella Bibbia, cioè come il Solo nome che sia stato dato all’umanità per cui essa può essere salvata? Dobbiamo essere per altro coscienti di ciò che attende tutti coloro che Lo respingono disdegnando i diritti del Signore Iddio sulla nostra vita. Di tutto questo la parabola che oggi abbiamo letto è assolutamente esplicita. Decidiamo già da ora di accettare al nostro fianco il nostro Signore se non vogliamo fare la fine dei malvagi vignaioli.          Amen


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